Femminismo conservatore: analisi di un fenomeno (taciuto)

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Jessica Valenti

di Bastiano Mura – Partiamo da un articolo apparso sul New York Times il 19 maggio di due anni fa. Intitolato The Myth of Conservative Feminism, è una grandiosa arrampicata sugli specchi da parte dell’opinionista Jessica Valenti, femminista di professione, in cui in preda a una ben percepibile strizza proclama che il mondo conservatore statunitense si stia appropriando del linguaggio, perlomeno quello essoterico (quello aperto a tutti, in contrapposizione a eso-), del femminismo per attrarre più votanti di sesso femminile. In realtà, il vero astio mostrato dalla paucineuronica scaturisce dall’evidente presunzione che il femminismo sia per sua stessa natura un’ideale di sinistra (poco importa se quella radical chic delle femministe col loft che dà sul Central Park di cui parlavo nel mio articolo precedente) e che quindi, seguendo questa logica settaria, trova un non senso nel vedere (tante) donne conservatrici proclamarsi femministe.

A stretto giro di posta, Kelsey Bolar ha infatti risposto al raglio d’asino della Valenti smascherando la sua ipocrisia nel sostenere che “il femminismo non contempla il supporto cieco per ogni donna che sale al potere” e, di conseguenza, sostenendo che per i liberals è finito il monopolio su certi ideali, invitando le donne di credo conservatore a discutere su come conciliare la difesa dei diritti delle donne e ideali social-politici. Ora, prima che qualche lettore si allarmi, chi scrive garantisce che né lui né il resto del blog stia dando l’endorsement al femminismo conservatore. È pur sempre femminismo e quindi va avversato. Ma è un fenomeno importante, che ormai coinvolge negli USA milioni, se non più, di donne affiliate al GOP, e quindi per dovere di chiarezza e informazione va analizzato e messo sotto la lente del movimento maschile.


Il femminismo conservatore non è nel suo complesso interessato alla “guerra dei sessi”.


Christina Hoff Sommers

Ci sono varie correnti di femminismo conservatore. Alcune, in maniera non molto dissimile a quelle inerenti certo finto leftism legato in realtà a doppia mandata coi diktat mercantilistici, sono di ovvio stampo carrieristico e ultraliberista, in cui il women empowerment ha utilità solo in un’ottica di accesso ai CEO e ai piani alti delle aziende. Sfondato il mitico “soffitto di cristallo” la manager in carriera non si distinguerà più dal collega penemunito. Altre, e che vanno per la maggiore, cercano di far convivere alcuni capisaldi del pensiero femminista con tematiche pro-famiglia, pro-maternità, spesso anche antiabortiste. Un mix apparentemente contradditorio, ma che in realtà ha una sua coerenza se si considera che il confeminism non persegue guerre di genere e vuole principalmente promuovere il mantenimento dei diritti conquistati nel corso dei decenni senza che questo, però, vada a detrimento del benessere sociale e personale di tutte le categorie sociali, uomini compresi.

A proposito di quest’ultimo punto è da segnalare il libro War Against Boys di Christina Hoff Sommers, pubblicato esattamente venti anni fa. Nel libro l’autrice denuncia la femminilizzazione dell’istruzione e del mondo accademico, attuata a detrimento dei ragazzi, visti ingiustamente come beneficiari di un sistema scolastico che, secondo le associazioni femministe, lasciano indietro le ragazze. L’autrice dimostra quanto questa tesi sia più lontana dal vero. In questo video su Youtube realizzato dal canale conservatore Prager University, Hoff Sommers fa un riassunto delle sue tesi e propone delle soluzioni per colmare l’evidente gap che ha reso i ragazzi americani (e non, purtroppo) dei veri paria nel mondo scolastico. Quindi, come si può vedere da questo esempio, il femminismo conservatore non è nel suo complesso interessato alla “guerra dei sessi”.


E chissà che non accada entro breve.


Brittany Clingen Carl

Un altro aspetto del femminismo conservatore è il suo voler riscrivere la storia delle lotte femministe, cercando di dimostrare quanto l’ideologia attuale distorca i principi che, a detta delle attiviste repubblicane, animavano l’attivismo femminile delle origini. In un altro articolo di risposta a quanto scritto da Valenti (ne ha fatte infuriare, la tapina!), l’ultraconservatrice Brittany Clingen Carl addirittura mette in evidenza quanto una larga fetta del femminismo della prima ondata fosse essenzialmente pro-vita e con solide radici cristiane, dicendo che militanti come Alice Paul o Susan B. Anthony difficilmente si sarebbero definite femministe davanti alla rivoluzione sociale e sessuale avvenuta a partire dai Sessanta (questo assunto, per la cronaca, un po’ contrasta con quanto sostenuto recentemente da alcuni attivisti maschili su una “cattiveria” di base presente anche nel primo femminismo). Inoltre Ms. Clingen Carl dimostra che nella definizione “classica” di femminismo non sono presenti riferimenti ad aborto, controllo delle nascite, sesso libertino e, ovviamente, transgenderismo.

Certo, e qui torniamo a noi, anche in sfera repubblicana non mancano le contraddizioni e i lati bui, aspetto caratteristico per altro di ogni forma di femminismo. In certi casi la protesta delle attiviste GOP che si sentono escluse dalle iniziative portate avanti dalle “sorellastre” democratiche tradisce la voglia di volersi spartire con loro una fetta della torta delle rivendicazioni di genere. Così come l’attivismo contro la violenza sulle donne e gli abusi sessuali spesso ha gli stessi connotati a noi ben noti, con la sola differenza che le femministe conservatrici ammettono l’esistenza delle false accuse e in certi casi della PAS, solo che classificano il tutto come un problema minoritario e che non fa statistica, certe dell’imparzialità del sistema giuridico statunitense (e occidentale). Quindi non si faccia l’errore commesso da qualche attivista maschile d’oltreoceano, magari dello stesso giro politico, che ha visto la controparte conservatrice del femminismo come una versione dal volto umano. È solo un aspetto esteriore. Ma la possibilità che a destra scippino il giocattolino per decenni proprietà esclusiva della sinistra liberal, con tutto quello che ne può conseguire anche nel campo dei consensi elettorali, è talmente gustosa che andava comunque segnalata. E chissà che non accada entro breve.


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