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Collovati ha ragione, pur avendo torto

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LA FIONDA

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[Attenzione: questo articolo molto probabilmente irriterà e offenderà alcune persone. A costo di essere impopolare, tuttavia, ritengo fondamentale anteporre i fatti alla tutela della sensibilità individuale di qualcuno]

persone_collovatiLa questione di Collovati ha una e una sola chiave di lettura: in un contesto di intrattenimento e non di serio approfondimento, il campione ha espresso un concetto riprovevole e inelegante e per questo è stato sospeso per due settimane. In un contesto ugualmente intrattenitivo, sempre per la stessa emittente (RAI), Finocchiaro e Dandini hanno pesantemente insultato gli uomini e i padri, in un frangente che non aveva nulla di comico o satirico, ottenendo solo un richiamo formale. Dunque il punto è il doppio standard: guanto di velluto per donne che insultano gli uomini, pugno di ferro per l’uomo che dice una sciocchezza sulle donne. Fine della storia e vergogna assoluta per la RAI “del cambiamento” (in peggio) di Marcello Foa. Tutto ciò che sta a contorno di questo  punto chiave è un complesso e intricato racconto di fantascienza, che diventa comprensibile grazie proprio a ciò che ha detto Collovati. Il quale ha avuto torto a pronunciare quella frase, ha fatto male. Ma ha detto la verità. Vediamo perché.

Tra le tante caratteristiche che identificano lo sport, una in particolare va messa in luce. Nel confronto agonistico, contro i propri stessi limiti o contro un avversario, vige la regola aurea: vince il migliore. Uno sport è tale se garantisce il rispetto ferreo di questa legge, ovvero se le sue regole fondamentali sono concepite appositamente per far prevalere il migliore. Nella pallavolo vince la squadra che ha la meglio per almeno tre set, ogni volta arrivando prima dell’avversario al venticinquesimo punto, con uno scarto di almeno due punti. Una faticaccia che solo il migliore riesce a sostenere. Così funziona anche nel tennis, nel basket e in altre discipline sportive. Esattamente come nella vita, devi essere allenato, psicologicamente solido, determinato e assertivo per vincere. E se vinci, sei il migliore: le regole stesse fanno in modo che tu emerga e chi non è all’altezza soccomba.

persone_nadalfedererI processi stessi di uno sport vero sono concepiti per far sì che alla fine il vincitore sia il migliore. Nel tennis, e non solo, si procede con i più bravi che via via “fanno fuori” i meno bravi, operando una selezione su su per la piramide, e alla fine del processo si ha lo scontro Nadal-Federer, da cui scaturirà il migliore della stagione. Non può materialmente capitare il miracolo per cui un brocco arrivi in cima alla piramide a confrontarsi con un campione. Non solo: negli sport così concepiti, le performance richieste a squadre e atleti sono talmente alte e impegnative che nessun arbitro, pur volendo barare (magari perché corrotto), potrebbe davvero influenzare gli esiti. In un match di pallavolo dove il migliore deve realizzare complessivamente 75 punti, l’arbitro potrà rubarne, se è sfacciato, cinque o sei prima di rischiare il linciaggio o il deferimento. E cinque o sei sono nulla su 75. Se poi si pensa ai punteggi a tre cifre del basket o del rugby, ancora meno.

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Ebbene, il calcio, sotto questi punti di vista non è uno sport. Non garantisce che sia il migliore a vincere. Anzi, dà ampie garanzie al peggiore di poterla sfangare. Una stortura assicurata dalle sue stesse regole. Una squadra così brava da lanciare il proprio attaccante a rete viene penalizzata se costui è dietro la linea dei difensori quando l’assist parte (fuorigioco). Perché? Qual è il senso di questa regola? Oppure: un giocatore viene atterrato in area di rigore e il penalty conseguente è un tiro in porta con il portiere presente. Perché? Che senso ha questa regola (nel basket, in casi simili, si hanno i “tiri liberi”)? Ancora: una squadra è così brava da attuare un contropiede fulminante, l’ultimo difensore disponibile attacca il portatore di palla e lo atterra. Risultato? Calcio di punizione, con la squadra che ha commesso fallo che può riposizionarsi completamente e comodamente in difesa, ribaltando la situazione svantaggiosa che c’era prima che commettesse il fallo. Cos’è, un premio per aver commesso una scorrettezza? Esattamente. Questi esempi, come molti altri che si potrebbero fare presi direttamente dal regolamento del calcio, se comparati con le regole di altri sport mostrano come tutto venga concepito per ostacolare l’emergere del migliore e avvantaggiare il peggiore o chi si comporta scorrettamente (figure queste ultime che spesso si sovrappongono).

