Il Terrore, la censura e il coito interrotto

terroreSi dice che la paura abbia un odore e che i cani lo possano sentire. Io dico che la paura ha anche un suono, che diventa via via più percepibile mano a mano che trascende in terrore o panico. È un suono a cui ormai ho fatto l’orecchio, per quante volte ho avuto l’occasione di ascoltarlo. Capita ormai sistematicamente, secondo questo schema: si manifesta una persona che, dopo aver parlato con me, aver ascoltato le mie ragioni e aver visto le mie evidenze, decide di darmi voce o di farsi amplificatore del mio punto di vista. Appena questa persona si espone, viene letteralmente travolta da un’ondata censoria aggressiva e spietata che la annichilisce, devasta, terrorizza. È a quel punto che la persona mi chiama.

Ecco, il suono della voce in quelle telefonate mi è ormai familiare, così come le frasi che vengono dette: “Davide, mi stanno massacrando, aiuto!”. Oppure: “cosa devo dire? Mi chiamano di continuo, mi stanno facendo a pezzi…”. Sono frasi che a scriverle e a leggerle non rendono l’idea del panico con cui vengono pronunciate. Ho la loro registrazione, ascoltarle renderebbe l’idea di ciò che descrivo, ma per rispetto non le pubblico. Ma fidatevi: la voce dell’interlocutore trema in sottofondo, ha accenti striduli, trasmette un senso di tensione che, immagino, sia lo stesso delle suppliche di chi veniva condotto nei sotterranei dedicati alle esecuzioni nella Lubjanka ai tempi di Stalin o dei condannati a morte che negli USA percorrono il miglio verde. C’è la consapevolezza, in quei toni, di essere finito in un mare di guai e di non essere attrezzati per contrattaccare efficacemente o per uscire dall’angolo.


Immondizia di fatto priva di qualunque valore reale.


Antonella Baiocchi

Quando sento quel tono di voce capisco che per il malcapitato è finita. Nel momento stesso in cui si è esposto pronunciando concetti ispirati dalle conversazioni con me, o in cui ha fatto il mio nome come invitato in qualche incontro pubblico, ha scatenato contro di sé vere e proprie armate furiose determinate a soffocarne voce e iniziative con qualunque mezzo. In quel momento la persona viene collocata sotto una pressa apparente al cui effetto schiacciamento nessuno, almeno finora, è parso in grado di resistere. Dico apparente perché in realtà è una pressa immaginaria: è fatta di post e commenti sui social o di articoli pilotati e superficiali sul web. Immondizia di fatto priva di qualunque valore reale, che pure ha sulla vittima un effetto devastante.

Nel lasciarsi divorare da questo mostro gigantesco ma di cartapesta, le persone cedono di schianto. È capitato con l’Assessore alle Pari Opportunità di San Benedetto del Tronto, Antonella Baiocchi, che mi aveva invitato a un convegno con grande entusiasmo per portare un punto di vista alternativo e alimentare così un utile dibattito. Quando il mio nome è uscito sui manifesti è stata letteralmente travolta da ogni tipo di pressioni provenienti da ogni parte. Anche lei a un certo punto mi ha chiamato per chiedere soccorso e rassicurazioni e dalla voce piena di quel terrore ho capito subito che avrebbe ceduto. Infatti al mio posto, a quel convegno, è poi stato chiamato, massima ironia, un avvocato di un centro antiviolenza.


Ti piace questo articolo? Sostieni il blog con una donazione. Grazie

 



Il Terrore Rosa ha avuto la meglio.


la morgia
Umberto La Morgia

Poco prima era capitata la stessa cosa alla persona che, a Genova, avrebbe dovuto ospitare il mio evento “Aperitivo con lo stalker”. Lui non l’ho sentito al telefono, gli ho parlato di persona tempo dopo: era stato tempestato di pressioni e intimidazioni, in particolare dell’UDI – Unione delle Donne Italiane e dall’ANPI (!!!), e aveva dovuto cedere. Nei suoi occhi aleggiava ancora quel terrore per le telefonate e le email ricevute. Più di recente è capitato ancora con Umberto La Morgia, il consigliere di Casalecchio di Reno, finito ingiustamente al centro di una colossale shitstorm per aver detto che il 90% delle denunce femminili a carico di uomini con accuse di violenza sono false o strumentali. Per difendersi dalla furia degli attacchi ha detto di aver ricevuto quei dati da associazioni di padri separati. Ebbene, lo dico anche per scagionare le associazioni di padri separati, che sono già fin troppo sotto costante attacco, non è vero: glieli ho dati io.

Con Umberto ci siamo sentiti diverse volte negli ultimi tempi. Ho avuto modo di scambiare con lui pareri, documentazione, dati. Con grande entusiasmo sembrava solidamente propenso a prendere posizione contro il femminismo suprematista, il delirio gender e a favore di una reale parità uomo-donna. L’ho avvisato più volte del pericolo di fare proprie alcune tematiche e di farsi portavoce di alcune verità scomode, eppure aveva ostentato sicurezza. Per un momento ho pensato che, se avesse studiato bene la tematica, avrebbe potuto anche farcela ad aprire un varco nel muro di gomma. Dopo il suo post su Facebook del 25 novembre, però, ha ceduto di schianto di fronte al grande mostro che gli si è stagliato contro, sovrastandolo. Anche lui mi ha chiamato, con quello stesso terrore nella voce di altri prima di lui, chiedendomi aiuto. Gliel’ho dato fornendogli fonti ed esempi, ma il terrore, nel senso più giacobino possibile del termine, alla fine ha avuto la meglio anche sulle sue migliori intenzioni. A riprova che bisogna essere preparati e strutturati con spalle larghe per ingoiare la pillola rossa e sopportarne gli effetti collaterali.


