Io sto con William

wpDi William Pezzulo e della sua storia ho avuto già modo di parlare in passato, in particolare qui, dove ripercorrevo le sue vicende secondo quanto ero riuscito a raccogliere da varie fonti, e qui, dove mi incazzavo di brutta maniera per un paio di cose che riprenderò tra poco. William è stato vittima di un attacco con acido solforico ordito e realizzato dalla sua ex fidanzata, con l’aiuto di un complice. L’attacco l’ha sfigurato ma, cosa più grave, l’ha reso disabile, togliendo la possibilità a un bel ragazzo italiano e lavoratore di costruirsi una vita normale.

Il fatto è stato così grave che i parassiti dei media hanno dovuto parlarne qualche volta, ai tempi, lasciando poi cadere la storia. William è maschio, quindi la cosa è poco interessante, trasmette poco pathos. Da quel momento la vicenda di William è diventata quasi di nicchia, e lui è rimasto solo e dimenticato. Da quello che sono riuscito a percepire, i segni lasciati dall’acido, insieme a un naturale riserbo, a una dignità di ferro e a una timidezza caratteriale, hanno indotto William a non mostrarsi troppo, a non cercare la ribalta, per anni. Non posso dirvi dunque la mia felicità quando ho scoperto ieri che di recente ha aperto un suo profilo Facebook, ma soprattutto Instagram e YouTube. Due social, questi ultimi, dove occorre mostrarsi. E’ segno che la dignità umana di William si è evoluta in una consapevolezza che supera il senso di vergogna per gli effetti di ciò che ha subito.

likeCon questa iniziativa si può dire che William è tornato, anche se non se n’era mai andato. William è risorto, anche se non era mai morto, e sebbene qualcuno abbia provato a farlo fuori. Chiedo a chiunque legga di dare il “like” sui suoi social, ma soprattutto di ascoltare, finalmente dalla sua voce, la sua sua storia in questi due video. Fissate gli occhi sul suo volto segnato, concentrate le orecchie sulla sua voce. Ma ascoltatelo con ogni altro organo abbiate dentro che sovrintenda all’empatia, capitelo nel profondo di voi stessi. Vi accorgerete poi che nel video William omette, con il suo garbo non vittimistico tutto maschile, di dire alcune cose. Io che garbato lo sono poco mi prendo la briga di specificarle, dopo i video. Credo sia doveroso. Dunque ora a te, William.

Ciò che William non dice in questi video è che i suoi aggressori, la sua ex e un complice, sono stati incriminati per lesioni, prendendosi una 8 anni e l’altro 10 anni di carcere. Lei, questo William lo dice, non ha scontato un giorno, e non ha pagato un centesimo del risarcimento a cui era obbligata per sentenza. Gli aggressori di Lucia Annibali e Jessica Notaro, vittime di un attacco del tutto similie, che tuttavia le ha “solo” deturpate senza renderle disabili, sono stati incriminati e condannati per tentato omicidio, e sa solo il cielo quando usciranno mai dal gabbio. Inoltre, a quanto so, il loro risarcimento l’hanno avuto. Due pesi e due misure a seconda del genere? Sissignori, è così. Il PM stesso che si occupò del caso di William, di fronte alle proteste dei suoi legali per la debole incriminazione dei colpevoli, ebbe a dire “non vorremo mica creare un mostro?”. Già, la donna non è mai mostro. Nemmeno quando rende disabile un uomo.

wppatchNon è finita qui, naturalmente. Lucia Annibali è diventata amichetta del cuore di Maria Elena Boschi, che ne ha fatto un simbolo, oltre che sua consigliera. Oggi è canditata alle prossime elezioni politiche. Jessica Notaro è sui giornali ogni mese e mezzo: perché ha mangiato la briosche al mattino, perché ha fatto una passeggiata, o perché (notizia più recente), ha ripreso il suo lavoro di modella, anche lei simbolo mediatico inquantodonna. William darebbe qualunque cosa per fare il tornitore, ma non può. Allora costruisce in solitudine attrezzi da palestra, insieme a qualche familiare. Oltre a tutti questi danni, la beffa: Annibali e Notaro sono state entrambe insignite del Cavalierato della Repubblica, una da Napolitano e una da Mattarella. Questo mi fece incazzare poco tempo fa. Mandai una richiesta di cavalierato per William alla Presidenza della Repubblica e feci una petizione online (#williamcavaliere). L’una e l’altra iniziativa fallirono, ma io non lascio mai le mie battaglie, si tratta solo di una riprogrammazione.

