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Striscia la notizia dà voce al chiagni e fotti

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LA FIONDA

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logo_strisciaUna settimana fa il programma satirico “Striscia la notizia” ha mandato in onda questo servizio, intitolato “I fondi contro la violenza sulle donne”. La simpatica intervistatrice ha scoperto che l’anno scorso le risorse destinate alla ricca truffa dell’antiviolenza sono nientemeno che triplicate. Si parla di quasi 12 milioni di euro destinati alle associazioni che si dovrebbero occupare di cogliere le avvisaglie di violenza di genere (con ciò intendendosi ovviamente solo quella contro le donne) e agire di conseguenza. In realtà, come si è visto di recente, l’ammontare generale è molto più grande (circa 80 milioni di euro), ma il servizio si concentra solo su quella porzione, denunciando quella che viene descritta come un’anomalia.

I bandi emessi dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, oggi presieduto dal nostro amico Vincenzo Spadafora, avevano infatti criteri tali da permettere l’accesso ai soldi a molti soggetti che, per loro statuto, non hanno una diretta relazione con la lotta alla violenza sulle donne. Si parla della Nazionale Cantanti, del Rugby Club di Roma, dell’Enciclopedia Treccani, della Fondazione per la Festa del Cinema di Roma, di una società che ricicla rifiuti e che si era proposta di costruire piste da atletica con materiale ricavato da vecchie scarpe da ginnastica invece dell’usuale tartan. Capite ora perché andate allo stadio e vedete i giocatori col baffo rosso in faccia? Perché al Festival del cinema menano il torrone col #MeToo? O perché la Treccani ha inserito l’assurdo lemma “femminicidio” nella sua enciclopedia, diventando la più citata dalle femministe? Soldi, soldi, soldi. Mica perché il problema esiste, ma perché ci sono soldi. Anzi si può dire che il problema lo si crea virtualmente proprio perché ci sono soldi da spartire. E a metterci le mani non sono solo i centri antiviolenza, ma chiunque abbia la voracità e il cinismo per provarci.

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varie_striscialanotiziaViene intervistata a questo proposito Patrizia Zantedeschi del “Centro Veneto Progetti Donna” che si lancia in una frase molto audace: “ci auguriamo che vengano fatti controlli ferrei“. Sicura sicura, sig.ra Patrizia, che per i centri antiviolenza sia consigliabile avere controlli ferrei da parte dello Stato sui fondi che così ampiamente e liberalmente vi vengono attribuiti? Io sono d’accordo: da tempo mi spendo a dire che i centri antiviolenza dovrebbero avere forma d’impresa e non di associazione, rendere pubblici i propri bilanci e il numero di accessi verificati comparati al numero di situazioni risolte (ricevendo fondi commisurati alla loro efficienza), essere certificati per trasparenza in un sistema di qualità tracciabile ed essere gestiti da persone con professionalità specifiche e asseverate. Non sarebbe davvero male se lo Stato vi controllasse in questo senso. L’esito, e lei lo sa bene, sarebbe una morìa generale di centri antiviolenza. Ne resterebbero forse una decina, quelli che davvero servono. Tutta la marmaglia parassitaria invece sparirebbe.

Ma non è certo questo il senso che Zantedeschi intende dare alla sua frase. I controlli che auspica riguardano i tanto agognati piccioli e devono limitarsi a garantire che vadano tutti ai centri antiviolenza, alimentando posti di lavoro inutili per persone prive di professionalità in associazioni che offrono servizi per una domanda che non c’è. “Era meglio se li prendevamo noi i soldi”, dice candidamente la sig.ra Patrizia. Aggiungendo quella che credo (spero) sia una battuta: “noi siamo titolati perché lavoriamo quotidianamente col tema della violenza”. Dunque basta la frequentazione quotidiana per avere titolarità a gestire qualunque faccenda e raccattare soldi? Ottimo, io ogni giorno prendo il bus, dunque sono titolato a guidarne uno o per lo meno a ricevere uno stipendio aggiuntivo come autista. Ogni giorno, poi, faccio da mangiare, quindi sono titolato a fare il cuoco e a prendere uno stipendio corrispondente. Fico così, davvero niente male.

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#persone_spadaforaIn conclusione viene intervistato il nostro amico On. Spadafora, che ovviamente “è colpa del governo precedente”, e altrettanto ovviamente “controlleremo meglio l’attribuzione dei fondi”. Da leggere: li gireremo tutti ai centri antiviolenza e, perché no, pure ai tanti distributori automatici di deliri gender, che non guasta mai. Perché lo scenario è piuttosto chiaro: inventa un problema o ingigantisci a dismisura una questione e comincia a chiedere soldi. Se i soldi arrivano, per ottenerne ancora e sempre di più, quel problema invece di risolverlo raccontalo come sempre più grande e incontrollabile, pur se di fatto resta inesistente. Chi può, infilerà il muso nella greppia e mangerà a sazietà. Non di rado cercando di scacciare altri parassiti che provano a pescare nella stessa mangiatoia. Su questo si basa il servizio di Striscia la Notizia: una legittimazione del tipico chiagni e fotti e dell’istintivo desiderio di fare gli assi pigliatutto delle associazioni antiviolenza. Il tutto fatto passare ovviamente per giornalismo d’inchiesta giusto e attento alle cose importanti.