varie_scommesseNon è un caso. Il calcio è stato creato fondendo alcuni sport storicamente esistenti. A metterlo a punto è stato il popolo più incline di altri alla scommessa: gli inglesi. E a questo serve il calcio: ad aumentare l’alea del risultato, rendendo molto difficile azzeccare l’esito di un match. Uno scenario perfetto per i bookmaker e i fanatici delle scommesse. Anche perché i risultati delle partite di calcio molto raramente hanno scarti di più di due punti: 1 – 1, 2 – 0, 3 – 2. Capitano di rado i 5 – 0 o i 6 – 2 e così via. Questo rende un intervento scorretto dell’arbitro (voluto o meno che sia) determinante per rovesciare le sorti di una partita. Basta un rigore al novantesimo per trasformare una sconfitta in un pareggio o un pareggio in vittoria (ho letto che giusto ieri in una partita dell’Inter se n’è avuta chiara prova). Una specie di invito alla corruzione degli arbitri, ma soprattutto una stortura che viene venduta dalla retorica calcistica come “la dura legge del gol”. In realtà è tutto voluto, tutto scritto nelle regole, a partire dal fatto che la palla vada governata coi piedi (e non essendo primati è cosa estremamente disagevole), per favorire al massimo la non prevedibilità del risultato, la pratica delle scommesse e la popolarità di quello che così viene erroneamente definito “sport”.

Che è popolare proprio perché, a differenza di altri, dà una sottintesa speranza ai perdenti. Chi nella propria vita non vorrebbe un rigore al novantesimo, magari simulando la caduta in area o giovandosi di un arbitro compiacente? Per ottenerlo non serve essere allenati o mettere in campo una tecnica superiore all’avversario, basta essere astuti e sperare nella fortuna. Poniamo che chi mi sta attaccando nella vita (un competitore al lavoro, un rivale in amore, eccetera) sia di fronte a me, palla al piede, e stia andando a rete: sarebbe meraviglioso se semplicemente atterrandolo avessi poi l’occasione di riorganizzarmi comodamente in difesa, invece di farmi il mazzo a rincorrerlo per rubargli regolarmente la palla con qualche mossa tecnica di alto livello, che magari non sono capace di fare. Chi ama visceralmente il calcio e lo considera sport è colui che non accetta uno degli aspetti più ardui dell’esistenza: la competizione e la competenza necessaria per vincerla. E’ colui che preferisce sperare nella dura, ingiusta e antisportiva “legge del gol” per farla franca, pur essendo incompetente, impreparato, dunque per sua natura destinato a perdere. Da qui la spiegazione dell’apprezzamento di massa per il calcio.

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varie_tifosiUn’attività agonistica che più che uno sport può per i motivi sopra descritti essere definito un’attività di intrattenimento di carattere gladiatorio. Sul calcio si scommette, come gli antichi romani scommettevano sui gladiatori. Oggi come allora la competizione ammette scorrettezze e può essere in balia di un arbitro capriccioso che alza o abbassa il pollice. Oggi come allora, e contrariamente a quasi tutti gli sport veri, è un’attività di contatto, dove la fisicità e l’aggressività contano in modo determinante dato che contribuiscono ad aumentare le possibilità del peggiore di tenere testa e magari vincere sul migliore. Anche per questo il calcio è stato esercitato da sempre da uomini e gli uomini si sentono depositari quasi esclusivi del tifo calcistico, relegando le donne a tifosi di serie B. Quell’attività gladiatoria attiene ad aspetti fisici e psicologici prettamente maschili. Sono gli uomini quelli maggiormente sotto pressione dal lato sociale rispetto alla necessità di affermazione e successo: l’idea che esista qualcosa che consenta di raggiungerli pur non meritandolo appieno è normale che sia attrattiva soprattutto per loro. Che possa essere necessario il confronto fisico per ottenere di farla franca, al di là di ogni regola di giustizia, è di nuovo tipicamente maschile, dall’alba dei tempi.

