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Il “dossier D.I.Re.” (anteprima)

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varie_antiviolenzaSiamo vicinissimi all’adunata della “Giornata contro la violenza sulle donne”, quella ricorrenza in cui i grandi portatori d’interesse sulla questione sovradimensionata della violenza sulle donne vanno in piazza portando con sé le truppe cammellate irretite dalla loro propaganda, per raccontare, contro ogni dato e fatto, quanto sono oppresse e vittime nel nostro paese dagli uomini e dai padri italiani. La manifestazione giunge in un momento critico per il movimento femminista radicale: lo scivolone della “TV delle ragazze”, settimana scorsa, seguita da scuse vergognosamente minimizzanti da parte di Dandini, ha per diversi motivi coagulato e reso palese un ampio movimento che non ne può più di questa ossessiva insistenza nella comunicazione su un unico tema, portato avanti secondo note tecniche propagandistiche.

A peggiorare le cose ci sono poi i numeri. Quelli variabili e fasulli, quelli sui cosiddetti “femminicidi“, ma non solo. Parlando di violenza sulle donne in generale si sta manifestando uno scollamento manifesto tra le denunce e i proclami dei centri antiviolenza e delle loro centrali di coordinamento rispetto ai dati di fatto presentati dalle istituzioni. Qualche giorno fa diversi mezzi di comunicazione informavano che, dati del Ministero dell’Interno, tutti gli indicatori relativi ai reati tipicamente contro le donne sono in netto calo. Dati non coerenti con le isteriche grida d’allarme che si alzano dal territorio. Qui ad esempio, zona Pescara, si parla di milioni di triliardi di chiamate d’aiuto, e annunci simili da chiagni e fotti si moltiplicano in ogni parte d’Italia.

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#logo_Dire_coloriA dirigere il coro, le grandi centrali che coordinano il mega-business della violenza di genere, gemello eterozigote di quello sui migranti. Soggetti come Telefono Rosa e soprattutto l’associazione “D.I.Re – Donne in Rete contro la violenza”. Un gigante tentacolare, uno (lo dico? Sì, lo dico…) Stato nello Stato per le dimensioni, le connessioni e il peso politico che con il tempo ha assunto. Sto per terminare l’analisi di alcuni documenti relativi a D.i.Re.: il loro esito finirà in un dossier che renderò pubblico entro la fine dell’anno e che mostrerà chiaramente quali operazioni apertamente eversive si stanno preparando sulla scia della narrazione ossessiva della violenza contro le donne. Per ora solo un assaggino, che spiega il motivo della divergenza tra i dati istituzionali sulla violenza contro le donne e quelli provenienti dalla galassia dei centri antiviolenza, di cui D.i.Re. è uno dei burattinai.

L’assaggino è che, per propria decisione interna, i centri antiviolenza non rendono pubblico alcun dato verificabile sugli accessi (personali o telefonate che siano), per motivi di “privacy”. Con la scusa della protezione della persona che chiede aiuto e della riservatezza dei suoi dati, non è dato sapere chi sono, e dunque quante sono davvero, coloro che si sono rivolte agli sportelli dedicati. Proprio per questo non molto tempo fa la Regione Lombardia ha ragionevolmente negato finanziamenti ai centri antiviolenza: se agisci in surroga allo Stato devi essere trasparente, sennò nisba. Sacrosanto. Ma è grazie essenzialmente a questo pretesto sulla privacy che a D.i.Re. è possibile sparare cifre roboanti sulle donne “che chiedono aiuto”, aggiungendo a buon peso quelle “che non denunciano per paura”, e che sono palesemente un artificio retorico. In altre parole, dietro al paravento della riservatezza c’è l’occasione per gonfiare (se con dolo o colpa lo vedremo nel dossier che pubblicherò) anche a dismisura i dati. Tanto chi controlla? I media? Non diciamo sciocchezze: quei numeri farlocchi fanno notizia (ahimè), gli inserzionisti le adorano, ed ecco che i cani da guardia della democrazia vanno subito a cuccia scodinzolando.

varie_uomocontrodonnaDi contro le istituzioni dello Stato contano con precisione. Se il Ministero dell’Interno dice che i reati contro le donne sono calati, è perché conta una ad una le denunce che sono state presentate, con nome e cognome di chi querela. La palla passa poi al Ministero della Giustizia, che ci sa dire, nome per nome, come sono finiti i procedimenti (usualmente in nulla, ma quella è un’altra storia…). Nel momento in cui le cose diventano palesi, contabili e dimostrabili, il fenomeno della violenza sulle donne prende subito dimensioni più realistiche e coerenti con le rilevazioni (quelle serie) fatte da soggetti esterni e con la realtà fattuale. Ovvero quelle di un fenomeno sicuramente presente, purtroppo, ma in proporzioni poderosamente inferiori a quanto viene raccontato, per niente allarmanti se paragonate ad altre società occidentali. Un fenomeno che in più rimane incompleto nella sua rappresentazione, dato che non contempla la violenza delle donne sugli uomini, quella delle donne sulle donne e quella degli uomini sugli uomini. Si facesse uno screening di questo tipo, si avrebbe la prova che non ci sono vittime più vittime di altre, ma che la violenza è trasversale ai generi e alle relazioni umane. Checché ne dicano giornalisti e blogger compiacenti, centri antiviolenza e il loro quartier generale D.i.Re. Con cui faremo ben bene i conti a breve.


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4 thoughts on “Il “dossier D.I.Re.” (anteprima)

  1. Ieri sera alla “TV delle ragazze” (noiosa e pesante, salvo per le due gradevoli imitazioni di Sabina Guzzanti) c’è stato proprio lo spottone pro D.I.RE, con la Dandini che invitava a mandare quattrini…
    (Il cerchio si chiude) .

  2. Segnalo fatto molto positivo: oggi alla radio “Radio 24, Sole 24 Ore) la giornalaia femminista ha detto testualmente:
    “Ci sono stati 32 femminicidi, anche se molte di più sono le donne uccise”
    TRADUZIONE
    “La Polizia di Stato sta dando le cifre giuste, 32, e così purtroppo non posso gonfiarle come vorrei, per cui aggiungo ambiguamente che il totale di donne uccise è di più ma non cito il numero (94) nella speranza che la gente capisca “i femminicidi sono molti più di 32″”

    Il cambio di governo c’è, e si sente.
    Mica voglio dire che questi siano perfetti, anzi, ma il solo fatto che sia stata messa fuori dai giochi la parte dove le femministe avevano il loro ambiente primigeneo e naturale (PD) si sente eccome.
    E questo dopo soli 5 mesi di governo, con l’estate di mezzo.
    Se il governo dovesse durare penso che il prossimo 25 novembre, quello del 2019, sarà il primo flop evidente. Vale la pena tenere duro.

  3. Sicuramente l’interesse dei media crollerà a 0 … Ricordate come avevano subito strombazzato come in base alle dimensioni del bacino i resti umani apparterrebero senza dubbio ad una donna …? Da qui l’interesse crescente dei professionisti della verità ad una sola faccia, che da questo moment o si dimenticheranno del caso.. Vogliamo scommettere?…

  4. A proposito di violenza sulle donne.. Ho appena letto che le ossa ritrovate nella nunziatura apostolica appartengono ad un uomo morto più di 50 anni, quindi (presumo) saranno subito reinterrate e verrà chiusa qualunque indagine al riguardo: in fondo era un uomo, quindi chi se ne frega di come sia finito lì… Giusto?!?..

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