Che poi, diciamocelo, soldi pubblici per piste d’atletica eco-sostenibili sarebbero molto meglio spesi che per sostenere la bolla economica dei centri antiviolenza, con tutte le anomalie e i costi correlati che questi generano, sempre ovviamente a carico della collettività. Ma su questo no, Striscia la notizia non ha fatto né domande né approfondimenti. Vorrai mica inimicarti l’ampia audience femminile attirata lì apposta per sorbirsi i “consigli per gli acquisti”, vero?


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10 thoughts on “Striscia la notizia dà voce al chiagni e fotti

  1. I centri antiviolenza sono una piccola parte dell’intero sistema parassitario italiano, talmente vasto da costringere la gente che veramente lavora a chiudere per le troppe tasse; ma un pò di dignità e levarsi dal sistema parassitario e mettersi a lavorare seriamente no!!!

    1. Vero, ma c’è una differenze immensa tra quello che facevano nella prima repubblica e questo: nella prima repubblica piazzavano 1.000 persone dove ne servivano solo 100 o 200 – era inefficiente e costoso ma ricopriva comunque un ruolo sociale – dava lavoro a tante persone, il danno era puramente economico.
      Qui invece non c’è solo il danno economico, ma pure quello di fomentare le divisioni tra uomini e donne, in più non aiuta tante persone perché le donne “accolte” sono pochissime rispetto alla cifra investita. Le saltimbanche che ci mangiano, invece, non avrebbero bisogno di aiuto: essendo saltimbanche riuscirebbero comunque a inventarsi qualche nuovo trucco senza bisogno di dar loro corda – ad esempio c’era quel tizio che aveva convinto un’azienda di vendite immobiliari che se lui faceva un corso ai dipendenti su come camminare sui carboni ardenti le loro performance sarebbero migliorate – eccolo li: lo paga un’azienda per sua libera scelta, è una cavolata che non fa male a nessuno – facciano robe di questo tipo anche le saltimbanche.

  2. Sui vari blog femministi del Fatto Quotidiano, tempo che fu, creai un breve hastag per rendere l’idea: #datecelisordi.

    1. E ha funzionato benissimo, sei stato grande. Adesso inizia a diffondersi pure quella cosa che ho introdotto io, cioè scrivere $omma per “Nadia Somma” ???? però è un’espressione più limitata.

  3. Davide, devi capirli. Appena tre femminicidi (contando anche la donna uccisa dall’altra donna) più uno tentato nel giro di ben cinquanta giornii, come fanno a portare avanti la loro grassazione senza materiale su cui fare piagnisteo?

    1. Mi sa che tocca noi ammazzare a coltellate un po’ di donne cosi’ da far trovare loro un bel po’ di vacche da mungere.
      Lo dico sul serio ho un bel coltellone in tasca , mi becco con una decina di femminucce e le squarto per benino.

  4. Ottimo articolo. Condivisibile sotto tutti i punti di vista: morali sociali, politici, economici! Hai messo il dito su una bella caratteristica tutta italiota, di quell’Italia che lotta contro la mafia di “facciata” mentre foraggia quella vera e quella la cui sostanza s’intreccia con quella della politica (chiunque siano i politici, ancor peggio se si camuffano sotto un cambiamento che si rivela, anche questo, solo di facciata).

    1. >>>>>
      Hai messo il dito su una bella caratteristica tutta italiota,
      >>>>>

      Quando si tratta di questioni relative alla “guerra dei sessi” e al femminismo, nonché ai centri antiviolenza e a tutto ciò che gli ruota intorno, non c’entrano nulla le c.d. “caratteristiche italiote”, perché altrove è lo stesso, ed in alcuni casi pure peggio.
      Ad esempio: in merito sai cosa sostengono alcuni antifemministi australiani?
      Che certe cose… “accadono solo in Australia!”.
      Questo tanto per evidenziare che per molti l’erba del vicino è sempre più verde, mentre nei fatti non lo è affatto.

      1. Ma io non ho assolutamente accennato alla guerra dei sessi, né sottintendevo un confronto con l’erba del vicino, quando dicevo essere una caratteristica tutta italiota. Guardavo in basso verso i miei piedi e dicevo che quei piedi erano una caratteristica tutta mia. Ho reso l’idea?

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