Dunque di fatto ha ragione Collovati. E nell’aver ragione ha torto. Ha ragione che sia innaturale e stonato che donne si interessino a un tipo di intrattenimento costruito attorno alla psicologia e alla fisicità maschile, fino a pretendere di avere la stessa considerazione e attenzione quando lo esercitano. Non a caso calcio, boxe e altri sport tipicamente maschili nelle loro versioni femminili sono più fenomeni curiosi (e non di rado sgradevoli da guardare) che altro, come lo è stato Giorgio Minisini, primo uomo a fare agonismo nel nuoto sincronizzato, disciplina tipicamente femminile per la grazia e l’armonia dei movimenti tecnici che richiede. Però Collovati ha anche torto quando dice che le donne non possono capirsene di tattica calcistica. Semplicemente perché la tattica calcistica non esiste. Che tattica puoi mai adottare in un confronto dove le regole penalizzano il migliore? Uomini e donne possono disquisire quanto vogliono di 4-4-2 o 3-5-2 o del 5-5-5 di Oronzo Canà: è tutta aria fritta, nel momento in cui le regole rendono più vantaggioso ad esempio commettere fallo che confrontarsi tecnicamente. E di aria fritta è titolato a parlare chiunque, uomo o donna che sia.

varie_boxefemminileAl di sotto di tutto questo intreccio fantascientifico e di fatti ardui da accettare, c’è infine un elemento che non va trascurato. Fino a non molti anni fa l’idea di un calcio, una boxe, una lotta libera femminili era inconcepibile, avrebbe fatto comprensibilmente ridere i nostri padri e i nostri nonni. Oggi è diventato terreno minato del politicamente corretto, per estrema difesa del diritto delle donne non di essere se stesse ed eccellenze assolute laddove il proprio status fisico e psicologico le può rendere campionesse assolute, ma di andare a competere e contendere, per un innaturale senso di inferiorità, lo status maschile, cercando di emularlo laddove difficilmente può o dove dovrebbe evitare di emularlo, come per l’appunto in quel finto sport per perdenti che è il calcio. Tutta la faccenda che parte dalla frase infelice di Collovati, scavando a fondo, mostra dunque tutta la contraddizione di quel femminismo che ritiene parità consentire alle donne di fare tutto ciò che fa l’uomo, anche quando si tratta di questioni poco commendevoli. E che in quanto tale non è parità ma uno scimmiottare goffo e degradante. Dati i fatti messi in ordine fino a qui, le donne dovrebbero sentirsi fiere di non essere degli assi nel calcio e di non capirci niente di tattica. E dovrebbero dunque essere grate a Collovati per averlo detto senza peli sulla lingua.


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40 thoughts on “Collovati ha ragione, pur avendo torto

  1. La partita di calcio è un po’ una metafora della vita. Spesso non vince il migliore, la correttezza può essere un handicap e bisogna lottare fino alla fine (anche con metodi duri).
    Credo che sia per questo che appassiona tanto. Direi che da questo punto di vista il calcio è addirittura educativo!
    (E lo dice una che si annoia a morte perfino alle partite di suo figlio …)

      1. Sai perchè è educativo? I bambini di oggi crescono in un ambiente iperprotetto, sotto molti aspetti troppo corretto. Se un bullo li infastidisce, invece di dirgli di difendersi da soli, ce ne occupiamo noi adulti (genitori, insegnanti, psicologo chiamato dalla scuola ecc.) e via così con tutto. Così cresciamo generazioni di ragazzi ipersensibili, incapaci di affrontare le difficoltà della vita, le frustrazioni (ma come hai preso 6 in matematica, non è possibile, tu sei così bravo, parlo io con l’insegnante ecc- notare che la soglia del parlo con l’insegnante non è più l’insufficienza, c’è gente che si preoccupa per un 7!).
        Almeno nel calcio questi ragazzi imparano un po’ a lottare (perfino fisicamente). Questo ovviamente vale per tutti gli sport. Ma il calcio è così poco meritocratico che ti prepara proprio alla vita (che meritocratica davvero non è), ti insegna ad accettare frustrazioni, a reagire a colpi bassi, a realizzare quanta parte di fortuna c’è in ogni realizzazione.
        Detto ciò, non sopporto il calcio e soprattutto l’eccessiva importanza che gli si dà, per non parlare del giro d’affari miliardario. Ma per dei ragazzini è una buona palestra, anche per imparare a gestire un po’ di sana aggressività maschile (in una società purtroppo che altrove la demonizza).

        1. Il tuo è un punto di vista molto interessante. Da analista sociale tendenzialmente idealista però non posso fare a meno di andare a monte del problema. Appunto la gestione genitoriale scorretta delle giovani leve. Settimana scorsa ho pubblicato un pezzo sull’essere uomini, richiamando proprio chi ha doveri educativi a crescere i figli (specie se maschi) assecondando ed esaltando la loro natura profonda. Questo perché deve essere della famiglia la mano che plasma il giovane a ciò che incontrerà nel mondo, che darà poi il colpo di scalpello definitivo. Delegare questa funzione a un’attività che fa dell’ingiustizia, della scorrettezza, dell’uso della forza la propria ragion d’essere e un veicolo di successo, è qualcosa che mi repelle. Ci dev’essere una via di mezzo tra educare un fanciullo al trucchetto, alla scorciatoia, al fallo furbetto (che pure deve saper fare) ed educarlo a una piena responsabilità personale e collettiva a contribuire a rendere quella della giungla una legge eccezionale e non ordinaria.

