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36. Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

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mafiabossPremessa – A guardarsi un po’ intorno negli ultimi tempi si nota chiaramente un’esplosione di iniziative diversamente collegate a Rosa Nostra, al suo potere e ai suoi interessi. Quella calma apparente iniziata subito dopo il 4 marzo scorso e durata alcuni mesi è terminata esattamente il giorno dopo l’approvazione al Senato della ricostituzione della Commissione parlamentare sul femminicidio. Da quel momento Rosa nostra ha preso a galoppare, per recuperare il tempo perduto, pianificando una marcia trionfale che la conduca alla fatidica data del 25 novembre. Il “minestrone” di oggi sarà dedicato quasi esclusivamente alla registrazione di questi fenomeni sparsi sul territorio, per come mi sono stati segnalati o per come li ho reperiti. In attesa di completare una sorpresina che spero modificherà un bel po’ il tono da celebrazione dal quarto Reich rosa del 25/11…

grafica_emiliaromagnaRosa Nostra si scatena (1) – Trecentomila euro: questa è la cifra stanziata dalla Regione Emilia Romagna per finanziare l’apertura sul suo territorio di nuovi centri antiviolenza e case rifugio per donne vittime di violenza. Gli sportelli già attivi sono 20, 39 le case rifugio, ma non basta ancora. A quanto pare gli uomini emiliani e romagnoli sono tra i più brutali e oppressivi d’Italia, dunque servono nuovi stanziamenti. Motivo dell’apertura di una nuova greppia rosa? I centri devono essere “vicini a dove vivono le donne per essere efficaci”, dice l’assessorA alle Pari Opportunità, “non avere un luogo sicuro dove rifugiarsi può essere un freno alla denuncia e all’abbandono dell’autore di violenza”. Le denunce di donne contro uomini sono già un numero spropositato, il 95% finisce in nulla, ma che importa? Bisogna denunciare di più. E per indurre alle carte bollate (inutili) i centri antiviolenza sono fondamentali. Quante famiglie in disgregazione conflittuale causa motivi economici potevano essere aiutate con quei trecentomila euro? Non è importante. Importante è alimentare la bolla di servizi senza clientela ma che fornisce alla politica ampie e redditizie clientele.

varie_cagliariRosa Nostra si scatena (2) – Oltre un mese di menaggio ossessivo viene poi garantito a Cagliari, sempre sotto l’egida del locale assessorato alle Pari Opportunità e dichiaratamente in preparazione del 25 novembre. Un calendario interminabile di eventi, che parte con iniziative di inquinamento presso le scuole locali (poveri ragazzi, teneteli a casa a ripassare storia, che è meglio…) e prosegue con teatro, musica e gare di canoa, queste ultime fondamentali per la lotta alla violenza di genere. E poi nastri rossi come se piovesse, il tutto per una mangiatoia su cui si gettano enti e ordini locali di ogni tipo. La narrazione è sempre la stessa: “contro ogni violenza fisica e psicologica in grado di ferire il corpo e l’anima e che nel peggiore dei casi uccide le donne”. Perché subito dopo gli emiliani e romagnoli e prima di Jack lo Squartatore ci sono gli uomini cagliaritani, si sa. Gente “incapace di amare”, dicono i portatori d’interesse rosa locali. Dopo varie iniziative che hanno coinvolto, non si sa bene a che titolo, il corpo della Polizia di Stato, Rosa Nostra in Sardegna programma anche di catechizzare per benino i media. Come se già non bastasse il loro strabismo totale nelle questioni di genere.

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varie_questo_non_e_amoreRosa Nostra si scatena (3) – “Questo non è amore” si predicherà per le trafficate strade e per i mercati di Genova durante tutto il mese di novembre. I centri antiviolenza cittadini consorziati presidieranno le strade per rompere le scatole ai passanti dicendo quanto sono vittime le donne, quanto devono denunciare di più, quanto devono avere la forza di lasciare il proprio uomo se si permette di aprire bocca, e soprattutto quanto è giustificata la loro presenza da dati privi di senso: il numero di denunce. Che di per sé non vuol dire assolutamente nulla. Ma fin qui è tutto normale. Molto meno normale che insieme a loro in piazza si annuncia che ci sarà anche la Polizia di Stato. Fermi tutti… una istituzione pubblica rappresentante dello Stato che si associa in piazza con enti privati, per altro privi di qualunque trasparenza o ruolo istituzionale? Che storia è mai questa? Che alleanza malata viene esposta? Eppure è così e non è la prima volta. I centri antiviolenza, mere associazioni statutariamente significative come una bocciofila, sono sempre più addentro ai gangli operativi della Polizia di Stato, partecipano alle attività, vengono consultati e coinvolti. A che titolo dico io? Considerando che questa buffonata avrà luogo nella mia città, non escludo che farò un salto a uno dei presidi, per chiederlo direttamente alle fanciulle presenti. Specie a quelle in divisa.

