23 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

Tifose.mondiali.1.bis.750x450Viva la FIFA – La notizia è nota a tutti: inquadrare le belle ragazze sugli spalti, molte delle quali sono palesemente lì proprio per farsi riprendere, è sessismo, dunque la FIFA ha invitato le TV a non farlo in occasione della finale di ieri (e in effetti le emittenti hanno obbedito). Attenzione alle parole. Dice il vocabolario, alla voce “sessismo”: “tendenza a valutare la capacità o l’attività delle persone in base al sesso ovvero ad attuare una discriminazione sessuale”. Riprendendo gnocche stratosferiche sugli spalti, le televisioni non fanno alcuna valutazione delle loro capacità o attività mi pare, dunque resta la parte relativa alla discriminazione sessuale. Che in questo caso è di due tipi: contro gli uomini (raramente vengono ripresi dei bei maschioni, anche perché… valli a trovare che siano all’altezza delle tifose!) e contro le cesse. Va detto che il deficit sui maschi è compensato dal fatto che il 98% delle riprese TV è dedicato a 22 uomini in mutande che corrono su un prato. Nulla viene fatto per le racchie, però. Ed ecco allora una chiave di lettura coerente con il movimento #MeToo, da cui la FIFA ha tratto ispirazione per la sua ordinanza: è non solo un modo per far fuori gli uomini di potere e sfruttarli o ricattarli, ma anche uno strumento di rivalsa delle cozze. Un punto di vista che la provocatoria Alessandra Cantini sostiene da tempo. Io ero scettico, ma a questo punto mi devo ricredere. Avanti così e il prossimo mondiale sarà riservato solo tifose che indossino il burqa o selezionate apposta per la loro bruttezza, con tanto di DASPO per le gnocche.

213857200-40102dbd-d5b4-49f4-b880-5a6f853cac01Silenzio, parla Harvey – Unico uomo attualmente sotto processo per le accuse conseguenti al movimento #MeToo, Harvey Weinstein si difende. Nel modo più ovvio, scontato ed efficace: dicendo la verità. “Offrivo lavoro in cambio di sesso”, dichiara. “A Hollywood fanno tutti cosi”. Stante lo scambio commerciale così semplicemente delineato, la precisazione che segue è quasi inutile: “non ho mai costretto neppure una singola donna”. Non ce n’era bisogno. Tutte avrebbero venduto madre, figli e parenti fino alla terza generazione per poter lavorare con la sua Miramax. Figuriamoci quanto poteva costar loro prestarsi a un po’ di sesso, che in quegli ambienti, piaccia o no, è il minimo sindacale (per aspiranti attrici e attori in egual misura). E adesso la palla va alle accusatrici. Vallo a dimostrare che non è come dice il caro Harv. A parte qualche piagnisteo e un po’ di retorica, come rispondere di fronte ai contratti avuti con Miramax? Unico esito possibile: convertire l’accusa a Weinstein da stupro a sfruttamento della prostituzione. Il muro #MeToo, insomma, scricchiola a ogni parola che Weinstein pronuncia. E a prendere legnate nei denti sono anche le pasionarie tardive, tipo Asia Argento. Fidanzata con lo chef Anthony Burdain, viene fotografata ad amoreggiare con un ganzetto più giovane. Il giorno dopo Burdain si suicida. Dicono le sostenitrici della Argento: avevano una relazione aperta, non è colpa di Asia! Replica Harvey: “ovviamente non è vero, ma i morti non parlano, quindi le ragazze hanno inventato tutto”. Ma non mi dire.

MackarethVietato dire maschio e femmina – Un medico inglese, il dottor David Mackereth, con trent’anni di carriera alle spalle, è stato licenziato dal Governo e non potrà lavorare più negli ambulatori pubblici perché irrispettoso della natura fluida della sessualità delle persone. Uno dei suoi compiti era stendere i referti dei pazienti dove, secondo le indicazioni dei suoi superiori, avrebbe dovuto indicare il “genere” dichiarato dallo stesso paziente, qualunque fosse. Lui però continuava a segnare “maschio” o “femmina” a seconda di quello che fisiologicamente riscontrava. Niet! Not possible! La filosofia gender fluid se ne adonta, dunque non se ne parla. Eppure, dice lui, non è sua intenzione attaccare il movimento transgender: intende solo esercitare la propria libertà di classificare gli individui sulla base degli unici due generi dati dalla natura e come tali scientificamente riconosciuti. Niente da fare: Mackereth ha perso il posto. E con lui se ne va un bel pezzo di credibilità scientifica e di libertà di pensiero per i professionisti della medicina. Il tutto per pagare pegno al sentire individuale ipersensibile di una minoranza di persone, ai loro interessi e ai loro privilegi furbescamente camuffati da diritti. Ossia a quell’insieme di elementi che sta contribuendo a distruggere le fondamenta dell’identità comune.