        2. P. S.: quanti genitori oggi sono davvero capaci di comminare punizioni severe ai figli, per brutti voti o altro? Per me il problema è soprattutto lì.

          1. Verissimo quello che dici.
            Diciamo che il calcio da solo è deleterio (per non parlare di tutti quei genitori che credono di avere in casa un campione e sono disposti a tutto per farlo emergere)
            Però io lo vedo positivamente se serve a bilanciare il resto, a svegliare un po’ certi bambini troppo protetti che si vedono in giro.
            È complicato e non so se riesco a spiegarmi bene.
            È giusto il discorso sulle punizioni. Ma noi non riusciamo a darle perché non sopportiamo che i nostri bambini soffrano.
            Il problema è che per crescere bisogna soffrire .
            Noi cerchiamo di essere buoni genitori (comprensivi, giusti, affettuosi ecc) ma sbagliamo (in parte ovviamente) perché non li prepariamo alla vita vera.
            Mio padre era molto severo (di una severità impossibile per me o mio marito, perché spesso ingiusta, anche se mi voleva molto bene) ed io ho sofferto molto della sua severità, ma adesso so che ciò mi ha rafforzato.
            Noi non prepariamo i nostri figli all’ingiustizia. E invece è importante.
            In questo senso il calcio è utile.
            E poi questi bambini non giocano più in cortile o in strada con gli altri bambini. E il gioco in strada aveva regole tutte sue (c’era quello più grosso o più aggressivo che faceva come voleva ecc.), il calcio può servire un po’ per compensare.

        3. X alessandra

          confesso di non capire il tuo discorso, se stai dicendo che dobbiamo abituare i bambini (e le bambine e a proposito anche loro possono avere una “sana aggressività” da gestire) fin da piccoli a ingiustizie e scorrettezze perchè “il mondo va così” non concordo. dovremmo semmai insenar loro a riellarsi alle ingiustizue, non ad accettarle come “parte della vita”,quel che dobbiamo insegnare ad accettare e a gestire è la sconfitta, il rifiuto, ma è un altro discorso

          1. La storia insegna che tutti quelli che si sono ribellati alle ingiustizie hanno creato sistemi ancora piu ingiusti. Nel mondo esiste un tasso fisiologico di ingiustizia a cui bisogna abituarsi.
            Poi e ovvio che oltre un certo limite bisogna ribellarsi. Ma se non ne accetti almeno un po’, rischi di essere fuori dalla realtà.

            1. Bravissima Alessandra, straquoto tutto quello che hai detto, ho trovato nei tuoi post una buona dose di saggezza.

  2. da non appassionato di calcio e boxe penso che una donna abbia diritto, qualora lo desideri, di fare calcio e boxe (e commentarla) semplicemente perchè non esistono motivi razionali per impedirlo come non esistono motivi razionali per impedre a un uomo di fare nuoto sincronizzato o danza classica. Risultano ridicoli? E’ un’opinione, comunque possono farlo.
    Da non appassionato di calcio devo anche dire che trovo interessanti le tue riflessioni sul calcio come “non sport”. E riconosco che sei coraggioso a farle in un paese come questo dove il calcio è una specie di mania

    1. Infatti (significativo) non ho ricevuto commenti di merito e il numero di like sui social è bassissimo. Questo mi fa sorridere tantissimo…
      P.S.: nessuno vuole impedire niente a nessuno, ovviamente.

      1. A me l’articolo è piaciuto moltissimo, ma io non faccio testo: non seguo il calcio dal 1988 circa, credo fosse il 1988, le più recenti informazioni di calcio che ho riguardano che l’Inter di Matthaeus che vince lo scudetto e il Milan che vince la Coppa dei Campioni battendo lo Steaua Bucarest 4 a 0 a Madrid.
        Poi ho guardato, più o meno distrattamente, un po’ di partite della nazionale, ma solo quelle dei mondiali. E basta.

