Introduzione

laeb8t3urdrda15kIn linea del tutto teorica, cioè stando alle varie teorie filosofiche del diritto, le leggi dovrebbero nascere da diversi fattori che si combinano tra di loro. Ad esempio l’emergere di un fenomeno che prima non esisteva: si pensi ad esempio alla pirateria informatica, un concetto impensabile trent’anni fa, ma che oggi richiede legislazioni dedicate. Tali fenomeni possono venire percepiti dai cittadini prima della politica (il che avviene quasi sempre), che dunque possono premere affinché il nuovo fenomeno venga normato. In alcuni casi fenomeni che già esistevano in passato vengono interpretati in un modo nuovo, a causa di un cambiamento della loro percezione a livello sociale e culturale generale, ed è per questo che di nuovo può sorgere la necessità di una legislazione apposita.

In questi processi, che restando alla teoria puramente filosofica rimangono “puliti” e lineari, in realtà si inseriscono spesso elementi di disturbo. Il principale è costituito dai media che, a seconda delle convenienze commerciali, possono sminuire o ingigantire un fenomeno, oppure orientarne l’interpretazione. Un secondo elemento di disturbo è rappresentato dalla politica intesa come ricerca del consenso immediato, di un ritorno elettorale tangibile, e non come pianificazione ragionata di regole ben fondate miranti a una maggiore e migliore convivenza comune.

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Rebecca Shaeffer

Lo stalking è un fenomeno che è sempre esistito, ma a cui non si era mai dato un nome, una descrizione, una fenomenologia precisa. Cosa che accade in due momenti connessi: quando, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, alcune star americane vengono perseguitate, e in alcuni casi uccise, da fan psicotici. Più o meno nello stesso momento scoppia nel mondo l’isteria incontrollata della protezione dei dati personali (privacy), ritenuta necessaria con l’esplosione della new economy, internet, i social, la connessione globale.

In altre parole era sempre capitato che qualche squilibrato prendesse di mira qualcun altro tormentandolo in vari modi. Dagli “scemi del paese” in su, era un fenomeno accettato, tollerato, almeno finché non diventava pericoloso per l’oggetto delle persecuzioni. Allora interveniva da un lato la pressione comunitaria, dall’altro magari lo Stato stesso, a mettere la situazione in sicurezza. Naturalmente accadevano frequentemente casi dove ciò non bastava e capitava l’irreparabile. Ugualmente capitava che mariti o mogli traditi o lasciati scatenassero forme di persecuzione a vari scopi: vendetta, senso dell’onore, perdita di controllo o altro. Anche in questo caso l’intervento era comunitario: le famiglie, gli amici, le parrocchie, i circoli, lo Stato, insomma quell’insieme di entità entro cui l’individuo era un tempo inserito come parte di un tutto, in molti casi provvedeva a funzionare da camera di compensazione.

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Zygmunt Bauman

Tutto ciò non aveva un nome né una descrizione. Gli eventi americani e l’isteria sulla protezione della privacy, fattori ampiamente amplificati dai media, fanno emergere l’idea e la definizione di stalking. In italiano il termine inglese, che ha il significato venatorio di “fare la posta”, viene tradotto come “persecuzione” o “molestie assillanti”. La nuova sensibilità comune su questi fenomeni nasce anche per il venire meno della struttura comunitaria della società. Diventando “liquida”, secondo la nota definizione di Zygmunt Bauman, essa lascia soli gli individui, che non sono e non si sentono più parte di un tutto comunitario, ma come singoli atomi vaganti in una melma indistinta dove altri atomi ugualmente chiusi nel proprio isolamento, vivono nella paura di scoprire se stessi, pur dando di sé rappresentazioni pubbliche spesso fittizie tramite i social network. In questa nuova struttura sociale gli atomi si incontrano e si scontrano quasi casualmente, non vi è più significanza nella relazione, tutto è, appunto, liquido, scorre e va, è passeggero. Venendo meno ogni protezione comunitaria, sorge dai cittadini la richiesta di una regolamentazione di questo “nuovo” fenomeno di cui tutti parlano, media in primis. Ed è lì che dovrebbe intervenire colei che, in teoria, dovrebbe fare gli interessi della comune convivenza: la politica.

Tornando alla pura teoria filosofica, essa, prima di legiferare, regolamentare e sanzionare, dovrebbe documentarsi al massimo possibile, specie se l’oggetto delle nuove leggi risulta complesso e poco conosciuto. Esattamente come vengono interpellati i portatori di interessi economici, imprenditori e sindacati, quando si tratta di fare leggi sul lavoro o sull’economia, così, per regolamentare un fenomeno culturale e sociale con evidenti riflessi penali, la politica avrebbe dovuto documentarsi su quanto altri più competenti avevano elaborato in merito in termini di teorie e classificazioni. In sostanza psicologi, psichiatri e criminologi. Che naturalmente si erano resi conto molto prima dell’opinione pubblica e infinitamente prima della politica dell’emergere del fenomeno stalking, e come tale l’avevano studiato, inquadrato, analizzato, con una fioritura di pubblicazioni scientifiche molto approfondite.

18033824_1308089299245335_5042824801592868940_nIl nostro paese, nel 2009, si è naturalmente guardato bene dall’imitare i paesi che si erano documentati prima di legiferare, producendo una norma acchiappa-consenso, che mostra sia la totale incompetenza dei nostri legislatori, sia la scarsa forza della nostra dottrina giuridica e della giurisprudenza (che ad oggi non si è mostrata in grado di indurre i giusti correttivi), sia tutte le altre anomalie che con questo blog cerchiamo di mettere in luce, attraverso i nostri periodici post. Lo si capisce bene raccogliendo tutte le informazioni elaborate prima e dopo l’approvazione dell’art.612 bis dalla ricerca scientifica e criminologica. Confrontando le, poche ma molto chiare, conclusioni degli esperti con quanto è stato inserito nel Codice Penale italiano, si ha la chiara dimostrazione che si è solo realizzato un pateracchio dove si mescolano due reati incompatibili (Molestie, art.660 CP e Minaccia, art.612 CP), aggravandone uno che era stato precedentemente depenalizzato (quello di “Molestie”), e inserendo meccanismi puramente repressivi, buoni a soddisfare l’istinto “di pancia” dell’opinione pubblica alla più rigida filosofia del law and order.

Dalla norma anti-stalking italiana non emerge minimamente la consapevolezza di chi o cosa sia lo stalker, quali siano i suoi atti tipici, le sue caratteristiche, le sue motivazioni, la sua fenomenologia e gli strumenti più adeguati a fermarlo. Ugualmente non vi è consapevolezza di chi o cosa sia la vittima, di quale possa essere il suo vissuto, il suo profilo tipico, e gli strumenti più adeguati per proteggerla. Tanto meno vi è consapevolezza di come e quanto una norma mal attrezzata dal punto di vista giuridico possa prestare il fianco a manipolazioni e abusi di persone o in malafede o con problemi psicologici e/o psichiatrici. Traendo dunque i contenuti dalle maggiori pubblicazioni italiane ed estere sul tema, cercheremo di delineare qui di seguito gli “identikit” dei  “protagonisti” principali di una vicenda di stalking: lo stalker e la vittima. E ad essi aggiungeremo una terza figura, quella della “falsa vittima”, che così tanto dilaga nel nostro paese, grazie alla legge corrente. Conoscere questi identikit, per come sono stati descritti ed elaborati dalla ricerca scientifica (psicologica, psichiatrica e criminologica) è utile e preliminare a comprendere quella che sarà poi la nostra proposta per una legge anti-stalking radicalmente diversa da quella attuale.