Ma inneggiare alla pedofilia si può! – Ha fatto, come si dice, il giro del web il tweet di tale Tom Wilson (non è una bufala, il profilo esisteva veramente, ora è stato cancellato), dove, rispondendo a tale Nicole Shieldsx, sosteneva che:

37033788_633514917010698_7049737350896680960_n“Non è dannoso se a loro piace. I bambini possono imparare a trarre piacere dal sesso con un partner più vecchio, se lo sperimentano dando il consenso”, a seguire l’hashtag #loveislove (l’amore è amore, con cuoricino arcobaleno). Temendo forse di non essere compreso, poi specifica che: “Il problema è che i conservatori sono chiusi di mente e temono il cambiamento. Viviamo in un’era progressiva, è  ora di mettere da parte la pedofobia”. E a seguire un altro hashtag ben noto, quello dei diritti arcobaleno, alle cui istanze Wilson dunque iscrive anche la pedofilia.

L’amore è amore, diritti arcobaleno… Tutti slogan che abbiamo già sentito connesse al progressismo, ai diritti, alla necessità di un’apertura mentale, pronunciati spesso nei Gaypride. Eppure la pedofilia è qualcosa che ci fa orrore. Non a caso, per fortuna, mezzo mondo si è riversato sul profilo di Wilson a promettergli le peggio cose. Eppure queste uscite sui social contano, fanno danno, e molto. Insieme ad esse la diffusione, associata appunto alla necessità di affermare i diritti di chi si riconosce in pulsioni sessuali “fluide”, di foto come queste:

Si tratta di bambini di 10-12 anni, alcuni (come il primo, che tiene un palloncino con su scritto, testualmente: “succhia un cazzo”) avvistati in qualche Gaypride, altri (come il secondo in foto) diventati “modelli transgender” con tanto di passerelle e fama mondiale. Eppure, ribadisco, la pedofilia ci fa orrore. Ma chissà per quanto ancora. Dice il monumentale Noam Chomsky nel suo “Media e potere: “Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone”. Una versione simile e più moderna del concetto è la cosiddetta “Finestra di Overton“, un meccanismo socio-mediatico e politico che serve a rendere accettabile l’inaccettabile. La temperatura della pentola nella quale siamo immersi è già molto molto alta. Lo è da tanto, da troppo. Non manca molto che noi, o meglio i nostri figli, finiremo tutti bolliti. Anche perché questo tipo di degrado lo si sta iniziando a inculcare fin da quando siamo piccoli. Il tutto come fosse cosa normalissima. L’affermato valore delle diversità è il cavallo di Troia con cui ogni identità finora conosciuta e valida verrà messa a ferro e fuoco. Ciò non significa che si debba discriminare o reprimere chi sente di avere una sessualità innaturale (a meno che non si tratti di pedofili, quelli vanno soppressi e basta), ma nemmeno soverchiare di sensi di colpa o violenze sociali chi si sente conforme al settaggio naturale, che è poi quello della schiacciante maggioranza delle persone. Da secoli. Di questo passo, quella di chiudere e inchiodare la finestra di Overton (o di spegnere il fuoco sotto la pentola) non sarà più solo un’opzione, ma un dovere civico.

obb-kWVD-U3000252079997ItF-593x443@Corriere-Web-SezioniStorie di ordinaria manipolazione – Da un po’ conduco la mia battaglia contro le manipolazioni mediatiche, talvolta inviando anche appelli ai diversi Ordini dei Giornalisti regionali. Sarebbe un lavoro da svolgere a tempo pieno, per quanto materiale c’è a disposizione. Ad esempio qualcuno, di fronte al tormento insensato che Michela Murgia sta dando al Corriere della Sera e a Repubblica (ricordate: segna ogni giorno quante firme femminili ci siano nelle rispettive prime pagine e preme su Twitter perché siano almeno il 50% o più, visto che… in Italia le donne sono più della metà), suggerisce di presentare un esposto per stalking ai danni della scrittrice. E non sarebbe neppure una cattiva idea: ha un gran numero di follower e la sua è un’azione di condizionamento degli editori che sa molto di persecuzione. Ma non è l’unica anomalia. Sentite questa: una giovane coppia si trasferisce a Duisburg, Germania, e fa un figlio. Lei però ci sta male tra i crucchi e vuole tornare da mammà, naturalmente portandosi via il figlio. Si separano e lei cheffà? Va in ospedale, dice che il marito l’ha picchiata, si fa diverse foto da ricoverata che ovviamente pubblica sui social, con tanto di ospitata in una TV italiana, e denuncia l’uomo. I tedeschi però sono gente pratica, si sa. Infatti le hanno fatto una leva: spostare il bambino dall’ambiente dove è cresciuto sarebbe traumatico, quindi se vuoi andare, vai, ma il piccolo resta con papà. A pesare su questo giudizio potrebbero essere state anche le varie opinioni di parenti, congiunti e amici sulla fanciulla, definita come una pessima madre e di certo non “una santa”. Un profilino mica da ridere insomma. Di situazioni con lesioni auto-inflitte per ottenere il massimo dai giudici ne è piena la letteratura giuridica e non solo. Insomma che, in questa storia che somiglia tanto a quella del padre di Viterbo, i tratti salienti sembrano piuttosto chiari. Detto questo, leggetene la versione data dal Corriere della Sera, e vedete voi se è buona informazione o un banale tentativo di indottrinamento.