  3. Mi chiedo da maschilista quale sono come mai a Stalkersatu e Questione Maschile (lo conoscete?) c’è questa svalutazione continua delle donne.
    Non di rado capita leggere “Le donne vivrebbero all’età neolitica senza noi” , “le eroine spaccatutto nei film americani si cagherebbero in mano nella realtà” , “Serena Williams verrebbe massacrata da un tennista uomo di basso livello” . . . . è vero da maschilista quale sono mi vengono d’istinto tali pensieri ma riflettendo senza pregiudizi nella vita esistono donne con le palle e probabilmente 100 volte piu’ cazzute degli uomini.
    Mi vengono idea le donne nei corpi speciali , donne che entrano nei Rangers , donne pompiere , donne che stendono i ladri (ho letto per es. di una Canalis che ha colpi di Krav Maga ha steso un malvivente), donne inventrici (https://www.focus.it/scienza/energia/a-18-anni-inventa-un-modo-per-ricaricare-lo-smarthphone-in-30-secondi) etc . . .

    Sulla questione “Le donne vivrebbero all’età neolitica senza gli uomini” ci vedo un po’ di presunzione maschile e ci metto in mezzo anche io in quanto uomo. Se la società di allora partendo dal paleolitico fosse stata secondo la mentalità di oggi le donne sarebbero andate a caccia al posto nostro ?

    1. Dove, se puoi indicarmelo, Stalker sarai tu ha sostenuto mai che le donne vivrebbero all’età neolitica senza gli uomini?

    2. è stata Camille Paglia, femminista dissidente, a sostenere che le donne senza gli uomini vivrebbero ancora in capanne di fango.
      Serena Williams e sua sorella sono state effettivamente massacrate da Kaarsten Braasch, all’epoca numero 203.

      1. Camille Paglia è tosta ma a volte la voglia di “scandalizzare le femministe” le prende la mano e spara discrete fesserie

        1. Ha detto una cosa abbastanza ovvia.
          La domanda interessante non è se le donne senza uomini sarebbero ancora nel neolitico – è ovvio che lo sarebbero.
          La domanda interessante è se gli uomini senza donne sarebbero arretrati rispetto a come siamo. Secondo me sì, oggi saremmo più o meno a livello degli antichi romani, forse un bizzarro “antichi romani + varie cose più avanzate ma estremamente sottoutilizzate”, di sicuro non potrebbe mai esistere il capitalismo – il perché è abbastanza chiaro: senza lo stimolo rappresentato dalla selettività sessuale femminile, una volta raggiunta “l’aurea mediocritas” gli uomini si sarebbero focalizzati su altro, non ci sarebbe stata grande corsa ad accumulare capitali: una volta raggiunta una certa sicurezza ulteriori invenzioni ci sarebbero state ma non si sarebbero diffuse con rapidità – qualcuno una volta disse “senza donne, tutti i soldi del mondo non avrebbero valore” – ovviamente è un’esagerazione, un’iperbole, e non si applica a tutti, ma contiene un grosso grano di verità.

          La differenza tra il livello antichi romani e neolitico sta nelle differenze fisiche: curva d’intelligenza più piatta (tra le donne ci sono meno idioti ma anche meno geni), gravidanze e cura dei piccoli che tengono impegnate per anni e anni (la maggior parte della vita adulta)…
          Poi, ovvio, è tutto molto astratto: né donne né uomini possono riprodursi senza l’altro, quindi è un’esercizio intellettuale che non ha alcun senso pratico.

          1. “né donne né uomini possono riprodursi senza l’altro, quindi è un’esercizio intellettuale che non ha alcun senso pratico”

            e con questo ti sei risposto da solo

    3. || “Le donne vivrebbero all’età neolitica senza noi”

      Questo lo dice anche Camille Paglia, che è donna e anche lesbica.
      Sei mica pure omofobo oltre che “maschilista”?

      https://www.youtube.com/watch?v=v-hIVnmUdXM

      || “Serena Williams verrebbe massacrata da un tennista uomo di basso livello”

      Questo è successo davvero. Era pure mezzo ubriaco!

      https://tennis.it/luomo-che-sconfisse-le-sorelle-williams/

      Succede in tutti gli sport, a dire il vero.

      https://www.corriere.it/sport/16_maggio_27/calcio-femminile-l-australia-battuta-7-0-ragazzini-under-15-cf073d78-2417-11e6-b229-67fb25338505.shtml?refresh_ce-cp

      Ma è normale.

      https://twitter.com/jordanbpeterson/status/1099681354571223040

      || esistono donne con le palle e probabilmente 100 volte piu’ cazzute degli uomini

      Alla faccia del “maschilista”!
      Alcune donne sono meglio di alcuni uomini, sì.
      E viceversa.

    4. || Canalis che ha colpi di Krav Maga ha steso un malvivente

      Mi pareva strano. Avrebbe aiutato due poliziotti maschi a tenere fermo un ladro. Fonte: foto, Chi.

      https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1322025/Elisabetta-Canalis-wonder-woman—Ho-visto-il-ladro-e-l-ho-acciuffato-.html

      || le donne nei corpi speciali , donne che entrano nei Rangers , donne pompiere

      Certo, con gli aiutini.

