Il sottoscritto, tutti noi e le non-risposte

Io sono una persona molto paziente, in linea di massima. Poi però, alla lunga mi stufo. E allora è il caso di recuperare un po’ di questioni volutamente lasciate in sospeso, in attesa di risposte, giusto anche per rendere conto a chi segue questo blog da tempo sullo stato dell’arte di alcune iniziative passate. Torno in particolare su quattro di esse, tutte unite dal filo rosso della totale assenza di risposte e riscontri.

1580538-laudadiMax Laudadio – Scrissi un paio di pezzi su di lui nel dicembre 2017. Lo feci perché vidi un suo spot per un centro antiviolenza, zeppo di dati sbagliati o comunicati in modo distorto. Mi stupii perché lo conoscevo come un tipo corretto, per quanto lo si possa essere lavorando in TV. Così lo sbertucciai un po’ in un articolo che rimane forse tra i più letti del blog. Le condivisioni furono così tante che alla fine arrivò sotto i suoi occhi. Pochi giorni dopo mi rispose, rendendosi disponibile gratuitamente per un supporto comunicativo verso la realtà degli uomini discriminati e dei padri separati massacrati. Si era sotto Natale, purtroppo, quindi tutto rimase in sospeso. Tornai a scrivergli privatamente poco dopo la fine delle festività, per dare concretezza alla sua disponibilità. Zero risposte. Gli specificai che non l’avrei cercato insistentemente, perché un suo impegno per gli uomini e i padri era doveroso, vista la gravità della situazione in sé e visto che si era prestato per uno spot pieno di inesattezze e strumentalizzazioni. In effetti tornai a scrivergli poco dopo, ultima chance, e ricevetti come risposta una mail della sua segretaria, che mi chiedeva dettagli su cosa avremmo voluto fare. Gliel’ho spiegato e da allora zero, nisba, scomparso. Almeno con me. Per il resto continua con i suoi servizietti su Striscia la notizia e pubblicando libri buonisti. Max Laudadio: presente per i centri antiviolenza del femminazismo, non pervenuto per uomini discriminati e padri separati.

Comune-FirenzeIl Comune di Firenze aka Associazione Artemisia – Mi capitò di dare un’occhiata al bilancio del Comune di Firenze e di notare la montagna di denaro che drenava verso la ben nota Associazione Artemisia, uno dei maggiori centri di potere italiani della galassia “Rosa Nostra”, come la chiamo io. Scrissi un pezzo sulla faccenda, correva il gennaio 2018, e scrissi anche una lettera formale all’amministrazione fiorentina, chiedendo lumi, anche nell’ottica della doverosa trasparenza cui sono soggetti gli enti pubblici. Nella lettera ponevo domande precise e circostanziate. Ebbene: ho ricevuto risposta, via email e poi via lettera. Dopo averla letta ho chiesto al Comune di Firenze di poterla rendere pubblica tramite questo blog, e ancora attendo risposta. Non è improbabile che attendano che io la pubblichi comunque per denunciarmi, dunque non lo farò. Però non è vietato farne un sunto. E dunque:

Mia domanda: “A Firenze e dintorni dev’esserci una grande domanda di servizi di questo tipo, ovvero un numero molto ampio, quasi da emergenza sociale, di donne e minori vittime di violenze e maltrattamenti, se così significative sono le cifre stanziate a sostegno di tali servizi. Come viene rilevata e da chi la proporzione di questa domanda? Chi raccoglie i dati che giustificano la necessità di tali stanziamenti?”.

Risposta del Comune di Firenze – In sostanza non c’è un soggetto che raccolga questi dati. Un po’ tutti e nessuno. La raccomandata fa un elenco, che mi permetto di commentare: Forze dell’Ordine, ossia coloro che ricevono e per legge devono accettare tutte le denunce, anche quelle palesemente false; i servizi di pronto soccorso, dove il personale è formato a chiamare i centri antiviolenza appena si presenta una donna che dichiara di aver subito abusi; i servizi sociali del Comune, come vedremo legati a doppio filo con Artemisia; e, ci tiene a specificare la lettera, l’associazionismo e le “reti informali”, cioè realtà come Artemisia stessa, che hanno tutto l’interesse a gonfiare il fenomeno per avere sempre più soldi. A questi si aggiungono, naturalmente, le stesse presunte vittime, il 90% delle quali, dati del Ministero della Giustizia, vittime non sono, ma fantasiose inventrici di false accuse. Risposta insoddisfacente.

Mia domanda: “L’Amministrazione Comunale nell’erogare tali fondi mette in atto delle verifiche di metodo e merito (ispezioni, audit, eccetera) sulle competenze e le professionalità messe in campo dall’Associazione Artemisia per affrontare i casi critici di violenza e maltrattamento su donne e minori, nonché una verifica sulla qualità e l’efficacia dei servizi? Se sì, come avvengono tali verifiche? Chi le conduce? Esistono dei report da poter consultare sulla base delle norme sulla trasparenza?

Risposta del Comune di Firenze – Gli assistenti sociali del Comune operano valutazioni dei percorsi di recupero, stendendo dei report caso per caso, che però non sono producibili per la legge sulla privacy. Tutto molto bello, se non fosse che è noto il frequente travaso di personale tra Artemisia e i Servizi Sociali del Comune, in una fiera del conflitto d’interessi che Silvio Berlusconi levati di torno… la solita storia dei controllori e controllati che spesso coincidono. Il problema in ogni caso è che la mia domanda era un’altra: qualcuno verifica che Artemisia metta in atto competenze specifiche e un’organizzazione efficiente per affrontare  i vari casi? Il mio era un riferimento alla verifica della conformità dell’associazione e del suo personale alle necessità oggettive, oltre che ai criteri di legge. Anche in questo caso, risposta insufficiente, oltre che furbescamente evasiva.

Mia domanda: “Sul piano economico-finanziario: sull’Associazione Artemisia, destinataria degli stanziamenti, grava qualche obbligo di rendicontazione con presentazione di evidenze? Se sì, è possibile visionarle, sempre per le norme sulla trasparenza? Se no, perché?

Risposta del Comune di Firenze – Dice: Artemisia rendiconta tutto, con pezze d’appoggio. Ma non possiamo inviare nulla. Se vuoi vedere la documentazione devi fare domanda, venire qui a Firenze, consultare qui e stop. D’accordo. Chiamiamolo disincentivo al controllo del cittadino, ma d’accordo…

Mia domanda: “Sul piano operativo: come si giustifica lo “spezzettamento” in numerose tranche, per ogni anno, degli stanziamenti all’Associazione, sebbene in molti casi l’oggetto dello stanziamento sia lo stesso?”

Risposta del Comune di Firenze – Qui c’è il capolavoro. La domanda è diretta, la risposta è una supercazzola degna del Conte Lello Mascetti. Con Artemisia c’è una convenzione disciplinata dalla determinazione dirigenziale bla bla bla… L’abbiamo rinnovata il giorno bla bla bla. L’altra determinazione regionale bla bla bla ha stabilito l’affidamento diretto (cioè NESSUNA gara d’appalto) per Artemisia, che però è anche centro antiviolenza accreditato (come se ci fosse da vantarsene). Tutto bellissimo (per modo di dire), ma non c’è risposta alla mia domanda.

Il tutto firmato dal dirigente del Servizio Sociale Professionale. In conclusione: ad averne voglia, giornalisti e soprattutto giudici avrebbero di che divertirsi a scavare nei rapporti tra amministrazione fiorentina e Artemisia. Ma non lo si fa. Anche perché, mi bisbiglia qualcuno all’orecchio, la magistratura gigliata è parte integrante del sistema Artemisia (affidi di minori e dintorni…). Un gigantesco petalo di “Rosa Nostra”, a quanto pare. Servirebbero forse un ministro degli interni e uno della giustizia con gli attributi cubici per smantellare tutto un impianto che invece prospera, a spese della collettività, e sulla pelle di persone, uomini, bambini e donne.

