Non si sopravvive al vuoto: il suicidio di Oksana Chatchko

un-senso-e1339524306575.jpgChi più, chi meno, di fatto tutti durante la nostra esistenza cerchiamo un senso. Qualcosa che ci riempia, ci conferisca la convinzione di avere un ruolo, una funzione, una qualche forma di importanza, anche solo per noi stessi. E’ quella pulsione interiore che contribuisce a farci alzare dal letto per lo meno non scontenti di essere vivi, e ci fa addormentare per lo meno contenti di non essere ancora morti. A seconda dell’educazione ricevuta, del carattere personale, della cultura e delle esperienze accumulate, ognuno di noi ha diversi strumenti a disposizione per trovare quel tipo di senso. La natura multiforme e adattabile dell’essere umano aiuta molto, cosicché è possibile trovare motivi di realizzazione di se stessi anche in piccole cose, oltre che naturalmente nelle grandi. Qualche esempio, preso a caso e in modo disordinato, giusto per uscire dal tono filosofico.

Curare un orto. Anche fossero piantine da terrazzo, non importa. Occuparsi della salute e del nutrimento del terriccio, curare i germogli e seguirne la crescita fino alla fioritura o alla produzione del frutto, provvedere a tenere pulito il micro-ecosistema eliminando i parassiti, con l’impegno periodico a dare da bere alle radici. Tutto ciò dà senso perché si è creatori e sostenitori di vita attraverso uno sforzo e un impegno reali che poi danno frutto, sia esso un ortaggio o un fiore. Impegno, dedizione anche faticosa per qualcosa di concreto, terra, semi, vita, che poi premia, in diversa misura.

vbhandsSuonare uno strumento, non importa con quale perizia o con quali esiti, siano essi suonare una canzonetta o una sonata di Mozart. Di fatto è un arduo lavoro su se stessi per mettersi in condizione di creare, se ce n’è il desiderio, o anche solo ricreare magie armoniche e melodiche con cui esprimere se stessi. Ancora, è fatica e dedizione per qualcosa di profondamente vero e radicato nell’umana natura, la creatività, l’arte. O dedicarsi a una disciplina sportiva, con costanza e impegno, foss’anche la corsetta mattutina o serale o la partecipazione a vere competizioni. Allenamenti, sudore, concentrazione, impegno, lavoro su se stesso per affrontare il proprio io o gli altri in un contesto non conflittuale ma solo agonistico, raccogliendo sconfitte da digerire o successi di cui godere.

O ancora il volontariato. Mettersi al servizio degli altri, chiunque essi siano, in condizioni più disagiate o sfortunate delle nostre è un atto portatore di senso, perché anzitutto ridimensiona le nostre insoddisfazioni e inquietudini su un piano di accettabilità. Il confronto con la miseria, la disabilità, il disagio veri non cancellano le nostre frustrazioni, ma le riportano a una dimensione più reale. E nel contempo ci arricchiscono della crescita connessa all’ausilio del prossimo: l’essere umano per sua natura nasce egoista. Sapersi impegnare e piegare all’aiuto dell’altro implica necessariamente un’evoluzione e un arricchimento. Credere fermamente in qualcosa, poi, una religione, un’ideologia politica, una filosofia, purché siano debitamente argomentate e abbiano alle spalle elaborazioni significative e radici in un sentire umano oggettivo e reale, è ancora qualcosa che porta senso. Di nuovo si esce dall’egoismo, ci si chiede quale sia il senso della vita, della nascita, della morte, come fare per migliorare le condizioni delle comunità. Si legge, ci si documenta, ci si informa, si crede, e con ciò si dà senso a noi stessi.

Carta-famiglia-2018-è-realtà-cosè-chi-può-richiederla-e-come-funziona-640x342Acquisire la creazione di una famiglia come una missione alta, è un altro modo per trovare un senso all’esistenza. Intendo non prendere una moglie o un marito purchessia e mettere al mondo figli perché così si fa. Intendo creare un nucleo cementato da un sentimento vero, profondo, radicato, verificato, talmente potente da volersi esprimere nella creazione di un soggetto terzo, dando la vita al quale si ha la coscienza non di essersi adeguati a un andazzo secolare, ma di aver dato l’avvio a un contributo per la creazione di un futuro migliore. E con ciò dedicarsi alla realtà così costituita con dedizione e sacrificio, le stesse utilizzate per far fruttificare l’orto, consapevoli che a fiorire sarà un nuovo essere umano artefice del futuro.

Sono solo esempi, se ne potrebbero fare centinaia di altri. Tutti uniti da alcuni aspetti: la radice profondamente affondata nell’umanità, nei suoi bisogni reali, in ciò che la natura ci ha settati per essere, nel contesto oggettivo in cui ci troviamo a vivere, e ancora l’impegno e il sacrificio votati alla realizzazione di qualcosa, insomma la non gratuità della conquista del senso. Perché ciò che è gratuito è sempre vacuo, fatuo, sterile, irreale. Falso. Non a caso “siete tutti falsi” è il messaggio che Oksana Chatchko ha voluto lasciare al mondo prima di togliersi la vita. Una vita inizialmente impegnata in una di quelle attività sicuramente portatrici di senso: la sacrosanta lotta civica contro la deriva prostitutiva delle donne ucraine nel periodo successivo al disfacimento dell’Unione Sovietica.

oksanaUn esordio nobile, radicato nella realtà, sensibile a un problema vero, dunque vicinissima a ciò che prova colui che si impegna nel volontariato o combatte per una maggiore giustizia sociale. Una battaglia che è dura da sostenere, data la sua rilevanza. Qualcosa che richiede impegno, dedizione e sacrificio, anche per tenerla al riparo da strumentalizzazioni e dalla vacuità del gratuito e delle sue manifestazioni, come la fama, le invidie o le ideologie del tutto prive di fondamenta reali. Ed è proprio lì che Oksana è finita in trappola. La sua battaglia è diventata femminismo militante generico, infognandosi in un sistema di pensiero buono per nulla, se non per raccattare qualche prima pagina o innescare qualche business. Un sistema di pensiero che non ha ragioni di esistere, né dal lato storico, né da quello filosofico, sociologico o umano. Una scatola vuota, il femminismo, dentro cui Oksana è rimasta imprigionata.

Ha provato ad adeguarsi, scambiando per impegno e sacrificio la ricerca ossessiva dello scandalo, dello scalpore, sia da dentro il movimento che aveva fondato, le note “Femen”, sia quando ne è fuoriuscita (o quando ne è stata estromessa, come sostengono in molti). Dentro la sua prigione ideologica ha pensato che gridare a seno scoperto fosse qualcosa che portasse senso. Successivamente ha ritenuto che la vie bohème parigina potesse sopperire, e con essa la dissacrazione delle immagini religiose tradizionali fatta passare per arte. Superficie, scatole vuote che contengono scatole vuote, dentro un contesto dove, con la copertura di un’ideologia puramente commerciale, quella femminista, tutti tradiscono, comprano e vendono tutti, in cambio di cinque minuti di celebrità o di vitalizi di qualunque provenienza.

fakeOksana aveva iniziato bene. Giovanissima, aveva cominciato a versare senso nella propria esistenza. Poi si è persa, o è stata rapita, complice la sua giovane ingenuità, da ciò che è esattamente contrario a qualunque tipo di senso: il femminismo e la sua militanza. L’esito, per lei come per molte altre di cui non si ha notizia, era quello scontato di quando si cerca un senso e ci si infogna nel vuoto: depressione e suicidio. Il tutto in connessione con la scoperta tardiva, dopo 31 anni di vita, della verità, quella che ai frequentatori di queste pagine è nota da tempo: “siete tutti falsi”. L’ha scritto in inglese: “you are all fake”. Purtroppo non si può stabilire, per questioni grammaticali, se lo intendesse al femminile o al maschile. Sono pressoché certo che si rivolgesse alle sue “sorelle” di sempre e a quel movimento che l’ha illusa di avere la verità, quando in realtà l’ha costretta alla falsità del vuoto. Così sopprimendo, oltre che una vita, una personalità che, per come aveva esordito, avrebbe potuto portare a se stessa e al mondo un senso e un significato potenzialmente preziosi.

Per questo per me quella di Oksana è una delle tante morti da registrare nel libro degli orrori del femminismo contemporaneo.


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36 commenti

  1. Ma siamo sicuri che non sia stata uccisa e poi l’omicidio fatto passare per suicidio? Come si fa ad impiccarsi ad un armadio? E se proprio vuoi suicidarti l’impiccagione è il metodo peggiore, perché possono passare ore prima che muori.
    Una volta i condannati a morte per impiccagione venivano prima pesati e misurati, perché la lunghezza della corda doveva essere proporzionale al peso e all’altezza del condannato. In questo modo la persona moriva subito perché le si spezzava l’osso del collo. Se invece la corda era di lunghezza sbagliata, il poveretto sarebbe morto per soffocamento dopo ore di agonia.
    Secondo me la tipa era diventata scomoda e i suoi ex “capi” hanno deciso di farla fuori.

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  2. Lungi da me continuare questa lunga (lunghissima) serie di botte e risposte ma una cosa la devo dire perché mi ha fatto molto ridire. Quando Simona parla di “movimento” e “organizzazione” forse sarà il suo peggior incubo ma mi sento di rassicurarla perché se c’è una cosa sicura come il Sole al mattino è che non esiste alcun gruppo organizzato di alcunché. Purtroppo. Qui e altrove ognuno parla per sé e ha sempre parlato per sé. Le ipotesi di questa assenza assordante di organizzazione nonostante le indicibili sofferenze e le molte e evidenti ragioni hanno animato tanto per cambiare infinite discussioni da che ne ho memoria (almeno un decennio o più). La mia opinione è che la colpa sia della genetica maschile. Perché se io dico A sicuro trovo uno che dice +/-A e un altro che dice ++/-A e un altro ancora che invece dice +/–A. Poi B, C, D… In tutte le sfumature e tutte le lettere dell’alfabeto. Ci sono sinistri, destri, liberali, progressisti, e ovviamente anche fascisti, misogini, persino qualche ex cavalier servente illuminato sulla via di Damasco. La variabilità di certo non manca. Succede allora che A dice convinto che quasi-A ha torto e mai cascasse il mondo mi alleo con te che la pensi quasi come me ma non proprio. E finché non concordiamo almeno su tutto non ci muoviamo. Che sembra tipo una partita di calcio: avrei messo questo spostato quello che dici tu che non capisci niente di calcio! Parlando ovviamente della stessa squadra del cuore!! 😀

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  3. Com’è lugubre il suo blog, signor Stasi. solo morte, suicidi, distruzione e gente che festeggia per le morti altrui.
    La necrofilia qui è imperante…
    curiosa questa sua passione, di commentare i suicidi altrui, maschili o femminili.
    questa sua passione per i necrologi…
    dunque: se è un maschio a suicidarsi è colpa del femminismo.
    se si suicida una femmina, idem.
    Interessante questa sua tesi. Quindi ne dovremmo dedurre che in posti dove non c’è il femminismo, gli uomini e le donne non si suicidano. Le risulta che in Afghanistan la gente non si suicidi o non si ammazzi?
    Ci faccia sapere.
    p.s Mi piacerebbe sapere, discorrere con Lei (ma Lei è di poche parole), come pensa che le donne abbiano ottenuto diritti, ovverossia cose del tipo poter lavorare, non dover fare 30 figli e via dicendo.
    Come le avranno ottenute queste cose, rispetto a tempi come gli antichi romani e il medioevo? magari con l’arrivo della fatina buona di Cenerentola… visto che a suo dire le femministe non hanno mai fatto niente per ottenere diritti alle donne.
    Io ringrazio queste femministe se ora posso essere padrona della mia vita senza essere obbligata a pulire i pavimenti 24 ore su 24. Di certo non ringrazio il signor Stasi (and friends). Mi vengono i brividi a pensare al mondo in mano a voi… avremmo di nuovo le catene ai piedi.

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    1. Come le ho già detto non dibatto su internet. Con lei in particolare. Chieda alle sue sorelle di organizzare un convegno pubblico e ci sarò. Per il resto, se vorrà, le risponderà il suo amico EricLauder.

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      1. Una femminista che da del lugubre a chicchessia…è il classico bue che da del cornuto all’asino.
        Se c’è una categoria di dolorose, lagrimose e funeste son proprio le appartenenti alla galassia femminista.
        Un ininterrotto piagnisteo che si dipana da quattro decadi in qua.
        Chi ad esempio potrà mai dimenticare la gaia e gioconda presidenza della Boldrini alla camera dei deputati?
        E che dire della contagiante allegrezza delle S.N.O.Q. o di N.U.D.M.?
        Proverbiale poi è l’incontenibile radiante sorriso che perennemente illumina i volti di una Livia Turco, di una Bonino, di una Dominijanni o di una Murgia.
        .
        Davide Stasi al confronto pare Alvaro Vitali (ma quello de ‘na vorta…no quello d’adesso)

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      2. ancora con questa storia delle “sorelle”… ma lo vuole, capire che io non faccio parte di alcuna organizzazione. Neanche seguo le blogger di adesso. Le trovo inconsistenti.

        Sono una semplice lettrice di siti MRA. e siccome ce ne sono un po’, e Lei rientra in questa galassia, ebbene, La leggo.
        che poi a Lei l’etichetta MRA non piaccia è un altro punto della questione.

        “convegno pubblico”. Ma suvvia, signor Stasi, si sente proprio un VIP, eh!
        francamente – non si offenda – ma io prima di leggerla postata dai suoi fans MRA neanche sapevo che Lei esistesse.
        Non le sembra di “tirarsela un po’ troppo”? Non è uno scrittore del tipo… Stephen King o Dan Brown per i quali si organizzano “convegni pubblici”. Le pare?

        Quanto ad Eric, PER FORTUNA no, non è un mio amico. e spero anche viva lontano da me, in qualsiasi altra città che non sia la mia.
        Mi fate venire i brividi voialtri. Già a leggervi sul web. si figuri nella vita vera…

        Comunque visto che non sono gradita, me ne vado via senza più commentare.
        Non vorrei che Lei mi prendesse per una stalker… stalkeressa… come sarà mai il femminile di questo termine?

        Me ne vado via signor Stasi, rispondo solo al VIP Eric Lauder (me lo conceda, mi dia questa soddisfazione, una delle colonne degli MRA nostrani…) e poi non Le scriverò più. Mi limiterò a leggerla sperando di non avere qualche malore…

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    2. “come pensa che le donne abbiano ottenuto diritti, ovverossia cose del tipo poter lavorare, non dover fare 30 figli e via dicendo.”
      L’obbligo di fare tanti figli non c’è mai stato: li facevano volentieri perché i figli erano considerati la pensione dei genitori (“il bastone della vecchiaia” si diceva, c’è poi il termine “proletariato” che indica i figli come unica ricchezza dei poveri), la mortalità infantile era alta, non esisteva pillola né contraccezione, e, come diceva mia nona “non c’era la televisione”. Nessuno di questi sviluppi ha a che fare col femminismo.
      Le donne hanno sempre lavorato, semmai dovresti riferirti all’accesso a certe professioni, tipo fare il giudice, che erano interdette alle donne perché si pensava che non fossero in grado di pensare in maniera neutrale senza farsi influenzare dalle emozioni.

      Tu confondi i diritti (una cosa formalizzata, a livello legale) con modificazioni/evoluzioni sociali.

      Domanda più interessante sarebbe: come pensi che le donne abbiano ottenuto il diritto di voto?
      Semplice: hanno convinto gli uomini che meritavano il diritto di voto senza l’obbligo di fare il militare, e neppure l’obbligo di fare un similare servizio civile (tipo infermiera).
      E’ stato un regalo, in pratica. Cosa molto diseducativa, l’effetto dell’errore si vede dall’atteggiamento femminista odierno: diritti ma non doveri, refrattarie alle responsabilità come Dracula all’aglio.
      Tanto per chiarire: l’errore non fu dare alle donne il diritto di voto, tutti devono poter votare. L’errore fu non obbligarle a fare il servizio civile, in quanto gli uomini erano obbligati a fare il servizio militare per godere del diritto di voto. La successiva evoluzione avrebbe poi portato tutte le persone a poter scegliere liberamente tra servizio militare e servizio civile, invece siamo ancora a due secoli fa: l’uomo deve proteggere tutti in caso di emergenza nazionale, mentre la donna adulta in caso di emergenza non è neppure obbligata a fare da infermiera o cucinare i pasti a coloro che sono obbligati a difenderla. Lo fa solo se vuole. Altro che parità: non c’è alcuna parità in questo.

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        1. Leggi qui
          https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/25/stilista-impiccata-a-milano-per-i-periti-carlotta-benusiglio-non-e-stata-strangolata-e-stato-un-suicidio/4517143/

          A me dispiacerebbe anche, poveraccia.
          Ma non posso avere il tempo di dispiacermene, perché arrivato a neppure metà dell’articolo leggo “Al momento per la sua morte è indagato per omicidio volontario il fidanzato Marco Venturi.”
          E poi peggio ancora:
          “è passato dalla posizione di persona informata sui fatti, col fascicolo in via di archiviazione, a indagato per istigazione al suicidio fino ad accusato di omicidio volontario aggravato”
          No, qui non ci siamo: se ci sono gli elementi per “istigazione al suicidio” non possono esserci quelli per “omicidio volontario aggravato”, gli elementi che contraddistinguono i due diversi crimini sono spessissimo in netto contrasto.
          E’ come se…un uomo a lei vicino andava incastrato a tutti i costi, e non ci sono riusciti unicamente perché hanno voluto esagerare con “omicidio volontario aggravato”. A naso mi sembra un voler gonfiare l’accusa per fare “virtue signalling”.

          Cioè se una si impicca viene indagato per omicidio volontario l’uomo a lei legato da relazione sentimentale, o pure l’ ex.

          Ecco perché l’empatia evapora:
          Ubi major minor cessat.

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      1. Che onore, Eric, poter rispondere ad un VIP come te, uno dei membri più attivi dei nostrani MRA…
        Avrei molto da dirti, visto che ho letto parecchi dei tuoi commenti (in altre sedi…) ormai sei un filosofo imprescindibile del movimento misogino italiano… come non conoscerti e non celebrarti come tale…

        Avrei tanto da dirti, ma siccome il signor Stasi qui non mi vuole, sarò molto breve, e ti dico che almeno sei stato onesto nel riconoscere che “tipo fare il giudice, che erano interdette alle donne perché si pensava che non fossero in grado di pensare in maniera neutrale senza farsi influenzare dalle emozioni.”
        affermando ESPLICITAMENTE che la misoginia c’è sempre stata, secoli fa.
        E che le donne venivano considerate CRETINE E DEFICIENTI a prescindere. ecco perché non erano filosofe, giudici, scrittrici (prima dell’Ottocento) e qualsiasi altro campo culturale.
        Servivano solo come uteri da riproduzione e stop. Non certamente per fare cultura. Quella era solo per i maschi, gli intelletti supremi.

        Bene, mi compiaccio che almeno lo hai ammesso anche tu. anche se in maniera molto bon ton.

        Ti saluto qui, sperando che tu viva in tutt’altra regione da dove sto io. Non vorrei mai avere la sfortuna di incontrarti dal vivo, fosse anche al bar nel mentre che ordino il cappuccino, seduto accanto a me….
        BRRRRR (partono brividi degni di un film dell’orrore)

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        1. Ovviamente ti è sfuggito il punto: so benissimo che vi erano discriminazioni contro le donne, e so benissimo che il femminismo è stato cruciale nel far aprire certe carriere alle donne.
          Ciò che ti sfugge è che questo importante traguardo – VERO, REALE – e gli altri traguardi (veri) conseguiti sono al massimo il 20% della narrativa che tu accetti, per intero, come fosse il vangelo, mentre il resto sono o enormi esagerazioni o BALLE: vedi infatti la teoria strampalata che le donne (e non gli uomini?) avessero l’obbligo di fare figli, o il diritto di voto (che le donne ottennero non grazie al femminismo ma come parte dell’allargamento del diritto di voto a tutti, compresi gli uomini poveri, e, negli USA, ai neri).
          E’ come quando si parla di wage gap: la femminista ti spara 23%, tu dimostri con le cifre che la porzione non spiegabile è sotto il 3% e quella dice “ahahah! Allora ammetti che c’è un wage gap!”. Sfugge giusto il punto che le ragioni date per un immaginario gap del 23% non si possono applicare a un gap reale e dieci volte più piccolo…

          E’ per questo che siete ritenute misandriche e manipolatrici, e che tentare di ragionare con voi è inutile – chi lo fa lo fa unicamente per il pubblico che legge.

          Vacci piano con le fantasie erotiche che poi eccedi con i giocattoli e ti viene la cistite 😉 (questa battuta va intesa come detta con un misto di complicità e paternalismo, ma mantenendo un certo distacco – purtroppo su Internet è obbligatorio specificare queste cose)

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    3. E lei di poche parole, le consiglio di leggere con più attenzione le parole di Stasi , magari capirebbe qualcosa … che non ha niente a che fare con la pulizia dei pavimenti, mi scusi ! Altrimenti avrei il piacere di non leggerla più, almeno su questo blog, anche perchè avrei il terrore di pensare al mondo in mano a ” voi” ( non so chi siete),? Parola di una donna!!

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    4. Forse è il caso di ricordarti Simona che in Italia quelli che tu chiami “diritti alle donne” sono contenuti nella stagione di riforme del diritto positivo che data fondamentalmente nella decade degli anni ’70 e poco oltre.
      Quella massa di novità legislative (aborto, divorzio, nuovo diritto di famiglia, statuto di lavoratori e altro ancora) sono state elaborate, discusse e licenziate da parlamenti dove la presenza maschile era dell’ordine del 90% e oltre.
      Parlamenti eletti a suffragio universale: quindi sia da donne che da uomini.
      Rappresentare dunque che i “diritti delle donne” sian stati raggiunti per la mera presenza del pensiero femminismo è una colossale menzogna.
      La verità è che fu merito (come sempre in questi casi) dell’intero corpo sociale.
      Non ci fu l’occupazione del palazzo d’inverno.
      Come sempre accade però, il pensiero femminista (da te qui rappresentato) si basa sulla retorica costruita su una narrazione che con la realtà dei fatti ha poco a che vedere.
      Succede quando un pensiero politico si fa dottrina.
      Quando le “esigenze tattiche” (come la manipolazione mediatica dei fatti storici), la necessità di costruire un’epica per rastrellare adepte, lo fanno divenire ideologia.
      Ti rammento che il femminismo è un pensiero politico non la quarta religione monoteistica, che si basa su atti di fede.
      In quanto pensiero politico è legittimamente opponibile. Non è ancora divenuta dottrina.

      p.s. – la “mitica” sen. Merlin (icona del femminismo) era antidivorzista, tanto per dirne una.

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      1. già, è vero Plarchetto. Quando il femminismo non esisteva, tipo nel mondo romano, nel Medioevo, nel Rinascimento, le donne erano giudici, avvocate, filosofe, capifamiglia ecc.
        Non è stato assolutamente il femminismo con donne come Simone de Beauvoir e altre, a chiedere queste cose anche per le donne. Assolutamente no. Le donne erano già capifamiglia, con un proprio stipendio, avvocate, architetti, filosofe, scienziate ecc. già al tempo del Paleolitico.

        p.s Avete una visione talmente distorta della storia umana che ha dell’incredibile. Siete realmente convinti che prima del Novecento le donne già potessero fare tutto quello che volevano A PRESCINDERE dal rapporto con l’uomo e anche NON DOVENDOSI SPOSARE. si, come no.

        Comunque è l’ultimo commento che posto, per cui non scrivetene più riferiti a me. Visto che il signor Stasi non mi vuole, e accetta solo donne che siano prostrate a lui dandogli ragione, non sto di certo qua a “stalkerare” il suo preziosissimo blog.

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        1. Simone de Beauvoir era una pedofila con la passione per le ragazzine, e le condivideva con il suo amico Sartre.
          Salvo eccezioni che confermano la regola non esistono e non esisteranno mai le donne capifamiglia, eccetto ovviamente quelle che hanno figli ma non hanno un compagno.
          Il perché è semplice: la stragrande maggioranza delle donne non manterrebbe mai un uomo a fare il casalingo.
          E’ un istinto assolutamente naturale e in natura è un’ottima cosa, l’umanità sarebbe probabilmente estinta senza: in natura una femmina che quando è incinta, e durante le primissime fasi di vita del bambino, non può contare su un compagno capace di supportarla, è MORTA, e con lei la prole e pure il compagno.
          L’equivalente maschile è il fatto che gli uomini non “investono” in donne che non appaiono fertili: non ha senso perché non possono produrre prole. L’umanità si sarebbe estinta se vi fossero stati uomini che in maggioranza “investivano” su donne sterili.

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  4. Troppo generoso, troppo di buon cuore.
    In Spagna le Femen oltraggiarono le tombe dei defunti – immagino che tu lo sappia, visto che ti interessi alla Spagna.
    Per quel che mi riguarda: che bruci all’inferno, nessuna empatia. Anzi, suicidandosi ha contribuito, seppure in minima parte, a colmare il gap tra suicidi femminili e suicidi maschili…quindi non tutto il male vien per nuocere: applico quindi ciò che dicono le femministe riguardo agli uomini innocenti falsamente accusati e dico “questo è un sacrificio che sono disposto a fare per raggiungere la parità nei suicidi”.

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      1. Ovvio, ed è bene che sia così.
        Gandhi divenne un interlocutore credibile per gli inglesi solo nel momento in cui Chandra Bose iniziò a farsi sentire.
        Ne abbiamo ancora tanta di strada prima di arrivare a una situazione simile riguardo ai diritti maschili…infatti io non sono come Chandra Bose, il mio approccio è infatti neutrale, mi limito semplicemente a non avere empatia e ad applicare alle donne i medesimi standard che vengono applicati agli uomini. Quindi sono più vicino a Gandhi che a Bose, ma non totalmente gandhiano…

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        1. Traduzione: le tue idee così come pure le mie (che per quanto diverse sono e restano non violente, e per pari diritti e doveri) inizieranno a venire prese in considerazione quando ci saranno uomini che andranno a sfondare la porta di qualche “Casa delle Donne” e trascineranno fuori le attiviste per i capelli. Non dico che sia giusto, non lo è, dico che sarà necessario che accada: quegli uomini andranno in prigione, perché non è lecito farsi giustizia da soli, e idee più moderate e non violente diventeranno finalmente credibili per le istituzioni. Senza quegli uomini, invece, gli “estremisti” siamo noi e quelli “credibili” sono i Lizzi…

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            1. Le femministe utilizzano approcci manipolativi che sono la quintessenza della natura femminile più primordiale: vedi la tizia qui sotto che a margine di un tuo articolo molto empatico verso il suicidio di una femminista ti da’ in modo neanche troppo nascosto del pericolo pubblico paragonandoti a Marc Lepine, nella speranza che qualche cavalier servente si preoccupi e ti silenzi…
              Date tali premesse auspicare che le femministe possano avere un confronto e un dialogo franco con chi non la pensa come loro è come auspicare che un orso utilizzi correttamente il WC. E’ assoluta utopia, sarebbe contronatura come chiedere a una persona di respirare sott’acqua come un pesce, senza respiratori artificiali (come la scena di “Fascisti su Marte”: “non c’è aria!”, e Guzzanti “respirate! E’ un ordine!” 😀 ).
              Poi certo, è un discorso generale: esistono Wendy McElroy, Christina Hoff-Sommers e Camille Paglia. Ma sono eccezioni individuali, mentre qui si parla di cambiare la società ovvero di un cambiamento generale.

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      1. Non credo, accadrà sicuramente qualcosa di simile ma sarà un “incel”: “celibe involontario”. In Canada è già successo. D’altronde voi femministe lo avete sicuramente messo in conto: nessuno può fare una frittata senza rompere qualche uovo…quando succederà aumenterete il volume della lagna e del vittimismo.

        Ciò che invece succederà, prima o poi, che non avete messo in conto ,e spero di vivere abbastanza a lungo per vederlo, saranno manifestazioni pacifiche maschili contro i privilegi femminili.
        Quel giorno verrò a tirare le monetine contro qualche femminista famosa, come fecero con Craxi. D’altronde sono i soldi che volete, e soldi avrete.

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        1. Io approvo questi commenti, per ora, ma vi preavviso che non ammetto polemiche violente e interminabili. Se si vuole, si organizzi un convegno pubblico. Per il resto, non voglio noie nel mio locale.

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      2. E comunque, per quanto spiacevole e ingiusto, sarebbe un’evoluzione sociale notevole rispetto al “patriarcato”: il “patriarcato” era uomini che mantengono le donne a casa (o “costringono le donne a stare a casa” a seconda del punto di vista) allo scopo di proteggerle (o “con la scusa di proteggerle” a seconda del punto di vista). Ragazzi di 15 anni (Lepine aveva 15 anni) che sparano sulle ragazze credendole tutte femministe non è certo “patriarcato” ma una novità che avete contribuito ad introdurre voi.
        Forse dovreste esserne orgogliose: “molti nemici molto onore” potrebbe essere il vostro motto.

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    1. Gioire del suicidio di un essere umano maschio o femmina che sia denuncia soltanto la propria deumanizzazione.
      Credo che il suicidio sia sempre un mistero,a meno di lettere esplicite nessuno sa il perchè.

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      1. Zerstoren è l’unico o unica che ha messo un commento sensato.

        Quanto ad Eric Lauder, si’, lo sappiamo che prudono le mani… Tranquillo. Lo sappiamo come adorate assassini come Lepine o Elliot Rodger. tutta gente sputata fuori dai covi MRA.
        gente pro-stupro e pro-omicidio. Tutta gente che per voi sono idoli e martiri…

        E chiudo qui. Tanto i commenti di Eric Lauder, messi anche altrove, descrivono al meglio i vostri movimenti maschili. Tenetevi i vostri assassini.

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