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La storia di Alessio (quinta puntata)

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Poteva essere un’incomprensione componibile con un confronto tra persone adulte, magari anche una discussione animata, ma comunque qualcosa di riparabile. Se solo lei non fosse stata dedita al bere, se solo lui non fosse stato di sesso maschile (dunque visto di mal occhio a prescindere da un po’ tutte le istituzioni) e un bravo padre, probabilmente tutto si sarebbe aggiustato parlandosi con franchezza. Invece no: l’uno e l’altra hanno deciso di tirare in mezzo le autorità ad ogni livello. I Carabinieri, il Tribunale dei Minori, il tribunale civile e quello penale. Che non sono fatti per dirimere le controversie. Sono impostati per renderle ancora più aspre, perché il loro compito è decidere chi ha ragione e chi ha torto. E quando le cose sono impostate così, anche il contrasto più banale si trasforma in una guerra.

Mauro a questo punto ha depositato un numero spropositato di querele contro la madre di Alessio, per denunciare il suo rifiuto a ottemperare al decreto esecutivo del giudice, e dunque di permettere ad Alessio di frequentarlo. Non solo: innumerevoli sono anche le contro-denunce per calunnia contro la donna, che a sua volta ha querelato Mauro per una serie di altre questioni, alcune fuori dal mondo, come il fatto di fare riti magici indossando un mantello, altre comunque pesanti, come l’uso di droghe o gli atti persecutori. Nella “terra di nessuno”, sopra la quale volano i proiettili e i missili che i due si lanciano reciprocamente, sta il piccolo Alessio, e con lui il suo supremo interesse.


Poteva essere un’incomprensione componibile.


AlessioA quel punto il Tribunale Civile e il Tribunale dei Minori cominciano a parlarsi. La situazione viene vista come complicata, sebbene le posizioni siano piuttosto chiare. Come sempre in questi casi la conclusione è scontata: è in atto un conflitto genitoriale che ricade sul bambino. Non c’è una madre alcolizzata che offre un ricetto inadeguato a un minore e un padre che invece garantisce ciò che un bambino deve avere, c’è un conflitto genitoriale. E bisogna capire presso quale delle due parti Alessio avrebbe trovato migliore collocazione per il suo equilibrio e la sua crescita. Dopo lunga riflessione, durante la quale Alessio continua a subire il divieto di Gaia a vedere Mauro, il Tribunale dei Minori prende la sua decisione.

“Lei deve seguire un percorso di verifica della capacità genitoriale”, dice il funzionario a Mauro. Che strabuzza gli occhi, incredulo: “Prego?”. Il funzionario sospira, paziente. “Sì, deve fare una serie di test e verifiche per capire se lei è adatto nel ruolo di genitore e poi…”. Mauro si fa un po’ indietro con la sedia. E’ pronto a scattare e a urlare in faccia al burocrate tutta l’insensatezza della cosa. Questi però è abituato e alza una mano per fermare l’impeto dell’uomo dall’altra parte della scrivania: “… e poi anche la madre del minore dovrà seguirlo, è una cosa che vale per entrambi”. Mauro, si risiede, già più calmo. Aveva subodorato l’ingiustizia, la discriminazione, ma no, pare di no. Anche Gaia dovrà dimostrare di essere un buon genitore. E Mauro sa che su quel versante non ci sarà competizione.


Il Tribunale Civile e il Tribunale dei Minori cominciano a parlarsi.


“Cosa può succedere dopo il percorso?”, chiede. “A seconda dei risultati, il minore potrebbe tornare a frequentare entrambi, oppure uno solo dei due, dipende…”. Un mezzo sorriso rompe l’espressione corrucciata di Mauro: “quindi potrei averlo io in affido…”, ipotizza. Per istinto e abitudine il funzionario gli risponde con un’espressione come a dire: ma non dica sciocchezze, un figlio affidato a un padre, quando mai? “In ogni caso a monitorare il tutto saranno i servizi sociali, che d’ora in poi seguiranno la vicenda e collaboreranno per capire meglio la situazione”. Ahia, i servizi sociali, pensa Mauro. Non ne ha mai sentito parlare un gran bene, anzi.

Però non si fa condizionare né dalla situazione né dai pregiudizi. Si sottoporrà a qualunque percorso di verifica, e lo farà con gioia e ottimismo. Nel corso del tempo, fin tanto che Gaia ha acconsentito ad Alessio di frequentarlo, ha visto, ha sentito l’amore e l’intesa crescere e consolidarsi con il bambino. Mauro sa di essere un buon padre, dunque non teme nulla. Firma ciò che deve firmare e attende di essere chiamato per l’inizio del suo percorso. Anzi non vede l’ora che lo convochino. Il tempo passa, i servizi sociali si fanno vivi, conoscono Alessio, lui e Gaia, monitorano davvero la situazione, e non sembrano così impreparati o superficiali come Mauro pensava. Finché un giorno squilla il telefono: è il suo avvocato. Certo che si tratti del primo appuntamento per la verifica della capacità genitoriale, risponde con voce allegra: “avvocato! Allora che mi dici?”. Preso alla sprovvista il legale deve schiarirsi la voce più volte prima di rispondere.


