L’indisturbata porno-educazione

Attenzione! Per leggere e capire il seguente lungo articolo serve avere tra i 35 e i 45 anni e avere una cultura musicale minimamente decente.

Logo_DeeJayIeri mi è toccato stare in attesa in un negozio di telefonia per circa 20 minuti. Mentre l’impiegata faceva il suo lavoro al PC, un megascreen mandava video musicali da Radio Deejay. Non sapendo che fare, mi è toccato sorbirmene tre o quattro, e ho colto l’occasione per guardarli con occhio analitico, cercando di superare la repulsione dal lato puramente musicale. Quando sono uscito dal negozio mi sono reso conto di provare un potente senso di disgusto, fastidio, irritazione. Non tanto e non solo per una questione puramente musicale, ma proprio per il tipo di video che avevo visto. Non riuscendo a mettere a fuoco questa sensazione, a casa me li sono riguardati, aggiungendone altri tra quelli che oggi vanno per la maggiore, e alla fine ho compreso. Vorrei condividere con voi questo percorso, perché in qualche modo ha a che fare con i discorsi che si fanno in genere su questo blog.

Al centro di tutto sta l’immagine della donna. Quella cosa su cui il femminismo contemporaneo fonda gran parte della propria identità, censurando cartelloni pubblicitari ritenuti inaccettabili, elaborando teorie bislacche o facendo conteggi privi di senso. E’ sufficiente dare un’occhiata agli interventi di Murgia, Somma, o al bollettino della 27esima Ora del Corriere della Sera per rendersi conto di come questo tipo di battaglia venga condotta sul confine tra la tignosità fine a se stessa e la ricerca di un privilegio nuovo o il rafforzamento di un privilegio esistente. Parole al vento, in linea di massima: questioni di lana caprina, capelli spezzati in mille pezzi per andare a trovare la magagna, in un mondo dove, di fatto, essere donna porta più vantaggi che svantaggi.

adolescentimusicaNon una parola, mai, almeno finora, ho trovato da queste portabandiera dell’immagine femminile sulla diffusione di prodotti musicali d’intrattenimento per giovani, dove invece, a mio parere, ce ne sarebbe parecchio da dire, e pure in toni un bel po’ incazzati. Anzitutto perché i messaggi che vengono veicolati hanno come destinatari giovani e giovanissimi in età di formazione e con un livello di influenzabilità altissimo. Ciò che vedono, ascoltano e assorbono tra gli 11 e i 18 anni resta per sempre, e basta che uno di noi matusa si guardi un attimo dentro per accorgersi di quanto è vero. La lotta a un eventuale “patriarcato” o “maschilismo” dovrebbe a mio avviso partire da lì, da ciò che viene proposto ai giovani, attraverso strumenti di puro intrattenimento, in questo caso musicale.

Dunque, per inquadrare meglio il tutto, dopo essermi sorbito i video delle hit del momento, sono andato a recuperare, a memoria, i video musicali della mia gioventù rocchettara. Roba fine anni ’80 / inizio anni ’90, quando il canale che veicolava quei prodotti si chiamava “Videomusic”, poi diventata MTV, e viaggiava sulla TV, non su YouTube, come oggi. In una sorta di percorso “Amarcord” mi sono riguardato e riascoltato un sacco di roba “dei miei tempi”, che non posso, per motivi di brevità, elencare qui. Isolerò quindi solo alcuni dei brani e dei video, per cercare di capire a cosa mi sto riferendo. E sceglierò apposta quelli dove, più di altri, la donna risulta al centro dell’attenzione.

motleyIl primo prodotto che mi è venuto in mente è “Girls, girls, girls” dei Motley Crue. Il testo è un inno allo strip-tease e alla gnocca, elementi fortemente presenti nel videoclip dove un gruppo di tamarri in moto (i componenti del gruppo) girano per locali di pole-dance, fanno i bulli e sbavano sulle ragazze. Tutte bellissime (al di là della capigliatura anni ’80) e molto sexy, allegre, sorridenti, pulite. Nel video ballano, simulano un blando spogliarello, pochissimi le toccano e quei pochi lo fanno timidamente. Chi va oltre si prende un ceffone, oppure tutto prende un’aria goliardica. Alla fine i tamarri preferiscono farsi un giro in Harley, fischiare alle tipe che passano e la notte va via così, senza battere chiodo. Stile americanissimo, sia nel vissuto che traspare sia nella tecnica di regia. Piaccia o no il pezzo musicale, finito il video resta un sorriso e il pensiero divertito: “che coglioni”.