      “e questo allo scopo di consentire l’arruolamento delle donne, che altrimenti avrebbero difficoltà a superare le ardue prove fisiche richieste”

      https://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_04/sas-prove-fisiche-piu-facili-le-donne-protestano-forze-speciali-inglesi-d7b521ce-d86b-11e7-83d0-5335217d8231.shtml?refresh_ce-cp

    5. Se hai i soldi e sei generosa, ti sposo io, non ti preoccupare.
      Se invece non ce li hai, vai dove sai, e non dimenticare di tirare lo sciacquone!
      🙂

      1. Ti definisci “maschilista”, ti scoccia leggere delle esternazioni maschiliste, propini le solite frasi fatte da zerbino (ci sono donne che danno 100 a zero agli uomini), e vai pure a ricercare col lumicino il caso di un cartello idiota quando assistimao a bombardamenti quotidiani di “male bashing” in ogni dove, da cinema, tv, radio, pubblicità, libri etc. O sei confuso, o stupido, o un troll o Paolo Scatolini …

        1. Io le ho chiesto se ha i soldi ed è generosa, visto che ha ipotizzato donne che vanno a caccia mantenendo gli uomini…

    6. La cosa di Serena Williams l’ha ammessa anche Martina Navratilova: le tenniste donne sono inferiori ai tennisti uomini, è un dato di fatto sia secondo Navratilova che secondo molte femministe.
      Però scoccia ammetterlo, meglio stare zitte.
      Tanto che come puoi vedere
      https://disqus.com/home/discussion/feministcurrent2015/whats_current_canada_winter_games_new_policy_allows_athletes_to_compete_as_sex_they_identify_with/#comment-4352673835

      Quando non è impegnata a scusarsi con me, Meghan Murphy fa passare il messaggio, e tutte stanno in religioso silenzio.

      Riportiamolo anche qui:

      Regarding Navratilova, my question is: should female athletes have the same pay as male athletes?
      The answer is either “yes” or “not”
      In each case a different conclusion follows:
      If the answer is “yes” then: equal pay = female athletes have to compete with trans AND men.
      If the answer is “not” then: female athletes shouldn’t compete with men, since they’re inferior and being paid less.

      “It’s unfair cuz I’m inferior but I must have equal pay” doesn’t work in the long run, it can work in the short run due benevolent sexism but it can’t stand the quest of time.

      E per chi non mastica l’inglese:

      Martina Navratilova è quella che fece lobby per fare ottenere alle tenniste femmine la stessa paga dei tennisti uomini, pur giocando le femmine 3 match contro 5 maschili, e i soldi se li presero.
      E ora piagnucola che non vuole competere con le trans?
      Ma io dico che dovrebbe comptere anche contro gli uomini!
      Stessa paga = competi contro trans E uomini.
      Altrimenti ammetti di essere inferiore e chiedi decurtazione della paga.

      Oppure sei una specie di ladruncola che cambia versione a seconda delle convenienze: etica zero.

    7. “Anonimo”, non è la prima volta che scrivi una caterva di sciocchezze: non credi sarebbe l’ora di darci un taglio?
      Parli di donne che entrano nei ranger, glissando però sul doppio standard; ovvero sul fatto che prove fisiche femminili sono “più leggere” di quelle maschili…
      Fai riferimento a Serena Williams, fingendo di non sapere che nel tennis, la numero uno tra le donne può buscarle dal numero cinquecento (500…) tra gli uomini.
      Ti ecciti con Elisabetta Canalis, che nei fatti non ha stesso proprio nessuno.
      Etc etc.
      Insomma, il solito sciocchezzaio che ascolto e leggo da decenni e di cui parlammo già su uomini3000 diversi anni fa.

      In merito riporto la sintesi di un mio vecchio scritto risalente al 2007.

      >>>>>>>>
      silverback
      view post Inviato il 28/1/2007, 11:42

      Qualche esempio riguardo alla naturale superiorità del sesso maschile rispetto a quello femminile.

