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Le vere cause del flop del Codice Rosso

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francesco greco codice rosso

L’altro ieri riportavo la notizia dell’implosione del Codice Rosso, con la Procura di Milano (e non solo quella) intasata da denunce e segnalazioni molto probabilmente farlocche, e il Procuratore Greco disperato perché, come ha poi riportato Il Fatto Quotidiano, si è fatto sfuggire un “femminicida”. Adriana Signorelli, massacrata dal marito, aveva denunciato l’uomo quattro giorni prima: il Codice Rosso era subito scattato, la donna è stata ascoltata e ha ricevuto dalla Polizia il consiglio di cambiare casa. Lei non l’ha fatto subito e il marito, pregiudicato e con diversi problemi psichiatrici, l’ha ammazzata. Con tutta la retorica che c’è, ci si può solo lontanamente immaginare cosa stia passando ora il Procuratore Greco: sa che la politica e i media gli faranno piovere addosso accuse di non aver ottemperato per bene al Codice Rosso. Già Giulia Bongiorno fa suonare campane a morto: “deve essere applicato con rigore“, tuona dai giornali. Peccato che si tratti di cosa concretamente impossibile, come lo stesso procuratore ha segnalato. Troppo grande il surplus di segnalazioni e denunce, ha detto. Troppe di quelle sono fasulle e rendono più difficile di prima individuare quelle vere e gravi, dico io. E alla fine c’è scappato il morto.

Soluzioni al problema? Anzitutto non si dovrebbero fare leggi acchiappa-consenso dunque fuori da ogni logica, come il Codice Rosso. Ma forse questo è pretendere troppo, specie da politicanti come quelli che abbiamo noi. In secondo luogo, in teoria servirebbero disincentivi e punizioni esemplari per chi viene colto a presentare false accuse. Le leggi in questo senso (reato di calunnia, lite temeraria, procurato allarme, eccetera) ci sono già, ma non vengono applicate. Dunque che fare? Un commentatore del blog fa una riflessione che dà lo spunto per un approfondimento cruciale: “se le forze dell’ordine non sono in grado di rispondere al gran numero di denunce, si devono fare nuove assunzioni e aumentare l’organico, e se si accerta che una denuncia è falsa punire severamente per procurato allarme, calunnia o anche intralcio alla giustizia se la falsa denuncia ha distolto risorse dai casi veri”. La seconda parte in teoria ha senso, ma la prima, quella relativa all’organico, è del tutto sbagliata. Per motivi molto semplici.


Giulia Bongiorno fa suonare campane a morto.


traffico autostrada

Spesso si dibatte del problema traffico e viabilità. In risposta la politica investe soldi pubblici per far costruire una nuova strada, uno svincolo, un’autostrada. Nel giro di poco anche quella si satura, e allora riparte il circuito. L’emergenza e la soluzione inadeguata finiscono per rincorrersi senza soluzione di continuità. Con le denunce è uguale: aumentare gli organici significherebbe, oltre a un mostruoso investimento di denaro pubblico (che non c’è), incentivare ancora di più il fenomeno. Nel giro di poco si sarebbe da capo a dodici, dunque sarebbe una soluzione non strutturale, ovvero una non-soluzione, nemmeno se associata a tutte le misure di disincentivo o punitive per chi presenta false accuse. E tutto questo perché alla base del meccanismo c’è uno dei pilastri fondamentali del nostro ordinamento: l’obbligo dell’azione penale. Non è cosa da nulla. Si parla di un istituto disciplinato dalla Costituzione (art. 112) e recepito dal Codice di Procedura Penale (artt. 50 e 405).

Semplificando: per legge le Forze dell’Ordine non possono rifiutarsi di acquisire una denuncia. Di conseguenza un magistrato non può tralasciare di prendere in considerazione una denuncia. Deve valutarle tutte e indagare su tutte. Se a una denuncia non si dà il seguito previsto per legge, si incorre nel (grave) reato di “omissione d’atti d’ufficio”. Non dappertutto è così. Negli USA, ad esempio, i procuratori selezionano discrezionalmente le denunce da portare avanti, non sono “obbligati” a indagare su tutte. Ed essendo eletti, come avviene coi politici, ovviamente tendono ad approfondire solo i casi che possano avere una resa dal lato del consenso. I costituenti italiani hanno optato per l’obbligo dell’azione penale proprio per evitare che la giustizia si immischiasse con la politica, ma non solo. Al momento della scrittura della Costituzione, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, vigeva un clima di ricostruzione civica e di fiducia verso il futuro, che rendeva ottimisti i costituenti rispetto al funzionamento di un siffatto meccanismo.


Le Forze dell’Ordine non possono rifiutarsi di acquisire una denuncia.