Ho poi dato nuovamente un’occhiata a uno dei miei miti di allora (e anche di adesso): Alice Cooper, discusso rocker spesso accusato (ingiustamente) di maschilismo. Nel suo video “Poison” ancora appaiono delle gnocche stratosferiche che, nel testo come nelle immagini, lo tormentano, lo minacciano, sono oggettivamente più forti di lui, nonostante il suo aspetto e il suo abbigliamento molto truce. Le ragazze giganteggiano e lui è un microbo, è nelle loro mani. Messaggio: faccio il ganzo, ma la seduzione femminile mi mette in ginocchio in ogni caso. Il finale è a sorpresa, come sempre nelle produzioni di Cooper, così come nei suoi spettacolari show dal vivo. Il trionfo della donna è annullato da un colpo di coda malvagio dell’uomo, che però è grottesco, palesemente finto, lo si capisce dallo sguardo del rocker che sembra dire: “bùbù sette!”. Ugualmente nei suoi live Cooper schiaffeggia bambole, maltratta figuranti sul palco (tra cui sua figlia), salvo che poi queste lo incaprettano nella camicia di forza, lo impiccano, decapitano, puniscono. Erede del grand-guignol, ammette sempre che la donna è più forte dell’uomo, e solo con fantasie grottesche l’uomo può prevalere. Come stile, rispetto al video dei Motley Crue qui c’è più patinatura, le sequenze con le donne sembrano pagine di Playboy, ma durano pochissimi secondi.

gunsSono salito poi di livello, in termini di rock, e mi sono guardato un po’ di video di quel periodo degli AC/DC, aspettandomi a memoria di trovare rappresentazioni rudi di prevaricazioni maschili. Nisba. In ogni caso prevale la canotta di Brian Johnson e il duckwalk di Angus Young. A quel punto ecco l’illuminazione: Guns n’ Roses! Ero giovane e con pulsioni potenti, e il loro video “Patience” mi suscitava fantasie inenarrabili. Eppure, al di là di un Axl sculettante, un Matt ignaro della bellezza che lo circonda, un Duff cameriere a cui la cameriera guarda il culo, mi colpiscono la donna che mette a posto l’uomo puntandogli il dito (salvo andare via poi a braccetto insieme alla fine del video), il truce Slash, sul cui letto si avvicenda una decina di bombe sexy, che però preferisce accarezzarsi il pitone (!!!), e ancora Axl che prova a telefonarle (aspirante stalker?), non la trova, sfascia il telefono e passa la serata da solo a guardare se stesso in TV. Il tutto con in sottofondo una delle canzoni più sexy e romantiche della storia del rock. Incomunicabilità tra i sessi? Forse. Sicuramente, anche qui, la potenza seduttiva rende la donna più forte dell’uomo, lei prevale nettamente, fino ad annichilire la figura maschile. Lo stile del video è più raffinato degli altri, più curato, ma è narrativo, con un pelo di patinatura e niente di più.

Dato che in quel periodo non è che erano tutti mezzi metallari come me, ho dato un’occhiata anche all’offerta pop, dove però la mia memoria ha diversi buchi. La prima produzione che mi è venuta in mente è “I want your sex” di George Michael. Video semplicissimo: lui canta e balla e una delle donne in assoluto più belle del mondo cammina e si mostra in lingerie, con qualche inserto che ammicca a un letto dove un uomo e una donna fanno ciò che di più bello c’è in natura: appunto sesso, tema a cui è dedicata la canzone stessa. Un inno alla sessualità ma, attenzione: a due. Non promiscua, bensì monogama. Messaggio: fare l’amore è meraviglioso e la donna, con la sua bellezza e sensualità, è un motore straordinario di questa bellezza. Che tutto sia ricondotto alla monogamia richiama anche al valore massimo della sessualità se accompagnato dal sentimento. Lo stile è vagamente patinato nelle immagini femminili, il giusto per valorizzare la bellezza stratosferica della modella.

