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Scienza, scelte e la parità di genere

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

https://www.lafionda.com

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Da un commento del lettore Sandro Desantis
varie_universitaNel 2001 una riunione dei rettori di nove università americane d’élite chiese “cambiamenti significativi”, come destinare sovvenzioni e borse al personale docente femminile, riservare ad esso i parcheggi migliori nel campus e garantire che la percentuale di donne nel corpo docente corrisponda a quella delle studentesse.
Ma in queste storie di messaggi negativi, barriere invisibili e pregiudizi sessuali c’è qualcosa di strano. Il metodo scientifico consiste nell’avanzare ogni ipotesi che possa rendere conto di un fenomeno ed escluderle una dopo l’altra conservando soltanto quella giusta. Gli scienziati apprezzano chi è capace di elaborare spiegazioni alternative e da chi sostiene un’ ipotesi ci si aspetta che confuti le altre, anche le più improbabili. Eppure, nei dibattiti in ambito scientifico è raro persino che si menzioni un’alternativa alla teoria delle barriere e dei pregiudizi. Una delle eccezioni è una scheda che accompagnava nel 2000 un servizio di “Science”, in cui veniva citata una relazione presentata alla National Academy of Engineering da Patti Hausman, studiosa di scienze sociali:
La domanda sul perché le carriere nel campo dell’ingegneria non vengano scelte da un maggior numero di donne ha una risposta piuttosto ovvia: perché a loro non piacciono. Ovunque si guardi, si troveranno molte meno donne che uomini affascinate da ohm, carburatori e quark. Rifare i programmi di studi non mi renderà più interessata a imparare come funziona la mia lavapiatti.
uomo-donnaUna eminente ingegnere, seduta fra il pubblico, denunciò immediatamente quest’analisi come “pseudoscientifica”. Ma Linda Gottfredson, esperta di letteratura sulle preferenze vocazionali, fece notare che Hausman aveva i dati dalla sua parte: “In media, le donne sono più interessate a trattare con le persone e gli uomini con le cose”. I test vocazionali indicano anche che i ragazzi sono più interessati a occupazioni “realistiche”, “teoriche” e “investigative”; le ragazze a occupazioni “artistiche” e “sociali”.
Quelle di Hausman e Gottfredson, però, sono voci isolate. Il gap fra i sessi è quasi sempre analizzato nel modo seguente: ogni squilibrio fra uomini e donne in materia di occupazioni e retribuzioni è prova diretta di pregiudizi sessuali, se non nella forma di aperte discriminazioni, in quella di messaggi scoraggianti e barriere invisibili. La possibilità che fra uomini e donne vi possano essere differenze che influiscono sui lavori che svolgono e su quanto guadagnano non può essere menzionata in pubblico, perché danneggerebbe la causa della parità sul lavoro e gli interessi delle donne. E’ questa convinzione che ha fatto sostenere a Friedan e Clinton, per esempio, che non avremo raggiunto la parità fra i sessi finché donne e uomini non saranno ugualmente rappresentati e pagati in “tutte le attività professionali” (quindi anche in miniera…).
Nel 1998 Gloria Steinem e Bella Abzug, membro del Congresso, in un’ intervista televisiva definirono l’idea stessa di differenze fra i sessi una “scemenza”, una “sciocchezza antiamericana” e quando ad Abzug fu chiesto se parità fra i sessi significasse numeri uguali in ogni campo (quindi anche in fonderia e nei cantieri…), la sua risposta fu:”Cinquanta e cinquanta, assolutamente”. Quest’analisi del gap fra i sessi è diventata anche la posizione ufficiale delle università. Che i rettori degli atenei d’élite degli Stati Uniti siano pronti ad accusare i colleghi di odiosi pregiudizi senza nemmeno prendere in considerazione spiegazioni alternative (per accettarle o rifiutarle, non importa), dimostra quanto il tabù sia profondamente radicato.

