La verità di Giuseppe – Commissione sul femminicidio? Addio!

puglisidi G.A. – Il 6 Febbraio 2018, colpo di coda del moribondo governo, è stato approvato dalla senatoriale “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere” il testo finale della relazione conclusiva (Presidente: Francesca Puglisi del PD). La lettura del testo, che riassume i lavori dell’alta camera, è illuminante. La summa di tutto quanto noto in termini di luoghi comuni dell’antiviolenza (vera o presunta) sulle donne: violenza fisica, ma più ancora psicologica, morale, economica. E quando si parla di violenza sulle madri, per la proprietà transitiva assunta pari pari dall’algebra, è immediatamente posta in primo piano la presunta violenza sui minori che ne costituiscono appendice inscindibile, secondo un credo universale, molto poco femminista, ipocritamente riesumato dai tempi che Berta filava e rivoltato pro-orfani di padre. Infatti la violenza ha tanti volti. Quindi, per meglio accompagnare i reati di genere, è immediatamente trasferita come violenza sul bambino di turno (fa tanta presa emotiva) che subisce dei traumi, da recuperare a cura delle stesse istituzioni pubbliche, o private finanziate e da finanziare dal pubblico, come corollario agli interventi di salvaguardia delle donne. Tutto in capo al responsabile di genere maschile.

Avviene così che in tema non di femminicidio, che coi suoi sparuti 60 casi all’anno sarebbe insufficiente ancorché amplificato e stiracchiato all’inverosimile, a muovere centinaia di milioni di finanziamenti e miliardi in parcelle, ma di maltrattamenti, violenze sessuali, stalking, violenze psicologiche ed economiche, e violenze assistite dai minori, al Senato è un susseguirsi di interventi di operatrici del mercatone… pardon!… del settore dell’antiviolenza di genere rimarcanti quanto è stato fatto in Italia (poco) e quanto ancora è da fare (moltissimo) per il contrasto al sottobosco delle milioni (???) di molestate e maltrattate del nostro paese, terreno di coltura dei femminicidi (!!!).

copTanto per dare subito il taglio dei lavori, come prima persona audita in Senato troviamo l’ormai onnipresente Cavaliere Lucia Annibali, donna sfregiata dall’acido maschilista, vittima gratificata contrariamente al collega di sventura William Pezzullo, ugualmente sfregiato dalla sua ex e dal suo scagnozzo, o tanti altri come Stefano Savi, Andrea Possenti, Giuliano Carparelli, Pietro Barbini. Ora, è noto che quando un iceberg mostra la sua punta sul mare, al disotto esiste una quantità di ghiaccio dieci volte superiore. Il problema è che tale quantità non è visibile e ognuno può immaginarci la forma che vuole, definibile come si vuole. Quindi, assunta la punta dei femminicidi, neanche ben visibile, ognuno è libero di collegare le episodiche uccisioni di donne da parte di un ex partner a quello che vuole. Senza pudore.

La suddetta commissione del Senato, in linea con l’interpretazione oggetto del lavaggio del cervello di massa, ha costituito l’occasione per dare megafono e grancassa nazionali alle teorie internazionali sulla violenta razza maschile. Il tutto grazie alla bellezza di 67 audizioni di operatrici del settore, costituenti il gotha delle associazioni nazifemministe, insieme a rappresentanti dei centri antiviolenza e organismi sindacali impegnati nelle pari opportunità sui luoghi di lavoro, con l’obiettivo unico di collegare la punta dell’iceberg all’universale violenza maschile, al patriarcato e alla indifferenza dell’uomo di fronte alla disparità di genere nella società e nel lavoro. Disparità, secondo la commissione, che ha origini storiche dagli albori della civiltà e si porta in seno il retaggio di crimini vecchi e nuovi contro le donne. Gli stessi a cui hanno fatto seguito (ancora pochi) orientamenti legislativi che rincorrono, ora, delitti ove fino a 30 anni fa non ve ne era traccia. Vedi leggi sullo stalking, sui maltrattamenti in famiglia, sulle molestie e ricatti sessuali (non di rado utilizzati e poi denunciati dalle vittime) nei luoghi di lavoro, e con grande risonanza negli ambienti dell’alta politica e dello spettacolo.

