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Simone Pillon: un senatore ostaggio delle Brigate Rosa

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grafica_famiglia“La famiglia è stabilità e sicurezza e può salvare il mondo”. Questa frase, su cui si può essere più o meno d’accordo, secondo i miei parametri personali non contiene un messaggio pericoloso, ostile, eversivo o sovversivo. Se lo fosse, gran parte dei sacerdoti cattolici, su su fino a Sua Santità, e molte altre persone qualunque dovrebbero finire nell’occhio del ciclone, ma così ovviamente non accade. Si tratta in realtà di una frase pronunciata dal Senatore Simone Pillon, durante un recente convegno a Varese. Ripeto: si sia d’accordo o meno col concetto in sé, è un componente delle istituzioni democraticamente eletto a pronunciarlo, così esprimendo una propria libera opinione.

Ed è così anche quando Pillon parla di altri temi come l’aborto, la fecondazione, le separazioni e gli affidi dei minori. Certo sono temi caldi, attivano immediatamente, come si è visto di recente, un settore ideologico ben identificato, che reagisce in modo animoso, stile cani di Pavlov, non tanto per la sostanza dei concetti ma per il solo fatto che chi li esprime faccia parte del movimento detto “Pro-Vita”. Una formula che suscita subito slogan e frasi fatte sul ritorno al medioevo e cose del genere. In ogni caso non mi risulta, ad oggi, che il Senatore Pillon si sia occupato o abbia rilasciato dichiarazioni scomode sulla criminalità organizzata, il traffico d’armi o di droga, le ecomafie e cose del genere. Eppure al citato convegno di Varese si è presentato sotto scorta.

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varie_tweetpillonHo provato a contattarlo per averne conferma, ma non ho ancora avuto risposte, dunque pongo la questione qui, pubblicamente: è importante sapere se è vero ciò che si dice, ossia che da qualche tempo quella scorta lo accompagna sempre. Non sarebbe normale: la protezione viene data in genere ai ministri-chiave o alle cariche istituzionali, non basta essere senatori. A meno che non vi siano oggettive condizioni di pericolo per l’incolumità del parlamentare. Ma quali pericoli? Lo si è detto: non si occupa di questioni “a rischio” come mafia, camorra, droga, armi o cose del genere. E’ un senatore qualunque, con idee legittime come tante altre, che si esprime e propone leggi coerentemente con le proprie idee. Eppure potrebbe essere a rischio. Vero, qua e là sono spuntate scritte minacciose sui muri di alcune città, sui muri virtuali dei social network girano contenuti ancora più espliciti e in alcuni incontri pubblici si è trovato di fronte a incursioni e provocazioni di femministe radicali, nulla  però che non possa essere classificato come puramente incivile.

Qualcosa di più che non è dato sapere dev’essere accaduto se davvero ora Pillon va in giro con una scorta. Qualcosa di molto più grave, che oltre tutto sta spingendo il Senatore a evitare determinati incontri pubblici. Ben inteso: dico questo parlando di Pillon, ma lo direi per chiunque altro nelle sue condizioni. Mi sono già espresso molte volte in modo molto critico rispetto al suo discusso DDL, dunque non posso essere fatto passare per un fan di quella proposta. Stimo l’uomo Pillon, e non ne ho fatto mai mistero, ma questo esula dai principi che costituzionalmente dovrebbero proteggere lui e chiunque altro dal sopruso e dal bavaglio ottenuto con la forza. Nessuno in Italia dovrebbe finire ostaggio di gruppuscoli sparuti e fuori controllo per la violenza ideologica che esprimono, né tanto medio di mass media passivi quando non complici. Un crocevia dove la storia italiana è già passata, per altro. Ad aprire la strada a questi virus della democrazia è probabilmente anche la scomparsa di un serio partito di sinistra: in un quadro organizzato i cani sciolti vengono messi alla catena e tenuti buoni con qualche biscottino. Ora che la sinistra è una poltiglia di hashtag, slogan e poco altro, le gabbie sono aperte e il fanatismo può dilagare senza controllo. Costringendo ogni persona libera, senatore o meno che sia, comunque appartenente a una comunità teoricamente democratica, a tacere, ad aver paura a parlare o esprimere le proprie idee.

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varie_pillonostaggioAlla luce di questo, ha senso chiedersi quale sia il livello di libertà e democrazia in questo paese. E’ ancora possibile per una persona qualunque, e ancor più a un rappresentante eletto, esprimere la propria opinione liberamente e pubblicamente? Quale forma di democrazia deviata consente a gruppi organizzati di fanatiche e fanatici di chiudere la bocca a chi esprime concetti con cui costoro non sono d’accordo? La scorta di cui si vocifera e le effettive rinunce di Pillon ad alcuni incontri pubblici “a rischio” sono la prova che l’intimidazione è diventata uno strumento legittimo di questa democrazia spacciata per 2.0, ma che in realtà torna indietro ai tempi del fascismo e delle sue squadracce. Proprio quel periodo storico che così tanto e così spesso le pasionarie di oggi evocano con tremebonda retorica. Solo io trovo tutto questo tremendamente preoccupante? Solo a me pare che un senatore ostaggio del fanatismo sia il simbolo di un’intera comunità vicina a diventare un bivacco di manipoli? Lo dico ora in tempi ancora non del tutto sospetti: le Brigate Ro$a e le loro propaggini vanno debellate. Sul piano culturale e mediatico, prima ancora che sul piano organizzativo o penale. Prima accade, meglio è. Per tutti.


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4 thoughts on “Simone Pillon: un senatore ostaggio delle Brigate Rosa

  1. siamo vicini alla fine, sono arrivati a lasciare impunita una che ha sfregiato con l’acido un uomo, adesso lasciano impunite quelle donne che minacciano un senatore e che sono organizzate in un gruppo eversivo …. i magistrati, dopo aver distrutto trasformato il diritto civile nel loro diritto di libero arbitrio, vogliono fare la stessa cosa con il diritto penale !!

  2. Purtroppo se non si pone rimedio istituzionale alle brigate rosa sarà necessario istituire brigate azzurre.

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