La verità di Giuseppe – Scuola, autorità e padre

vecchi-e-bambini-e1503749661685Spesso gli uomini, sulla base della loro esperienza e di quella di persone conosciute, cercano di trovare una conferma di quanto istintivamente percepito essere giusto o sbagliato. Anche il giusto o sbagliato sono categorie opinabili, ma in definitiva ci piace ciò che pensiamo aiuti a vivere meglio, come individui appartenenti ad una comunità, e viceversa non ci piace affatto ciò che complica o mette a rischio la nostra sopravvivenza, come quella dei nostri figli, a cui vogliamo affidare il nostro bagaglio di esperienza. E queste sono riflessioni. Così come è una riflessione se la valutazione di come educare i ragazzi alla vita, tramite anche l’impegno scolastico, non dimostri forse differente tendenza tra i due generi, niente affatto simili, ancora oggi, nell’esempio mostrante la propria reazione ad un problema individuale.

Il fatto.

Mi capita, per motivi di doveroso esercizio di paternità, di essere incluso nei gruppi WhatsApp di genitori degli studenti di una seconda classe di liceo, quindi tra ragazzi di 15 anni. Tali gruppi, come forse esperienza di altri, sono in realtà tenuti molto vivi e vivaci soprattutto dalle donne madri dei ragazzi. L’idea che mi sono fatto e che i padri, in generale, qualora non siano allineati e conformabili alle posizioni materne, ne siano esclusi. In generale ho notato che, tendenzialmente, i genitori tendono oggi a premiare nei loro giudizi gli insegnanti “moderni” che instaurano un clima di collaborazione e complicità con essi e i loro rappresentanti, tanto da accettare spesso inopportuni regali nelle occasioni festive (fiori, borse di pelle, orologi, ed oggetti di gusto femminile poiché l’80 per cento del corpo insegnante è di sesso femminile), criticando invece aspramente anche con azioni formali e, come vedremo, anche violente, quegli insegnanti che non si adeguino.

whatsapp-logo-final-1280x886Un certo lunedì del mese corrente, avviene che i ragazzi della classe si presentino, dopo avere concordato tra loro, del tutto impreparati alla lezione di italiano. Il motivo di ciò sarebbe che l’insegnante non inserisce in tempo, sul registro elettronico della scuola, consultabile via internet, il venerdì pomeriggio, i compiti da svolgere per il lunedì, rendendoli disponibili soltanto la domenica sera alle 18.00. In effetti esiste anche una circolare che invita gli insegnanti a inserire al più presto i compiti sul registro elettronico. L’insegnante, 65-enne, e sicuramente di buona preparazione, a sua difesa, sostiene che non è mai stato abolito l’uso del diario scolastico da parte degli studenti, e che tali compiti vi possono essere benissimo annotati all’atto dell’assegnazione in classe il venerdì. E solo per pigrizia non vengono tenuti in debito conto dai ragazzi, pretestuosamente inclini a protestare senza costrutto. I ragazzi insistono. A quel punto l’insegnante, quel lunedì, comincia le interrogazioni (nonostante la dichiarazione di impreparazione di quasi tutta la classe), che si concludono con l’assegnazione di 4 gravi insufficienze, tra le quali due bei tre. Gli studenti organizzano la vendetta, e il giorno dopo concordano un’assenza della classe intera, che, con l’eccezione di qualcuno, si astiene dall’entrare a scuola. Io pongo sul gruppo WhatsApp dei genitori la questione nei termini seguenti: prima di organizzare tale forma di protesta è necessario adottare metodi più democratici, ovvero una richiesta di audizione alla Direttrice Scolastica da parte della rappresentante di classe chiedendo un cortese intervento, e solo dopo avere sondato ogni possibilità di comporre la vertenza, eventualmente, parlare di astensione dall’ingresso a scuola. Al limite, il rappresentante dei genitori potrebbe mandare una mail alla Direttrice. Il non ingresso infatti priva della possibilità di svolgere lezione anche gli insegnanti che non meritano la protesta. Si accende un curioso dibattito tra favorevoli e contrari, nel quale molte madri si lasciano andare ad esternazioni del tipo: “i ragazzi sono grandi quindi se decidono di non entrare lasciamoli fare”; “i genitori devono mostrare totale appoggio ai loro figli, perché l’insegnate ha torto marcio”; “mia figlia ha deciso di non entrare e mi ha minacciato di piantarmi una grana se non l’appoggio, perché si è espressa coi compagni incitando tutti a non entrare, e io sono con lei” (madre della ragazza che ha rimediato un tre); “siamo sempre i soliti, gli adulti non sanno raggiungere mai l’unanimità nelle proteste, neanche per appoggiare i figli, quindi lasciamo fare ai ragazzi ciò che vogliono”. Qualche voce isolata, probabilmente di qualche padre, si schiera per la semplice nota alla Direttrice, evitando di dichiarare guerra all’insegnante.

La fine della vicenda registra l’assenza quasi totale della classe per il giorno successivo al fatto. In conseguenza di ciò, l’insegnante invita uno studente più collaborante a registrare subito i compiti ed inviarli ai compagni che lo richiedano. Però, in compenso, comincia un opera di rigorosa correzione di ogni errore nella sua materia, in sede di verifiche, e la media dei voti subisce un abbassamento.

aaaaa-010-kxNE-U43470706224206rnB-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Tale fatto mi è venuto in mente nello scorgere tra le notizie odierne un video pubblicato su internet del seguente tenore “Uno studente umilia il professore in classe, mettimi sei e inginocchiati”. Tale episodio di splendido rapporto studenti-insegnanti probabilmente mi ha colpito perché segue altre notizie dei giorni passati del tipo: “Il prof picchiato dai genitori dell’alunno: «Penso di mollare». L’invito a chiudere una finestra, lo studente che lancia il libro poi chiama mamma e papà che spaccano una costola al docente”. “Giuseppe Falsone, l’insegnante che ha scritto alla Ministra dell’Istruzione dopo lo scontro con i genitori di un alunno, ci ha spiegato che i veri problemi sono due: la trasformazione della scuola in una specie di azienda e la difficoltà delle famiglie ad avere un ruolo educativo”. “ll caso del vice preside della scuola media di ‘Murialdo’ di Foggia, colpito alla testa e all’addome da pugni dati dal padre di un alunno che il giorno prima era stato rimproverato, ha fatto riemergere un problema mai sopito: l’alleanza insegnanti-famiglie è in crisi? Il coro di condanne non basta”. “Un professore ha punito uno studente arrivato in ritardo ed è stato picchiato dai genitori. Come riporta Tgcom24, il sindacato SLC-Cgil ha spiegato che l’insegnante, una volta visto arrivare in ritardo l’alunno, non gli ha permesso di accomodarsi in aula per attendere di entrare solo dopo la lezione”. “Palermo, prof ipovedente allontana una studentessa dall’aula e il padre lo picchia. La studentessa dell’istituto del capoluogo siciliano all’inizio aveva raccontato di essere stata aggredita dal docente. Poi ha ritrattato. L’insegnante ha un’emorragia cerebrale e uno zigomo rotto”. Notare che si tratta sempre di professori di genere maschile passati per le armi delle braccia e mani dei genitori, forse ispirati come angeli vendicatori verso l’annientamento dell’eresia totale divenuta il pensiero di possibilità educativa da parte dell’insegnate maschio, magari meno sensibile alle adulazioni.

Adesso, altra riflessione: poiché sappiamo che circa due terzi dei matrimoni e delle convivenze terminano ormai con separazioni e divorzi, e che almeno il 55% di tale percentuale enumera uno o più figli, c’è da pensare che i quasi i due terzi di una generica classe scolastica sia composta oggi da figli di separati o divorziati o di genitori in crisi di convivenza. A questo punto rileggo con interesse e propongo una lettura attenta e generale, dello studio effettuato da tale psicologa di Torino, Antonella Ippolito. Tale studio conclude, in tema di atteggiamenti dei minori nel caso di figli di separati rispetto ai figli di famiglie integre, più o meno così, e mi preme riportare per intero il testo, rimandando tutti però a leggere per intero la ricerca.