17434893_1276219282432337_8487544658884145592_oIl travaso di conclusioni, da pochi fatti relativi a veri crimini, alle più ortodosse ideologie femministe, il concatenamento di idee e concezioni antimaschio con l’ideazione di crimini sui minori, il sillogisma linguistico puro col quale è possibile affermare tutto e il contrario di tutto, supportato dai soliti metodi statistici ISTAT che riconducono i fenomeni a milioni di vittime ancora non denuncianti, è tale, da farmi intendere quanto indietro sia il genere umano, uomini e donne, in merito ad oggettività del metodo scientifico applicato al sociale. Arretratezza connessa al potentato della lobby femminista mondiale.

Avviene così che si affermi, durante i lavori di tale commissione, che la stortura maggiore delle fasi post separazione dei coniugi, con denuncia penale (contro il lui ovviamente) sia il consentire all’uomo di mantenere rapporti coi figli e di detenere ancora la patria potestà. Infatti l’obbrobrio della giustizia separativa, come appare negli interventi in tale commissione, è quello di condurre il processo civile sulla base di semplice “conflittualità” in attesa del penale in corso, (ma non era una garanzia costituzionale?) e di consentire spesso l’affidamento condiviso e l’esercizio della bigenitorialità, quando invece al criminale (il padre) dovrebbe essere rimosso il ricordo di aver procreato con un soggiorno preventivo in carcere e trattamento psichiatrico obbligatorio per uomo maltrattante, per il resto dell’esistenza.

soldiapioggiaIn tale ipotesi si afferma che soltanto, infine, in presenza di una sana ammissione di colpa e responsabilità sui crimini commessi sulla donna e i suoi figli (solo di lei, lui è stato solo il donatore di uno spermatozoo) si dovrebbe consentire qualche raro contatto con la prole. A dimostrazione di ciò si enumerano i 33 casi di femminicidi del primo semestre 2017 ove, su 31 di essi, i figli non hanno di seguito voluto (diagnosi impeccabile) avere contatti col padre neanche se in attesa di giudizio. Per cui resta dimostrato, secondo la Commissione,  che l’alienazione parentale è un’invenzione dei padri maltrattanti per proseguire a perseguitare come stalker la santa madre. Naturalmente anche l’affido condiviso a seguito di denuncia è una stortura del sistema giudiziario da correggere. Non citiamo nemmeno la possibilità di mediazione familiare in caso di conflitto, vietata, si dice, addirittura dalla famigerata Convenzione di Instanbul (?!?!). Ovviamente del tutto insufficienti i fondi stanziati a centri e servizi antiviolenza, che secondo una rappresentante dell’UGL audita in commissione, in Italia dovrebbero essere pari agli attuali moltiplicati per 40, per svolgere un servizio efficace. Questo lo spaccato dei lavori di una commissione specifica della più alta camera della Repubblica.

Forse una nemesi divina, coi suoi strali, ha colpito il precedente governo, anche per avere utilizzato politicamente i lavori del Senato nel senso su descritto, e alla luce della fine politica di alcuni membri dell’altisonante Commissione senatoriale. La presidente Puglisi, dopo la caduta del governo PD, è rimasta agli onori della cronaca soltanto in quanto la Provincia di Bolzano ha tentato di assumerla per “migliorare l’immagine” dei bolzanesi in Italia, scatenando la polemica dell’opposizione, che ha avuto gioco facile nello svelare essere la stessa Puglisi, oltre che priva anche del requisito del bilinguismo, anche compagna di Gianclaudio Bressa, tornato in Parlamento, insieme a Maria Elena Boschi, solo grazie alla candidatura proprio nel collegio “bunker” di Bolzano. “Esistono due parole evidentemente poco conosciute al Partito Democratico: opportunità e decenza”, ha commentato Alessandro Urzì, consigliere di Alto Adige nel Cuore – Fratelli d’Italia.

Corradino-MineoIl senatore Corradino Mineo del PD, giornalista, ha gettato cenci e partito in aria, in aperta quanto dissacrante polemica con l’ex segretario Renzi. Con dichiarazioni che fanno riferimento in modo confuso a notizie di cui sarebbe a conoscenza e che non può (o vuole) rivelare, affermando: “Renzi non si fa scrupoli, rivela conversazioni private, infanga per paura di essere infangato. E sa che io so. So quanto si senta insicuro quando non si muove sul terreno che meglio conosce, quello della politica contingente. So quanto possa sentirsi subalterno a una donna bella e decisa (niente male per un collaborazionista del neofemminismo), fino al punto di rimettere in questione il suo stesso ruolo al governo. Io so, ma non rivelo i dettagli di conversazioni private. Non mi chiamo Renzi, non frequento Verdini, non sono nato a Rignano”. Mineo allude a una donna che sarebbe a fianco dell’ex segretario e che avrebbe, sempre secondo le parole del senatore, un’influenza sulle sue scelte.