varie_attenteallupoRosa Nostra si scatena (4) – Anche il Piemonte non si nega la sua cavalcata verso il 25 novembre, con un’iniziativa dal titolo evocativo (va detto che la fantasia “cattiva” per fare titoli di pancia non manca a ‘sta gentaglia): “Attente al lupo”. Pavimenti disseminati di fiori, come in un cimitero, due fanciulle e due cavalieri bianchi pronti a indottrinare davanti a uno schermo zeppo di foto drammatiche (scaricate dal web) e ascoltatrici sedute per terra all’indiana, che fa tanto alternativo. Poi scorri scorri e nella pagina trovi richiami a bandi vari per i finanziamenti e lotte intestine tra psicologi disoccupati che cercano di sbarcare il lunario con la fuffa rosa e “counselor”, poveracci che fingono di essere psicologi senza avere alcuna competenza specifica. Un quadro organizzativo tristissimo veramente, per iniziative che in un paese normale, con cittadini di cultura un pelo sopra la media (ma anche sotto) tramonterebbero un secondo dopo essere nate. Invece le foto parlano chiaro: gli incontri sono partecipati, anche troppo. Bisogna che la TV si impegni di più a fare programmi più interessanti per tenere la gente lontana da questi indottrinamenti. E intanto si attende che qualche associazione maschile prepari una contro-iniziativa sulle false accuse e i privilegi delle donne, magari intitolandola “Attenti alle iene”.

logo_onuRosa Nostra si scatena (5) – Dicono i media, e i semplici commentatori dei social abboccano: “l’ONU contro il DDL Pillon“. Possibile? L’Organizzazione Internazionale delle Nazioni Unite, tra tutte le grandi questioni che sarebbe chiamata ad affrontare davvero arriva ad occuparsi di un piccolo disegno di legge del Senato italiano? No, naturalmente non è così, ma fa buon gioco alla narrazione dominante farlo credere. In realtà a occuparsi della proposta di riforma sono due “rapporteur”, ovvero due tizie incaricate di andare a pescare in giro per il mondo situazioni che ritengono lesive dei diritti umani, con il diritto-dovere di segnalarle agli organismi competenti dell’ONU. Nel caso in questione, Dubravka Šimonovi? e Ivana Rada?i?, le due “rapporteur”, si occupano di questioni di genere. Insomma due presidi femminazisti messi lì a stracciare i maroni all’ONU, che già su queste tematiche non brilla molto. Le due hanno già mostrato in passato la tendenza a occuparsi solo di paesi occidentali sviluppati. Hanno fatto le pulci alla Polonia, ad esempio, o alle normative dell’Unione Europea. Qualcuno ben introdotto nell’ambiente ONU (a me viene in mente Boldrini, chissà perché…) deve avergli segnalato il DDL su separazioni e affidi, descrivendoglielo a modo suo, e così le due sono partite in tromba. Intendiamoci: in Iran le donne vengono lapidate, in Arabia Saudita è già tanto che non vengano uccise alla nascita, ma il problema è il DDL depositato al Senato Italiano. Tranquilli insomma, è una mossa propagandistica. L’ONU farà del rapporto delle due tizie quello che i magistrati italiani normalmente fanno del 95% delle denunce di donne contro gli uomini: carta per appunti. In attesa che qualcuno attivi contro Pillon la NATO e il povero Senatore venga sottoposto a qualche embargo militare.

persone_tuiachToro scatenato messo KO – In tutto questo diffondersi di iniziative femministe, che presto raggiungerà un delirio parossistico, mano a mano che ci si avvicina al 25 novembre, si alza una voce coraggiosa, coraggiosissima. Tanto da sembrare folle. Fabio Tuiach, consigliere comunale della Lega a Trieste, non si sa se per provocazione o altro, afferma che il femminicidio è fuffa. Poi la butta in politica e ci infila dati un po’ bislacchi, effettivamente, ma il concetto c’è, è corretto, incontrovertibile: il femminicidio è fuffa, non esiste, è un’invenzione retorica senza fondamento. Apriti cielo: viene subissato di violentissime critiche e del solito bullismo da social. Sebbene sia un pugile, e nonostante il suo attacco a testa bassa, da toro scatenato, è costretto all’angolo e a gettare la spugna, chiudendo ai commenti il suo profilo personale e balbettando qualche scusa. Gli ho scritto in privato su Facebook per manifestargli la mia solidarietà, ma non mi ha risposto. Probabilmente non si fida. Come tutte le vittime di stalking ora è chiuso in se stesso ed è in preda all’ansia. KO alla prima ripresa, Tuiach. Peccato avevi iniziato bene.

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stalking624Giovani esercizi di malafede – A quindici anni è già bella sveglia. Se la spassa con un diciottenne e, si sa, a quell’età, se non si usano precauzioni, il controllo è poco e c’è sempre il rischio di restare incinte. Così temeva fosse successo una quindicenne milanese che no, non ha pensato di andare in un consultorio, parlare con qualche amica più grande o, meglio ancora, con i genitori. Ha pensato bene, estate scorsa, di accusare quattro fantomatici uomini di stupro. Per rendere la cosa più “à la page” e credibile ha specificato che erano quattro immigrati. La Questura di Milano si spende per mesi a indagare nei luoghi indicati dalla ragazza, si volatilizzano risorse umane e finanziarie pubbliche, vengono messi in attesa casi di stupro magari tragici e verissimi, per poi scoprire che, appunto, era tutta una balla per coprire una temuta gravidanza. Dice: vabbè, è un’eccezione, una cretinetta tra le tante. Sarà, ma nello stesso periodo un’altra minorenne ha fatto la stessa identica cosa, sempre a Milano, stavolta per timore di essersi beccata qualche malattia dal suo ganzo (italianissimo). Via altre accuse a stupratori di colore. Fortuna che anche in questo caso poi ha ammesso e non c’è andato di mezzo qualche capro espiatorio. Però questi casi sono la prova che le pessime lezioni del #MeToo e dei media vengono ben assorbite dai giovani. Piccole donne che esercitano già ora una malafede che ormai sentono come normale. E le vere vittime intanto attendono giustizia.

varie_manoguantoVia quel dito! – Gli insegnanti non insegnano più perché hanno paura delle denunce dei genitori degli allievi. I medici non curano più perché temono le denunce dei pazienti. E così via, di delirio in delirio, in questa fiera della furbizia e dell’ipersensibilità a diritti estremizzati e mai compensati da veri doveri, specie quelli civici. Ed è così che nel piacentino un medico proctologo (cioè specializzato in patologie del colon-retto e dell’ano) finisce alla sbarra e condannato per stupro a seguito delle accuse di tre donne. Pare che il medico usasse espressioni non consone durante le visite. Ma non consone per chi? Per la sensibilità delle tre fanciulle? Cosa ha detto di terribile, “si tolga pantaloni e slip” o “vieni qui che ti butto tutta la mano nel culo”? E come l’ha detto, palesemente scherzando o ringhiando con la bava alla bocca? Non si sa, prove zero, eppure un anno e otto mesi di condanna se li è presi, con sospensione dall’ordine dei medici (dunque non può più esercitare). Ma forse sono state le manovre che però, con la sua specializzazione, deve poter fare. Oh, è proctologo, dito e attrezzi lì deve infilarli, non si scappa. Ma se quello è stupro, allora anche gli urologi e soprattutto i ginecologi sono tutti a rischio. Così come forse la nostra civiltà, se ci sono donne che fanno denunce così e magistrati che procedono, invece di mandarle al diavolo.


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3 thoughts on “36. Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

  1. Ci sono persone che hanno la denuncia facile, per qualunque cosa, anche minima, subito usano parole come querela, cito in giudizio etc..
    Caratteristiche comuni di queste persone è che danno sempre del lei, vestono ogni giorno come se vanno a un matrimonio, parlano come un libro di diritto, per ogni cosa ti fanno firmare documenti, fogli etc..
    Io personalmente cerco di allontanarmi da queste persone, se possibile, non voglio averci nulla a che fare, la mia modesta esperienza di vita mi ha fatto capire che sono persone poco raccomandabili.
    Come per tutte le cose, anche in questo caso esiste l’eccezione, ma è un’eccezione.

  2. 5 – Darà il Governo una sua risposta nei richiesti 60 gg?
    Chi sarà l’incaricato a redigerla?
    Non credo di sbagliare se ipotizzo l’On. Vincenzo Spadafora, nella sua qualità di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle pari opportunità ed ai giovani.
    Il testo della risposta è la sua procedura di elaborazione/approvazione dovranno essere monitorate e gestite con trasparenza assoluta.
    Qui si vedrà quali siano le capacità più propriamente politiche del Senatore Pillon.

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