Per quanto concerne il confronto dei disegni, è possibile rilevare nei disegni di bambini aventi famiglia intatta una maggiore valorizzazione dei personaggi, espressa soprattutto dall’uso di colori vivaci, riguardanti una buona affettività (capacità di contatto e adattamento affettivo) e dai particolari apportati ai personaggi, sinonimo di ricchezza e benessere interiore. Inoltre tutti i bambini con famiglia intatta disegnano entrambi i genitori, con espressioni sorridenti e dinamiche (che si tengono per mano, che portano a passeggio il cane, ecc.), indice di un buon adattamento relazionale. Nei disegni di bambini con genitori separati è possibile rilevare invece una scarsa valorizzazione di sé, espressa dall’assenza di particolari con funzione distintiva rispetto agli altri personaggi, come ad esempio il colore di occhi e capelli o i capi di vestiario (67,7%), un utilizzo di colori più sfumati e freddi, o addirittura assenza di colore (33,3%); vengono apportati meno particolari ai personaggi che appaiono statici e in alcuni casi (23,3%) caratterizzati da occhi “vuoti” privi di pupille, particolare che non è stato rilevato in nessun disegno appartenente al campione di bambini con famiglia intatta. I disegni appaiono di livello formale meno evoluto rispetto a quello dei bambini con famiglia intatta. Viene omesso nel 43,3% dei casi il genitore non affidatario.

Sarebbe interessante accertare come siano riuscite le famiglie intatte a rimanere tali, in tempi di aperta concorrenza tra i ruoli dei due genitori. Forse rispettandone la differenza?

5-orripilanti-parassiti-umani-800x400-800x400Ora, aggiungo la mia idea, e mi rifaccio al fatto iniziale; la creazione di famiglie monogenitoriali con affido prevalente al genitore femminile, ha creato una generazione di minori incapaci di rapportarsi con l’autorità in modo diverso da un aperto scontro, in luogo di un ragionevole confronto dialettico, o di una supina ricerca di sua totale complicità. La caratteristica tutta maschile di porre al centro l’interesse generale, il lavoro, e di separare la giusta gerarchia di rapporti dalla ingiustificata e ingiustificabile prepotenza, sia individuale che spesso solo per vigliaccheria, di massa, sottomettendo l’interesse individuale al maggiore interesse generale, è stata a mio giudizio compromessa in una gestione delle separazioni che vede i figli, grazie al genitore di prevalente collocamento, soggetti di un assegno di mantenimento obbligatorio e incondizionato, considerato un diritto a prescindere, e utilizzato da un genitore che nulla ha fatto per guadagnarselo; e tale rimane verso i figli in questione. Dovuto, tale assegno, pena il carcere, indipendentemente da valori quali il rispetto di una autorità non legata da complicità, sostituito dall’atteggiamento violento verso l’autorità non confacente al proprio egoismo individuale. Impedendo un’educazione fondata sulla considerazione dei propri doveri e con la creazione infine di individui incapaci di esprimere nel sociale intelligenza e preparazione culturale come metodo di avanzamento, ma solo il ricatto vendicativo, l’omertà, la violenza, il parassitismo.

Ed era già difficile contrastare certe tendenze negative derivanti dalla vita reale, compito spesso del padre, in tempi di famiglie inseparabili, ma almeno ci si poteva tentare.

Carta-famiglia-2018-è-realtà-cosè-chi-può-richiederla-e-come-funziona-640x342Si pensava, una volta, che le caratteristiche indispensabili a preparare un figlio all’ingresso nel mondo della produzione, all’ingresso nella vita sociale ed all’esercizio di giuste ed efficaci capacità di critica costruttiva, e non gratuitamente demolitrice, fosse ciò che essi apprendevano dal padre. Mentre l’esercizio di doti emotive quali la cura affettuosa, la gioia, l’istinto di accudimento, il rispetto di una autorità non solo per propria convenienza, ma nella considerazione di doti umane come il buon senso e la bontà di atteggiamento verso i meno dotati, venisse appreso dalla madre fin dalla tenera età. Ma questa è preistoria, prima che le pari opportunità venissero propagandate come diritto ad un solo ad unico ruolo in primis economico, ed all’uguale avanzamento sociale inteso solo come produzione di reddito, e non di altri valori, da parte dei due generi in modo obbligatoriamente uguale, e non in base al merito. Ora, cosa produce l’abbandono dei ruoli, che nulla toglievano alle capacità del sesso “debole” giustamente considerate? (e pensiamo come le donne abbiano sostenuto sulle loro spalle il peso di tutte le attività economiche durante le guerre, ricevendone giusto merito, in tempi certamente di assenza di ogni battaglia alla violenza di genere).