Il senatore PD Gianpiero Dalla Zuanna, favorevole allo spinello libero, forse influenzato dai suoi studenti (è professore ordinario), è stato molto impegnato per lo Ius Soli, e cancellato elettoralmente con esso. La senatrice Taverna (M5s) dall’alto del suo 33,3% di assenze in senato, ha espresso favore alle conclusioni della relazione ma si è eclissata per la votazione finale. La senatrice Nicoletta Favero, (PD) che si è distinta per glorificare le conquiste del governo Renzi a favore del mercato del lavoro con il Jobs Act, lasciando 5 milioni di poveri in Italia e il maggiore divario tra classi sociali, si è spenta dopo essersi esaltata nell’appoggio di quella misura “per lei molto rilevante”, che non consentirà agli imputati di stalking di estinguere il reato con il semplice risarcimento economico della vittima neanche se accettato da questa. La senatrice Maria Rizzotti, (FI) chirurgo plastico che si vanta di avere aiutato tante donne sfigurate dall’acido a ricostruirsi (chissà se a parcella zero), e ancora nota dal 2009 per essere stata immortalata con la cover del suo telefonino ove campeggiava lo slogan: “Dentro ogni gatta morta c’è sempre una zoccola viva”.

balancePurtroppo l’immagine deludente dei componenti la commissione del Senato, non cancella né il portato culturale neofemminista che ne ha permeato i lavori, né anni e anni di conferenze, trattati, convenzioni, organismi internazionali, che si sono sempre più espressi non solo per la vera parità di genere nella società e sul lavoro, ma anche per l’affermazione della persistenza di una subdola violenza, ove tale parità si afferma non esistere sul piano economico, culturale e religioso. Non è un caso che le maggiori proteste in tali consessi internazionali giungano dal mondo musulmano, ove esistono idee molto chiare sulle differenze di genere nella società e nell’ambito familiare.

Dopo la riscoperta del femminismo degli anni ’60, in chiave antiborghese e anti patriarcale, e dall’anno 1975 della prima conferenza mondiale delle donne a Città del Messico, è stato un susseguirsi internazionale di ratifiche di posizioni di principio. Tutte, in teoria, contro la violenza sulle donne, in variegate definizioni. Tutte, in pratica, concepite per assicurare un privilegio assoluto nell’occupazione del potere di nuove leve di aspiranti del gentil sesso, mercanteggiato con le elettrici grazie ad un ben compensato trattamento di favore nel tessuto sociale, residuale alle ex famiglie. Un obiettivo ottenuto grazie a interpretazioni via via più elastiche e sempre più omnicomprensive della disparità e della violenza, affermate prepotentemente e con l’appoggio e la complicità di forti interessi economici e politici.

tasse2Insomma: privilegi e prebende alle madri single, a patto che abbiano accondisceso a distruggere la loro famiglia, una giustizia separativa orientata esclusivamente in senso femminile e femminista, un trattamento di welfare di tutto riguardo alle sedicenti vittime di violenza, e vie preferenziali e scorciatoie nell’ascesa nel mondo del lavoro, pena l’accusa di discriminazione. E condanne penali a iosa da parte delle toghe di parte verso il mondo maschile, in esito alle misere e fomentate conflittualità nelle coppie più o meno genitoriali, con la manna dei risarcimenti civili al seguito. Il tutto condito da un bombardamento culturale in chiave nazifemminista, grazie all’esasperazione dei fatti di cronaca significativi meglio utilizzabili contro il maschio, nuovo e ottuso spettatore e attore insieme della violenza, incapace di comprendere la fine del suo dominio di genere, e il suo nuovo destino di salariato espropriato anche di prole, quando non suicidato (non assistito).

