Perché questo blog

Home Perché questo blog

equita-sociale-250x299A partire dalla sua approvazione, nel 2009, la legge cosiddetta “anti-stalking” ha prodotto effetti noti e meno noti. In qualche caso è riuscita a prevenire atti di persecuzione, in qualche altro caso è riuscita ad interromperli. Nella maggioranza dei casi ha danneggiato in diversa misura persone innocenti, o persone perseguibili per altri reati che non gli atti persecutori.

Nel corso del tempo questi fenomeni anomali sono passati sotto silenzio, se si eccettua qualche coraggiosa pagina Facebook e qualche blog, tutti impegnati a sottolineare, seppure con scarso successo, come l’attuale norma, l’articolo 612 bis del Codice Penale, sia mal concepita, giuridicamente fragilissima, tanto da prestarsi a un numero impressionante di abusi e strumentalizzazioni.

Questo blog sostiene che l’art. 612 bis sia stato concepito essenzialmente per rispondere a una pressione proveniente dalla cronaca, dalle rappresentazioni mediatiche, dalla necessità di acquisire consenso politico ed elettorale e dall’esigenza di alimentare un ricco business legato alle cause di separazione e ai cosiddetti “centri antiviolenza”. Da questi presupposti non poteva che nascere una legge capace solo di soddisfare il ventre profondo dell’opinione pubblica. Ovvero una legge inadeguata, che ha più effetti collaterali negativi di quanti positivi ne produca. Il blog intende dimostrare questo assunto, attraverso analisi giuridiche e non, testimonianze dirette (che invitiamo tutti a rilasciare usando il link “Contatti“), disamine di fatti di cronaca e una critica serrata alla narrazione mediatica che di queste ed altre correlate vicende relative alle relazioni di genere viene diffusa.

copertinapronta

Il blog nasce dall’esperienza di una pagina Facebook, nata in sordina e in breve e sorprendentemente cresciuta nell’interesse. Un mezzo con cui si è avuto accesso a ulteriori informazioni e approfondimenti. Tanto da richiedere una piattaforma di confronto più chiara e strutturata di una semplice pagina da social network, fino a elaborare un saggio-inchiesta (“Stalker sarai tu”, Erga Edizioni, novembre 2017).

Parallelamente, questo blog, nel descrivere le tante intollerabili anomalie dell’art. 612 bis e delle procedure ad esso collegate, vuole anche avere un ruolo positivo. Quello di informare tutte le persone dei rischi che corrono assumendo atteggiamenti che possano anche solo vagamente assomigliare al persecutorio. Ma soprattutto quello di mettere in guardia chiunque rispetto al rischio di una denuncia che è alla portata di tutti e può danneggiare chiunque, nella reputazione, nella fedina penale, nella vita di tutti i giorni, nei progetti della propria esistenza. Questo blog, insomma, è un grido di allarme per tutti coloro che hanno un concetto esatto di cosa siano il diritto, la giustizia e il principio per cui la legge è eguale per tutti. Con l’arretramento rappresentato dalla legge anti-stalking in vigore e da tutta la sub-cultura che l’accompagna, quel principio è diventato un obiettivo, più che una presa d’atto.

La questione della legge anti-stalking, però, è solo il punto di partenza (e speriamo di arrivo) per i contenuti di queste pagine. Lo studio degli atti persecutori in Italia si è portato dietro col tempo, inevitabilmente, altre questioni cruciali: le separazioni, lo schiacciamento della paternità, le false accuse penali, le discriminazioni antimaschili nella narrazione mediatica e nella pratica quotidiana, la diffusione di fake-news basate su statistiche elaborate male e comunicate peggio, lo snaturamento dell’istituzione-famiglia, l’ideologia gender e tant’altro ancora. In altre parole oggetto ampio di questo blog è quello che in comunicazione viene chiamato “frame”: il quadro di riferimento che per l’informazione, e dunque per l’opinione pubblica, non è mai criticabile. Ogni cosa che sia fuori dal frame non va considerata o notiziata, ma semplicemente respinta. Questo blog, nei suoi termini generali, si pone proprio in direzione ostinata e contraria al quadro di riferimento oggi predominante, andando alla ricerca di un riequilibro nelle narrazioni e nelle pratiche tra generi che possa farsi fondativo per un futuro rinnovato, più equo e giusto.

Va detto, onde evitare facili fraintendimenti e altrettanto facili strumentalizzazioni, anche cosa questo blog non è. Cosa non sostiene.

varie_disequitàNon è un blog contro le donne. L’autore è di sesso maschile e non intende nascondere, come politica editoriale, la propria critica verso l’ideologia femminista e il modello femminocentrico e discriminatorio oggi preponderante. Ciò non toglie che il centro della questione sia la giustizia, che non ha genere. Solo incidentalmente la mobilitazione di questo blog riguarda una norma di legge e un frame comunicazionale discriminatorio e che pone sul banco degli accusati quasi essenzialmente uomini. Al centro della discussione c’è la giustizia, non un fatto di genere. Non è una sciocca battaglia tra maschi e femmine, che lascio volentieri ai bimbi dell’asilo.


Non è nemmeno un blog che cerca giustificazioni a omicidi e violenze. Non ci sarà mai una riga scritta a questo scopo. Ci saranno però molte righe dedicate alla comprensione dei fenomeni. Una comprensione sociologica, culturale, morale. Che è altra cosa dalla giustificazione. Chi scrive qui condanna senza appello ogni forma di violenza e sopraffazione contro chichessia. Ma non se ne sta delle narrazioni mediatiche, vuole vederci chiaro, vuole vedere nel profondo, vuole comprendere. Questa volontà di inquadrare correttamente le vicende, specie nei commenti alle notizie diffuse dai media, può essere scambiata per volontà giustificatoria. Ora, una volta per tutte e solennemente: così non è.

metallica-justice-tones

Con ciò ci si augura di avere chiarito quali sono gli obiettivi di queste pagine, e soprattutto quali non sono. Tutto il resto è in mano alla capacità di chi legge di aprire la propria mente anche a posizioni non conformi alla narrazione mediatica predominante. Si farà il possibile per essere comprensibili, ma non si potrà evitare di curare la forma, che spesso è sinonimo di sostanza. Chi non ne possiede le regole non potrà accedere a una comprensione piena dei contenuti. Il blog resta comunque aperto ai commenti, sebbene non si mancherà di filtrare espressioni di ideologismo fine a se stesso e di mancanza di argomentazioni. Mi si scusi per questo. La questione è più rilevante di quanto si pensi. Troppo per tollerare di perdere tempo con persone non in grado, in nessun caso, di capire.

Buona lettura.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: