Benedetta incoerenza. Benedetta ipocrisia

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benedetta la penna lgbt femminista sinistraBenedetta La Penna è una blogger (almeno così dice). Capisci che tipo di persona è già dalla foto, senza nemmeno leggere l’autodescrizione sul suo profilo Facebook. Orecchino al naso, tatuaggi sulla spalla, cannottierina alternativa, pallore orgoglioso. Basta un colpo d’occhio per capire che è probabilmente una militante allineata al mega-pensiero collettivo. Già la si vede in corteo a gridare gli usuali slogan e a definire “fascista”, “razzista”, “omofobo”, “maschilista” un po’ chiunque, specie se non la pensa come lei.

La sua autodescrizione conferma la prima impressione. Scrive, tassativamente in inglese: “Political Activist, Intersectional Femminist, Ally, Minimalist, Anything than Books”. Tradotto: attivista politica, femminista intersezionale (ossia, banalizzando, una femminista secondo cui tutte le discriminazioni sono in qualche modo collegate), alleata (sottinteso: degli LGBT), minimalista. L’ultima locuzione potrebbe significare qualcosa del tipo “altro che libri”, ma non è chiarissimo. Di fatto, comunque, prima e seconda impressione collimano.

benedetta la penna femministePerché tanta attenzione per Benedetta? Perché mi è capitato sotto gli occhi un suo j’accuse pubblicato su Facebook molto appassionato e abbastanza ben scritto, in linea di principio. Ma, al di là dello stile, anche contenente la più tipica contraddittorietà di chi è come Benedetta (con tutta la lista di qualifiche di cui sopra). La stessa contraddittorietà ipocrita rilevata di recente nella ben più celebre Lilli Gruber. In sintesi Benedetta col suo messaggio si erge a difesa di una serie di “sorelle”: Litizzetto, Murgia, Boldrini, la nazionale di calcio femminile, Carola Rakete, Ani Montes Mier e Vladimir Luxuria (chiamata “donna transgender”).


Benedetta si erge a difesa di una serie di “sorelle”.


Tutte costoro, dice Benedetta, sono state in diverse occasioni seppellite da insulti orribili, grevi, vomitevoli, spesso imperniati su questioni sessuali o sul loro aspetto esteriore, per un motivo, e uno solo: in quanto donne. La loro essenza femminile, dice la giovane, è alla base degli auguri di stupro o delle derisioni per l’aspetto o gli orientamenti sessuali. “Siamo nel 2019 e ancora siamo viste prima come inferiori e poi dopo, solo in un secondo luogo, come esseri umani”, afferma in un crescendo emotivo.

sputo benedetta la penna femministaChe così prosegue: “nel 2019 devo preoccuparmi di essere nei canoni di bellezza giusti, di non espormi troppo, di essere normata. Che poi se sono bella devo anche tenere un basso profilo, che si sa che le belle sono tro*e e devo tornare a fare la tro*a non la paladina della giustizia . Nel 2019 devo sentirmi augurare lo stupro, aver paura di finire alla gogna, solo perché sono libera di fare cosa voglio. Nel 2019 devo ancora vergognarmi di essere una donna”. La conclusione è epica: “ma io sono stanca di vergognarmi, sono stanca di avere paura. Alziamo la testa e piuttosto, sputiamogli in faccia. Sassy bytches [“cagne insolenti”, per altro scritto sbagliato, n.d.r.] per la rivoluzione”.

Al di là del fatto che no, Benedetta non è affatto libera di fare cosa vuole, per lo meno finché esistono altri attorno a lei (e lei lo sa bene), e che comunque sputare in faccia alla gente non risolve nulla ed è pure un gesto disgustoso, tutto questo potrebbe anche suonare sensato. Davvero augurare lo stupro a una donna, anzi augurare del male a chiunque, è qualcosa di gretto e inaccettabile. Ma quel poco di buon senso che Benedetta ha provato a mettere giù in realtà salta in aria fin dall’inizio, con una frase che invalida tutto quanto.