DdOCMlhW4AADOa5Piemme, di male in peggio – A un certo punto, non molto tempo fa, ho parlato del vomitevole libro di Mirko Spelta “Scusa se ti chiamo stronzo”, edito da Piemme. Nell’articolo facevo presente che io ho pronto un bel romanzo che ribalta parecchio tutti i luoghi comuni falsi sugli uomini, e racconta la realtà maschile finalmente per quella che è. Ho chiesto allora una mano ai lettori perché chiedessero via email a Piemme di prenderlo in considerazione, anche come forma di risarcimento per aver pubblicato una porcata come quella di Spelta. Risposte? Zero. In compenso sempre Piemme ha diffuto in questi giorni un altro capolavoro intitolato: “Gli uomini sono bastardi”, autore tale Carmelo Abbate. Inutile dire che un titolo uguale e contrario (“Le donne sono tutte mignotte”) finirebbe bruciato in pubblica piazza. Dirlo è quasi banale. In ogni caso anche qui: risposte zero, anzi di male in peggio.

uominisoliPergine Valsugana e i dati scomodi – Qui la mia pazienza è durata pochissimo, lo ammetto. Ho la percezione di quanto fosse importante l’iniziativa presa dal Consorzio Operatori Pergine di misurare con un questionario online le violenze subite da donne ma anche da uomini, in preparazione di un evento che poi si è tenuto a inizio maggio, nonostante la strenua opposizione del locale assessorato provinciale alle pari opportunità (ma guarda un po’…). L’evento “Donna & Madre” ha raccolto poco pubblico, e pare si sia svolto in modo curiosamente oggettivo, con esperti e specialisti che hanno parlato paritariamente di violenza subita da donne e uomini, e dunque incentrando il tutto sul vero problema: le anomalie relazionali tra generi nel mondo di oggi. Durante la serata non sono stati presentati i dati raccolti online. Che a mio avviso sono una vera miniera d’oro, per quanto possono essere rivelatori. Il fatto che non se ne sia parlato mi ha confermato nella convinzione.

Così ho scritto agli organizzatori, chiedendo loro se potevano farmeli avere. Risposta: sono dati inattendibili perché anonimi e perché il test era ripetibile online senza limite dalla stessa persona. Per questo noi stessi non abbiamo diffuso i dati e dunque non li daremo nemmeno a te. Mia risposta: e allora perché avete fatto il test online se sapevate che poteva avere questi difetti? Ma soprattutto, la statistica, se fatta seriamente, tiene sempre conto delle falsificazioni e dei margini di errori. Basta spiegarlo bene, in modo che il pubblico capisca, basta ripulire il dato, e quanto meno si riesce ad avere una stima tendenziale del fenomeno. Ho promesso loro che avrei agito col massimo rigore nell’elaborare e comunicare i dati, se me li avessero forniti. Ho promesso insomma che non avrei fatto come i media mainstream che spacciano per dati reali le stime dell’ISTAT. Insomma, ho dato le più ampie rassicurazioni, e avrei tenuto rigorosamente la parola. Nonostante questo non ho ricevuto né risposta né dati.

Cosa se ne può concludere? Che una piccola organizzazione di una piccola cittadina ha deciso di investire in promozione per un test online finalmente utile e oggettivo. Si è trovata subissata sorprendentemente di dati che vanno nettamente contro la narrazione diffusa. Sa solo il cielo quanti uomini hanno fatto il test denunciando le violenze che subiscono. E non ripetendolo cento volte per falsare i dati. Chi può aver tempo di fare una cosa sul test online del “Consorzio Operatori Pergine”? Fosse l’ISTAT magari sì, ma, con tutto il rispetto, per loro non ne varrebbe la pena. Ma anche al netto di un 20/25% di falsificazioni, quei dati sono certamente rivelatori e sorprendenti. Capaci di smentire in un colpo tutte le frottole che vengono spacciate quotidianamente sui media rispetto all’emergenza della violenza sulle donne.

In risposta al diniego del Consorzio Operatori Pergine ho detto che tenere nascosti quei dati potrebbe far pensare che sono troppo scomodi per essere diffusi. E che quindi il Consorzio stesso, dopo aver raccolto i dati ed essersi mostrato oggettivo, in realtà si conforma all’andazzo, per paura, incoerenza o altro. E diventa complice della falsificazione dilagante. Speravo bastasse questa riflessione per convincerli a darmi i dati, ma no, anche in questo caso risposte zero. La conversazione è avvenuta una settimana fa, e in questo caso la mia pazienza è stata brevissima, perché sono certo che quei dati sono importantissimi e molto significativi. E sono arcistufo che la verità venga tenuta nascosta. Se questo articolo giunge agli organizzatori: io sono qua, e c’è tutto un grande pubblico che vuole sapere. Altrimenti, come detto, siete complici, e la vostra iniziativa era in piena malafede.