stilnovoTutti gli altri video analoghi che mi sono riguardato erano più o meno simili come stile. Al termine della visione, al di là del gradimento musicale, si ha un senso di “normalità” dei rapporti, così come si sono sempre conosciuti. Se sei una rockstar sei circondato da belle donne, ma questo si sa da sempre (mai visto un direttore d’orchestra con grupies al seguito…). E con le donne puoi scherzare, fare il maschiaccio e il duro finché ti pare ma, bimbo bello, il pallino lo tengono in mano loro. Puoi schitarrare, supplicare, sgasare l’Harley, sbevazzare, sfumacchiare quanto ti pare, alla fine dei giochi è lei che domina (donna deriva dal latino domina), nella gran parte dei casi grazie al suo essere femmina. Unica soluzione: “one to one”, come dice George Michael. Godersela insieme, in pieno equilibrio. Io canto per te, dedico a te la mia ispirazione artistica, perché sono sopraffatto dalla bellezza e dalla sensualità che incarni. In termini di business internazionale musicale, non è che la riedizione di concetti già espressi, da Catullo a D’Annunzio, passando per Shakespeare e il dolce stilnovo.

Così siamo cresciuti noi. Questa è la nostra educazione sentimentale di base. Qualcuno è rimasto lì, niente di male, qualcuno ci ha aggiunto roba: letture, prodotti musicali di maggior valore, eccetera. Ma questa era la base “ai nostri tempi”. E oggi i nostri ragazzi cosa ascoltano e guardano? Snoop Dogg e Pharrell Williams in trasferta in Brasile. Il primo praticamente sempre nudo, il secondo no (forse perché inguardabile), entrambi impegnati a distribuire le proprie attenzioni alle bellezze locali, tutte indistintamente, notandone le rotondità, guardandole con la supponenza del colonizzatore e, attenzione, nessuna di queste donne risponde con superiorità. Ci stanno a prescindere. Sono esseri bellissimi e perennemente in calore. Non ci sono sguardi severi o giocosi, ma atteggiamenti di totale disponibilità, anche quando si tratta di semplici passanti. Sembrano riprese spontanee, ma ovviamente non lo sono. Verso il minuto 2.45 e fino al minuto 3.22 ci sono alcune sequenze con dettagli che consiglio di guardare attentamente, perché ne riparleremo. Sul testo e la musica del brano non mi soffermo, non credo ne valga la pena.

iglesiasPoi mi sono sciroppato Enrique Iglesias e la sua “Move to Miami“, dove mi pare dia consigli su cosa fare per sballarsi se uno va nella nota città della Florida, su un ritmo che richiama vagamente la tradizione ispanica (d’altra parte è estate…). Basta avere la forza di ascoltarsela tutta e di vedersi tutto il video per capire quale sia il ruolo della donna che viene affermato. Una portatrice sana di chiappe da suonare a mani nude come un tamburo. Chiappe messe ampiamente in risalto dallo stile di danza che da tempo prevale in questo genere di produzioni pop, il cosiddetto “twerking”, che una bella ballerina di colore esegue sul cofano di un’auto e su cui ancora rimando a una riflessione successiva. Anche qui, come nel video precedente, stile, fotografia, regia sono patinatissimi, movenze e inquadrature studiatissime, con un riferimento chiaro, che di nuovo vedremo tra poco.

Avrete notato che finora ho preso a esempio solo prodotti americani. Tenevo il top alla fine. E per top intendo quando noi italiani cogliamo gli aspetti più o meno nascosti delle sofisticate produzioni commerciali d’oltreoceano e le rielaboriamo, portandole al massimo degrado, ovvero scoprendo in modo esplicito, quegli stessi aspetti. Il riferimento è all’ultimo video che mi sono dovuto sorbire nel negozio: “Sto skopando“, di Bello Figo. Non mi interessa nulla di cosa ci sia dietro al fenomeno di questo tizio. Mi si dirà: provocazione sul tema immigrazione, “geniale” rielaborazione di contenuti irritanti e cose così. Oggi tutto viene fatto passare per geniale, specie il degrado più assoluto (vedasi il fenomeno Young Signorino). Quanto al video, va solo visto, non si può commentare. Serve tanta pazienza, un approccio sociologico e culturale, in modo da osservarlo come fosse una cavia di laboratorio, che magari fa ribrezzo, ma bisogna guardarla e sezionarla per capire di cosa è fatta. E qui si svela pressoché tutto delle produzioni musicale indirizzate ai giovani: la volgarizzazione estrema e calcolata del video (e del testo) di Bello Figo porta a galla ciò che nelle produzioni americane restava solo in forma allusiva.

