Gli uomini (padri) che si tolgono la vita

doppio_suicidioNella rutilante discussione quotidiana sugli omicidi e sulle violenze contro le donne, di tanto in tanto si leva una voce in controcanto che cerca di contrastare il profluvio informativo incentrato sulla figura femminile opponendo un dato: sui circa 4.000 suicidi che avvengono in Italia ogni anno, 200 sono commessi da uomini e padri distrutti da una separazione o da un divorzio. Una bella cifretta che, se reale, può ben confrontarsi con quella dei cosiddetti “femminicidi”, come già abbiamo avuto modo di osservare.

Il problema sta proprio nell’incertezza di quella cifra, citata durante il convegno “Nessuno tocchi papà” (20 luglio 2017, Camera dei Deputati) dall’On. Tancredi Turco, che a sua volta ha fatto riferimento a dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Abbiamo cercato lungamente la fonte tra i documenti dell’ente internazionale, senza però trovare nulla di significativo. Abbiamo chiesto direttamente anche all’On. Turco senza, per ora, avere alcuna risposta. Resta quindi l’interrogativo: quella cifra è vera, verosimile o è qualcos’altro?

17434893_1276219282432337_8487544658884145592_oPer quanto risulta alle nostre ricerche, non è possibile avere una risposta certa e diretta. La si può solo desumere. L’ISTAT ha recentemente dato il suo contributo con i dati ufficiali e le serie storiche relative agli eventi suicidari nel nostro paese. Effettivamente la stragrande maggioranza (oltre i 3/4) riguarda persone di sesso maschile. Per il resto le aggregazioni dell’Istituto guardano il fenomeno da diversi punti di vista (serie storiche, ripartizione geografica, livello di istruzione, stagionalità, modalità di suicidio, multimorbosità), che però non vanno abbastanza nel profondo da poter chiarire l’aspetto dei suicidi maschili per causa di separazione o, come si dice in psichiatria, per Sindrome da Alienazione Parentale, fenomeno che forse le statistiche ricomprendono nel più ampio campo della “depressione”.

Insomma, a differenza di alcuni paesi europei, l’Italia non va troppo a fondo nella disamina delle cause del suicidio maschile, sebbene vi siano ricerche internazionali a carattere scientifico che collegano direttamente, sebbene talvolta con argomentazioni a nostro avviso da inquadrare meglio, il fenomeno suicidario maschile alla perdita della condizione di coppia o del contesto familiare. E sebbene anche in Italia si siano sviluppate di recente diverse ricerche che collegano il suicidio maschile alla recente (e in verità perdurante) crisi economica. Purtroppo anche quest’ultime suggeriscono più che dire: il collegamento è alla crisi occupazionale (per i dipendenti) e generalmente economica (per gli imprenditori), e non prende in considerazione le maggiori uscite e l’impoverimento derivante da una potenziale condizione di divorziato o separato.

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In conclusione: non vi è traccia ufficiale, per lo meno al momento, dei famosi 200 uomini suicidi per conseguenza di una separazione. C’è però una lunga serie di indizi che rendono quel numero per lo meno verosimile e, forse, addirittura sottostimato e incompleto. Per renderlo esaustivo andrebbe forse integrato dal numero di senzatetto e clochard (condizione che oggettivamente è una forma di morte) che devono il loro status a una separazione coniugale o a un divorzio. Si può dire insomma che le premesse ci sono tutte per dire che sì, da un lato c’è una minoranza di uomini che perde la testa e commette omicidi dove le vittime sono donne. Ma è anche vero che esiste un sistema che, mettendo al centro la donna, uccide (fisicamente o socialmente) un pari, se non maggiore, numero di uomini.

Qua e là nei blog femministi si fa esercizio di precisazione, nell’ansia di stabilire un rapporto competitivo tra morti col pene e morti con la vagina, dicendo che quand’anche i famosi 200 fossero veri, si tratta di morti non ascrivibili direttamente alle donne. Al contrario i “femminicidi” sono materialmente messi in atto da uomini. E’ indubbio che sia così: la differenza sta proprio nella visuale, che può essere sul dettaglio o più ampia sul sistema. Da un lato quindi c’è qualche folle che perde la testa perché il colpo di una separazione è inaccettabile per lui, sentimentalmente ed economicamente, e dall’altro c’è una maggioranza che tiene la testa a posto e uccide se stesso o si lascia andare alla rovina.

11361396 - parents share child.Due estremi troppo estremi per essere accettati. Il punto è trovare un equilibrio al contempo culturale e legale per cui le separazioni (in più del 70% dei casi richieste da donne), al netto della sofferenza sentimentale, non rappresentino per l’uomo una menomazione dal lato affettivo, sociale e la totale rovina dal lato economico. Guardando la situazione nel complesso, andando alla radice dei problemi e non guardando solo i fenomeni ultimi, un percorso utile a ridurre i cosiddetti “femminicidi”, i suicidi maschili e il fenomeno dei clochard, dovrebbe includere:

  • la trasformazione in legge della recente sentenza della Cassazione, per cui l’assegno divorzile non si basa più sul “tenore di vita” del richiedente, ma viene articolato a seconda del suo reale e certificabile (e variabile) bisogno;
  • l’adeguamento della legislazione familiare italiana alle direttive europee sulla bigenitorialità;
  • la lotta all’utilizzo abusivo delle denunce penali durante le fasi di separazione coniugale.

Possono essere questi punti un terreno di confronto e incontro tra il mondo maschile e quello femminile del futuro?

 

Un commento

  1. Leggendo le statistiche dei suicidi, è impressionante notare come l’Italia del bel Sole non è poi così tanto meglio del Giappone dove la cultura del suicidio è sempre stata trendy. I Giapponesi hanno circa 30.000 morti anno, considerando tutto sono circa 6-8 volte peggio di noi, ma sono oltre il doppio e così la differenza è ‘solo’ di 3-4 volte.
    Ma colpisce il fatto che le donne hanno ridotto i suicidi da 1.100 a 900 casi in 20 anni, mentre gli uomini sono ancora praticamente lì, da 3400 a 3000. Va detto anche che nel periodo dopo 2007, con la Crisi, gli uomini sono passati da 2.900 casi a stabilmente, oltre 3.000 l’anno, mentre le donne hanno continuato a scendere. Questo fatto, con i suicidi stranamente aumentati, tra gli uomini, del 10% ma non tra le donne, dice molto bene l’impatto umano della crisi e chi l’ha pagato.

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