      Il peso leggero Lucia Rijker, che nella sua categoria ha dominato il mondo della kickboxing femminile conquistando tre titoli differenti dal 1984 al 1994, con un record di 34 vittorie di cui 25 per K.O., un pareggio e nessuna sconfitta* (con le femmine*…), sentendosi invincibile decise di affrontare un uomo, il thailandese Somchai Jaidee, combattente di thai boxe, atleta di secondo livello; all’epoca campione della Nuova Zelanda (categoria pesi leggeri).
      L’incontro si fece nella terra natale della suddetta, ad Amsterdam, il 24 ottobre 1993, e fu un tutto esaurito.
      Di fronte al pubblico olandese Lucia subì la sua prima sconfitta: un K.O. all’inizio del secondo round, dopo averle buscate nel primo. (*)
      Riporto le sue parole, successive al match:
      “E’ stata la cosa migliore che mi è successa. Ero molto arrogante ed ero convinta di poterlo battere. Non avevo paura. Mi ha svegliata. Ho capito che la paura è parte del gioco. La paura fa bene. Se non ho paura allora mi preoccupo. Quando si è spaventati l’adrenalina va in circolo e ti rende più veloce, attenta, pericolosa ed esplosiva. Farsi sopraffare dalla paura però non è un bene, occorre mantenere la fiducia in se stessi. Io non provo quel genere di paura”. ????
      Le avessero messo contro il campione del mondo, non avrebbe potuto pronunciare nemmeno queste parole, perché sarebbe morta.

      Piaccia o meno, esistono delle differenze sostanziali che devono per forza essere considerate, e che rendono la femmina fisicamente più debole e più vulnerabile dell’uomo.
      Le differenze ormonali tra i due sessi fanno sì che l’uomo medio sia superiore alla donna media in caratteristiche fisiche come forza, potenza, velocità, resistenza, peso, altezza, aggressività.
      Queste qualità rendono chiaramente l’uomo eterno vincitore nella lotta.
      Per compensare in parte tali differenze, la femmina deve fare un allenamento fisico specifico e degli esercizi tecnici precisi, oppure munirsi di un’arma.
      La Natura ha voluto così.
      Tuttavia, tra le qualità importanti per le arti marziali, la donna supera (in genere) l’uomo in una: la flessibilità (solo quella…).
      E il merito è degli estrogeni.
      Ma per il resto lasciamo proprio perdere…
      Bisogna tenere conto di questi dati per non lasciarsi abbagliare anche da certe esasperazioni cinematografiche, da certi ridicoli film, nei quali, femminucce di 50/55 kg, che non hanno mai messo piede su un ring o un tatami, atterrano con un pugno presunti esperti di boxe, di kung fu o di karate, che tra l’altro sono grossi come armadi (una barzelletta…).

      […]

      Facciamo qualche altro esempio.
      Quanto lancerebbero le donne con i pesi usati dagli uomini?
      Per conoscere meglio il fenomeno prendiamo in esame, per ambo i sessi, i primatisti assoluti delle due prove di lancio che più si prestano al confronto, peso e disco, escludendo il giavellotto per le molte modifiche che l’attrezzo ha subìto negli anni, e il martello perché d’istituzione troppo recente.
      Com’è noto a chiunque si intenda un po’ di queste cose, per le gare femminili vigono attrezzi più leggeri rispetto a quelli degli uomini: 4 chili anziché 7,26 nel peso, e 1 chilo anziché 2 nel disco.
      Nel sistema di punteggio del portoghese Fernando Amado esiste al riguardo una tabella comparativa.
      Il primato mondiale della russa Lisovskaya, 22,63 nel 1987, è equiparabile a 16,55 con l’attrezzo maschile, e quello della tedesca Reinsch nel disco, 76,80 nel 1988, vale 51,93. (**)
      La diversità dello sviluppo fisico risulta assai bene dalla media altezza/peso fra i 10 migliori di sempre nei due sessi: 1,92 metri per 127 chili gli uomini del peso contro 1,78 per 90 chili delle donne, e 1,95 metri per 118 chili gli uomini del disco contro gli 1,80 metri per 90 chili delle donne.
      Il che spiega molto ma non tutto, perché, in ogni caso, anche a parità di peso e di altezza le femmine le buscherebbero di brutto lo stesso.

      (*) Ho la videocassetta, intitolata:”THE MOST DANGEROUS WOMAN ON EARTH” (1996).

      (**) PESO UOMINI (kg 7,26): 23,12, R. Barnes (Usa) 1990;
      DISCO UOMINI (kg 2): 74,08, J. Schult (Ger. E.) 1986.

      >>>>>>>>>>>>

    8. Riguardo alla questione uomo/donna nello sport, sono decenni che da più parti si cerca in tutti i modi di “dimostrare” che le donne sono “uguali”, anzi no, “superiori” agli uomini…
      Ad esempio: il 4 gennaio 2000, il Corriere dello sport pubblicò un articolo di Franco Fava intitolato:
      “DONNA, PRONTO LO SBARCO SUL PIANETA UOMO”.
      “Nello sport, si assottiglia sempre più il divario tra i due sessi:
      tra qualche decennio le atlete potranno competere con i loro colleghi maschi?”.