Sì perché l’obbligo dell’azione penale ha due presupposti di fondo di importanza cruciale: la conoscenza delle basi del civismo e la consapevolezza comunitaria. Perché funzioni, quel meccanismo richiede che sia sottinteso un patto: i cittadini, a conoscenza dei meccanismi previsti dalla legge, dovrebbero presentare denuncia con coscienza, consapevoli che ogni singolo atto inventato, falso, strumentale, mandato avanti a forza grazie all’obbligo dell’azione penale, non solo intasa gli uffici, ma va a erodere lo spazio di attenzione da riservarsi a denunce vere, circostanziate, provate e urgenti. In sostanza, solo un popolo dal civismo particolarmente evoluto e consapevole merita l’istituto dell’obbligo dell’azione penale. Non è un caso che negli USA non ci sia. E i costituenti erano piuttosto ottimisti che gli italiani si sarebbero evoluti in quel senso, dopo la bastonata della guerra. Hanno avuto ragione per qualche decennio. Ma non avevano messo in conto l’emergere del femminismo tossico e militante.

A rigore, dunque, sarebbe non solo improprio ma addirittura anticostituzionale pensare a disincentivi verso le denunce. La Costituzione, di fatto invita a denunciare, seppure con coscienza. Un’attività repressiva e punitiva delle false accuse, quand’anche rilevate, sarebbe ugualmente impropria. Come dicono gli esperti di diritto, sarebbe un vulnus a un meccanismo basilare del nostro sistema giudiziario. Sbagliatissimo però è anche incentivare la denuncia, come fa il Codice Rosso. Dunque si torna daccapo: che fare? Gesualdo Bufalino diceva che per battere la mafia serve un esercito di maestre elementari. La mafia rosa che tira i fili della politica ma che, soprattutto, ha permeato della propria ideologia tutta la società, si batte allo stesso modo. L’unico modo per dare respiro alle procure (e non solo per i casi di violenza sulle donne, ma in generale) e permettere loro di concentrarsi sui casi veri, gravi e urgenti sarebbe che ogni persona sul territorio nazionale facesse un corso avanzato di educazione civica, con un master successivo in coscienza civica. Forse solo così tutti diventerebbero consapevoli che ogni dieci denunce consapevolmente false che si depositano, ce n’è una vera che viene ritardata o dimenticata.


Non avevano messo in conto l’emergere del femminismo tossico e militante.


donna soldi

Al di là del sospetto che si voglia distruggere proprio il principio dell’obbligo dell’azione penale, per poter così finalmente formalizzare uno stato di fatto, ossia la politicizzazione estrema della magistratura, servirebbe insomma una rifondazione-rivoluzione culturale per far capire che la smania di vendicarsi sull’ex, o di prendergli la casa, ottenere il mantenimento e i figli alla fine ricade sulle spalle di chi è davvero in difficoltà. E che dunque non va assecondata, tanto meno con leggi prive di senso come il Codice Rosso. E mentre quest’utopica rifondazione-rivoluzione civica si attende, si potrebbe mettere una pezza là dove si può. Anni fa, proprio per limitare il profluvio di denunce strumentali, venne depenalizzato il reato di molestie, perché troppo soggettivo e troppo abusato. La strada potrebbe essere la stessa, riformando radicalmente leggi e procedure che consentono la spoliazione degli uomini e dei padri in fase separativa. Chi l’ha fatto (di nuovo gli USA) ha verificato che funziona molto bene. Sapendo di non poter più rapinare l’ex, è probabile che le tante donne che oggi lo fanno smetterebbero di sparare pallottole d’argento, ossia denunce penali strumentali, al cuore dei loro ex. Per arrivare a tanto, basterebbero politici di buon senso e mass-media in buona fede. Dunque in Italia è probabile che non ce la faremo mai.


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8 thoughts on “Le vere cause del flop del Codice Rosso

  1. Bisognerebbe focalizzare l’attenzione anche su un punto fondamentale: le sedicenti vittime, per poter raccogliere le prove di quanto hanno subito (o ritengono aver subito, visto che quanto denunciano quasi sempre non è suffragato da riscontri oggettivi) sovente assumono atteggiamenti provocatori, istigatori nei confronti del disgraziato di turno che, in base ad una legge nata dall’isteria generale, si ritrova a subire un procedimento penale fondato su mere dichiarazioni di parte e su prove (quasi sempre) farlocche ed inconsistenti. A ciò si aggiunga l’evidenza secondo cui, nella quasi totalità dei casi, queste querele sono parallelamente accompagnate da procedimenti civili volti a ridurre sul lastrico con assurde richieste di mantenimento la controparte e a privarla della genitorialità. E questo la dice lunga….

  2. https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/uccisa-coltellate-1.4766336

    un link.
    giusto per tornare al caso dell’ultimo omicidio
    mi permetto di segnalare qualche peculiarità e chiedermi:
    cosa devono fare poliziotti, carabinieri, giudici vari eccetera
    quando la stessa VITTIMA continua a dare corda al coniuge successivo
    assassino ?
    Bisognerebbe rivolgere questo interrogativo alla brillante avvocatessa Bongiorno
    fortunatamente EX ministro,
    autrice di questa mirabolante (e propagandistica) legge, nei casi
    in cui anche la trattazione di una denuncia non in 3 giorni ,ma in tre minuti
    netti, potrebbe essere vanificata proprio dalla vittima che ha CONTINUATO
    ad accogliere materialmente la persona violenta dentro casa sua,
    mentre logica, cautela, intelligenza minima e serietà le imponevano di
    sparire.