Poiché è alquanto arduo combattere il principio della intolleranza di ogni forma di violenza nella società, che non può che esercitarsi da una parte più forte verso la più debole (prima donne e bambini, diceva il capitano affondando con la sua nave), sarebbe ora semplicemente di svelare l’imbroglio mondiale, e di ridefinire chi è parte debole e chi è parte forte a questo punto dell’evoluzione sociale della specie. Smettendo di inculcare nella gente che si possa distinguere ancora in base alla forza fisica primordiale e non anche in base al possesso di armi ben più efficaci contro le categorie più bistrattate e più a rischio. Fatte di uomini e donne. Allora anche i 33 femminicidi analizzati dalla commissione del Senato avrebbero il posto che meritano, un po’ più in basso, tra i delitti tutti, e nel grado di violenza generale socialmente rilevante che permea l’universale corpo sociale. E demistificare l’inganno con una seria analisi, indipendente dal genere, della violenza sulle famiglie. Chi rende inattuabile questo semplice principio? Semplice. Chi ha interesse a non compromettere gli equilibri, perché il conflitto di genere è trasversale ed esaurisce ogni energia all’interno dei vari strati sociali, mentre una analisi generale dello stato sociale e della violenza in generale, che si sviluppa verticalmente, rischierebbe di mettere in discussione l’assetto dei poteri e del funzionamento di questa democrazia.

Eleanor_Roosevelt_and_Human_Rights_DeclarationChe fare? Armiamoci di intelligenza ideologica e interpretativa contro la storia degli ultimi 40 anni, in primo luogo. Perché occorre sapere che nell’ideologia nazifemminista è normale trovare messaggi del tipo:

1) la “Dichiarazione Universale dei diritti Umani” che teoricamente riguarda anche le donne, in realtà detta una non discriminazione che non basta perché si presta ad una interpretazione che marginalizza o esclude le donne.

2) La pretesa universalità e neutralità dei diritti non funziona con le donne.

3) La famiglia, malefico crogiuolo della violenza sulla donna, purtroppo tutelata sia dalla normativa internazionale che dalla nostra Costituzione, rende  teoricamente impossibile per la legge intervenire al suo interno per difendere i componenti più deboli: le donne! (vedi Beatrice Pisa, laureata in Scienze politiche nota attivista femminista con cattedra su “Storia delle donne”). Di seguito espongo gli articoli perniciosi delle dichiarazioni universali attaccati:

–Nella Dichiarazione dei diritti umani del 1948, (art, 16) si dichiara che la  famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

–Nella Costituzione italiana (art. 29), si dichiara che la repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Carta-famiglia-2018-è-realtà-cosè-chi-può-richiederla-e-come-funziona-640x342Sia chiaro: è in corso un grande attacco alla famiglia, primo luogo storico di vera protezione dell’individuo dalla sua nascita. Sussiste la teorizzazione dell’eliminazione del padre, con la prole conferita alle sole utilizzatrici finali dello spermatozoo e annesso diritto di sollievo dalle cure dell’allevamento. Maschi alla larga, in estinzione grazie alle nuove specie LGBT.  La quintessenza della banalità del male, ovvero come propagandare un’ideologia e una pratica di sterminio delle famiglie senza assumerne responsabilità. Ciò richiede una nuova guerra di liberazione anticipata da vere Commissioni internazionali che giudichino i crimini contro quell’umanità costituita ancora da corpi sociali incardinati in nuclei familiari che assicurano la resilienza della specie. Ed una vera Commissione d’inchiesta nazionale sulla violenza in atto, non dentro, ma contro la famiglia, patrocinata dalle migliori forze politiche e associazioni oggi in campo. Proponendo opportune leggi punitive e approfittando oggi del momento politico che anche in seno all’organo di governo della Magistratura vede la fine del dominio trentennale delle toghe rosse schierate politicamente per il genere giustizialista del maschio.

In mezzo a quelle persone che oggi indossano una maglietta rossa c’è un mucchio di gente ipocrita, emanazione del passato governo, che ha deciso di sposare la solidarietà pelosa contro la violenza portatrice di lucro. Come se la parte debole fosse costituita da donne migranti remanti pari modo nella stessa barca, senza distinzioni, unite nel genere, e in realtà, in massa, inconsapevolmente a favore solo di quelle ciniche scafiste ottime alleate del sistema e della reiterazione delle ingiustizie. In nome del conformismo al potere e di una facile solidarietà verso le donne vittime, il cui numero lievita da poche decine a vari milioni secondo il momento mediatico, proprio il più becero conformismo fa credere che si stia facendo qualcosa di buono contro l’ingiusta violenza. Anche se, numeri alla mano, ciò che si muove è solo il potere del denaro mosso dalle professioniste dell’antiviolenza di genere, non altro. Fino ad oggi. E se non ora, la svolta, quando?


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