Oggi l’orrore è donna

Una piccola ma significativa storia per aprire con consapevolezza il nuovo anno. E’ una storia vera, apparsa di recente sui giornali: ne riporto qui i fatti essenziali, tratti dai media. E’ una storia che, nel parlare di una donna in particolare, in realtà racconta le molte donne di oggi, il loro vissuto, le loro pulsioni, i loro comportamenti. La loro violenza. Qualcosa che, intendiamoci, è sempre esistita, ma che in questi tempi trova mezzi e contesti tali da amplificarne l’orrore in maniera grottesca. Un orrore subìto, sotto varie forme, anche le più estreme, dagli uomini.

La storia parla di due ragazzi non ancora trentenni che, sebbene ancora molto giovani, prendono due decisioni molto importanti, che chiamano a grandi responsabilità: si sposano e hanno due figli. Dopo un po’ lei torna sulle proprie decisioni. E’ stufa, insoddisfatta, scontenta, inappagata, irrealizzata. Non si sente libera di esprimere tutta se stessa. La soluzione la trova nella rottura della relazione e in una nuova ripartenza da sola.

Lo dice al suo giovane marito. E glielo dice male. Gli carica addosso tutta la responsabilità della sua intima frustrazione. Gli dice che lo lascia e che terrà i bambini. L’uomo non regge al carico delle macerie di una vita che amava, che aveva programmato e proiettato nel futuro, e che ora la sua compagna gli fa crollare addosso. E poi i figli… sa che con le leggi italiane li vedrà sì e no un paio di volte al mese. E’ troppo per lui. Dopo l’ennesima discussione con la ragazza, dove questa dà il meglio di sé nel colpevolizzarlo, prende l’auto, la lancia a velocità folle e si suicida schiantandosi contro un palo.

Questo è già orrore. Ma si può arrivare più in basso. Il giorno dopo il gesto tragico, infatti, la giovane decide di affidare a Facebook questo suo messaggio:

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D’accordo, tutte quelle K usate al posto di CH, e tutto il modo di esprimersi dicono che la donna non ha una laurea in lettere, e probabilmente nemmeno il defunto marito ne aveva una, ma non è questo il problema. L’amore, il rispetto, la profondità dei sentimenti, l’etica del vivere prescindono molto spesso dal titolo di studio. E qui non c’è alcuna etica, di nessun tipo. Qui c’è un passo ulteriore oltre la soglia dell’orrore. La ragazza infatti si scusa con l’ex marito suicida, ma lo fa senza cedere rispetto all’atteggiamento che ha portato l’uomo a schiantarsi su un palo. In sostanza, dice, la colpa è sua, dell’uomo. Troppo sensibile, non le ha permesso di stargli vicino, lo voleva coi coglioni e a testa alta e invece lui no, povero stupido, è crollato come una femminuccia. Quindi LEI perdona LUI. Sa che lui non perdonerà lei, ma parlare a un morto è facile. E’ facile chiedere il perdono seguito dai cuoricini sui social. Lui non c’è più per ribattere e raccontare la sua devastazione. E i bambini resteranno in mano a una madre che, se non ha indotto, sicuramente ha facilitato il suicidio dell’uomo. La storia la scrivono i vincitori, e qui la vincitrice è lei. Sarà dunque lei a raccontare ai piccoli di un padre buono, ma senza coglioni. Oltre il danno, la beffa.

Questo è orrore sublimato, perché va oltre la morte. C’è derisione, dileggio, insulto dell’uomo che non c’è più e di cui in qualche misura si è determinato il suicidio. Come si può arrivare a questo? Come può essersi creato un vuoto etico tale da indurre una donna a infierire, per di più in un luogo pubblico come Facebook, su un marito morto? Ci sono molti sensi di colpa in quel messaggio, è vero. Con esso lei cerca di lavarsi pubblicamente la coscienza, forse perché intimamente non le riesce. Il risultato è una vedova che infierisce sul marito morto, e che mantiene saldo il suo orgoglio e il suo bisogno di resettare le scelte impegnative fatte in passato, per poter rincorrere una sua chimera: la libertà, la possibilità di realizzare se stessa non si sa bene come.