  3. È vero, l’obbligatorietà dell’azione penale (principio di per sé nobilissimo che in astratto condivido) in un paese come l’Italia causa più guai di quanti ne dovrebbe risolvere. Per il poco civismo della popolazione e per l’uso che ne fa il femminismo, come spieghi bene nell’articolo, e anche per altri motivi (da noi sono considerate reato anche sciocchezze per le quali basterebbe una multa e invece si fanno tre gradi di giudizio con tutti i crismi anche per un biglietto del tram taroccato, e in generale l’azione penale obbligatoria non è efficiente in un sistema giudiziario ultraburocratico e poco snello). Non sono però d’accordo sul fatto che con queste manovre mirino ad abolirlo: in realtà, non è che stanno picconando questo principio, lo stanno sfruttando: siamo la nazione del mondo con più avvocati per abitanti, solo a Roma ce ne sono quanti in Francia e più che in tutto il Giappone… come farli lavorare? Se d’incanto la giustizia cominciasse a funzionare in modo rapido ed efficiente (quindi facendo velocemente i processi che si devono fare e non cominciando nemmeno quelli inutili) centinaia di migliaia di persone, milioni se consideriamo le loro famiglie e l’indotto generato, rimarrebbero in mezzo alla strada, creando un problema sociale non indifferente. E siccome tendono pure ad aumentare, il legislatore (considerate anche che la gran maggioranza dei parlamentari è composta proprio da avvocati) è alla continua ricerca di nuovi reati, possibilmente gravi, ecco quindi che il femminismo è in questo senso un prezioso alleato. Semmai, ciò a cui il femminismo mira, e a cui probabilmente mira anche qualcuno che usa la sorellanza come utile strumento, è distruggere il principio della presunzione di innocenza (nei processi contro i poveri cristi ovviamente, per lorsignori continuerà a valere, anche se magari non formalmente): quante volte sui giornaloni si crea scandalo per assoluzioni di imputati di stupro, violenza, ecc.? Non si prende mai in considerazione l’ipotesi che ogni tanto, per una volta, qualcuno possa essere assolto perché innocente. Ricordo il commento della solita ragazzina SJW alla solita notizia pompata allarmisticamente: “con la presunzione d’innocenza ci stanno ammazzando tutte”, in quel momento capii cosa bolliva in pentola.

  4. Una soluzione veloce (tempo massimo due anni, più probabilmente uno) per abolire il codice rosso c’è: basterebbe che gli uomini in fase di separazione denunciassero le mogli: una decina al giorno in città come Milano, 20 a Roma.
    Problema risolto: vedi come lo aboliscono velocemente.

    1. Con alcuni amici si stava pensando di farlo comunque, come protesta sociale, denunciandoci tutti a vicenda. Funzionerebbe se centinaia di migliaia lo facessero.

      1. Mi sa che sarebbe considerata ostruzione della giustizia se lo fate per protesta, inoltre dire che lo fate per protesta sarebbe ammissione che si tratta di falsa accusa.

        Io parlavo di denunciare sul serio, ma solo se vi sono attriti e astio effettivi in fase di separazione, oppure timore di perdere tutto: molti giudici vedendo le denunce di uomini vorranno lasciar perdere ma non potranno, inizieranno quindi a far cagnara chiedendo di modificare il codice rosso, ma riservarlo alle sole donne al momento è impossibile, per cui verrebbe cancellato…
        Il meccanismo è quello comunque: basta che gli uomini si avvalgano di leggi pensate per dare potere alle donne, ma scritte in forma neutrale. Meno lo si fa, più leggi “ad vaginam” verranno emanate, e viceversa.

        1. Naturalmente non si ammetterebbe mai di “averlo fatto apposta”. Sai, uno dei tanti problemi del lato maschile che ho riscontrato è proprio questo: la resistenza a denunciare la ex. Anche dopo montagne di false denunce, con le peggiori accuse al mondo, una volta assolti o archiviati gli uomini non contro-denunciano MAI, pur avendone la possibilità. Quando chiedi il motivo ti dicono: “non denuncio la madre dei miei figli”. Il tutto dopo che la stessa ha provato in ogni modo e per anni a incastrarli. E’ qualcosa che mi riesce completamente incomprensibile.

          1. Non è incomprensibile: non voler denunciare la madre (o il padre) dei tuoi figli è una reazione normale, è la reazione di una brava persona, adesso sembra incomprensibile perché il femminismo e la propaganda dei mass-media hanno reso molte donne pessime persone, il contrario di una brava persona.

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