      Per non parlare di tutti i quotidiani (sportivi e non) che nel 1988 titolarono:
      “La Griffith corre come Ullo”.
      Era l’anno in cui la deceduta Florence Griffith stabilì il record mondiale (*) dei 100 metri in 10 secondi e 49 (record mai più avvicinato da nessuna atleta del pianeta Terra…).
      Poco dopo, a Torino, Antonio Ullo fece lo stesso tempo.
      E ancora.
      Nel 1992, Brian Whipp e Susan Ward, ricercatori dell’Università di Los Angeles, dalle pagine di Nature profetizzarono i tempi in cui le donne avrebbero superato gli uomini.
      Nella maratona il sorpasso era stato previsto entro il 1998.
      Non solo.
      Nel 1999, pure su Panorama, si sostenne che alcuni record maschili sarebbero crollati alle olimpiadi di Sydney 2000.

      Beh, niente di tutto ciò è accaduto.
      Ovviamente…
      Basti dire che nell’atletica i record al femminile si sono fermati quando sono cominciati i controlli antidoping a sorpresa (nel 1988) e che da allora il divario tra i due sessi è aumentato in favore degli uomini.

      ———————-

      P.S. Seguo il pugilato dalla metà degli anni Settanta (cioè da quando ero bambino), passione che mi trasmise mio nonno paterno, deceduto 36 anni fa; e seguo l’atletica leggera dall’inizio degli anni Ottanta, perciò so di cosa parlo, caro (o cara…?) anonimo.

  4. Dal momento che in ambiente femminista (e quindi anche nelle principali emittenti) impera una narrazione della storia e della società che vede la parte maschile sistematicamente privilegiata e quella femminile in costante suddutanza, è naturale che queste donne vogliano appropriarsi di tutto quello che è tradizionalmente maschile (anche se sarebbe giusto sentirsi orgogliose di esserne fuori) e snobbino le attività e gli sport dove le donne eccellono, trattandole come se fossero di serie b, il contentino delle serve.

  5. con la normalizzazione della partecipazione di transgender e transessuali ex-maschi nelle competizioni femminili, le donne non hanno scampo. i trans faranno incetta di trofei e le atlete femmine “dalla nascita” verranno relegate agli ultimi posti. chissà che ne pensano le femministe moderne intersezionali. ma scommetto che è una di quelle questioni problematiche a cui si rifiutano di rispondere.

    1. Martina Navratilova ha già detto che i trans che lo fanno, barano. E’ Stata cacciata dall’associazione LGBT.
      Per queste associazioni hai diritto di parola zero, o la pensi come loro o sei visto peggio della peste.
      Le associazioni di questo tipo hanno nel loro DNA: “noi abbiamo ragione e voi torto, non provate a farci ragionamenti diversi perchè rappresentate il male e vi cacceremo con la forza”, atto di assoluta superbia.
      Non capisco perchè rispetto agli eterosessuali abbiano una totale incapacità nel confrontarsi con chi la pensa diversamente, una suscettibilità molto più alta del comune.

      1. Perché funziona, perché facendo così ottengono quello che vogliono. Se invece ricevessero fortissima opposizione cambierebbero subito approccio. Inoltre spesso l’opposizione è completamente random, divisa e si contraddice da sola: basti pensare che una parte di quelli che si oppongono alla teoria della sessualità fluida promuovono la teoria della sessualità fluida: prima dicono che la sessualità non è fluida e non cambia, poi che una persona può cambiare sessualità tramite preghiere (neanche tramite fellatio praticata da donne esperte nell’arte: semplicemente pregando!!!).

  6. Ieri per puro caso ho intravisto il programma di Giletti su La7 con Alba Parietti e Alessandra Mussolini a gettare merda sugli uomini, più le solite scemenze in cui le donne capiscono di più la tattica calcistica rispetto agli uomini, poi svariate supercazzole incomprensibili urlate a squarciagola da queste oche starnazzanti.
    Ho spento la tv incazzato e disgustato. E’ un miracolo se ancora non prendo a martellate il mio televisore vecchio di 15 anni, altro che comprarlo nuovo.

    1. Strano che Giletti non abbia apostrofato le due come “femmine maleducate”, al pari di quello che ha fatto la Gruber su La7.

    2. Ci sono tante trasmissioni che si lamentano del fatto che hanno un ascolto dello spettatore maschile insufficiente, interesse legato ai fini del marketing.
      Non c’è dubbio che la televisione sta diventando sempre più rosa.
      Tra poco, quando le donne attaccheranno gli uomini in TV sarà solo un giro tra donne, sia da chi trasmette che da chi vede.

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