pornodivaPornografia. Quella è la chiave di lettura. Il twerking non è un “ballo” inventato da qualche coreografo particolarmente ispirato. E’ il modo di muoversi inaugurato da alcune porno-attrici (o voluto dai loro registi, non so) nelle produzioni post 2000 mentre giravano scene in cui stavano “sopra”. L’uomo immobile e loro “martellano” muovendo il bacino, consentendo alla telecamera close-up (riprese ravvicinate) mozzafiato. Un modo per invertire i ruoli: così è la donna che scopa l’uomo. La variazione tecnica è piaciuta così tanto da diventare uno stile di ballo ormai immancabile in ogni video pop-rap che si rispetti.

Le scene che ho richiamato poi nel video di Snoop Dogg e Pharrel Williams, la patinatura straordinaria delle immagini di Enrique Iglesias, alcune tecniche specifiche di inquadratura e stile della ripresa sono, ormai è cosa nota e accertata, prese di peso dalle produzioni pornografiche di più alto livello. Gli sguardi delle passanti brasiliane (probabilmente attrici locali o addirittura americane), ricordate?, sono gli stessi dei noti video porno prodotti oggi negli USA. L’aria perennemente disponibile delle femmine dei videoclip di musica commerciale contemporanea, i loro sguardi, le loro movenze, le angolature e le azioni sceniche, sono tutte prese direttamente dall’industria pornografica.

bellofigoRimane l’immagine della popstar o rockstar circondata da belle donne, quella non tramonterà mai, ma nel corso dei decenni la figura femminile è cambiata. Da dominatrici degli impulsi e dei sentimenti maschili sono diventate oggetto a disposizione di un maschio dominante, del suo sollazzo. Un oggetto sempre e comunque disponibile e inflazionato. Non c’è nulla di speciale nella massa di gnocca in costume nella piscina brasiliana di Williams e Dogg, o nella discoteca di Iglesias, per non parlare della chiappona di Bello Figo. Una vale l’altra. Carne da macello. Nei video di oggi, insomma, si gioca a ruoli sbilanciati, suggerendo un equilibrio tra generi che non esiste né potrà mai esistere. Ma è una narrazione che entra nel vissuto degli adolescenti, dove si stabilisce una connessione stabile tra il consumo che, maschi e femmine, fanno del porno, oggi aperto a tutti, e dei prodotti musicali. E che fa, o farà cortocircuito quando si tenterà di stabilire una connessione con l’altro o l’altra. Se poi quell’altra si è nutrita contemporaneamente di questo porno, della sua normalizzazione attraverso la narrazione musicale e di un indottrinamento femminista come quello contemporaneo, il cortocircuito è certo e scontato.

C’è in tutto questo una domanda gigantesca. Perché il femminismo di questo tipo di messaggi non si occupa? Perché contare gli articoli firmati da donne nelle prime pagine dei giornali, attività tanto tignosa quanto inutile e infondata; perché rompere le palle agli Alpini; perché frignare per le poche donne al Governo; perché appigliarsi a un numero risibile di omicidi di donne da parte di uomini; e non aprire invece una campagna di informazione o di contrasto ai bombardamenti distorti a cui vengono sottoposti i nostri ragazzi? Non saprei. Ho tre ipotesi possibili. La prima è che fare una battaglia vera costa fatica, intelligenza, impegno. Cose che le femministe militanti non hanno. E se per caso ne sono dotate, sono disponibili a metterle in campo con fatica e possibilmente solo dietro compenso. Ed è un peccato perché potrebbe essere una battaglia anche unitaria con la componente maschile. La seconda è che un futuro di incomunicabilità tra generi è ciò che il femminismo attuale auspica, perché gli garantirebbe lunga vita. La terza è che i grandi business tendenzialmente non si disturbano tra di loro. L’industria musicale odierna, dopo aver assorbito il colpo dell’avvento di internet, rimane potente e diffusa, così come quella che circuita attorno al femminismo militante. Ognuno per sé, senza pestarsi i piedi, questa potrebbe essere la filosofia che distrae le “pasionarie” de noantri da questioni ben più sostanziali di quelle che impegnano giornalmente il loro neurone.


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12 commenti

  1. Comunque vorrei anche aggiungere una canzone di Morgan (So Low, circa 20 anni fa):

    ‘se parlassi più spesso di Sesso e Possesso è probabile che farei un pò più successo. E’ questa la demagogia imperante nel mercato delle canzoni’. Aveva visto giusto.

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  2. Tutto vero, dopo Madonna del resto la degradazione è arrivata a livelli inenarrabili (e Madonna è amata da molte femministe). Ora, Madonna non era malenegli anni ’80, faceva video come Just a prayer. Ma rivederla adesso nei suoi spettacoli è un’altra cosa. Poi Lady Gaga, e poi tutte le varie starlette sculettanti, tipo J. Lopez, Shakria e le altre, anche brave, ma comunque fatte in quel modo. Poi non so se hai presente, ma bastava vedere le olimpiadi del 2012 a Londra per capire la differenza: le star moderne inglesi erano dei rapper come quelli americani, quelle ‘antiche’ erano G.Michael, Paul McCartney, Annie Lennox. Persino le SPice Girls degli anni ’90 sembravano delle gigantesse rtispetto ai ‘moderni’ cantanti di successo.

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  3. Caro Davide, pensa te che è cresciuto prima di noi (tra parentesi anch’io amo il rock) con le canzoni di allora dove il concetto dominante era di portare la donna su un piedistallo ( parlo della musica italiana 60-70)

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  4. Innanzitutto, complimenti, dopo una cosa che avevi scritto di recente credevo che odiassi il rock e son felice di essere smentito.
    In questo momento sto ascoltando musicisti come Sam e Dave o Curtis Mayfield, quindi funk e soul d’alto livello (Superfly theme ad esempio) ed esuli dal rock. Se penso che la gente ballava sul ritmo di canzoni che avevano dei testi che veicolavano anche messaggi importanti mi cascano le palle, non perché ballava, ma perché anche in campo commerciale c’era consapevolezza.
    Continuo a parlare dopo pranzo, devo commentare un paio di messaggi troppo “noi dei nostri tempi” per essere tacciati di logica e obiettività.

    A dopo.

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    1. Odiare il rock? Se non mi vergognassi terribilmente posterei una mia foto di qualche era fa con capelli lunghi, chiodo e Fender Telecaster… No, semplicemente crescendo (invecchiando) ho ampliato gli orizzonti, capito alcune cose e progredito in campo musicale. Ciò mi rende molto critico verso i fanatismi musicali, ma non nego che, a scopo d’intrattenimento, la musica rock (funky, blues, soul e altri derivati con alcune decise esclusioni) è il top…

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  5. Davide,
    stai confondendo la causa con l’effetto.
    Non è la musica che educa i giovani.
    Sono i giovani che producono e consumano un tipo di musica che rispecchia la loro scala di valori.
    Il fatto è che se togli al sesso la sua dimensione romantica e sentimentale, che cosa rimane del sesso?
    Solo la dimensione pornografica.
    Quindi la musica attuale non può che essere pornografica.
    La musica che ascoltavi 30 anni fà era il prodotto di una civiltà connotata da un forte dimorfismo sessuale, che generava romanticismo e sentimento (e ironia).
    La musica che si produce oggi è generata da una società femminista che si basa sull’amorfismo sessuale, che distrugge il romanticismo ed il sentimento.
    In poche parole : la musica attuale riflette una società in cui il sesso, divenuto ormai amorfo, cioè solo pornografico, non ha più molta importanza anche, e forse soprattutto, tra i giovani.

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    1. Sono molto d’accordo che tolti i sentimenti rimane solo il porno. Voglio osare una riflessione personale divergente: non penso che sia direttamente responsabile il femminismo. Quando il mondo era tutto tradizionalista, le donne difendevano lo status quo al pari e più degli uomini. La narrazione femminista è falsa: alle donne ha fatto sempre comodo che il maschio si sacrificasse per lei e la famiglia. I movimenti mortiferi (tra cui il neo-femminismo) sono animati da ideologie post-post-nichiliste. In un certo senso abbiamo questa responsabilità: il femminismo è una nostra creatura. La differenza tra il brano di Rodriguez e quello di Signorino è che Rodriguez cerca disperatamente lo ‘Sugar man’ ma lo disprezza. C’è tutto il male di vivere nella musica di Rodriguez, che in Signorino non c’è. Signorino dice solo “Bella droga”. I primi movimenti per i diritti chiedevano il rispetto della Persona; quelli contemporanei chiedono di riprodursi contro-logica. Prima c’era l’uomo e la donna; oggi c’è un unico grosso e ingombrante Cyborg (che è una cosa). Per questo motivo, a mio avviso, stona così tanto sentirli parlare di diritti umani, parità, uguaglianza, etc. Perché non abbiamo a che fare esattamente con degli umani. Infatti io sono convinto che Vendola (p.es.) sia convinto davvero di aver fatto un atto d’amore. Però questo è il modo in cui amano i Cyborg, le cose, non gli umani.

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  6. Sai perché le femministe non se la prendono con questi video? Perché fanno loro comodo! Innanzitutto perché così i cantanti saranno sempre sotto ricatto del metoo di turno (se una ti accusa, e tu hai una videografia così, ti sei bruciato le residue possibilità di difenderti), ma soprattutto perché finché ci sono, possono sempre gridare al maschilismo. Nella vita reale è tutto un altro paio di maniche, per questo hanno bisogno di qualcosa che confermi le loro bugie (i tg che parlano solo di “f******cidi” non bastano). Ricordo una volta, pausa caffé al bar con i colleghi. Sulla tv del bar appare uno di questi video: nessuno ci aveva fatto caso (a parte che il volume era a zero, stavamo parlando per i fatti nostri), ma ecco la collega femminista che grida “guardate che video sessista”. Poco importa che subito dopo (a quel punto ci ho cominciato a fare caso) appare uno di Lady Gaga e un altro di Kesha uguali ma a sessi invertiti (in quest’ultimo, si finisce con lei in salotto e le teste dei suoi ex appese come trofei di caccia, immagino cosa succederebbe al contrario), tanto quelli passano inosservati. Col piccolo particolare che in un mondo dove si parla solo di maschio cattivo e femmina buona, dove la violenza femminile viene insabbiata e i torti subiti dagli uomini nascosti quando non dileggiati, questi video, oltre al resto che racconti tu, fanno credere alle ragazze che sì, è nel loro diritto trattare di merda i coetanei.
    Il mondo della musica è come Hollywood (e in effetti sono industrie contigue): tira l’acqua al clima politicamente corretto odierno, quindi deve tenersi buono il femminismo. Tramite donazioni, campagne (oggi non c’è concerto, trasmissione radio, premiazione che non contenga il richiamo all’emergenza con conseguente maledizione del maschile ) e, grazie a questi video-spazzatura, un po’ di frecce al suo arco. E stai attento a “sfidare” le femministe su questo terreno, ti risponderanno: “Lo vedi che è vero che il mondo ce l’ha con le donne, le vede solo come oggetti e le discrimina? Lo vedi che abbiamo ragione noi? E allora perché te la prendi con noi che lo combattiamo e non ti unisci invece nella lotta al patriarcato?”. Che è, appunto, il motivo per cui ti fanno chiudere l’account facebook se metti i dati sulla violenza subita dagli uomini, ma non si sognano nemmeno di prendersela con i video musicali.

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  7. veramente Lorella Zanardo si occupa di queste questioni (anche se il suo bersaglio è la televisione generalista e il suo uso e abuso di “veline”, “letterine” e quant’altro, più che i videoclip)

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