Ho già parlato di questo genere diffusissimo di donne. L’ho fatto su questo blog (qui e qui) e l’ho fatto nel libro, dove ho parlato di “bambina consumatrice”, di “bovarismo”. Per descrivere simbolicamente questo fenomeno, ho detto che

Donne così scrivono come motto di WhatsApp frasi tipo: “Il bisogno si soddisfa, il desiderio è inestinguibile”, a dire che la banalità delle relazioni significative per loro è pari a un bisogno fisiologico, mentre la loro vera dimensione è quella di anelare a qualcosa senza soluzione di continuità, quella del desiderio per il gusto di desiderare. Perché il significato del loro vivere non è fondare, diffondere e trasmettere senso, ma dibattersi alla continua rincorsa di qualcosa che non soddisfa mai, e spinge subito a cercare qualcos’altro. Se necessario anche a discapito di altri, compresi quelli tradizionalmente definiti “i propri cari”, che in queste dinamiche circolari e irrisolte finiscono per rappresentare presenze oppressive.

Ho usato il motto di WhatsApp, ma avrei potuto usare i vari meme e motivational di cui queste entità eternamente irrisolte inzeppano i loro profili social. Sono andato a vedere il profilo personale della donna di cui stiamo parlando, e questo, tra l’altro, è ciò che ho trovato, postato in tempi precedenti alla tragedia:

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Personaggi più o meno famosi (che probabilmente non hanno mai detto quelle frasi), sfondi romantici oppure rozzi e semplificati, per messaggi di orgoglio personale, di riscatto individuale, di ribellione verso ogni tipo di vincolo, vissuto come una palla al piede, una femminilità validata in quanto tale soltanto se sola, un senso di inferiorità a cui ribellarsi ad ogni costo. Quanti profili social femminili sono così? Non si contano. Una volta c’erano gli amici, ci si vedeva in un bar, si parlava, ti ci sfogavi e ti consigliavano, bene o male. Ora ti fai dire cosa è meglio da un paio di banner da postare sulla tua bacheca. Fomenti così la tua stessa frustrazione, che potrebbe invece venire lenita da un confronto franco con il compagno, da uno sforzo comune per riprendere le fila di un discorso che si è interrotto, che ormai ha coinvolto altri esseri umani, che continua ad aver a che fare con il sentimento, e che dunque è degno di un approfondimento ulteriore e diverso da qualche frasetta di merda su un social di merda.

Sono questi spiriti femminili, concimati e autoconcimati da questo letame culturale, da questa superficialità assoluta, che trovano la disinvoltura per smantellare intere realtà, devastare persone che le amano per poi vilipenderle da morte. E, si può dire quello che si vuole, ma gli uomini non sono così. Alcuni di loro sono violenti, è vero. Una minoranza, per fortuna che, in condizioni estreme, mena le mani o peggio. La maggioranza però si appiglia ai valori del bene e della genitorialità, ed è per questo che oggi sono schiacciati e (apparentemente) sconfitti. Apparentemente perché nessun uomo avrebbe mai l’istinto di scendere gli scalini dell’oltre-orrore, come invece capita qui e in innumerevoli altri casi.

Un numero crescente di donne infatti mostra di non avere limiti in questa disinvolta discesa verso i territori più grevi dell’oltraggio. Troppo grande, pensano, il loro diritto alla libertà “in quanto tale”, sebbene non sappiano in realtà che farsene. Non si limitano dunque a escludere un uomo, un padre dalla propria vita. Sentono di dover andare oltre: indurlo a farsi fuori. E non basta, non basta ancora. Va umiliato, vilipeso, irriso, prima e dopo morto. Ed è così che un giorno dopo il suicidio di suo marito, la ragazza paga pegno a se stessa, agli altri e alle convenzioni mettendo come propria foto del profilo un’immagine sorridente dell’ex marito. Cui concede un giorno di esibizione, non di più.

