“The man”. Così Taylor Swift le canta all’uomo

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Taylor Swift

di Santiago Gascó Altaba – L’UOMO. Così, senza aggettivi. Non l’uomo tossico. Non l’uomo prepotente. Non l’uomo prevaricatore. Non qualsiasi altro tipo di uomo in negativo che vi possa venire in mente. L’UOMO. Così, senza aggettivi. La celebre popstar Taylor Swift ha firmato l’ennesimo inno femminista in cui mette in scena tutti gli stereotipi di una mascolinità tossica e immagina come sarebbe la sua vita se fosse un uomo. In parole del Corriere della Sera:

“Un inno femminista in cui Taylor Swift immagina come sarebbe più accomodante la percezione dei media se lei fosse nata nel corpo di un uomo: nel video del suo nuovo singolo — The Man — la cantante mette in scena tutti gli stereotipi di una mascolinità tossica. Irriconoscibile con la barba e in abiti da yuppie di Wall Street, Taylor Swift interpreta il ruolo di un uomo insopportabile che accumula tuttavia continui successi personali e professionali. Arrogante e prepotente, non si pone il problema di fumare il sigaro in metropolitana; sul suo yacht è circondato da un harem di bellissime ragazze in bikini; riesce pure a farsi nominare “padre dell’anno”, ma anche questa è solo apparenza perché trascorre le serate negli strip club a bere vodka e scommettere dollari. Il finale è scontato come le vite di molti super-ricchi: ormai vecchio si sposa con una simil-Barbie che sfoggia un diamante grosso come una noce.”


Il video merita la visione completa.


L’UOMO. Così, senza aggettivi. Effettivamente il video non lascia dubbi sulle possibili interpretazioni. L’UOMO del video, così, senza aggettivi, è tossico, prepotente, prevaricatore, cafone, autoritario, tirannico, maleducato, incivile, superbo, rozzo e centanaia di altri aggettivi tutti in negativo tanti da fargli meritare il premio “padre dell’anno” perché, naturalmente, tutti sappiamo grazie alla Rai che i padri sono così: pezzi di merda.

Il video merita la visione completa per far salire la tensione e lo stato di disgusto. È difficile mettere in così pochi minuti tanti stereotipi della mascolinità – per la verità la scena nel campo di tennis mi è sembrata ispirata dallo spettacolo messo in atto dalla giocatrice Serena Williams durante la finale dell’US Open 2018, con insulti all’arbitro e distruzione della racchetta compresa; anche se per ora mi sembra che Serena Williams non sia ancora un UOMO.


Siamo sicuri che non recano danni a nessun uomo?


Nemmeno il testo della canzone, per chi parla l’inglese, lascia dubbi sulle possibili interpretazioni. Anche qui le parole meritano una lettura completa. Taylor Swift come donna si chiede come ci sentiamo gli uomini: “Come ci si sente a vantarsi di essere dissoluto in dollari e ottenere troiette e modelle?”, io come uomo non ho la minima idea. “E’ un bene se ti comporti male e va bene se sei pazzo…”, come sa bene la stragrande maggioranza della popolazione carceraria maschile, per altro. “Come ci si sente, quando tutti ti credono?”, non lo so, qui bisognerebbe chiedere alle donne che hanno accusato Harvey Weinstein, a quelle che hanno accusato Pietro Costa in Italia, a quelle del caso La Manada o del caso Arandina in Spagna, a tutte quelle donne per le quali la loro testimonianza è diventata l’unica prova a carico in migliaia di processi ormai diffusi in tutto il mondo.

Il video offre altri spunti di riflessione interessanti che accenno soltanto. Anzitutto l’aspetto razziale, in USA importantissimo: il cattivo è naturalmente un uomo “bianco”, e l’unico maschio con un ruolo empatico di vittima è un signore anziano “nero” seduto nel metro con il resto delle vittime, tutte donne. C’è poi il ruolo della bella arrampicatrice che sposa il vecchio miliardario: anche lei è una vittima? Il suo comportamento può essere biasimato? Ancora: l’ironico messaggio alla fine del video: “Nessun uomo ha subito danni durante la produzione di questo video”, siamo sicuri?. Il messaggio falso e denigratorio che diffonde questo video e che si traduce in normative che violano la presunzione di innocenza maschile, che incoraggiano la sottrazione dei figli nelle separazioni, ecc… siamo sicuri che non recano danni a nessun uomo?


Nessuna critica, nulla, cervello spento.


È fattibile oggi nel mondo un video simile a ruoli invertiti denominato LA DONNA? È possibile oggi denigrare la donna in questa maniera e ricevere solo lodi e acclamazioni per questo lavoro? Ma ritorniamo al Corriere della Sera e alla chiusura finale: “The Man è tratto dall’ultimo album (Lover) della popstar che a soli 30 anni è tra le artiste più pagate del mondo: nell’ultimo anno ha guadagnato 185 milioni di dollari, pari a oltre 500 mila dollari al giorno. Il suo messaggio è chiaro: dà voce a tutte le donne che nella vita lavorano e faticano il doppio per poter raggiungere gli stessi risultati ottenuti dagli uomini…”

C’è qualcuno che ha notato qualche piccola contraddizione? La donna miliardaria, la donna che guadagna a soli 30 anni oltre 500 milla dollari al giorno si sente vittima discriminata e considera privilegiati l’85% dei senzatetto maschi, il 70% dei maschi suicidi, il 95% degli uomini morti sul lavoro, il 95% degli uomini carcerati e il sottoscritto che a mala pena arriva a fine mese. Pensavo che l’articolo fosse firmato da una donna, difesa corporativista. Sbagliato. È firmato da un UOMO: Renato Franco. Lui non ha trovato alcuna contraddizione sul fatto che forse una sua coetanea che guadagna miliardi come donna e che si sente vittima, considera lui che fa forse il tirocinante sul Corriere per pochi soldi un privilegiato. Nessun accenno, nessuna critica, nulla, cervello spento.


Mea culpa, mea culpa, mea culpa…


LA DONNA, tutte le donne sono vittime. Taylor Swift è una vittima. “Quando Hillary Clinton, Christine Lagarde, Michelle Bachelet o Beyoncé Knowles, agghindate e ingioiellate dall’alto delle tribune nelle sale conferenze degli alberghi di lusso, forti del loro immenso potere e influenza, esortano alla lotta per i diritti delle donne, di tutte le donne, loro si includono, si proclamano loro stesse vittime del mondo maschile, oppresse da tutto il mondo maschile, inclusi i milioni di uomini reduci di guerre, reclusi, infortunati sul lavoro, barboni, emigrati forzati, drogati o alcolizzati. Per loro non esiste nessuna lotta di classe nella guerra dei sessi. Loro sono vittime.” (La grande menzogna del femminismo, p. 97). L’UOMO, tutti gli uomini siamo colpevoli. Tu, povero disgraziato, sei colpevole. Mea culpa, mea culpa, mea culpa…


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