Ahia, i servizi sociali, pensa Mauro.


“Senti Mauro… eh-eehhhmmm… hai presente quella denuncia per la questione delle magie, il mantello?”. Mauro si irrigidisce. Su quella cretinata c’è stata la chiusura indagini, lui e il suo legale erano in attesa dell’archiviazione. “E allora?”. “Ecco”, risponde l’avvocato, “mi hanno avvisato che… c’è stato il rinvio a giudizio… dovrai subire il processo…”. Mauro non sa se scoppiare a ridere o accartocciare il telefono con la sola forza della mano. Dunque dovrà andare davanti a un giudice a dire che no, lui non indossa mantelli, non fa magie, il Mago Zurlì gli è sempre stato antipatico… cosa dovrà mai dire per discolparsi da un’accusa tanto folle?

Mauro non è tipo che demorde, però, né si lascia abbattere. E’ pronto a tirar fuori da subito i molti megabyte di telefonate e colloqui registrati, che da tempo colleziona e archivia insieme a carte, documenti e pratiche che nel frattempo si accumulano. E’ con piglio sicuro dunque che si presenta davanti al giudice. Gaia non c’è, non si presenta, delega i suoi avvocati. Ne ha più d’uno, sebbene non navighi nell’oro, ma con la denuncia che gli ha fatto per stalking ha il patrocinio gratuito, quindi che le importa, può tranquillamente largheggiare. In udienza Mauro ripete quanto già detto in interrogatorio: mai fatto magie, mai avuto un mantello. Il suo avvocato incalza: non ci sono prove, è un’accusa calunniosa. Il giudice pare dubbioso comunque e per questo convoca i servizi sociali.


Il Mago Zurlì gli è sempre stato antipatico.


“Seguite il caso già da mesi, giusto?”, chiede il PM. “Sì, esatto”, risponde la responsabile. “Come avete inquadrato la situazione finora?”. La risposta cade come un macigno sull’aula, sia per la sua brevità sia per come viene detta: “il padre rappresenta per il figlio una figura di guida e di riferimento”.

alessio
Estratto reale dalla relazione sugli incontri protetti padre-figlio.

Il giudice viene quasi schiacciato sulla sua poltrona. Nessuna forma dubitativa, nessun distinguo. Per i servizi sociali è così e basta. Mai sentita una roba del genere, tanto meno a favore di un genitore maschio. Il martelletto colpisce il suo supporto: non luogo a procedere, storia chiusa e tanti saluti. Scuse a Mauro no, quelle non sono previste. Sì, ma intanto, deciso questo, con Alessio come si fa? Ora può ricominciare a frequentare il padre? E il percorso di verifica delle capacità genitoriali? In un mondo ideale tutto finirebbe lì e Gaia verrebbe costretta a rispettare l’ormai già datato decreto esecutivo. Ma si tratta di Italia e soprattutto si tratta di riconoscere a un bambino il diritto di frequentare il proprio padre, quindi il prosieguo sarà tutt’altro che ideale.

[continua sabato prossimo…]


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9 thoughts on “La storia di Alessio (quinta puntata)

  1. mi dispiacen terribilmente. Penso al destino gramo di quel povero figlio e ai contraccolpi che avrà nel futuro:
    lui è segnato per sempre.
    Lo dico perchè mi è capitato di leggere e discutere con una donna, oggi cresciuta e madre,
    figlia di una alienante (la madre, ovviamente).
    E’ una donna che oggi ha una vita, un nuovo compagno e anche un figlioletto:
    il rapporto con la madre, di questa figlia EX ALIENATA è distrutto per sempre.
    Eh si, farà venire il male di pancia alla femministe dure e pure, ma il figlio “alienato”
    è un figlio segnato per la vita.
    Si parla di seri contraccolpi psicologici, ansie, fobie, insonnia, attacchi di panico, agorafobia,
    sindrome ansiosa-depressiva ….ecc.

    questa è la forte paura di noi padri che hanno subito la alienazione genitoriale: RABBRIVIDIRE,
    per il destino dei figli spesso in mano a disturbate mattoidi protette da avvocati senza scrupoli
    e istituzioni incompetenti (non credo al dolo del magistrato salvo casi eccezionali: credo alla assoluta incompetenza che
    spesso sfocia in saccenza, presunzione, scarso rispetto dei ruoli e poca voglia di lavorare di chi fa quel difficile mestiere).