Dopo due giorni sente infatti di dover tornare a mostrare se stessa, con una foto, un selfie allo specchio, che la mostra bella, molto bella. Con un sorriso da Gioconda che mette il ghiaccio nelle vene. Sembra dire, con quelle labbra lievemente inarcate: “ce l’ho fatta, ora sono libera”. Sembra autocompiacimento, invito. La foto dei figli come copertina del profilo, e il loro padre senza coglioni, troppo sensibile per reggere all’urto dell’orrore, a marcire nella tomba, forse nemmeno ancora del tutto freddo. Ma ciò che conta è la sua foto del profilo, sorridente e desiderabile. L’ultimo oltraggio, la cancellazione di ogni umanità, il sacrificio di ogni pietà sull’altare di un egocentrismo vuoto e improduttivo, affermato, agli altri e a se stessa, per mezzo del world wide web.

L’obiettivo non è combattere, eliminare o reprimere esseri viventi come questa, che ormai esito a chiamare “donna”. Lei è il prodotto malsano di un degrado generalizzato che dà alimento e amplifica la naturale disumanità della violenza femminile, quand’essa decide di esprimersi. Ed è questo degrado che va combattuto, fermato, annientato. In quella direzione deve andare ogni impegno maschile (e anche femminile), senza mai cedere di un’unghia a stupidaggini o deviazioni ideologiche, strumentali a rendere ancora più radicato il degrado. Se un’umanità delle relazioni può esserci ancora, deve passare per chi ancora resta immune da quel degrado che così tanto attecchisce tra molte delle nostre ex compagne, compagne e future compagne.

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8 commenti

  1. Parole vere le tue. Purtroppo è una realtà tragica, con cui tutti, facciamo i conti, chi più chi meno. Bisogna cancellare sul piano politico le leggi sessiste istituite, ma occorre anche un cambiamento radicale da un punto di vista economico, perche è anche il contesto economico odierno che favorisce e, alimenta l’individualismo e, condanna qualunque aggregazione sociale che favorisca la società in modo ampio, e che si traduce per le donne, l’avversione al matrimonio, famiglia., vedendolo come un ostacolo alla loro libertà.

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  2. ste cose succedono perchè le donne hanno troppo potere, al punto di potersi permettere l’”oltre-orrore”.
    ma bisogna risalire alle cause ULTIME di questo potere: una cultura (cristiano-sessuofobica) che ha quasi azzerato l’offerta femminile di sesso. la merce rara acquista valore e il possessore della merce rara acquista potere.
    a causa di questa “rarità” (artificiale) le cerchiamo, le vezzeggiamo, le favoriamo, le viziamo, le finanziamo troppo; sono abituate così fin da quando nascono e per questo si sentono delle divinità onnipotenti.

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    1. Permettimi di dissentire, il potere sessuale delle donne non è stato creato ne è una causa delle religioni sessuofobe ma è intrinseco. Per istinto ancestrale la donna cerca sempre di accoppiarsi con i maschi migliori che possano tramandare i migliori geni e assicurarle la sopravvivenza perchè una gravidanza non è una cosa da poco.

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      1. In teoria è cosi in pratica non mi pare che si accoppino coi migliori maschi che garantirebbero i geni migliori e asscurarle la sopravvivenza, visto come va il mondo e come vanno le coppie al giorno d’oggi. E anche coi migliori geni all’apparenza, molto spesso nascono figli disabili o con problemi psichici.
        Se si fossero accoppiate con uomini all’apparenza peggiori forse le cose sarebbero andate meglio, o forse no, dipende.
        Infine se una gravidanza non è cosa da poco, nemmeno per un uomo è cosa da poco una
        paternità, un matrimonio e un divorzio.
        Io direi che dobbiamo smetterla di giustificare (forse inconsciamente) le donne con frasi tipo “le donne cercano i migliori geni per avere una vita migliore”. La vita è piena di imprevisti e sgradevoli sorprese, anche con uomini e donne all’apparenza migliori.

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