Identikit del vero stalker

18033879_1305774492810149_7150410025437894982_nLo stalker, in tutta la letteratura psichiatrica e criminologica, è una persona che commette atti di molestie in un contesto che è sempre relazionale, ovvero avviene tra due persone, con modalità e con un vissuto sempre, seppur in diversa misura, patologico. Non a caso gli studiosi italiani non parlano di stalking ma di “sindrome da molestie assillanti”.

Tali atti sono, sì, manifestazione e comunicazione della sofferenza, dunque sintomo psichiatrico nella sua accezione paradigmatica, ma nel contempo la modalità con cui questa sofferenza è proposta al mondo assume la fisionomia della ricerca estrema e disperata di una relazione interpersonale.

La sindrome dell’erotomania è la convinzione delirante del paziente di essere amato da una persona importante. Da questa idea discendono vissuti e sentimenti (orgoglio, desiderio, speranza, sdegno, rivendicazione), nonché comportamenti del soggetto caratterizzati da sorveglianza, controllo, ricerca di comunicazione e contatto, con le conseguenti reazioni “difensive” dell’oggetto d’amore (a loro volta interpretate in chiave delirante).

A.A.V.V. – La sindrome delle molestie assillanti, Introduzione, Bollati Boringhieri, 2003

La ricerca scientifica, dunque, non ha dubbi sul fatto che dietro il comportamento di stalking ci siano forme patologiche di sofferenza. Come tali, rilevabili, sia in fase preventiva che in fase attuale, da un intervento diagnostico mirato. Osservazione questa di grande importanza per quanto diremo poi nella nostra proposta.

L’approccio psichiatrico al problema dello stalking parrebbe necessario per la comprensione e la presa in carico di soggetti che possono essere al confine della psicopatologia, o addirittura presentare disturbi psichiatrici franchi e magari gravi, certamente non gestibili con la pura repressione giudiziaria.

Orio Simonazzi – Il dilemma del porcospino. Brevi considerazioni sull’art.660 del Codice Penale Italiano, Bollati Boringhieri, 2003

Torneremo su questo aspetto del problema, così importante nel disegnare l’identikit del vero stalker. Figura criminale che gli studiosi hanno classificato con chiarezza già alla fine degli anni ’90, riconoscendo tre tipi di stalker.

a) Lo stalker erotomane: è colui che si convince di avere un legame affettivo, o di essere destinato ad averlo, con una persona con cui non ha mai avuto alcuna relazione. Si tratta del caso tipico del fan verso la celebrità. La psichiatria attribuisce a costoro una patologia chiamata disturbo delirante.

b) L’amante ossessivo: in genere si tratta di soggetti che manifestano segni di schizofrenia o disturbo bipolare attraverso l’idea delirante di amare la vittima delle loro molestie. A differenza degli erotomani, non sostengono di essere corrisposti nel loro amore dalla vittima.

c) Semplici ossessivi: costoro tormentano persone con cui hanno avuto contatti precedentemente. Solitamente si tratta di ex partner, ma non solo (questo tipo di stalking è frequente nei rapporti professionali, ad esempio medico/paziente, avvocato/cliente, eccetera). Maschi e femmine sono equamente rappresentati in questa categoria, che fa partire le proprie persecuzioni dopo che la relazione si è degradata.

La ricerca ha anche classificato i moventi che spingono lo stalker ad agire, individuando cinque categorie specifiche:

a) I rifiutati: sono coloro che, al termine di una relazione, mettono in atto ogni azione possibile per cercare una riconciliazione o una ricomposizione. La loro patologia nasce dal desiderio di proseguire, anche se in un contesto conflittuale, anche in forma di simulacro, una relazione terminata.

b) I cercatori di intimità: sono gli stalker solitari, isolati, che cercando una qualunque relazione umana, finiscono per diventare ossessivi.

c) I rancorosi: sono coloro che ritengono di aver subito un’offesa (spesso da entità astratte, come lo Stato, la Sanità, eccetera), e che diventano ossessivi nella loro ricerca o di vendetta o di quello che ritengono un ristabilimento della giustizia nei loro confronti.

d) I predatori: sono i più aggressivi, il loro stalking ha natura spesso sessuale, e la loro patologia trova soddisfazione proprio nell’idea di poter controllare la propria vittima tramite la paura e l’umiliazione.

e) Gli incompetenti: sono i maldestri nelle relazioni sociali e amorose, ovvero coloro che nel cercare di avvicinare e stringere un rapporto con qualcuno finiscono per risultare molesti e ossessivi.

phpThumb_generated_thumbnailUn quadro variegato e complesso, dunque. A cui però la ricerca ha dato una risposta con classificazioni piuttosto chiare, ma soprattutto articolate. Alcune palesemente meritevoli di una sanzione e di una repressione di tipo giudiziario, altre meno o per nulla. Eppure la legislazione italiana e la procedura che vi è connessa non tengono alcun conto di tali conclusioni, lasciando una discrezionalità di valutazione che, come sempre quando si è privi di chiavi interpretative, genera abusi diffusi.

Non tutti sono stalker a prescindere. Il persecutore, come si è visto, risponde a un identikit molto preciso. Varia il modo con cui egli mette in atto la sua molestia, e anche in questo caso la casistica è nota (fiumi di messaggi, pedinamenti, appostamenti, regali indesiderati, eccetera). Ma si tratta di manifestazioni esterne che vanno lette in modo diverso a seconda della natura più o meno patologica di chi le mette in atto. Una natura che va investigata per capire se si è davanti a un corteggiatore maldestro, meritevole al massimo di una ammenda per molestie, o di un ex marito o fidanzato spezzato dal dolore (ma comunque lucido) che cerca una ricomposizione, e per il quale, in caso di eccessi, basterebbe un richiamo da parte delle forze dell’ordine o, in situazioni più gravi, un divieto formale di avvicinamento.

Matricidio-SocialmenteCiò che è rilevante, quando si tratta di un vero stalker, è comunque la presenza di comportamenti o moventi come minimo borderline rispetto al disagio psichiatrico. Nessuno nasce stalker. Lo si diventa a causa di uno squilibrio interiore, temporaneo o radicato che sia. Si tratta di un dato di fatto che non si può ignorare, nel momento in cui si cerca di regolamentare e reprimere in modo efficace un comportamento criminoso. Il supporto della ricerca psichiatrica e criminologica, come diremo nella nostra proposta, deve dunque diventare un pilastro di riferimento per il riconoscimento e la prevenzione dello stalking. Ma anche degli eventuali abusi a cui una materia in molti casi sfuggente può prestarsi.

Esiste un legame tra il comportamento di stalking e i servizi psichiatrici. Ben oltre la metà degli stalker appare affetta da qualche forma di disturbo mentale. […] L’OMS e le varie carte istitutive dei servizi territoriali psichiatrici sostengono il ruolo di contrasto allo stigma, con lo scopo di svelare quanto l’aggressività e la violenza attribuite pregiudizialmente a un malato di mente siano in realtà il capovolgimento di una dimensione di fragilità e sofferenza individuale. Il paziente è anche vittima delle circostanze e non solo aggressore.

Sul piano diagnostico e terapeutico il primo obiettivo è quello di ide verificare chi sia il paziente nella situazione segnalata. Non è scontato che lo stalker sia una persona che necessita di cure psichiatriche, ma è ovviamente opportuno verificare che il comportamento non sia sintomatico di un disturbo psichiatrico significativo e suscettibile di intervento terapeutico efficace.

Giovanni Neri – I servizi di salute mentale e lo stalking, Bollati Boringhieri, 2003