Al riguardo mi giunge notizia che all’Università di Oxford sia stata data agli studenti di sesso femminile una mezz’ora in più per svolgere i test di matematica, per ottenere una percentuale di approvazione all’esame simile al genere maschile. E che la differenza di retribuzione media tra sessi è dovuta non a differenza di trattamento economico ma a inferiore percentuale di donne occupanti posti di livello superiore e dirigenziale, da cui la promozione obbligatoria. Se le differenze fossero emerse per l’ostracismo puro e il boicottaggio degli avanzamenti in base al genere, nulla osta all’abolizione di un ingiustificato privilegio. Ma, a leggere la soluzione adottata, non sembra così. La soluzione che si è adottata infatti è semplicemente quella di confermare l’atteggiamento discriminatorio ma in senso inverso (il ragionamento è: non annulliamo il privilegio, ma voglio goderne io, perché tu lo hai detenuto in mio luogo). Cioè non si vuole annullare una eventuale discriminazione ma invertirla. Infatti si è scelto di obbligare a selezionare, negli avanzamenti, individui appartenenti ad un sesso, e non a un altro, in luogo di adottare metodi di selezione meritocratica che non tengano effettivamente conto del sesso.

father-and-son-604x270Ora, con tale atteggiamento sessista che facilmente sconfina nel privilegio e nel parassitismo, e con una educazione di una generazione di figli che rivendicheranno per continuità un assegno parassitario immeritato come un diritto dovuto a vita, e pochissimi giudici che siano disposti ad abbandonare un atteggiamento pigro e conformista verso il generale orientamento squilibrante e squilibrato, che dissocia il dovere dal rispetto di ambedue i genitori, che educhi al merito scaturente solo dall’impegno, che insegni a non usare metodi seduttivi per fare carriera per poi rinnegarli ottenendo immeritata considerazione e vantaggi sociali a seguito di denunce, che tipo di eredità lasceremo a tali sventurati nostri eredi ? La battaglia dei padri o ex padri di figli alienati, verso un mantenimento diretto dei figli, verso una gestione delle separazioni in modo riequilibrato consentendo il rispetto del rapporto con due genitori seriamente valutati nella loro capacità, costituisce il dovere della nostra generazione di padri.

Affermo senza tema di essere smentito che tale battaglia sociale è un indispensabile investimento per non produrre, domani, cittadini irrispettosi dei ruoli e dei diritti di tutti. Cittadini che non vedano nella guerra e l’uso prepotente della forza la soluzione dei conflitti, ma anche capaci di sottoporre a critica costruttiva qualunque autorità; anche politica o giudiziaria, sì ma sempre nell’interesse generale, e non di una categoria di furbacchioni/e. Cittadini che sappiano governare le leggi spietate dell’economia, e del vivere sociale, e capaci di discernere tra una giusta difesa ed un attacco dimostrativo a suon di micidiali esplosivi a capocchia in guerre tra esseri umani. E includo tra le guerre quella universale di un genere contro un altro che produce impossibili quanto confuse identità. Abbiamo internet. Abbiamo braccia e cervelli. Eravamo orgogliosi del ruolo del nostro genere, protettivo della famiglia, e per il quale oggi siamo umiliati.

padriSpero di essere testimone ancora in vita di un risultato tangibile della battaglia dei padri, che è nostro preciso dovere generazionale condurre, parallelamente ma al disopra di ogni individuale sfogo esistenziale per acquisire conforto e amichevoli pareri legali, e perseguendo non la soluzione di un problema di uno ma la soluzione del problema di milioni di genitori di questo paese. Con la coscienza di essere ancora uomini e padri.


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2 commenti

  1. In merito a questo post ed al precedente “L’Evaporazione del Padre” vale la pena leggere il libro “The Garbage Generation” di D. Amneus. È un po’ datato (fine anni ’80-inizio ’90) e vi sono alcune polemiche con autori ormai dimenticati, ma credo spieghi bene le cause della situazione attuale. Il libro è liberamente disponibile in rete.

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  2. Post che condivido in toto.
    Potrei aggiungere qualche aneddoto che so io, ma immagino che i diretti (e le dirette) interessati(/e) si potrebbero riconoscere se leggono questo mio messaggio (non ci sarebbe niente di strano che capitino qui, principalmente i “lui”) e quindi soprassiedo. Alla fine sarebbero solo una mera conferma della tua analisi (al di là del fatto che ho conosciuto per fortuna madri in gamba, per la serie il diavolo non è così brutto come lo si dipinge).

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