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Vogliamo davvero togliere l’ossigeno al femminismo tossico?

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LA FIONDA

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logo_fattoquotidianoSettimana scorsa ho deciso di trastullarmi un po’ facendo a brandelli Nadia Somma e un suo intervento delirante sul blog del Fatto Quotidiano. Le sue sciocchezze erano così tante che, essendo i commenti limitati nel numero di caratteri, per smontarle ho dovuto scrivere ben sette interventi consecutivi. Tutti miracolosamente passati indenni alla censura della moderazione. Insieme a me è intervenuto un vero e proprio esercito di commentatori, tutti uomini, ad eccezione di un paio di donne sostenitrici della blogger. Quest’ultima si è degnata di balbettare qualche rispostina qua e là, roba irrilevante, di poche righe. Scorrendo i commenti e studiandone le dinamiche mi sono chiesto anzitutto perché Somma non difendesse di più e meglio le proprie posizioni. Ma soprattutto mi sono chiesto perché sentissi un senso indistinto di fastidio. Poi ho capito. Aprendo l’articolo, ciò che mi appariva era questo:

Immagine1

 

Scorrendo in basso verso i commenti, quello che vedevo era questo:

Immagine2

Il fastidio, facile capirlo, era dato dall’invasività delle inserzioni pubblicitarie. Tutte con un target guarda caso maschile: assicurazioni, occhiali da sole, auto, e poi abiti fashion per uomo e così via. Inserzioni non casuali. Per poter commentare ho dovuto accedere con il mio profilo Facebook, dando il permesso all’algoritmo del Fatto Quotidiano di andare a guardare cosa posto, cosa scrivo, a che genere appartengo, fascia d’età e quant’altro. Fatto lo screening della mia vita sul web, l’algoritmo ha valutato che potevo essere interessato a comprare una stufa su ruote come la jeep o un paio di quei ridicoli occhiali da sole, bombardandomi di conseguenza. Ed è stato a seguito di questo fastidio che mi sono chiesto: “perché sono qui, su questa pagina?”.

statistiche-webLa risposta era ovvia: per fare debunking delle troiate concepite da Nadia Somma e pubblicate dal Fatto Quotidiano. Sfogavo così il mio desiderio di fare contro-informazione (ovvero informazione corretta) e mi illudevo di persuadere qualcuno. Trovandomi però circondato da utenti che già la pensavano come me, più un paio che non si sarebbero convinte nemmeno davanti all’evidenza. Insomma io ho perso il mio tempo, ma intanto, insieme ai miei compagni di sventura, mi sono sorbito il bombardamento pubblicitario. Nelle statistiche del Fatto Quotidiano risulterà così un picco di accessi di utenti maschili sulla pagina con la schifezza vomitata da Somma. Quelle statistiche verranno presentate agli inserzionisti, che pagheranno fior di quattrini perché le loro pubblicità appaiano al gruppo target “uomini incazzati contro il femminismo” che commenta gli articoli di Somma. La quale, in questo modo, rappresenterà per il Fatto Quotidiano, una risorsa irrinunciabile. Di conseguenza, non solo le consentirà ancora di falsificare pubblicamente la realtà, ma addirittura la spingerà a farlo sempre di più e in modo sempre più estremo. E non le servirà neppure argomentare nei commenti: con qualche frasetta rinfocolerà la polemica e via, il gioco è fatto, il resto lo facciamo noi abbaiando arrabbiati alla luna.

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Mi seguite? Avete capito dove voglio arrivare? A Pennywise, il clown malvagio di “It”. Che vive e prospera nutrendosi della paura dei bambini. E viene debellato da un gruppo di bambini che smette di avere paura di lui. Il meccanismo è lo stesso. La visibilità di Somma e di tutte le altre come lei che trovano enormi spazi sui media mainstream dipende dal fatto che funzionano perfettamente da esca per un gran numero di visualizzatori di inserzioni. Nel momento in cui la loro presenza non fosse più profittevole per l’editore di turno, questi smetterebbe di dar loro spazio. Stufi dunque di vedere ovunque il punto di vista femminista, mentre quello maschile è confinato in una specie di riserva protetta, come per il coraggioso ma solitario Avvocato Mazzola, sempre sul Fatto Quotidiano? Bene, smettete di cliccare e visitare quelle pagine. Ancor più smettete di commentare. Non abboccate più all’esca, toglietegli ossigeno. Tanto i nostri commenti non spostano un’opinione che sia una, restano lì, a simboleggiare l’inutilità del nostro tempo sprecato.

donna_megafonoMi direte: sì, ma così rischiamo di perdere il contatto con l’evoluzione del pensiero femminazista. Quale evoluzione? Quale pensiero? Non fatemi ridere… E’ sempre la stessa sbobba provocatoria priva di ogni fondamento, lo sappiamo bene tutti. La nostra è solo una tendenza voyeuristica e un po’ masochistica perché alla fine è più facile e più comodo arrabbiarsi e indignarsi, sputare qualche sentenza su internet e poi sparire. Ma con questa tendenza malsana nutriamo il nostro Pennywise, nient’altro. Mi direte ancora: sì, ma certe falsificazioni gridano vendetta, impossibile non replicare! Vero anche questo. Ma non si replica lì. Si replica qui, su questo blog o sulle decine di altri simili che potete trovare in rete. Si replica efficacemente condividendo ovunque possibile i contenuti che dicono cose vere, rendendoli appetibili alla “borsa del web”. Quando la menzogna ha così tanto mercato, bisogna smettere di acquistarla e imporre un nuovo prodotto: la verità.

Dunque vi chiedo di NON visitare più quegli articoli e di NON commentarli più. Per un primo periodo si può ancora fare, postando un commento tipo: “sciopero dei commenti, non commentate più, via da questa pagina, togliete l’ossigeno a…” con il nome della femminazista di turno che è stata pubblicata. Se poi il commento non passa la moderazione, spargete la voce sui social, sui gruppi e le pagine tendenzialmente ostili al dilagare delle menzogne e delle strumentalizzazioni femministe. Fine dei click, fine della narrazione misandrica. Lasciate che siano i vostri blogger di fiducia a selezionare quelle porcherie e sbugiardarle, e occupatevi di diffondere la loro versione, non di alimentare quella avversaria. Cosa dite, ci state?


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27 thoughts on “Vogliamo davvero togliere l’ossigeno al femminismo tossico?

  1. Davide, mi sa che devi rivedere qualcosa delle tue impostazioni su privacy e altro.
    Non faccio caso alla pubblicità, manco me ne accorgo, ma dopo aver letto qui ho dato un’occhiata a cosa mi propongono, ed è roba totalmente mista:
    C’è attrezzatura sportiva – effettivamente faccio pesi ma non mi riguarda perché li faccio in casa e ho la medesima attrezzatura da 20 anni.
    Ci sono investimenti vari, specie per andare in pensione prima, e qui ci hanno preso in pieno.
    Ma per il resto sbagliano totalmente mira: c’è un sacco di pubblicità per la spesa Esselunga e Carrefour, c’è “vuoi comunicare al meglio con il tuo bambino?” (pare una cosa per neomamme), poi mi propongono più che altro auto da donna tipo la Nissan Micra o Juke (ho una sportiva vintage e una berlina più o meno sportiva, se potessi sostituirei la berlina sportiva con una Kia Stinger da 365 cavalli) – non c’è nulla su viaggi o barche. Pensa che l’unica roba su cui cliccherei perché mi attirerebbe sarebbero eventuali offerte di viaggi, ed è l’unica cosa che sono sicuro di non aver mai visto.

      1. Parlavo della pubblicità che ti ha colpito sul Fatto Quotidiano, non qui: se guardi l’esempio con me non ci hanno azzeccato per niente, il 60% della pubblicità che ricevo è da donna e buona parte di quella da uomo non mi può interessare. In pratica la pubblicità che ricevo è totalmente casuale e non correlata a chi usa la connessione, specie se si consideri che questa connessione viene utilizzata solo da me e da mio figlio, che ha 14 anni: non ci dovrebbe essere nessuna pubblicità mirata alle donne e ci dovrebbe essere pubblicità di videogiochi (mio figlio ne fa un discreto uso), invece non ce n’è traccia.
        Quindi ha a che fare con come imposti la tua privacy online.

        1. Ah, ok, mi hai fatto venire un colpo… Credo che gli algoritmi, privacy o meno, qualcosa acchiappino e si regolino su quello. Anche a me jeep e occhiali da sole interessano zero, però deve aver capito che sono maschio adulto e “ci ha provato”.

          1. Se usi Firefox installa Lightbeam: blocca tutti i tracker.
            https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/lightbeam/
            Ha un’interessante modalità grafica, puoi anche disattivarlo e vedere cosa succede se non ce l’hai: vedrai che razza di costellazione di software che ti tracciano si forma intorno al tuo profilo.
            Il tracker se ne frega del tuo indirizzo IP, il tracker compila un piccolo dossier sulle tue abitudini di navigazione, è per quello che l’algoritmo sa che sei maschio adulto.
            Il massimo sarebbe avere la funzione VPN incorporata nel browser + Lightbeam, invece il VPN incorporato ce l’ha solo Opera e Lightbeam è disponibile solo per Firefox.

            1. Vero. Come ho già detto ad altri, però, il problema non è solo la réclame. Bisogna agire a monte evitando le impression sui loro siti. Quindi evitare di andarci. E condividere i contenuti dei siti di senso opposto.

              1. Infatti ci sono due articoli di Eretica e Lanfranco e non li ho neppure sfiorati, tra l’altro si vede dal titolo che non sono particolarmente pericolosi: uno sembra un attacco di eretica a Salvini, l’altro sembra piuttosto insipido già dal titolo.
                In compenso bombardo su quello “Onu contro DDL Pillon” e su quello “Lesbiche Femministe Radicali contro Trans”.
                Poi, purtroppo, ci sono cose che è meglio non scrivere: in UK ci sono le “all women shortlists”. Quote rosa per donne, ELETTE non semplicemente in lista. Se modificano il GRA (Gender Recognition Act) CHIUNQUE potrà semplicemente dire che è una donna e se è un politico entrare nelle all women shortlists.
                In pratica c’è una discriminazione anti-maschile in partenza, e non si riesce a demolirla con logica, appelli alla meritocrazia, eccetera – la cavalleria prevale. Se aprono le liste a chiunque si identifichi come donna è un attimo a fare terra bruciata. Mike Buchanan potrebbe entrare in parlamento
                https://en.wikipedia.org/wiki/Mike_Buchanan_(politician)#Justice_for_Men_and_Boys
                Io ritengo che se Mike vorrà identificarsi come donna, è nostro dovere rispettare i suoi sentimenti e difendere la sua femminilità finalmente abbracciata ???? ????

  2. stesse identiche considerazione dopo aver commentato un articolo sempre sulla stessa Testata di Cristina Obber anche lei guarda caso femminista e piena di concetti senza un barlume di logicità….

  3. certamente, non replicare alla ideologia delle DDF (donne di fatto) potrebbe essere una buona idea: il sistema si basa sull’incremento degli accessi, la pubblicità, ecc, e da un lato fa il gioco delle femministe (che in tal modo concentrano
    attenzione sulle loro parole d’ordine) e dall’altro porta incassi al giornale (non enormi, ma in ogni caso è tutto legato
    alle reclame che personalmente non vedo perchè entro loggandomi direttamente sul forum del fatto ).
    NOn replicare però darebbe un vantaggio insperato alle nazifem in quanto avrebbero piena agibilità politica all’interno
    di un quotidiano, compreso FQ Millenium, che in ogni caso ha il suo bacino di lettori abbastanza trasversale.
    Forse bisognerebbe replicare agli articoli più gravi, evitando di dare corda alle pure e semplici provocazioni
    di eretica, somma, ambrosi , lanfranco ecc.

  4. Ma la Giulia B. dei commenti sarà mica Giulia Bl4si, la giornalista promotrice del metoo nostrano?
    Dev’essere un’ideologa fanatica anche lei, forse non al livello della $omma o della Terragni, però anche nel suo caso fatti e logica contano poco.

    1. ci ho pensato pure io, la Giulia che da anni sul FQ commenta in modo ripetitivo spacciandosi per figlia di separati potrebbe essere
      la Blasi. E’ quella che cita sempre le statistiche istat?

    2. No, Giulia B. dei commenti è una bisessuale che gioca a calcio femminile e che si è data al puro lesbismo causa fortissima misandria.
      Mio parere, posso sbagliare ma è difficile, ci prendo quasi sempre.

        1. ho pensato potesse essere la giornalista perché espone delle idee molto simili anche se alla fine le femministe dicono un po’ tutte le stesse cose, da cui il meme degli NPC.

        2. Tutti ce l’abbiamo, avere a che fare con due o più donne bisessuali è la fantasia maschile per eccellenza.
          Io all’università in Svezia mi iscrissi ad un piccolo corso optional di studi di genere proprio per questo, non sapevo niente di femminismo all’epoca, avevo solo queste nozioni:
          Studi di genere = aula piena di ragazze femministe bisessuali dalla mentalità aperta/trasgressiva / femminismo = amore libero / hippies / rivoluzione sessuale / marijuana / orgie.

          “Wow! Ci stai veramente dando sotto coi pesi oggi, Eric!”
          “Ti credo! Domani inizio il corso di studi di genere! E’ pieno di gnocca femminista bisessuale figlia dei fiori! Come minimo domani sera, o magari già nel tardo pomeriggio, faccio una cosa a tre, e mi pare giusto essere in perfetta forma! Qua non si tirano bidoni, what you see is what you get!”

          Invece era pieno di femministe radicali misandriche.
          In tutto il corso – tre mesi, un’ora la settimana più qualcos’altro (ricordo che erano 15 o 16 ore totali, non 12) – l’unica cosa che rimediai fu una ragazza spagnola offesa dalle robe che dicevano al corso e che era rimasta colpita dalle mie risposte a tono.
          Confrontando tale risultato con la mia media all’epoca in altri ambienti così ricchi di potenziali bersagli, viene fuori che il corso di studi di genere era un ambiente decisamente di merda, come nessun altro. Non ho mai frequentato niente di simile, ma credo che persino se avessi trascorso altrettanto tempo in, che so, un gruppo di preghiera in latino con 90% ragazze ventenni estremamente “timorate di Dio”, avrei concluso di più.

  5. Condivido la strategia. Allo stesso tempo ritengo che non ci fossero altri mezzi per far sentire una voce diversa dal pensiero dominante. Loro hanno tutti proni; noi pochi blog e forum sparsi e spesso divisi. Ci vorrebbero più spazi di qualità come questo.

  6. Già lo facevo con gli articoli che dal titolo appaiono più innocui, neanche li aprivo per non dare linfa alle femminazi, ma altri sono, sin dal titolo, cose che gridano vendetta…
    Ci proverò, comunque.

  7. Non conoscevo questi sistemi perché non sono nemmeno iscritto a Facebook e non posso rispondere. Però credo che gli abbonati al Fatto siano esenti da certe trovate di merchandising e continueranno (pur minacciando molti di abbandonare) a commentare.

    1. Nessuno è immune dal bombardamento delle réclame, nemmeno gli abbonati. E se continueranno a commentare, continueranno ad alimentare il circuito malato che dà la ribalta alle Somma e simili…

  8. ho capito allora. Mi devo comprare una Jeep che guiderò indossando gli occhiali da sole, e avrò una stufa a palle nel portabagagli 🙁

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