    un altro punto:
    “Invece no: l’uno e l’altra hanno deciso di tirare in mezzo le autorità ad ogni livello. I Carabinieri, il Tribunale dei Minori,
    il tribunale civile e quello penale”

    scusa, Davide che hai raccolto la storia: ma siamo veramente c e r t i, sicuri a punto fisso
    che “quella ” era la soluzione, cioè ricorrere a vie legali ?
    Lo dico da persona che ha chiuso la vertenza giudiziaria per sempre, in modo tombale,
    ma rimettendoci di tasca. Non avevo fiducia nel tribunale civile e ho accettato l’accordo con coltello
    ‘alla giugulare’. Però mi sono preso una piccola soddisfazione e così nelle mani
    di incompetenti che non conoscono la mia storia, NON ci finirò mai .
    E allora, non sarebbe stato meglio lasciar perdere querele e carte bollate
    far lavorare meno avvocati e carabinieri e ignoranti AA.SS., e cercare comunque
    una soluzione pacifica stragiudiziale ?
    magari ingoiando mille rospi o passando (as usual) natali molto tristi
    ma forse Alessio in questo percorso non avrebbe subito il peso giudiziario
    di essere coinvolto in una ‘cosa’ mille volte più grande di lui.
    Pensando “all’interesse supremo del minore” troppo spesso si sfascia
    la vita di un bimbo o di una bimba.
    IMHO.

    cresciamo in futuro Figli Liberi dalla Alienazione Genitoriale.

  2. Intanto bisogna eliminare la discrezionalita’ nei giudizi ( per lo meno dove raggiunge l ‘ arbitrio ), poi le funzioni di pm devono essere elettive ( il prosieguo delcaso ti fara’ capire il perche’ )… appena posso ti articolo il discorso!

    1. riprendo, con colpevole ritardo, il discorso che facevo. In italia il problema principale della società è l’eccessiva discrezionalità che viene concessa ai giudici, i quali possono:
      1) attivare una procedura se ne hanno volontà per fino in un campo come quello penale (un es.: su tutti la tanto sbandierata obbligatorietà dell’azione penale, tanto per dirne una, praticamente non esiste, basti pensare che già nei lontani anni 90si ipotizzava un potere di cestinazione del magistrato
      2) interpretare se la fattispecie sia applicabile al caso in questione
      3) stravolgere la normativa con le cosidette sentenze addittive che interpretano la normativa aggiungendo precetti che lo stesso legislatore non aveva intenzione di prevedere
      Tutto questo fuoriesce dall’interpretazione che è propria di chi esercita funzioni come quelle del magistrato in generale, tanto che si può parlare di vero e proprio arbitrio
      per quanto riguarda il secondo punto le funzioni della magistratura ( soprattutto alcune, parlo ad es di quella penale del pm ) dovrebbero essere elettive, garantendo così un servizio alla cittadinanza e evitando che il loro ruolo sia meramente politico ( il caso Agrigento è lampante, il pm indagava il comandante della nave per sequestrarla e far scendere i migranti )

  3. Ho un brivido alla schiena perché questa storia di Alessio e di Mauro ripercorre esattamente lo stesso copione che è stato riservato a me qualche mese fa.
    In questa fase, presumo che sarà così, a Mauro viene offerta la prima caramella ben incartata, con tutti fronzoli rituali, ma quando questo disgraziato proverà ad assaggiarla si accorgerà che dentro c’è il cianuro.
    Con me hanno fatto la stessa cosa:
    vi fu una grande sceneggiata durante un’udienza in cui veniva additata e minacciata la madre e poi, dopo neanche 48 ore, arrivò un’ordinanza che stabiliva l’esatto opposto di ciò che avevano manifestato in aula.
    Quindi, ulteriore coercizione per il sottoscritto, limitazioni alle visite, sovraccarico dell’assegno, condanna ad altre spese, comunicazioni infamanti e PQM deliranti e calunniosi.
    Quindi invece del miglioramento sperato, ulteriore coercizione e allontanamento dalla piccola.
    Evidentemente il sistema è ben collaudato e diffuso in tutto il paese. La strategia comune consiste nello strangolamento della figura maschile, in modo tale da sollevare un contenzioso ed una disperazione che inevitabilmente conducono ad ulteriori scenari.
    Il gioco è fatto:
    sono riusciti ad innescare un conflitto che certamente porterà a milioni di particelle, in più albi e in vari settori.
    A parte le piccole sfumature e varianti, è sin troppo chiaro che questo viene riproposto e usato sempre e comunque in tutte quelle sedi.
    Come definire questo fenomeno ??
    io un vocabolo ce l’ho, …….. ma preferisco lasciare a voi l’attribuzione di quello giusto.
    Si trova anche nel nostro dizionario…… !!
    Un saluto.

      1. Grazie da parte mia, ma soprattutto ti ringraziano tutti quei piccoli che oggi non possono capire e continuano a sperare che sia solo una cosa passeggera. Alcuni muoiono di speranza negata.
        Arriverà baffone……..
        Un saluto.

  4. Come al solito, la magistratura nn decide sui fatti, ma sui soggetti e sui loro privilegi… bisogna correre ai ripari

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