Man-vs-WomanIl problema di quest’analisi è che l’ineguaglianza negli esiti non può essere portata come prova di un’ineguaglianza di opportunità, a meno che i gruppi comparati non siano identici in ogni tratto psicologico, cosa che potrebbe avvenire solo se fossimo tabulae rasae (non lo siamo…). Ma accennare alla possibilità che il gap fra i sessi sia dovuto, almeno in parte, a differenze fra i sessi rischia di far scoppiare la guerra, specie se a dirlo è un uomo bianco occidentale. Chi osa farlo deve aspettarsi di venir accusato di “volere tenere le donne al loro posto” o di “giustificare lo status quo”. Il che non è meno insensato che accusare uno scienziato che studi i motivi per cui le donne vivono mediamente più a lungo (salvo in Paesi come l’Afghanistan, il Nepal e pochissimi altri) di “volere che i vecchi di sesso maschile muoiano”. Lungi dall’essere una manovra architettata dagli uomini per difendere i loro interessi, le analisi che mettono in luce le pecche della teoria della barriera invisibile vengono in larga misura da donne, come Hausman, Gottfredson, Judith Kleinfeld, Karen Lehrman, Cathy Young e Camille Benbow, le economiste Jennifer Roback, Felice Schwartz, Diana Furchtgott-Roth e Christine Stolba, la studiosa di diritto Jennifer Braceras e, con maggiori riserve, l’economista Claudia Goldin e la studiosa di diritto Susan Estrich.


varie_indagineuomo
Compila il questionario: http://www.sondaggio-online.com/s/7524a20

36 thoughts on “Scienza, scelte e la parità di genere

  1. Ehm.. Davide per quanto riguarda le T shirt è possibile stampare i disegni su maglie a maniche lunghe?
    Scusate l’off topic.

  2. Una cosa interessante.
    Le donne sono più intelligenti degli uomini!
    Annuncia entusiasta la stampa italiana nel 2012
    http://www.lastampa.it/2012/07/15/societa/le-donne-sono-piu-intelligenti-ecco-le-prove-degli-scienziati-365k8KeoxsKf4HV3PhjmFN/pagina.html
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/16/donne-sono-piu-intelligenti-degli-uomini-secondo-studio-sul-quoziente-intellettivo/295020/
    https://www.repubblica.it/scienze/2012/07/16/news/donne_pi_intelligenti_uomini-39121783/
    La Repubblica si distingue per misandria concludendo addirittura con:
    “Emma Gordon, una studentessa laureatasi alla Bristol University con il massimo dei voti, concorda: “Oggi è diventato socialmente accettabile che una donna sia più intelligente di un uomo e i dati scientifici lo dimostrano”. Helena Jamieson, uscita da Cambridge con un dottorato, crede che sia stato sempre così: “Sotto sotto noi donne abbiamo sempre saputo di essere più intelligenti degli uomini, ma in passato dovevamo attenerci allo stereotipo del “gentil sesso”, perciò abbiamo lasciato credere che fossero più intelligenti loro”.”
    Ma davvero?
    No, semplicemente le donne si sono avvicinate moltissimo agli uomini in un test: prima i punteggi femminili erano nettamente inferiori, ora sono inferiori ma con differenza irrilevante.
    “In July 2012, several media outlets reported Flynn as claiming that women had, for the first time in a century, surpassed men on IQ tests based on a study he conducted in 2010.[22][23] However, Flynn announced that the media had seriously distorted his results and went beyond his claims, revealing that he had instead discovered that the differences between men and women on one particular test, the Raven’s Progressive Matrices, had become minimal in five modernised nations (whereas before 1982 women had scored significantly lower).”
    https://en.wikipedia.org/wiki/James_Flynn_(academic)#Controversial_remarks

  3. una donna che sceglie facoltà umanistiche le sceglie perchè vuole sceglierle, la sua preferenza è libera, una donna che sceglie le materie scientifiche le sceglie perchè vuole sceglierle. le peferenze di uomini e donne sono sempre libere e genuine, però ‘articolo è interessante e smonta alcune teorie sulla presunta “diversità” dei cervelli tra uomini e donne
    https://www.wired.it/scienza/lab/2018/10/06/donne-scienza/

    1. Mi sono fermato a

      “La scienza delle differenze di genere è un campo minato, spesso contraddittorio e complessissimo.”

      Se c’è una “scienza delle differenze di genere” si suppone che vi siano differenze tra i sessi, abbastanza notevoli da creare addirittura una scienza che le studia.
      Quindi direi che è sufficiente per smentire qualsiasi altra cosa sia scritta dopo.

      Sai perché dicono volentieri che c’è una “scienza delle differenze di genere” ma non ammettono differenze tra i sessi?
      Non c’è nessuna contraddizione, lo spiegò benissimo quella bambina:

      “Ma voi femmine e i maschi siete uguali o diversi?”
      “A seconda di come ci fa comodo”

      Se domani si sollevasse una polemica sulla mancanza di uomini nelle facoltà umanistiche e tra gli insegnanti, tutte le argomentazioni di Strumia, rigettate con sdegno, sarebbero immediatamente utilizzate per giustificare tale differenza, dalle medesime persone che si erano dette “tanto offese”.

      Per citare Strumia: il gioco è sempre quello che si faceva decine di migliaia di anni fa, nelle pianure africane…

    1. In bambini e bambine vi è il germe innato della differenza sessuale.
      Ma l’idea che sia la disposizione genetica che spinge a selezionare gli stimoli dell’ambiente secondo il ruolo sessuale, contraddice la tesi molto popolare e in voga non solo fra le femministe, ma anche presso molti e stimati ambienti scientifici, secondo la quale la differenza sessuale è frutto esclusivamente dell’ambiente culturale, il prodotto di una secolare educazione agli stereotipi.
      I dubbi intorno a questa concezione sociogenetica hanno cominciato ad addensarsi in seguito all’esperienza di asili alternativi sorti dopo il ’68.
      All’epoca, molte giovani coppie di genitori decisero di rompere con i ruoli sessuali tradizionali impartendo ai figli un’educazione non repressiva e sessualmente neutra.
      L’idea era che le differenze tra maschi e femmine sarebbero andate così via via scomparendo, anzi non sarebbero sorte affatto.
      In Germania, tra le varie iniziative, vi fu l’organizzazione di asili autogestiti da cooperative di genitori, che furono battezzati “Tante-Emma-Laden”, le botteghe della zia Emma.
      In questi Kinderladen o botteghe dell’infanzia, si cercò di praticare una cultura della non-violenza e di favorire l’affermarsi di comportamenti solidali e reciproci.
      I promotori dei Kinderladen intendevano soprattutto mettere in discussione i tradizionali ruoli sociali, per cui, per esempio,le bambole erano tabù per le femmine.
      Gli psicologi Horst Nickel e Ulrich Schmidt Denter, all’epoca ricercatori presso l’Università di Dusselfort, ed essi stessi simpatizzanti di un’educazione antiautoritaria, si prefissero di documentare il progetto dei Kinderladen dal punto di vista scientifico.
      Misero quindi a confronto lo sviluppo di circa 400 bambini in età compresa fra i tre e i cinque anni provenienti in parte da scuole tradizionali e in parte da quelle alternative.
      In un primo momento, i rilevamenti sembrarono confermare le aspettative: le attività di gioco nei Kinderladen palesavano una minore tendenza alla conflittualità.
      Ma la ragione era che, in caso di contrasto, le bambine cedevano subito, senza colpo ferire.
      Si scoprì così che le differenze comportamentali erano ancora più pronunciate nei bambini cresciuti nelle antiautoritarie “botteghe di zia Emma”, i quali si avvicinavano agli stereotipi sessuali più dei bambini educati tradizionalmente.
      I maschi erano più aggressivi e inclini all’uso della forza e le femmine più paurose e portate a cedere ai maschi in situazioni di esasperata competizione.
      Le femmine imparavano a “difendersi” solo verso i cinque anni.
      La conclusione fu scoraggiante: gli stereotipi che gli studiosi si aspettavano di trovare negli asili tradizionali erano ancora più “ingombranti” nei Kinderladen alternativi.
      Successive ricerche hanno avvalorato i dubbi sulla tesi sociogenetica della differenza sessuale.
      L’educazione agli stereotipi maschio-femmina durante i primi anni di vita non è mai tanto sistematica da spiegare l’insorgere di comportamenti specifici solo attraverso la socializzazione.
      Questo vale in maggior misura per le categorie “autoaffermazione e aggressività”, dove le differenze di comportamento vanno ben al di là di quanto possa incidere l’esempio trasmesso quotidianamente dai genitori.

      1. Anche l’esperienza dei kibbutz israeliani, animati da uno spirito egualitario e dall’obiettivo di emancipare le femmine dagli “svantaggi” della maternità, ha dimostrato in maniera incontestabile la diversità esistente fra i due sessi.
        Nei kibbutz l’accesso alle professioni era aperto a tutti indiscriminatamente, le femmine erano educate a non porre eccessiva cura nell’aspetto esteriore e invece di crescere in nuclei familiari tradizionali i bambini erano allevati in speciali comunità per l’infanzia.
        In modo affine ai Kinderladen tedeschi, anche nei kibbutz l’educazione era strettamente unisex e mirava a estirpare gli stereotipi maschio-femmina.
        Tra il 1956 e il 1958 l’antropologo americano Melford E.Spiro dedicò un’ampia ricerca alle conseguenze dell’educazione innovativa applicata ai kibbutz israeliani.
        E fu il primo a sorprendersi scoprendo che i piccoli israeliani sviluppavano le classiche preferenze per giochi maschili e femminili.
        A dispetto di tutti gli sforzi degli educatori, particolarmente spiccata era la preferenza delle bambine per giochi mamma-bebè.
        L’antropologo andò oltre: tornò a controllare i soggetti del suo studio dopo un intervallo di vent’anni.
        Le bambine dei kibbutz, ora adulte, erano diventate donne “emancipate”, tenaci nel perseguire gli stessi obiettivi professionali dei colleghi uomini?
        Avevano sviluppato gli stessi interessi professionali dei maschi della loro generazione?
        Al contrario.
        Spiro constatò una specie di controtendenza: la maggior parte delle femmine cresciute nei kibbutz era tornata coscientemente ai ruoli tradizionali, con l’annessa divisione dei compiti.
        Invece di continuare la lotta per l’emancipazione impegnandosi nell’eliminazione di pregiudizi e ingiustizie, queste femmine cresciute all’insegna dell’ideale della parità dei sessi ora chiedevano di dedicarsi ai figli e al focolare domestico, contrapponendo a quell’ideale unisex una scelta di vita ispirata ai ruoli tradizionali.
        Spiro, fino ad allora fautore della tesi sociogenetica dei ruoli sociali, concluse ipotizzando l’esistenza di “fattori preculturali determinanti”: fattori biologici, dunque, che determinano in modo decisivo le costanti comportamentali di maschi e femmine.

  4. Per la gioia di lettori e lettrici, oggi ho fatto ammettere a Nadia Somma, pubblicamente, che donne e uomini hanno predisposizioni diverse!
    Ovviamente tra i commenti al suo articolo dove afferma che Strumia è “sessista” nell’avanzare la teroai che donne e uomini hanno predisposizioni diverse.
    Nadia Somma:
    gli scacchi sono un gioco di memoria non di intelligenza e secondo me le donne non ci si appassionano perchè fondamentalmente è poco creativo
    Eric Lauder:
    Sa perché lei può suggerire che gli uomini abbiano più memoria delle donne e le donne abbiano più creatività degli uomini, senza produrre alcun dato e senza temere ritorsioni in campo professionale?
    Perché lei è una donna.
    Un uomo non può farlo.
    Grazie comunque per il suo ravvedimento, a quando un articolo pro-Strumia?
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/03/strumia-la-zavorra-sessista-non-frena-le-scienziate-e-donna-strickland-lo-dimostra/4655049/#27681863

    1. “gli scacchi sono un gioco di memoria non di intelligenza”

      Gli scacchi sono un gioco di strategia.
      La tapina avrà letto da qualche parte che le “intelligenze artificiali” vincono calcolando tutte le mosse possibili.
      Ma appunto gli umani non hanno la capacità mnemonica e la velocità di calcolo delle macchine, dunque risolviamo con l’intelligenza. Troviamo la strada più breve con le informazioni a disposizione, poche o tante che siano.
      Intelligenza che la Somma non riconosce alle sue co-generi.

      “e secondo me le donne non ci si appassionano perchè fondamentalmente è poco creativo”

      Guarda caso per la Somma le donne non si appassionano agli scacchi perché sono “poco creativi”.
      Perché loro sono più creative, più tutto… si annoiano ad usare il cervello, temono si consumi.
      Per non dire che invecchia anche la pelle.

      Donne: adesso capite con chi ve la fate?
      Questa gente non solo non vi apprezza, ma vi sfrutta solo per la carriera.
      Si sono create/i una carriera sulla vostra pelle, sui vostri complessi, sulle vostre paure.

    2. @Eric. Persone come la Somma, una esaltata femminista che fa la agit-prop, parte dall’assunto ideologico che l’uomo è immensamente più cretino e meno intelligente di una donna. Siccome gli scacchi sono da sempre un gioco per persone spiccatamente intelligenti, non ammetteranno mai che le donne perdono o si disinteressano degli scacchi; oppure diranno che è un gioco “non gioco”, poco creativo.
      Loro unico scopo è denigrare il genere maschile, svalutarlo, sottovalutarlo, squalificare ogni opera maschile.
      Se tanti Scienziati sono maschi, allora devono dire per forza che tutto ciò è frutto di discriminazione.
      Alla faccia di donne prefetto, donne capitane di corvetta, donne questore, donne che comandano la squadra mobile, donne numerosissime nella truppa delle forze dell’ordine, donne insegnanti (80%), donne presidenti di sezione di cassazione, donne avvocato (50%), e presidente della camera (da decenni, donne a partire dalla Jotti).
      tutte queste donne citate si mettono a ridere se parli loro di “discriminazione di genere” o di altre bufale procreate
      dalla propaganda femminista solo per ottenere MAGGIORE POTERE, più posti di comando al solo fine di
      scalzare i maschi dai centri di potere.
      Si attendono le quote rosa sui ponteggi dei cantieri.

      1. Secondo me le differenze si compensano, alcune sono affascinanti, e se si riflette un attimo si capisce bene lo scopo: l’uomo è ipersensibile ai movimenti rapidi, la donna distingue meglio le sfumature di colore, l’uomo esce per andare a comprare una cosa ben precisa, la donna gira per ore a fare shopping senza uno scopo preciso. Le prime due sono differenze biologiche assodate, le ultime due generalizzazioni sui comportamenti che però nella maggioranza dei casi sono vere.
        Io vedo un cacciatore e una raccoglitrice, due macchine perfette. Lei vede i fichi o i durian verdi in mezzo al fogliame verde, lui no. Però lui vede il movimento della preda, lei non ne ha bisogno perché i fichi non si muovono. Lui ha bisogno del senso dell’orientamento perché inseguendo le tracce della preda può finire chissà dove. Lei molto meno, perché gira più o meno in tondo, seguendo un percorso più o meno prestabilito, intorno alla residenza abituale – come se facesse shopping.

        1. eric lauder, siamo fermi a “le donne non sanno leggere le mappe”? Ma dai..sarà stato vero nel medioevo quando in effetti alle donne (alla maggioranza delle donne) non occorreva saper leggere una mappa, oggi non è più così, oggi ci sono donne con un senso dell’orientamento maggiore di certi uomini, la tua è una generalizzazione sui comportamenti come ammetti tu stesso e non è sempre vera, e sospetto non lo sia neanche nella maggioranza dei casi non nel 2018

          1. No, le mappe sono su carta e su formato relativamente ridotto, le donne generalmente le sanno leggere meglio degli uomini: per una donna trovare un oggetto particolare in mezzo a un gruppo di oggetti confusi è più facile – è proprio così che vedono i fichi sulla pianta.
            L’orientamento è muoversi col corpo in una spazio vasto e tridimensionale.
            E’ la ragione per cui, ad esempio, le ragazzine preferiscono i videogiochi “hidden object” e i ragazzi quelli dove ci si muove in un ambiente virtuale tridimensionale.

            1. guarda che non viviamo più in società basate su caccia e raccolta. ci possono essere donne con un senso dell’orientamento superiore a quello di certi uomini

              1. Sbagli: non che ci “possono” essere donne con un senso dell’orientamento superiore a quello di “certi” uomini.
                Ci sono donne con senso dell’orientamento superiore all’uomo medio, e molto superiore a quello di “certi” uomini.
                Io ad esempio sono uomo e se vado in un bosco è facile che mi perdo, senso dell’orientamento scarso, una volta stavo con una che invece sapeva orientarsi benissimo in mezzo a un bosco.
                Ci sono anche donne più alte dell’uomo medio, ci sono di sicuro, non è che “possono” esserci.
                Però le donne sono più basse degli uomini, le donne hanno minor senso dell’orientamento degli uomini, le donne giocano a scacchi peggio degli uomini: è una questione di numeri, la maggior parte delle donne è così.
                Elevare l’eccezione a regola e poi pretendere 50:50 su tutto non è diverso da confondere l’80:20 di Pareto con 100:0.

      1. Il ricciocorno è quel blog pieno di donne che dicono che:
        A) Uomo sobrio fa sesso con donna ubriaca = uomo stupratore.
        B) Uomo e donna entrambi ubriachi = uomo stupratore.
        C) Uomo ubriaco e donna sobria = sesso, niente stupro.

        Che risposte vuoi che ti diano?
        Che le donne sono discriminate, e se tu dimostri che non sono discriminate questa mancanza di discriminazione è indice di una discriminazione anti-femminile ancora maggiore.

        Come questa:
        I soldati israeliani NON stuprano le donne palestinesi.
        “Ma è gravissimo!” dice la studentessa femminista! Non le toccano perché sono non vedono le donne come esseri umani!
        Non ci credi?

        The abstract of the paper, authored by doctoral candidate Tal Nitzan, notes that the paper shows that “the lack of organized military rape is an alternate way of realizing [particular] political goals.”
        The next sentence delineates the particular goals that are realized in this manner: “In the Israeli-Palestinian conflict, it can be seen that the lack of military rape merely strengthens the ethnic boundaries and clarifies the inter-ethnic differences – just as organized military rape would have done.”
        The paper further theorizes that Arab women in Judea and Samaria are not raped by IDF soldiers because the women are de-humanized in the soldiers’ eyes.
        The paper was published by the Hebrew University’s Shaine Center, based on the recommendation of a Hebrew University professors’ committee headed by Dr. Zali Gurevitch.

        http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/124674#.Ve20vmC_vdt

        1. “Non ci credi?”

