DDL Pillon e mantenimento dei figli: chiariamo un po’ di cose (2)

#separazione_casaIl caro amico Francesco Toesca, nell’articolo associato a questo, spiega in termini chiari e semplici quali siano i percorsi logici, etici e tecnici alla base delle due metodologie di gestione economica che si possono adottare in risposta al fabbisogno dei figli, quando i genitori sono separati. Già di per sé la sua analisi è esaustiva e conclusiva, ma forse c’è un aspetto che andrebbe approfondito, che è poi quello a cui i detrattori del mantenimento diretto si appigliano per dichiararne l’irrealizzabilità. Senza replicare riflessioni sull’incoerenza e la malafede già smascherata da Anna Poli martedì scorso, vorrei entrare nel concreto e svolgere un ragionamento parallelo a quello di Toesca, per integrarlo con una proposta concreta.

Partiamo dunque dall’obiezione principale: il mantenimento diretto è impossibile da attuare laddove uno dei due coniugi risulti disoccupato o in gravi difficoltà economiche. O meglio: si può attuare ma il genitore privo di lavoro risulterà per forza di cose (e sarà di fatto) meno accudente agli occhi dei figli. Occorrenza che può capitare di frequente, vista la crisi del mondo del lavoro, specie in determinate aree del paese. In situazioni di questo genere, quindi, c’è il rischio di replicare il meccanismo del genitore di serie A e genitore di serie B, con l’appartenenza alle due categorie alternative in dipendenza non più delle decisioni arbitrarie di un giudice, ma delle disponibilità economiche individuali. Per questo motivo, si dice, una forma di assegno perequativo da parte di chi è in condizioni economiche migliori, deve rimanere.

TNX-1270-bimboEbbene, chi sostiene questo ha ragione al 99%. Sbaglia solo nella parte finale, ovvero nell’individuazione di chi dovrebbe eventualmente sopperire a uno stato di disoccupazione dovuto o a scelte personali (solitamente femminili, per poter accudire meglio la prole) o contingenti (stati di disoccupazione causa crisi, solitamente maschili). Rimane fermo un aspetto culturale a monte di tutto questo: se si decide di fare figli, la rinuncia alla propria carriera dev’essere fatta responsabilmente, ovvero sapendo che rischi si corrono in caso di separazione. Secondariamente, ancora più importante, lo Stato dovrebbe mettere a disposizione delle coppie istituti equi affinché entrambi possano sospendere o ridurre l’attività lavorativa per accudire la prole senza dover rinunciare a lavorare. Ora tutto è sbilanciato sulle spalle della donna, mentre la funzione accudente, fuori allattamento, può essere tranquillamente sostenuta al 50% da padre e madre. Chissà se ci si arriverà mai a questo salto quantico

In sua attesa, occorre chiedersi se e quanto davvero lo Stato voglia porre il fanciullo al centro delle sue politiche e delle tutele dovute. Ipotizziamo che sia vigente l’affido paritario condiviso perfetto (50 e 50 dei tempi) e il mantenimento diretto. E’ chiaro che un figlio di separati che vive nell’agio con uno, in quanto occupato, e nel disagio con l’altro, in quanto disoccupato, patirà uno sbilanciamento molto grave, vivrà un vero e proprio stato di sofferenza e sperequazione. Dice: il genitore disoccupato dovrebbe “sbattersi” e trovarsi un lavoro. Certo, fosse facile… Deve provarci, su questo non ci piove, ma intanto come mantiene direttamente i figli quando è il suo turno, se non ha entrate? La risposta ordinaria è: con il contributo dell’ex coniuge. La mia risposta è invece: con il contributo dello Stato.