Augurare lo stupro a una donna, anzi augurare del male a chiunque, è qualcosa di gretto e inaccettabile.


giorgia meloni daniela santanchèIl suo pippozzo infatti inizia con la formula: “Il problema non è tanto con che idea ti schieri”. Sacrosanto. Peccato però che subito dopo lei citi soltanto donne della sua parte politica (infilandoci in mezzo le giocatrici della nazionale, per dare l’illusione della neutralità). Anche Giorgia Meloni, Mara Carfagna, Daniela Santanchè, Francesca Totolo, la buonanima di Oriana Fallaci, solo per citarne alcune, si sono prese e si prendono insulti sessisti violentissimi e mostruosi. Ma no, loro nella lista di Benedetta non ci sono. Questo rende l’assunto di partenza una presa in giro che Benedetta fa a se stessa e a tutti i lettori del suo accorato appello.

Il suo problema dunque, contrariamente a ciò che dice Benedetta, non è affatto legato al sesso di chi viene criticato, insultato o minacciato, ma proprio all’ideologia con cui ci si schiera. Il femminismo di Benedetta, intersezionale o meno che sia, resta irriducibile fin tanto che c’è da difendere una donna della sua parte politica, ma tace in tutti gli altri casi. Così svelando una delle tante contraddizioni e ipocrisie del femminismo contemporaneo, che è solo uno strumento retorico per fare politica o per mostrarsi e sentirsi “rivoluzionarie”. Al fondo di tutto c’è sempre il solito cascame ideologico sessantottino-settantasettino duro a morire, oltre che un vuoto interiore formidabilmente profondo.

umberto la morgia omosessuale lgbt legaUna prova ulteriore è l’inclusione in lista del transessuale Vladimir Luxuria, forzosamente definito “donna”, a dispetto della dotazione esterna e di quella interna bio-fisiologica. In quanto alleata degli LGBT, Benedetta deve parlare in sua difesa, anche se ciò comporta imporre una menzogna rispetto ai fatti. Includere un transessuale o un omosessuale tra le donne non è un’opzione, ma un obbligo derivato dalla coerenza di plastica imposta da una militanza priva di senso. Ed è per la stessa bislacca ipocrisia che molti appartenenti alla stessa ideologia di Benedetta hanno sentito come ugualmente doveroso riservare un trattamento speciale a Umberto La Morgia.


L’assunto di partenza è una presa in giro.


Omosessuale dichiarato e fiero, Umberto è stato eletto consigliere comunale a Casalecchio di Reno. Tanto cristallina e appassionata è la sua militanza da meritare anche la nomina a capogruppo del suo partito, la Lega, nell’Unione dei Comuni Valle del Reno, Lavino e Samoggia. Come tale, ha rilasciato di recente un’intervista a “La Verità” dove spiega di non vedere contraddizione alcuna tra il suo orientamento sessuale e le sue convinzioni politiche. Che anzi definiva come molto distanti dalle istanze e dalle modalità del movimento LGBT, e riconoscendosi nella Lega Nord non poteva essere diversamente.

la morgia lega casalecchioCortocircuito! Un omosessuale semplicemente non può non riconoscersi nel movimento LGBT. Non può militare in un partito come la Lega. Non può avere un’idea propria, autonoma, liberamente elaborata e critica rispetto al pensiero unico. Non può declinare il proprio impegno pubblico a prescindere da un fatto privato come l’orientamento sessuale. Non può e basta. E a ricordarglielo sono andati in molti sul suo profilo Facebook, con minacce di violenza, insulti, auguri assortiti di morte.

Umberto La Morgia non è nell’elenco di Benedetta e non ci sarà mai. Perché il femminismo militante e la sua alleanza con il mondo non eterosessuale sono pura ipocrisia. Sono una contraddizione in termini. Sono malafede sputata (in tutti i sensi). Il modo di esprimersi di Benedetta lo denota molto bene, così come la vicenda di Umberto: l’alleanza tra femminismo, LGBT e sinistra global-liberista è quanto di più oppressivo, illiberale, totalitario e violento possa essersi radicato nella cultura diffusa. Rivoluzionari e resistenti sono coloro che, a prescindere dalle appartenenze ideali e pur non intonando “Bella ciao”, si oppongono a quell’oppressione morbosa, avvelenata e distruttiva. Rivoluzionari e resistenti non sono loro, ma siamo noi. Umberto incluso.


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