Non che William se ne faccia qualcosa del Cavalierato della Repubblica. Evidentemente è solo un fatto simbolico. Perché se Annibali e Notaro sono diventate simboli (anzi simbole, facciamo contenta Laura Boldrini), in una certa misura anche giustamente, è ugualmente corretto che anche William lo sia. Ossia: la ribalta delle une e l’oblio dell’altro sono uno sbilanciamento inaccettabile, una presa per il culo che si aggiunge a quella giudiziaria prima e, se vogliamo, anche sanitaria poi. Perché, mettendo a paragone fatti e comportamenti, il  cavaliere, ma di quelli veri, di quei gentiluomini e paladini dei poemi cavallereschi, è solo William, in realtà. Io e tutta la comunità degli uomini, delle persone schiacciate da un’ingiustizia strutturale lo nominiamo primo cavaliere dei cavalieri dei reietti, e questo vale molto di più.

dd-paladin-evidenzaSono certo che William non è felice di essere elevato a simbolo, a differenza di altri. Ed è vero anche che di persone, uomini e donne, vittime di attacchi con l’acido ce ne sono molte. Per quello che mi è dato di sapere il caso di William è unico per la raccapricciante ingiustizia di cui è permeato. Mi permetto dunque di forzare la mano e di elevare lui solo a simbolo, anche se lui forse non apprezza al cento per cento. E con ciò non dimentico le altre vittime di attacchi simili. William li contiene tutti. In realtà contiene tutti coloro che hanno dato se stessi a una persona, tollerando ferite, scorrettezze, indegnità, e che sono stati ripagati con una violenza disumana. E non parlo solo di violenza fisica. William è sfigurato e disabile nel corpo, ma non si contano le persone, e tra questi i padri separati e gli uomini incastrati in meccanismi giudiziari infami, che sono state rese disabili dentro, nell’anima. William raccoglie tutti noi.

Ultima cosa, la più importante. William vuole avvicinarsi il più possibile al ripristino di una vita normale. Non per sfilare come modello o fare il politicante di professione grazie alle proprie cicatrici, ma per potersi guardare allo specchio con un senso di riscatto, quello che nessuno, a partire dallo Stato, gli ha garantito. Per questo vuole farsi operare negli USA, dove tecnologie e medici sono all’avanguardia. Ma è una cosa che costa, e la sua famiglia non è ricca. Chiede da tempo un supporto in questo senso, tramite la pagina Facebook “Io sto con William“. Lì c’è l’IBAN e il Paypal a cui versare le risorse necessarie a garantirgli il riscatto che merita. Invito tutti a contribuire, con poco o con tanto, fate voi. Ma fatelo.

copertinaprontaIo ho deciso di fare la mia parte. Ho deciso che metà degli introiti delle vendite del mio libro “Stalker sarai tu” verranno versati sul conto di William. Il primo report sulle vendite dovrei averlo in primavera, in aprile o maggio. Pubblicherò paro paro, su questo blog, il documento che mi fornirà l’editore e la prova di avvenuto pagamento al conto di William. Certo sento già il solito stronzo maligno che pensa o dice “lo fa per farsi pubblicità”. D’altra parte siamo in Italia e io sono di Genova, quindi il malpensiero ci sta… La risposta è sì, lo faccio per fare pubblicità al mio libro. E non penso che sia un male. Chi lo comprerà solo per contribuire al riscatto di William avrà l’occasione di leggere qualcosa che magari gli apre gli occhi e la mente. Buone vendite del libro mi consentiranno forse di portare la storia di William e tante altre storie di iniquità a un’attenzione più ampia di questo blog. E qualche euro, spero tanti, andranno al riscatto di William. Mi pare un circolo virtuoso, una soluzione win-win, come si dice, e non un gesto approfittatorio. Se questo non basta, honni soit qui mal y pense.

Detto questo, resta da dire una cosa sola: bentornato, William. Io sto con te.

bannerpromominiwp

5 commenti

  1. E vero, l’ indole umana è la stessa ovunque però in un altro luogo forse la fidanzata e qualsiasi persona condannata per tentato omicidio sarebbe riconosciuta per quel che è appunto “mostro”

    Mi piace

    1. Non sono sicuro che in un altro luogo le cose andrebbero diversamente. Almeno in Occidente. Il caso del nostro connazionale Carlo Parlanti negli USA è sintomatico di un sistema universale che ci ha preso di mira. Possiamo solo fingere di non preoccuparci che non capiti anche a noi…

      Mi piace

      1. E io non sono sicura che l’ occidente è l’ unico luogo a cui fare riferimento, il mondo è assai più grande ! Aprire la mente a nuovi orizzonti, a modi diversi di pensare vuol dire essere pronti al cambiamento ?!

        Mi piace

  2. Bel pezzo.
    Solo un appunto, Davide.
    Tu scrivi:
    >>
    D’altra parte siamo in Italia e io sono di Genova, quindi il malpensiero ci sta…
    >>

    Non è questione di essere in Italia o meno; se ti trovassi negli USA o in Spagna (tanto per fare un esempio) sarebbe lo stesso.
    Come disse già qualcuno in passato:
    “Tutto il mondo è paese”.
    L’indole umana è la stessa ovunque, in ogni tempo e in ogni luogo.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.