          Non ho alcuna difficoltà a crederlo.
          Dopo aver ricevuto questa risposta non mi stupisco più di niente:
          “Le donne non facevano il servizio militare non per privilegio ma per motivi discriminatori, perché era impedito alle donne di accedere alla carriera militare. E ricordo che è dal 2009 che le donne hanno il pieno accesso a tutte le cariche militari. E premetto che io sono antimilitarista per me nemmeno gli uomini dovrebbero fare il militare, ma escludere una categoria intera a delle carriere o a dei servizi, non è privilegio ma DISCRIMINAZIONE.
          Classico ribaltare la frittata, come dire che fino al 1972 le donne erano delle privilegiate perché non facevano il magistrato, il notaio o il chirurgo.”
          Si noti che la risposta non fu scritta da un’utente qualsiasi del blog, ma da una delle più presenzialiste, ritenuta preparata e intelligente (una vera IDEOLOGA). Talmente lucida e onesta da non rendersi nemmeno conto di quanto illogico e pretestuoso sia il paragone con magistrati, notai e chirurghi, professioni che potevano essere SCELTE liberamente dagli uomini, a cui non erano COSTRETTI, a differenza della naja.
          Naturalmente NON vi fu risposta quando glielo feci notare.
          Cos’ come non ci fu risposta quando le feci notare il suo spassoso autogol:
          [Foxtrot ha detto:
          21 agosto 2018 alle 13:51
          @IDA
          “E è bene ricordare che OGGI, in caso di guerra(,) il posto più sicuro è proprio fare il soldato.”
          “le donne registrano un buon incremento di richieste rispetto allo scorso anno.”

          Già… Buona paga, posto sicuro… (OGGI). Che chiedere di più?
          Se poi càpita di ammazzare dei civili, pazienza.]

          1. Beh, è normale, se una è discriminata è discriminata, non è che non discriminandola più cessa di essere discriminata ???? vorrà dire che ci sarà qualche altra discriminazione nascosta dietro l’apparente mancanza di discriminazione ????
            Niente di nuovo, è come avere a che fare con delle bambine capricciose, se non dici loro un “NO” bello deciso quelle continuano all’infinito.
            E’ come quando ti paragonano ai musulmani per zittirti, la risposta giusta è: “non è il mio ideale, ma tra la vostra società e la loro se proprio debbo scegliere, malvolentieri scelgo la loro. E se dovessero rivedere le loro posizioni sulla birra e la bistecca di maiale, neanche troppo malvolentieri”. Gli rispondi quello e la bambina smette subito di fare i capricci.

        2. Intanto è arrivata la risposta dell’ideologa :

          [IDA ha detto:
          6 ottobre 2018 alle 22:15

          Cosa c’entrano gli scacchi? Cosa dovrebbero dimostrare? Quali differenze?
          Gli scacchi sono un gioco, individuale, di strategia e altamente competitivo. Forze si vuol dire che le donne non raggiungono certe posizioni perché non sono strateghe e competitive? Si! Anche perché gli uomini si muovono in un ambiente a loro familiare, le donne al contrario si trovano in un ambiente, anche se non apertamente ostile ma carico di pregiudizi a loro danno.
          http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2015/04/15/ricerca-per-donne-carriera-palo-solo-scienziate-arriva-vertici_ExAA1vyzU9aERID4xJDK1H.html?refresh_ce
          Forse perché le donne sono meno competitive, ma di certo c’è un problema, che le donne hanno la famiglia, gli uomini pare di no. Le donne se pensano alla famiglia, trascurano il lavoro, se pensano al lavoro, trascurano la famiglia. Devono sempre fare una scelta tra lavoro e famiglia.]

          Ecco finalmente svelato il mistero!
          Tengono famiglia! (E gli uomini no).
          (Pure le milioni di nubili?)
          Stupido io a non averci pensato.

          1. Curioso come il fatto di “tenere famiglia” non impedisca a parecchie di loro di impiegare un enorme quantità di tempo ed energie per riempire pagine e pagine di commenti sessisti (nonché video) per ogni dove, nel web, allegando link in quantità industriale, evidente frutto di una minuziosa e laboriosa ricerca (cherry picking).
            In quel caso non devono “fare una scelta” tra famiglia e minchiate.
            ????

          2. Sai perché non vincono a scacchi?
            Perché non possono cambiare le regole in maniera tale da essere avvantaggiate.
            Non c’è un terzo che decide chi vince, da’ loro vantaggi o cose simili.
            Hanno solo due modi di vincere:
            Essere più brave dell’avversario.
            Convincere l’avversario a lasciarle vincere.
            Gli manca il terzo modo, il loro preferito: convincere la società che essendo discriminate è necessario cambiare le regole in loro favore.
            In effetti è stato fatto anche negli scacchi: si è creato il campionato mondiale per sole donne, ma più di così non si può fare.

          3. Direi comunque che non è male: prima Nadia Somma suggerisce che le donne hanno meno memoria ma sono piu creative, adesso questa (che tu dici essere l’ideologa del sito) che dice “Forse perché le donne sono meno competitive”.
            E queste sono femministe, estremiste sul tema.

            Come si vede il vero problema non sono certo le donne, e neppure le femministe sono un ostacolo grosso.
            Sono gli uomini ansiosi di non offendere le donne, se non di compiacerle. E quando questi uomini confondono “donne” con “femminismo” la frittata è fatta.

              1. @foxtrot @eric
                credo che voi stiate perdendo tempo appresso a dei soggetti che sono lì semplicemente per continuare a perorare
                come dischi rotti le loro ragioni ultrafemministe. L’unico sistema è di dare loro ragione, in modo ossequioso. Per quanto riguarda Ida, si tratta di una signora che all’incirca va sulla sessantina, è ferma alla musica americana primi anni 70 ed è una nostalgica dei bei tempi che furono. “maschi borghesi ancora pochi mesi”. Fosse per lei, farebbe qualche barricata .
                questo è il blog della attempata signora:
                https://bccida.wordpress.com/
                periodicamente va sul blog della psicho-riccia per fare interventi ad adiuvandum che comunque facciano risaltare
                le sue ferree convinzioni, ovviamente non smentibili da noi poveri analfabeti . 🙂
                quanto alla ricciocorna, il suo blog anti-padri e la fissità paranoide degli argomenti dimostrano che si tratta di una separata (male), che ha avuto un figlio, che teme fortemente che il figlio venga riprotetto per avere rapporti familiari col padre. Altrimenti non è spiegabile perchè ha dedicato diversi anni a calunniare i padri separati che secondo lei, nella ipotesi migliore, sono incapaci di fare i padri, nel caso peggiore sono stupratori e pedofili in servizio permanente effettivo. Oppure si tratta di maniaci sessuali che frequentano donne a pagamento come tali stuprate.
                particolarmente specializzata nel fare copia incolla di tesi altrui, screenshot che riporta da una pagina all’altra, da internet al suo blog, da lì a facebook, in un giro vorticoso di manipolazioni che fa dubitare sul fatto che realmente costei
                ha un LAVORO nella vita. Perchè per fare quel tipo di cose ci vuole un sacco di tempo.

                valutate voi se è il caso di discuterci.

                1. Grazie del tuo contributo, Giannetto.
                  Condivido le tue riflessioni.
                  Quanto a questo:
                  “valutate voi se è il caso di discuterci.”
                  Solo finché trovo la cosa più divertente che faticosa.

                  1. Prego. sei libero di fare come credi ….conoscendole un pochino, credo che sia più opportuno convogliare le proprie forze su aspetti più proficui. Trovo inutile (personalmente) stare a spendere tempo con donne profondamente odiose nei
                    confronti del sesso maschile, per motivi sicuramente legati a qualche grossissima delusione. Chissà. E’ un interrogativo che giro volentieri a qualche analista, ma di quelli bravi, perchè la loro insistenza anti-maschile nasconde grandi
                    traumi irrisolti e risolvibili con grandi sedute, grandi parcelle e grosso impegno della paziente ????

                    1. “credo che sia più opportuno convogliare le proprie forze su aspetti più proficui”
                      Tipo?
                      Non intendo metterti in imbarazzo, è una domanda seria.
                      Qualsiasi suggerimento, sarà il benvenuto.
                      Per il resto, sono ancora completamente d’accordo con te.

                  2. Da tempo sono arrivato alla conclusione che il femminismo, lungi dall’aver costruito una coscienza “politica” nella stragrande maggioranza femminile* ne ha però determinato quasi esclusivamente una dimensione “psichica”, al cui centro sta un recondito e malcelato disprezzo per il maschile, da cui ogni pensiero s’irradia.
                    Chi ne conosce la narrazione su cui basa, non si stupisce del perché ciò sia accaduto.
                    Il terreno “psichico” è quello su cui ha giocato e…bisogna ammetterlo (almeno fino ad ora) ha signoreggiato indisturbato.
                    Moltissime donne oggi pensano, ragionano, usano terminologie e logiche indiscutibilmente femministe…ma non si dichiarano femministe.
                    Immaginano che le femministe siano quelle che scendono in piazza coi cartelli urlando slogan.
                    In una sorta di dissociazione psichica, rifuggono da quel concreto modello femminile, condividendone però sostanzialmente ogni singola istanza.