Ti piace questo articolo? Sostieni il blog con una donazione. Grazie

Cassie Jaye

Il problema di tutti coloro che finiscono vittime di questo Terrore è che non sono liberi o, sotto un altro punto di vista, sono tutti ricattabili. Il gestore del locale che doveva ospitarmi in settembre ha temuto di perdere la concessione dell’immobile, l’Assessore Baiocchi di rovinarsi la carriera politica, così come La Morgia, il cui dietrofront è stato sicuramente intimato da quel virus mortale che la Lega si porta in corpo, ossia la sua corrente bongiornista. Un problema aggiuntivo è il cinismo e la ferocia con cui i rappresentanti del Terrore Rosa si appigliano proprio a queste debolezze per mettere in atto quella che è una censura nemmeno troppo strisciante verso contro-argomentazioni che pure hanno una loro dignità, se addirittura (ad esempio nel caso La Morgia) sul fenomeno “false accuse” esistono documenti ufficiali che ne parlano depositati nientemeno che in Senato. Eppure la mordacchia è spietata, la censura scatta come una tagliola da bracconiere e tronca ogni possibilità di confronto su temi reali, perché questo è l’unico modo per lasciare campo libero e assoluto a una e una versione sola della realtà. Possibilmente sovradimensionata e pompata di retorica.

Complice di tutto un giornalismo da quattro soldi o esso stesso impaurito dal prezzo da pagare se non si rispettano le regole imposte dal Terrore Rosa. Va detto, per correttezza, che anche in quel campo si sono manifestate persone curiose e desiderose di approfondire. Nel momento “caldo” della polemica che mi ha coinvolto a settembre, ad esempio, una intelligente videomaker del sito di Repubblica venne a video-intervistarmi. Mi impegnò per più di mezz’ora in un confronto serrato e alla fine sembrava profondamente in crisi, tanto da ricordarmi Cassie Jaye mentre girava il suo “The red pill”. Naturalmente la lunga videointervista non è mai stata pubblicata. Uno dei tanti coiti interrotti nel controverso rapporto che i media hanno con me. O meglio: più che con me, con i temi, gli argomenti e i dati a supporto che presento.


Anche in questo caso c’è stato il coito interrotto.


cruciani parenzo
Giuseppe Cruciani e David Parenzo

Uguale è capitato giorni fa con “La Zanzara” di Cruciani e Parenzo, che mi hanno chiamato a sorpresa sulla vicenda La Morgia. Hanno registrato con me, fuori diretta, un botta e risposta di un quarto d’ora che meriterebbe di essere ascoltato nella sua interezza, ma che non è andato e, ahimè, credo non andrà mai in onda. L’esito di quel confronto è stato un accenno di Cruciani, nella trasmissione di ieri, dove mi definisce “uno che scrive libri e articoli su questi temi perché ha avuto problemi con la sua ex compagna o ex moglie”. Il che forse è un po’ pochino rispetto al lavoro che ho fatto negli ultimi tre anni e mezzo. Non credo di essere chissà che, ben inteso, ma sicuramente un pelo più di quello lo sono. Anche in questo caso c’è stato il coito interrotto: forse nell’intervista ho detto troppe poche parolacce (non ne ho proprio dette…), sono stato troppo pacato, ho toccato temi troppo delicati (i finanziamenti ai centri antiviolenza), fatto sta che di quel bel quarto d’ora nessuno ascolterà mai nulla. Un altro good love gone bad, come cantava il buon Ray Charles, tra me e il giornalismo di massa.

Un’altra forma, più pacata e meno violenta, di censura, anzi di “auto-censura”, insomma, che si affianca a quella che sovrasta chiunque si azzardi a portare alla luce tematiche sgradite a chi sta investendo da anni tempo, impegno e denaro per affermare una rappresentazione della realtà tanto specifica e mirata quanto mistificata. Oggi, nei tempi dei social network e della società liquida, non c’è più bisogno di un MinCulPop o di funzionari che danno o rifiutano il nulla-osta. È sufficiente la peer-pressure indotta dai potentati, Ro$a No$tra e i suoi tentacoli per i temi di questo blog, attraverso i media, che a loro volta di quella pressione si nutrono, in un moto circolare che somiglia tanto a quello dei buchi neri. Là dove vengono inghiottite alcune persone, come quelle che ho citato, forse troppo ottimiste o entusiaste. Mentre altre, come certi giornalisti, incuriositi da matti dalle discussioni e dall’interesse che il mio approccio a certi problemi può attirare sui loro giornali o trasmissioni, vengono ad annusarmi con prudenza, scodinzolano per un po’, poi scappano e vanno a fare pipì sul solito noto e rassicurante paletto. Sono queste le diverse e mutevoli forme che prende la censura oggi, con il doppio effetto di fare a pezzi persone che non lo meritano e di indurre presunti professionisti a non fare bene il proprio mestiere di informatori e comunicatori.

Per scoprire chi comanda su di te, scopri chi non puoi criticare – Voltaire


ACQUISTA “LA PARABOLA DEL CRICETO”
CARTACEO o E-BOOK
Anche su: Amazon, IBS, Mondadori, Feltrinelli

lpdc banner

ACQUISTA “LA PARABOLA DEL CRICETO”
CARTACEO o E-BOOK
Anche su: Amazon, IBS, Mondadori, Feltrinelli


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:


 


ACQUISTA “LA PARABOLA DEL CRICETO”
CARTACEO o E-BOOK
Anche su: Amazon, IBS, Mondadori, Feltrinelli

lpdc banner

ACQUISTA “LA PARABOLA DEL CRICETO”
CARTACEO o E-BOOK
Anche su: Amazon, IBS, Mondadori, Feltrinelli


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:


 


Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: