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I profili social del Messaggero in mano a femminazisti

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Quando settimana scorsa ho pubblicato un articolo che sottolineava l’uso astuto del maschile parlando di reati commessi da donne, mi è stato dato del complottaro. Qualcuno mi ha fatto anche la lezioncina che grammaticalmente con tre donne e un uomo si declina tutto al maschile, come se i pasticci giornalistici che segnalavo si limitassero a quello, come se fosse solo insipienza professionale e non dolo. In ogni caso io mi metto in discussione, non sono un fissato. E allora mi sono detto: mah, magari davvero ho sbagliato, ho esagerato. Poi però ieri mi capita di vedere una notizia sulla pagina Facebook del Messaggero. Questa:

facebook_messaggero1.jpg

Penso a quella famiglia, alla sua tragedia e mi intristisco. Poi penso anche a come daranno addosso a quell’uomo, che pure un bel po’ di colpa ce l’ha, se è successa la tragedia. Vorrei capire come sono andate le cose, dunque clicco sul link e vado sull’articolo originale del Messaggero, e mi si presenta questo:

messaggero

Ehi, aspetta un attimo… ma non era solo col padre? Pare di no. Il padre era altrove. Il bambino era con nonna e mamma, sono loro le responsabili dell’omessa custodia e della morte del piccolo. Ma a quanto pare questo era un dettaglio che chi si occupa della sezione “social” della testata romana non voleva mostrare. Anzi, sapendo che sui social si leggono solo i titoli e si condivide a manetta, specie se la notizia fa scalpore, hanno pensato bene di diffondere un po’ di inquinamento nell’opinione pubblica, costruendo un’anteprima opposta alla notizia reale. Qualcuno… oh diavolo, diciamolo pure… moltissimi fanno notare la cosa agli e alle infami che hanno fatto questa pensata. Dopo un po’ di ore corrono ai ripari e la toppa è peggiore del buco. Sui social del Messaggero la notizia diventa questa:

facebook_messaggero2.jpg

Niente da fare, non ce l’hanno fatta a non metterla giù come se la colpa fosse del padre. Il metamessaggio deve restare quello, nonostante le proteste degli utenti: l’uomo non se lo perdona, dunque è colpa sua. Anche se era altrove. Ed è l’idea di una paternità fallimentare che deve diffondersi, per lo meno sui social. Ora mi si dirà: ok, però se clicchi e vai sull’articolo poi vedi la verità. D’accordo, ma quanti lo fanno, rispetto a chi condivide basandosi sul solo titolo? Imparagonabile. Così come incalcolabile è il danno d’immagine, l’ennesimo, alla figura dell’uomo e del padre. A coprire inadeguatezze invece femminili e materne. Al di là dell’evento tragico, tuttavia, quello che colpisce è il calcolo, il dolo con cui tutto ciò viene fatto, segnale che tutta la sezione social del Messaggero è occupata militarmente da frange femminaziste capaci di produrre fake news su un piano industriale. Ancora roba da complottari o da visionari? Va bene, ve lo lascio dire. Come sosteneva Sherlock Holmes: un indizio è un indizio, due indizi sono un sospetto, tre indizi sono una prova. A forza di portarne, qualcuno avrà prima o poi la dignità di gettare la maschera.


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One thought on “I profili social del Messaggero in mano a femminazisti

  1. si e questa tendenza si nota sempre di più da quando si parla del ddl pillon… come ho sempre detto, pillon ha solo acerbato la posizione anti papa’ ( la magistratura è sempre più draconiana proprio dal 01082018, i giornali sono sempre più sprezzanti nei nostri confronti )

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