buscemiA Pisa c’è chi resiste – Il Sindaco di Pisa è stato fatto oggetto di mailbombing da diverse organizzazioni appartenenti alla galassia Rosa Nostra allo scopo di indurlo a dimettere Andrea Buscemi, eletto con voti popolari all’interno della maggioranza che governa il Municipio toscano e nominato Assessore alla Cultura. Motivo della pressione: Buscemi, dicono le valchirie de noantri, è colpevole di stalking con condanna civile definitiva al risarcimento danni, dunque, come segnale inequivocabile contro la violenza sulle donne, non può far parte della Giunta. Leggo i giornali e li trovo zeppi di dettagli su ciò che Buscemi ha fatto ai danni della sua ex: appostamenti, messaggi, danneggiamenti. Mancano la tortura e l’aggiotaggio e il Codice Penale c’è quasi tutto. Dettagli sul suo iter processuale: zero. Occorre attendere il comunicato stampa del suo avvocato per avere un quadro della situazione: Buscemi è stato assolto in primo grado dall’accusa di atti persecutori (il famigerato Art.612 bis). La presunta vittima è ricorsa in appello, dove la causa è arrivata già prescritta, dal lato penale, ma in continuità di quello civile relativo ai risarcimenti. Contro questa continuità è ricorso in Cassazione lo stesso Buscemi. Detta in termini semplici: non è vero che Buscemi è colpevole di stalking, anzi è stato sentenziato come innocente. In appello la causa è andata prescritta, ma questo non fa di lui un colpevole: penalmente resta valida la sentenza di primo grado. La sentenza di risarcimento in sede civile, poi, non è affatto “definitiva”, dato che è stata appellata da Buscemi in Cassazione. Ancora più in breve: le accusatrici, sostenute dai media, hanno raccontato un mucchio di balle, strumentalizzando una vicenda per scopi puramente di lotta politica. Non a caso, come dovrebbe fare ogni uomo nelle sue condizioni, Buscemi ha querelato la sua accusatrice per calunnia, diffamazione e falsa testimonianza. Giusto così, doveroso. Quello che sta vivendo è uno dei tanti esiti a cui si presta da un lato l’orrendo Art.612 bis, dall’altro il clima di demonizzazione maschile in cui viviamo. Ho scritto all’Assessore Buscemi per esprimergli la mia personale solidarietà e il mio sostegno, e per dirgli che queste pagine, se volesse in qualche modo esprimere la sua posizione, sono a sua disposizione. Un augurio di buon lavoro all’Assessore e al Sindaco di Pisa che, se sapranno farsi sordi a queste sordide manipolazioni politiche, meriteranno il titolo di veri resistenti di questa epoca contemporanea buia e macchiata di rosa. In ogni caso (e non me ne vogliano i livornesi): viva Pisa.

2365547-49209710-2560-1440Non vedo parità di genere – No, non ne vedo nemmeno un po’ in giro. In generale e ancor più nella vicenda dei ragazzi thailandesi intrappolati nella grotta. Domanda: avete visto tra i soccorritori qualche donna? Le uniche che ho visto coinvolte in quella vicenda erano le giornaliste che mandavano su satellite le proprie lacrimucce acchiappa-audience. Ma a scendere a rischiare la pelle e a salvare tutti sono stato solo esseri umani dotati di gonadi e pisello. Uno di loro ci ha anche lasciato le penne (ricordiamolo con onore, il suo nome era Saman Kunan), con la magra consolazione di essere chiamato ora eroe. L’operazione era molto rischiosa. A farla e a farla riuscire sono stati #tuttimaschi, come direbbe Murgia. Non vedo parità di genere qui, né sento nessuno che la auspichi. Non è sterile polemica, mi sto solo chiedendo se tutto questo voglia dire qualcosa e se siamo davvero dominati da un’orrida e spregevole cultura patriarcale. Sbaglierò, ma io dico assolutamente di no.