#grafica_paygapNon ci sono motivi per cui una persona debba finanziare un ex coniuge con cui non condivide più un percorso progettuale orientato alla prole. Il perché l’ha spiegato perfettamente Toesca. In compenso se uno dei due genitori è disoccupato o in gravi difficoltà a esercitare il mantenimento diretto, è responsabilità e dovere dello Stato assisterlo, sia per compensare la sua incapacità politica di garantire un’occupazione diffusa, sia appunto perché fa suo il principio di tutela prioritaria dei minori. Se insomma lo Stato intende davvero difendere i fanciulli e l’infanzia, è suo dovere occuparsi di chi, qualunque ne sia la causa, non è in condizioni di occuparsene. In altre parole, se non l’avete capito, sto dicendo proprio questo: l’assegno di mantenimento per i figli di separati dovrebbe pagarlo lo Stato al genitore che non è in grado di esercitare il mantenimento diretto.

Potrebbe essere un finanziamento diretto alla persona e a tempo, fintanto che non trova lavoro, magari con lo stesso meccanismo delle “chiamate” del collocamento: dopo tre offerte di lavoro rifiutate, fine del contributo. Meglio ancora potrebbero essere incentivi (sgravi fiscali) alle aziende che assumono persone separate, con figli e disoccupate. Anche in questo caso dovrebbe essere una misura a termine: la persona coinvolta dovrebbe, per avere l’impiego confermato, darsi da fare al lavoro e mostrare il proprio impegno, che sicuramente non mancherebbe dato che c’è in ballo il mantenimento dei figli. O ancora incentivi alla creazione d’impresa o punteggi aggiuntivi nei concorsi pubblici. Le misure di favore possibili sono tante. Il tutto ovviamente dovrebbe accompagnarsi a controlli capillari e severissimi, perché se si parla di disoccupazione e, ad esempio, si pongono gli occhi al meridione del paese, non è infrequente scoprire che l’impiego invece c’è. Sommerso, ma c’è.

come-fare-soldi-ecco-le-migliori-ideeMa ehi… un attimo… paga lo Stato? Stasi si è rimbecillito? E dove li prende i soldi, lo Stato? Dico io: i soldi ci sono. Eccome se ci sono. Tiriamo giù due numeri: qual è il fabbisogno reale espresso da donne in difficoltà o vittime di violenza? Intendo quello reale, non i numeri gonfiati dalle organizzazioni che hanno interessi nel settore. Ora contiamo (e qui si può fare con maggiore precisione) quanti genitori separati e disoccupati con figli ci sono in Italia. Fatti questi conti, andiamo a vedere nel bilancio dello Stato quanti milioni di euro sono stati stanziati per centri antiviolenza, centri per uomini maltrattanti, telefoni rosa, associazioni para-bocciofile femministe assortite. Andiamo a vedere cosa fanno davvero, che valore aggiunto portano. Dovrebbero, in linea teorica, surrogare l’intervento dello Stato, che da solo non riesce a gestire questa immensa emergenza delle donne vittime di violenza ma…

Ma in realtà si sa benissimo che si tratta una bolla commerciale e politica. Le dimensioni del fenomeno sono in realtà così ridotte da poter essere agevolmente gestite da apparati pubblici con personale debitamente formato (ASL, forze dell’ordine, consultori, servizi sociali), togliendo l’osso dalla bocca di questa pletora di organizzazioni utili a nulla, se non a esacerbare conflitti, innescare inutili cause giudiziarie, fare politica (sebbene non sia nella loro mission) e drenare milioni di euro. Si toglierebbero insomma le risorse da un capitolo di spesa che ha una domanda artificiale e teorica, per riallocarli laddove la domanda è reale e assolutamente prioritaria, avendo come oggetto il benessere del minore di genitori separati. Lo Stato così ottempererebbe al suo dovere di assistenza sociale, senza delegarlo a una persona, l’altro coniuge separato che, in quanto tale, non ha e non deve avere titolarità a surrogare quell’assistenza.

#famiglia_bigenitorialità

In sostanza: una legge giusta su separazioni e affidi deve fondarsi sulla bigenitorialità perfetta, ossia su tempi di affido paritari e condivisi (50/50). Non c’è affido paritario se non c’è mantenimento diretto, e viceversa. Non c’è tutela dei minori se entrambi i genitori separati non sono messi in condizione di mantenere direttamente la prole quando è ad essi affidata. Un fabbisogno, quest’ultimo, di cui, coinvolgendo appunto i minori, deve farsi carico la comunità, come forma di investimento verso la stabilità affettiva ed economica di chi rappresenta, oggi, in nuce, ciò che sarà il paese in futuro. Non solo: il coniuge saprà che, separandosi, non finirà in rovina, perché conterà sul mantenimento diretto o, se disoccupato, avrà assistenza. Ci si può immaginare così quante e quali situazioni di conflitto di coppia verrebbero prevenute a monte, evitando che trascendano in situazioni tragiche, con ciò rendendo ancora più inutili iniziative repressive a valle o carrozzoni succhiasoldi come i centri antiviolenza e affini? Sarebbero innumerevoli. E lo Stato, anche da quel lato, ottempererebbe al suo dovere di prevenzione delle devianze sociali. Le risorse ci sono. Si tratta di capire se lo Stato ha più a cuore il business senza fondamento dei professionisti dell’antiviolenza in rosa, o i figli delle famiglie spezzate che possono trovarsi, in tutto o in parte, in difficoltà a mantenerli. Sono scelte di campo e di etica. Da che parte sta l’Italia?


varie_indagineuomo

https://www.sondaggio-online.com/s/7524a20

27 commenti

  1. sinceramente, se si volesse far passare questo ddl basterebbe semplicemente eliminare tutta la parte economica, facendo restare la divisione del tempo tra i genitori; alcuni potrebbero obbiettare che anche adesso è così con i tempi paritari, ma questi sono talmente vincolati all’arbitrio della madre e del giudice che diventa una sorta di concessione. Insomma, secondo me bisogna puntare a prendere quello che è possibile, visto che tutto risulta difficile!! … poi, le madri vogliono i soldi, se li tengano, basta che garantiscano ai papa’ il diritto di trascorrere tempi con i figli ( parlo di diritti a proposito, attualmente è semplicemente una concessione )

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    1. Non sono d’accordo Giuseppe. Non si tratta di una legge per i padri o per le madri, ma per i minori, non dimentichiamolo. E se sono loro al centro della tutela, si deve ESIGERE il 100%, non accontentarsi di un 2-3%.

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      1. In risposta a Giuseppe

        La ‘parità’ non è ‘concessione’, la parità non prevede privilegi diversi tra le parti, non ne prevede proprio perchè logicamente è parità. Al max la parità si affianca alla proporzionalità che è un concetto affine e complementare. Seguendo la sua logica perchè non lasciare vasa coniugale, assegno ed infine tutto per com’è?

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      2. Caro Davide, è doveroso esigere il 100% quando si sa di averne il pieno diritto morale. Però sono i rapporti di forza che contano. Il movimento dei separati ha oggi forza sufficiente per avere il 100%? Non lo so. Si deve puntare al massimo, ma se poi si ottiene qc.sa di meno ciò che importa è che sia più di quanto avevamo prima.
        Se per avere tutto non otteniamo nulla è peggio.
        .
        I mutamenti lenti – se durevoli – sono tanto rivoluzionari quanto quelli istantanei.
        Ad es. io sto invecchiando da 60 anni. Di nanosecondo in nanosecondo.
        Impercettibilmente. Ciononostante i risultati, purtroppo, si vedono… (e si sentono)…

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  2. Bene hai detto, Davide: dovrebbe occuparsene li Stato.
    A dire il vero lo Stato già se ne occupa (aspetta che lancio un macigno) con le Case Famiglia.
    Sai cosa sono, vero? Non serve che sprechi aggettivi. Se davvero lo Stato avesse a cuore il benessere dei suoi cittadini presenti e futuri potrebbe risolvere gran parte (non dico tutte) delle situazioni di disagio economico, di degrado e di emarginazione sociale erogando alle famiglie in difficoltà un terzo di quanto invece stanziano per queste strutture, impenetrabili persino a parlamentari in carica (peggio di un qualsiasi carcere, insomma, e questa la dice lunga) e molto spesso gestiti da giudici minorili e “operatori sociali” di varia natura, sovente gli stessi che decidono per l’allontanamento dei minori dai nuclei familiari originari.
    Anche questo sarebbe un bel calderone da rimestare a fondo, credimi.😉

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  3. Davide Stasi attualmente esiste il Reddito d’inclusione (REI) se a questo aggiungiamo l’assegno alimentare, percepito in busta paga che andrebbe versato direttamente al coniuge residente coi figli e che ha residenza diversa dall’ex coniuge (ormai fuori dal contesto familiare), il gioco presto è fatto. Consideri che attualmente ex mogli che percepiscono cospicui assegni di mantenimento della prole e loro percepiscono anche il REI, che per 1 solo figlio ammonta circa a 300,00€. Se a questi ci aggiungiamo i milioni sprecati per i centri antiviolenza, lo Stato Italiano potrebbe mantenere anche i disoccupati italiani occhio e croce. Distinti saluti

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    1. “Consideri che attualmente ex mogli che percepiscono cospicui assegni di mantenimento della prole”
      sembra che per te le donne separate siano tutte Ivana Trump o Veronica Lario guarda che non è così. Vorrei proprio vederlo il “cospicuo assegno di mantenimento” della ex moglie casalinga di un operaio cassaintegrato o di un impiegato di basso livello

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      1. Ma nel caso dell’operaio o del cassa integrato mi auguro che la ex moglie se ne sia andata a lavorare e a sostentare la prole che ha la centralità su tutto, a differenza dei suoi discorsi adultocentrici. Parità è in ogni cosa proprio perchè è parte integrante del diritto naturale, questo strano sconosciuto. Vada pure avanti con retaggi culturali e luoghi comuni, raccoglierà sterco a quintali. Il termine cospicuo è proporzionale ad un reddito medio, visto che sta a guardare il ‘pelo’. Chissà quanti ne intasca lei, oppure si adira poichè difende il mantenimento indiretto, delle due l’una.

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        1. “vai a lavorare” pare facile, una donna di 45 anni poco istruita e che ha fatto la casalinga dubito che possa trovare un lavoro e difficilmente troverà un lavoro dallo stipendio sufficiente da matenere se stessa e uno o più figli. Ripeto: voi parlate come se le divorziate fossero tutte Ivana Trump, avete in mente solo le separazioni delle coppie benestanti

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          1. Invece un operaio 45enne poco istruito un nuovo lavoro lo trova al solo schioccar di dita. Con la differenza che mentre esistono agevolazioni per assumere donne per gli upmini nada de nada. Quello che pensa che tutti i mariti separati siano come Berlusconi sei tu, che proietti i tuoi pregiudizi e il tuo sessismo sugli altri.

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            1. eppure nonostante le “agevolazioni” abbiamo una disoccupazione femminile altissima. Sono tutte ereditiere fannullone o mogli di miliardari che non hanno bisogno di lavorare secondo te? Tutte “scelgono” di non lavorare?

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                  1. Se tu sei un uomo io sono una ballerina classica.

                    Il susseguirsi della conversazione qui sopra indica chiaramente che sei una femminista:

                    Femminista: “una donna di 45 anni poco istruita e che ha fatto la casalinga dubito che possa trovare un lavoro e difficilmente troverà un lavoro dallo stipendio sufficiente”
                    DanieleV: “Invece un operaio 45enne poco istruito un nuovo lavoro lo trova al solo schioccar di dita. Con la differenza che mentre esistono agevolazioni per assumere donne per gli upmini nada de nada.”
                    Femminista: eppure nonostante le “agevolazioni” abbiamo una disoccupazione femminile altissima.

                    Notare come mette maliziosamente agevolazioni tra virgolette (quando si tratta di vere agevolazioni, stabilite dalla legge). Nessun uomo metterebbe agevolazioni tra virgolette, denota falsità e massimalismo.
                    Giudizio: femminista.

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      2. E’ sicuramente considerabile cospicuo in quanto il parametro per giudicare l’esosità relativa ad un assegno non è il vitalizio (indebito) di Veronica Lario ma il salario percepito da chi è costretto (ingiustamente) a versarlo.

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  4. a scusate…poi dimenticavo ho scrito da alcuni giorni al comune di Monteprandone (AP) dove risiedono i miei figli..per sapere se per caso hanno un monolocale o un appartamento per non andare a dormire in auto…per caso hanno risposto a voi? a me non hanno risposto

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  5. io sono con voi…ma spero che tutto questo non resti utopico, l’infrastruttura sociale dei vari gruppi che avete giustamente segnalato è ammanicata col struttura politica, diciamo che tutti vorremmo che così non fosse ma la realtà fatta di favoritismi, clientelismi e frodi si basa su questi gruppi/onlus/parenti…non sarà affatto facile mettere in atto una pulizia sociale così profonda….

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    1. personalmente…faccio parte di quelli separati senza un tetto, difatti a breve perdo l’appartamento per inadempienza, senza nessuna agevolazione perchè la mia busta paga è buona (stabilito dal giudice che probabilmente guadagna 6 volte quello che guadagno io..però è buona fidatevi lo dice lui), faccio parte di quelli che pagano mensilmente l’assegno di mantenimento, poi lo ripagano giornalmente per i libri, la cancelleria, le scarpe anche se sono contenuti nell’assegno e poi la signora fa buon viso a cattivo gioco ed io per non vedere i volti delusi dei miei figli…mangio sono pasta quando non ci sono loro e vado avanti… sapete una cosa? un padre separato è una persona da film, una persona meravigliosa…altro che le favole, noi subiamo giornalmente la mancanza del giornaliero con i bambini, la mancanza di una propria vita..perchè gli svaghi costano, la precarietà di un giorno per volta..siamo sempre immersi nelle difficoltà che non abbiamo tempo di stare a guardare al futuro…..ai miei figli insegno ad essere migliori e a non lasciarsi travolgere dalle difficoltà…loro di contro mi insegnano che io questo mese non ho potuto pagare il loro apparecchio per i denti…e che la mamma ha detto loro che ho molte difficoltà e che non si può contare su un papà così…loro mi insegnano che con i loro nonni materni non possono parlare di me perchè io sono andato via e non mi comportavo bene…e sopratutto mi insegnano che il fidanzato della mamma è uno bravo perchè guadagna un sacco di soldi ed ha una ditta sua e noi forse un giorno lavoriamo con lui e con la mamma perchè ora la mamma è dirigente nella ditta del fidanzato e così possiamo viaggiare e studiare all’estero……

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      1. onestamente mi dispiace per la tua situazione e capisco benissimo il tuo stato d’animo.
        purtroppo pero ci sono anche delle donne quasi nella tua situazione
        la legge va benissimo per mettere alla pari perché veramente ce ne sono persone che ne approfittano ma purtroppo ho paura che a soffrire saranno ancora i più deboli perché come nel tuo caso i figli non te li puoi portare accasa visto che una casa non hai!

        basterebbe un po di buon senso e di salvaguardare il bene dei bambini che in tutto questo forse vengono al ultimo posto.

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      2. La capacità dei separati di resistere a queste torture mi lascia sempre basito.
        Non capisco come possano mantenersi vivi e soprattutto in equilibrio. Io sarei uscito di senno.
        Chapeau!

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