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Chi si fa carico questa disperazione?

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Il Mattino di Napoli, nel suo canale TV, pubblica questa clip. Un bambino viene sottratto alla famiglia (o al padre? O alla madre? Non è chiaro) per essere condotto presumibilmente in una casa-famiglia. Grida, si dibatte, chiede al padre se lo cercherà. Ogni secondo di questo video resta addosso alla mia coscienza e al mio status di cittadino italiano con il peso di milioni di tonnellate. Sento la frattura nell’anima del bambino. Sento quella terrificante nell’anima dei genitori. Quando c’è realmente necessità di operare in questo modo, quali le circostanze? Perché accade questo? Personalmente lo ritengo concepibile solo quando i genitori risultano dannosi per il minore (se sono tossicodipendenti o insani di mente, ad esempio). In altri casi no. E’ una situazione di disagio economico? Ci scommetterei. E allora penso ai milioni di euro inutilmente stanziati per centri antiviolenza o, appunto, case-famiglia sempre voraci di nuovi clienti e nuove risorse. Basterebbe uno zerovirgola per cento di quei milioni, in molti casi, da utilizzare come aiuto alle famiglie, per evitare che nel nostro paese si alzino grida e pianti del genere. Ma così non è. Quelle grida ci sono state, ci sono e ci saranno. Ma chi si fa carico di questa disperazione? I giudici, i servizi sociali, gli avvocati, i politici? Chi?

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3 thoughts on “Chi si fa carico questa disperazione?

  1. questo video è di un paio di anni fa e lo aveva visto sulla pagina del F.L.A.GE.
    ne era sorta una vivace discussione tra favorevoli e contrari, o meglio, alcuni fecero notare che il bimbo viene
    spostato ad altro affidatario che probabilmente era il padre.
    E’ un po’ simile al triste caso di Cittadella (in quella situazione, il bambino voleva stare con la mamma).

    Ogni persona che tratta queste vicende, e per trattare intendo “decidere” conosce ogni implicazione, ma non
    può che rimettersi alla sensibilità di chi esegue i provvedimenti. Se gli operanti, come nel caso di Cittadella, sono
    tanto cretini da prelevare il bimbo direttamente da scuola, allora credo che sia un problema di formazione, di
    mentalità degli operatori stessi. Fermo restando che c’è sempre una videocamera pronta a riprendere, esattamente
    come nel caso di Napoli, ma non si capisce che facendo quelle riprese non si fa l’interesse del bambino, anzi
    non si fa l’interesse di nessuno: si creano solo danni , disperazione, sfiducia ed altro conflitto .

    la mia personale opinione è che in casi del genere, occorrerebbe sospendere tutto, consultarsi e riportare
    il bimbo a casa sua, qualunque casa fosse; anche perchè uno shock del genere è indelebile.

    anche nel caso di Baressa (OR) erano intervenuti carabinieri e assistenti sociali per riportare il bimbo
    a Viterbo. La mamma ha inseguito il personale fino all’aeroporto di Elmas. Tutto quello che è successo
    è facilmente immaginabile…
    ma se il personale non è adeguato, e si preferisce dirottare fondi sui CAV , qualcuno per piacere mi spieghi
    come si deve eseguire un provvedimento del genere (In questo ultimo caso la bimba è stata riassegnata al
    padre).

  2. Circa un secolo fa Rudolf Steiner aveva elaborato una dottrina sociale chiamata triarticolazione dell’organismo sociale. Spiegata in maniera molto elementare, essa prevede di dividere la vita sociale in tre sfere: quella economica (dove dovrà dominare la fratellamza), quella giuridica (dove dovrà dominare l’uguaglianza) e quella culturale (dove dovrà dominare la libertà). Queste tre sfere dovrnno essere indipendenti tra loro e non potranno ingerirsi l’una negli affari dell’altra, ma al tempo stesso dovranno essere in grado di collaborare. Questo significa che in una società triarticolata una situazione del genere sarebbe impossibile, perché lo stato (la sfera giuridica) non potrebbe immischiarsi nelle vite private dei cittadini. Potrebbe farlo solo (come dici tu) se ci fossero prove che il bambino è maltrattato. Non esisterebbe più neanche la censura, proprio perché lo stato non potrebbe venirci a dire cosa possiamo dire o scrivere (a parte i casi di calunnie, ovvio). In una società del genere ci sarebbe più equità e libertà. Se tutti quelli che oggi dicono di voler cambiare le cose si mettessero a studiarla e diffonderla, magari nel giro di poco si potranno vedere dei risultati. Il mio timore è che in realtà la maggior parte delle persone voglia il cambiamento solo a parole, ma poi nei fatti preferisce continuare a vivere nella melma.

  3. Ma anche se i genitori fossero tossici, perché CREARE QUEL TRAUMA? Non ha intorno dei vicini, un quartiere, degli zii, un amico di famiglia, un qualcosa di positivo a cui possa rimanere legato, il bambino? Parlaimo tanto di ‘invasione’ culturale dall’estero ma nessuno sembra vedere che noi non siamo già più una cultura, non siamo niente a livello sociale se accettiamo di funzionare in questo modo, quel bambino sta pagando un prezzo altissimo di sradicamento e di paura per errori che non ha commesso. Per questo io sono contraria in ogni caso a questo tipo di ‘soluzione’. Hai fatto bene a diffonderlo, condivido.

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