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16 commenti

  1. Bestemmiare è certamente riprovevole ma, come diceva un vecchio curato di campagna, “quando ci vuole ci vuole, tanto poi ci si confessa”. Qua ci vuole e, da buon veneto, non ho potuto esimermi.

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  2. L’aspetto comico della faccenda FIFA è che, al contrario del caso delle ombrelline in F1 (licenziate in tronco a seguito del maccartismo #metoo), questa è una leccaculata al Qatar e ai Paesi arabi dove si disputerà il prossimo mondiale. Ma naturalmente i femministi occidentali l’hanno presa, pavlovianamente, come una misura in loro favore, a dimostrazione di come i progressisti (?) nostrani siano ormai divenuti indistinguibili dal loro contrario. Partiti dall’amore libero del Sessantotto, sono diventati più sessuofobici di un quadro democristiano degli anni Cinquanta. Che finaccia.

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  3. Nel mio piccolo sono impegnato alla lotta contro l’abuso di minori, essendo io stesso sopravvissuto a quegli orrori. Nel mio piccolo sono anche in contatto con le frange oneste del movimento omosessuale che disapprovano le sfilate di bambini all’interno dei Pride, anche a rischio di minacce e ritorsioni arcobaleno. Purtroppo quando un gay mostra dissenso si chiama subito quel che luminare in tv che parla di omofobia interiorizzata da parte dell’accusante mentre la lobby LGBT gli da del fascista traditore. Mala tempora currunt.

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  4. Notizie a confronto sul caso più recente di politico inglese incastrato per molestie.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/07/15/news/gb_nuovo_scandalo_sessuale_si_dimette_viceministro-201827911/

    https://www.mirror.co.uk/news/politics/tory-mp-andrew-griffiths-lewd-12919733

    Dunque non erano esattamente “due giovani bariste, elettrici nel suo collegio”, ma due ragazze che vendevano video porno soft attraverso i social.

    Comunque ben gli sta a questo Andrew Griffiths (che faceva pure il paladino delle donne).

    Per il resto non nutro grandi speranze. Ma ci sono o ci fanno?

    https://www.corriere.it/lodicoalcorriere/index/14-07-2018/index.shtml

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  5. quel medico non andava licenziato e la decisione della FIFA è ridicola. Non è vero che tutti fanno ciò che faceva einstein, ci sono anche produttori e registi onesti

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  6. “Finestra di overton” confesso che non la conoscevo ma alla luce anche di questo, realizzo come l’ingegneria sociale sia spaventosamente attuabile, anzi per molti versi gia all’opera, l’assuefazione data dalla somministrazione continua a piccole dosi sempre crescenti di verita mutilate, menzogne, e omissioni, scientemente calcolate ci sta traghettando in massa come un gregge all’ammasso del pensiero unico, c’e molto da fare, contro questa gente:
    Consiglio una mentalita’ controcorrente, antimodaiola, e politicamente scorretta a “prescindere” apertamente e dichiaratamente preconcetta e pregiudiziale

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    1. Credo sia essenziale uscire dai sensi di colpa di chi è, vuole essere “normale”. Ed esige di poterlo affermare senza essere additato. Sto per prendere un’iniziativa in questo senso. Perché mi sono rotto le palle. E la finestra di Overton va decisamente chiusa.

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  7. Le reti Mediaset che hanno mandato in onda il mondiale di calcio, hanno (giustamente) sbeffeggiato le direttive FIFA sulle inquadrature alle belle tifose.
    Ma se ne sono guardate bene dal sottolineare che si tratta d’una naturale conseguenza del clima femminista hardcore che da tempo anch’esse cavalcano.
    L’hanno così derubricata a esasperazione del “politicamente corretto”.
    La parola “femminismo” non è mai stata menzionata.
    Furbata sesquipedale per un network tra i più allineati alla nuova ondata feminazi.
    Rammento il titolo “una strage continua” che il TG5 manda ormai in onda ad ogni uccisione di una donna da parte del partner.
    O le triplette di Studio aperto: tre fatti riguardanti violenza sulle donne due dei quali quasi sempre di repertorio (novità sulle indagini, dichiarazioni dei congiunti….).
    O il silenziamento degli atti di violenza femminile verso gli uomini nei suoi TG.
    O le cause “profem” taroccate all’interno della trasmissione Forum targato Palombelli.
    E altro ancora…

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  8. alla storia del medico non ci si crede, oramai tanto vale bruciare i libri di biologia e genetica, scrivere che tutti i nati hanno sesso sconosciuto e poi se lo scelgono loro, mi domando cosa avrebbe scritto Orwell se fosse vissuto ai nostri giorni

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