                    *uso il generico femminile e non “donne”, poiché l’indottrinamento comincia sin dalla più tenera età.

        3. Naturalmente glissa (come sempre) sulla evidente matrice sessista che tu hai fatto notare:
          se un uomo (Strumia) parla delle differenze tra sessi – con dati e metodo scientifico – è sessista, quindi non va discusso nel merito ma cacciato via; se ne parla una donna (Somma) – senza dati e alla “Viva il Parroco”, secondo convenienza – allora va tutto bene ( e non è sessista, lei).

          1. Glissa anche sulla parte che dice che le femministe non si sono mai opposte al sessismo implicito di un campionato di scacchi per sole donne, che ridicolizza le donne visto che c’è già un campionato misto e non esiste alcun campionato per soli uomini.
            E’ questa la parte più grave, quella che fa notare tu è al secondo posto.

  5. “ogni squilibrio fra uomini e donne in materia di occupazioni e retribuzioni è prova diretta di pregiudizi sessuali”
    Ma niente niente fossero convinte che sono gli effetti a produrre le cause?

    1. Non ne sono affatto convinte, sanno benissimo che ci sono differenze.
      Semplicemente parlano di uguaglianza quando vogliono portare artificiosamente le donne alla pari con gli uomini, e parlano di “differenze di genere” per giustificare gli svantaggi maschili (ad esempio il fatto che il 60% delle lauree e il 63% dei master siano conseguiti da donne, con nettissima prevalenza nelle materie umanistiche) – quelle invece che non sostengono la teoria delle “differenze di genere” ti dicono “beh, il patriarcato danneggia anche gli uomini!” (con un bel “chissenefrega” sottinteso e neanche troppo) epperò si oppongono lo stesso a misure che allevino i danni prodotti agli uomini dal “patriarcato”, chissà perché…
      Comunque il problema non sono né le femministe (troppo poche) né le donne (la maggior parte delle donne mostra grande buonsenso su questi argomenti), sono le connivenze politiche del femminismo e soprattutto gli uomini che non hanno il coraggio di rispondere per le rime o peggio ancora supportano le femministe, fanno gli zerbini. Questo include, a puro titolo di esempio, praticamente tutti gli uomini iscritti alla CGIL: è un sindacato, ma si oppone apertamente al DDL Pillon. Perché mai uno che paga la tessera non dovrebbe chiedere:
      “Che cavolo ha a che fare il sindacato, che dovrebbe proteggere i diritti dei lavoratori, con una legge che parla di separazioni? State sprecando le risorse che ci servono per ben altre lotte!”
      Non lo fa perché o
      Ha interessi politici/economici/clientelari e quindi sta zitto (questo è il più normale dei tre)
      E’ un coniglio, e paga la tessera per sentirsi ancora più coniglio
      E’ uno zerbino

      1. [Non lo fa perché o
        Ha interessi politici/economici/clientelari e quindi sta zitto (questo è il più normale dei tre)
        E’ un coniglio, e paga la tessera per sentirsi ancora più coniglio
        E’ uno zerbino]

        C’è una quarta eventualità (positiva, questa):
        lo ha già fatto tanti anni fa (come me) per altri motivi.
        Oggi avrebbe semplicemente un motivo in più.


        Leggendo la ridda di argomentazioni (!) di femministe e zerbini vari, mi è tornata in mente questa barzelletta:

        Dinanzi al giudice.
        “Lei, Signor Pietro, afferma di aver prestato la Sua autovettura al Signor Paolo, che Gliela avrebbe restituita danneggiata, come da foto agli atti.
        Ora, in questa sede, sta chiedendo al Sig. Paolo il risarcimento del danno.
        Che ha da dire a Sua discolpa, Sig. Paolo?”

        “Innanzitutto chiariamo un punto: il Sig. Pietro non mi ha mai prestato la sua autovettura.
        Aggiungo che quando me l’ha consegnata, era già danneggiata.
        Infine – e questo taglia la testa al toro, Sig. Giudice – quando Gliel’ho restituita era perfettamente integra, come nuova, senza traccia di riparazione alcuna!”

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