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Femminismo e immigrazionismo: un’alleanza vincente per la propaganda

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Si è discusso moltissimo in rete di uno spot televisivo tedesco dove, tanto per cambiare, l’uomo-padre veniva rappresentato come un disastro, inaffidabile, irresponsabile. Niente di nuovo dal fronte propagandistico internazionale votato alla distruzione dell’immagine maschile e paterna. E’ stata un’operazione che fa il paio con tante altre similari un po’ ovunque in occidente. Per quanto concerne l’Italia basta dare un’occhiata all’Album di Goebbels ospitato in queste pagine per farsi un’idea del fenomeno. Lo spot tedesco ha poi lasciato spazio a un’altra iniziativa, molto più interessante e sottile dal lato della comunicazione, ovvero questo manifesto, la cui foto sta facendo il giro della rete:

varie_manifestoraz

Il poster è apparso nelle strade di Lubiana, in Slovenia, per pubblicizzare una performance di Katarina Stegnar, sedicente artista anch’essa slovena. Poco si sa dell’esibizione annunciata, se non che sarà imperniata sulla tematica della lotta al razzismo e, pare evidente, sulla violenza contro le donne. Il poster è estremamente interessante, oltre che molto ben fatto. A prima vista sembra rappresentare l’assalto sessuale a una giovane e bella ragazza da parte di un gruppo di uomini di colore. A ben guardare però le mani che afferrano in modo rapace le belle forme femminili sono bianche, dipinte di nero solo nella parte terminale. In basso l’hastag #hatebetter (“odia meglio”) chiarisce il sottotesto. Ovvero: la violenza sessuale è roba da uomini bianchi, che però hanno buon gioco, dati i grandi flussi migratori dall’Africa, a dar la colpa del fenomeno a uomini di colore. Un modo “migliore” e astuto di odiare, insomma.

persone_stegnarSi tratta dunque di un modo molto sosfisticato per affermare ancora una volta il concetto base del suprematismo femminista occidentale: il colpevole di tutto, il male è l’uomo bianco eterosessuale. Un concetto che si rafforza se coniugato a istanze vittimizzanti e apparentemente umanitarie legate all’immigrazionismo. In questo senso l’uomo bianco è colpevole tre volte: in quanto stupratore, in quanto razzista, in quanto infame perché fa ricadere la colpa delle sue malefatte sugli uomini di colore. Il meccanismo colpevolizzante di questo manifesto è astutissimo e mostra una volta di più la grande utilità dell’alleanza tra femminismo suprematista e immigrazionismo. La stessa alleanza che rende i cosiddetti “femminicidi”, gli stupri e le violenze contro le donne poco o punto notiziabili, se commessi da immigrati, mentre scoppia l’ira di Dio se a commetterli è un viso pallido. Il tutto, come sempre (ci mancherebbe) contro l’evidenza dei numeri secondo cui, rapportando i colpevoli di stupro al totale della popolazione autoctona da un lato e al totale di quella immigrata dall’altro, la propensione ai reati contro le donne è incomparabilmente più alta tra gli extracomunitari rispetto a quella dei nativi europei.

Certo, è solo un piccolo spettacolo di un’oscura “artista” in una piccola città mitteleuropea, niente di cui preoccuparsi apparentemente. Se non fosse che i meccanismi virali dei social e della rete hanno fatto fare il giro del mondo a quel poster, che sta diventando con grande rapidità uno dei tanti totem dello stream femminista e radicale per riconfermare la condanna e l’odio verso l’uomo bianco eterosessuale. Piccoli tasselli di propaganda che diventano fondamenta di una narrazione diffusa, a partire da piccole iniziative locali. Anche questo di saper amplificare e rendere simboliche mere rappresentazioni di menzogne fa parte del potere che sta schiacciando la cultura e l’identità occidentale, ma soprattutto, per quanto interessa queste pagine, sta smontando pezzo per pezzo la figura maschile.


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5 thoughts on “Femminismo e immigrazionismo: un’alleanza vincente per la propaganda

    1. Come sei malizioso.
      In realtà è una coppia senza figli, con lei un po’ pedofila, come lo sono parecchie donne al giorno d’oggi e buona parte delle giornaliste, specie quelle che pubblicano le veline su Repubblica.

      1. Di questo passo anche il solo contatto visivo tra uomo e donna verrà legalmente definito come matrimonio. Con tutti i magheggini che ne consegue

        1. Al momento siamo, grazie all’eterna cassazione (“l’eterna cassazione” da pronunciarsi in tono greve), esattamente a:

          Se hai avuto un conto in banca in comune con una + hai avuto una relazione con lei = convivenza, con tutti diritti e doveri, anche se non avete convissuto.

          Scenario:
          Tu non vivi insieme a lei, un po’ perché preferisci la tua libertà, un po’ per altro, fatti tuoi. Andate sempre in vacanza insieme e vi presentate come “fidanzati”, ma non avete figli e non vivete insieme.
          ATTENZIONE: lo scenario è VERO. E’ la defunta cugina di mio padre, sono stati fidanzati tutta la vita, ognuno a casa sua, andavano in vacanza insieme e passavano tutti i week-end insieme. Non hanno mai vissuto insieme.
          Aggiunta di fantasia ma abbastanza realistica: lei guadagna la metà di te, ma riesce a tirare avanti da sola, tu invece stai benino.
          Che fai? Si fa un conto corrente comune per pagare le vacanze, e si contribuisce entrambi. Siccome tu non sei una merda, non le vuoi far pesare la differenza, così lei ogni tanto ci mette 50 euro, tu 200, però poi si va in vacanza insieme facendo finta di aver pagato fifty fifty visto che si usano i soldi del conto comune.
          E poi ogni tanto, se capita, un paio di volte l’anno, ci sta che dormendo un week-end da lei le paghi una bolletta delle sue. O le ricarichi il telefono. E’ un cosa carina, una gentilezza.
          E’ solo un cazzo di regalo [aggiunta bestemmia, mi autocensuro così non lo deve fare Davide]!

          E’ uno scenario carino, tenero, no?

          NO.
          Per l’eterna cassazione è convivenza.

  1. C’è solo da augurarsi che in futuro Katarina Stegnar non si metta a lanciare false accuse contro qualche immigrato, perché io non le crederei mai.

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