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9 commenti

  1. Ricordati del Forteto… non se ne parla mai abbastanza, ma tu l’hai fatto nel tuo blog quindi sai che aria tira… altro che Artemisia, quelli sono anche peggio.

    Quanto ad Abbate, mi ha stupito enormemente in quella puntata di sQuarto Grado, intitolata gli uomini sono bastardi? Come il titolo (senza punto ?) del libro di Carmelo, che in genere è un tipo estroverso e mi piace, persino sincero. Ma questa volta ha fatto proprio schifo e tutta la redazione gliel’ha lasciato fare. Non solo: hanno avuto anche la faccia (anche Meluzzi, che in genere vola molto più in alto) di mettere in dubbio la colpevolezza della Panarello (probabilmente l’unica donna condannata seriamente per infanticidio) ospitando e dando di fatto ragione all’avvocato difensore. Questo è Nuzzi e il suo programma che ha toccato, con quella puntata, una quantità mai vista prima di insulti su FB.

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  2. La cosa che mi fa più ridere di tutti questi “letterati” che scrivono libri di tal fatta è che non solo vanno sul sicuro seguendo la corrente, ma lo fanno presentandosi come dei coraggiosi che vogliono sfondare un muro di cui nessuno parlerebbe. Nessuno, a parte tutti.

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    1. Carmelo Abbate è uno spregiudicato ed in combutta con una casa editrice senza scrupoli cercano notorietà e profitto sulla pelle degli uomini silenziosi e attoniti.
      Disposti a qualsiasi infamia per i loro scopi, ammantano di coraggio un’operazione senza rischio alcuno.
      Di nessuna natura: ne morale ne fisica.
      Un tempo non si sarebbero azzardati nemmanco a pensarla.
      Oggi si.
      Oggi che il coraggio non ha più nessun significato…si.
      Fanno parte di una cricca di uomini nulli che ha fiutato il vento che spira.
      Ma il vento, c’hanno insegnato gli uomini di mare, cambia.
      E gli uomini, quelli autentici, non perdono la memoria.
      E la parola…quella scritta…permane.

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      1. Occhio che ha minacciato querele contro chi lancia minacce, anche solo velate. E’ rimasto spiazzato dalla shitstorm arrivata al suo profilo Facebook. Sostiene che siamo tutti nani mossi da un grande burattinaio. Pensava fosse facile, invece, in modo del tutto spontaneo, per una volta c’è stata una reazione unitaria, sebbene casuale.
        Che conferma una vecchia teoria a cui non voglio credere, nonostante tutto: gli uomini si uniscono e fanno sentire la loro voce solo se c’è da combattere contro un altro uomo…

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        1. “E’ rimasto spiazzato dalla shitstorm arrivata al suo profilo Facebook”…lo rappresenta appieno.
          Uno così (in s.p.e. sui media) non è strano che abbia perso ogni percezione del reale.
          – – – – –
          E poi in una causa anche il vocabolario mi soccorrerebbe:

          infàmia s. f. [dal lat. infamia, der. di infamis «infame»].
          Azione o parole degne di gravissima riprovazione o che suscitano viva indignazione: commettere, dire un’i.
          ; non è possibile sopportare queste i.; come si può assistere a certe i. senza ribellarsi?
          ; frequente in frasi esclamative: che infamie!
          ; è un’i., una vera infamia! In partic., calunnia o menzogna che rechi grave offesa all’altrui reputazione: le sue parole sono un’i.
          ; o frase gravemente ingiuriosa, blasfema: vomitare infamie.

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  3. Non so se il comune di Firenze l’ha detto, ma una delle femministe dirigenti di Artemisia era moglie di un parlamentare del PD. Da qualche anno è morta, ma purtroppo l’associazione femminista continua ad operare

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