Monopoly: bimbe, è arrivato l’aiutino!

di Anna Poli – Chi non conosce il Monopoly? Chi non si è cimentato almeno una volta nella vita in uno dei giochi più appassionanti e avvincenti di sempre, che ha tenuto intere generazioni di bambini, e certamente più di un adulto, incollati saldamente ad un tavolo a litigarsi il possesso di Via dei Giardini o a disperarsi per essersi fermati sulla Tassa del Lusso nel momento sbagliato della partita? Eppure, forse non tutti ne conoscono la storia. Il primo Monopoly fu inventato da Elisabeth Magie, un’attrice del Maryland, nel 1903. Il gioco (pensate!) doveva servire ad insegnare a grandi e piccini una filosofia economica ispirata a Henry George, il Georgismo, nella quale si sosteneva che tutto ciò che si trova in natura appartiene all’umanità intera e che il concetto di proprietà privata è il principale aspetto della società cui bisognerebbe opporsi. Venne ideato, dunque, con un intento ideologico preciso, intento che si è però drasticamente perso nel 1935, quando la Hasbro, fabbrica di giocattoli che ne detiene il brevetto a livello mondiale, ha prodotto la prima versione ufficiale, convertendo ipso facto il suddetto scopo in qualcosa di piuttosto simile al suo contrario.

Per ricamarci su un po’ di immancabile ideologia buonista, dunque, di elementi ce n’erano a palate. Se ancora fosse andato di moda parlare di ricchi e di poveri, di comunismo e di capitalismo, di cooperazione e di “mi sono fatto da me”, il buon vecchio Monopoly avrebbe avuto tutte le pedine in regola per essere messo al bando seduta stante in quanto gioco ispiratore e istigatore di insana competizione, che alimenta il falso mito del denaro e che incita alla prevaricazione piuttosto che alla collaborazione: praticamente una seduta satanica mascherata da passatempo! E, invece, indovinate un po’ che tipo di ideologia ha pensato bene di utilizzare la Hasbro? Quale stallone di razza ha deciso di montare il suo freddo genio del marketing per vincere la sfida di collocare un nuovo Monopoly a casa di chi ne aveva già uno?


Forse non tutti ne conoscono la storia.


monopolyMa naturalmente la gallina (dalle uova d’oro, non me ne vogliano) femminista! Ms Monopoly, the first game where women make more than men è la nuova edizione del datato gioco da tavolo che la Hasbro ha lanciato in una versione “al femminile” di cui tutto il mondo sentiva l’esigenza. Chi gioca non investe più in proprietà immobiliari, ma in invenzioni e innovazioni create da donne. Dunque addio gioia sadica accresciuta dal vedere il compagno di gioco che dilapida i suoi risparmi a Parco della Vittoria e benvenuta nuova stagione di Superquark su Nancy Johnson che inventò la macchina del gelato! Le pari opportunità di tutto il mondo festeggiano il ristabilito equilibrio di genere, non fosse altro che per quei 240 dollari che le giocatrici femmine ritirano passando dal Via, a fronte dei miseri 200 che invece ritirano i giocatori maschi. Purtroppo la Hasbro ha indelicatamente omesso di dire quanto debbano ritirare gay, lesbiche, trans, bisex e altri, costringendo il versante di coloro che pensano a domandarsi se da ciò discenderà un loro percepirsi uguali (ma ai maschi o alle femmine?), diversi (ma dai maschi o dalle femmine?) o (ahi ahi) per nulla considerati.

Va detto che i bambini hanno avuto da sempre la straordinaria capacità di appropriarsi di tutto ciò che viene appositamente pensato e realizzato su misura per loro, infischiandosene completamente e con imperturbabile spensieratezza degli scopi originari. Basti ricordare che Hector Malot scrisse Senza Famiglia, la storia del piccolo Rèmi, per insegnare la geografia ai giovani scolari e naturalmente di questo suo nobile intento i bambini si sono altamente disinteressati. Non sarà, dunque, certamente una Ms Monopoly tacchi a spillo e occhi da cerbiatto, che si compiace tutta trepidante dell’aiutino della banca ogni volta che passa dal Via, a far fessi i nostri bambini. Loro capiscono perfettamente che gli uomini devono combattere ogni giorno contro stereotipi di genere che li vogliono aggressivi e maltrattanti, e che faticano a vedersi riconoscere pari opportunità perfino al Monopoly. Per fortuna ai bambini non interessa minimamente quella subdola e ipocrita logica vendicativa secondo cui una donna nasce in credito e lo è vita natural durante in virtù di ipotetici soprusi subìti non da lei ma da qualcun altro nel corso di non si sa quale epoca storica.


Gli uomini devono combattere ogni giorno contro stereotipi di genere.


hasbroNaturalmente, della Hasbro si parla come di un’azienda che ha avuto il coraggio di intraprendere un’operazione simbolica e valoriale. Naturalmente, l’introito economico che ne conseguirà sarà un effetto del tutto inatteso e collaterale, il frutto candido della bontà d’animo dei consumatori nonché l’inaspettata conseguenza di un’iniziativa intrisa di etica e disinteressatamente solidale alle vittime delle emergenze sociali. Sono abbastanza sicura che un tempo non sarebbe sembrato affatto strano che un’azienda decidesse di mettere in commercio un prodotto al solo scopo di venderlo. E che magari lo facesse addirittura giocando sulla stupidità del cliente. Ma, in fondo, perché mai rovinare la festa alle femminazi? Sono così soddisfatte delle loro stampelle per gambe sane quando si trovano a dover passare dai Via o (perché no?) dai Parlamenti…

Eppure c’è ancora una domanda, un dubbio martellante cui non riesco a dare risposta, un fastidioso prurito di contraddizione di fondo che proprio non so placare: come mai, tra le mille e una invenzioni inderogabilmente di genere che il gioco vuole gentilmente ricordare, tra quelle famose innovazioni ideate e apportate rigorosamente da donne che fanno brulicare gli intestini delle femministe e ne gonfiano i toraci al pari di un pacchetto di Vigorsol, non compare quella di Lizzie Magie, la donna che nel 1903 inventò il Monopoly?


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