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Ci sono due Donne in Molise

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persone_cennamoNon ho mai lesinato espressioni di disapprovazione, anche aspre, per il sistema di potere discriminatorio espresso da molte delle componenti femminili presenti nelle istituzioni. Ancora più caustiche sono state le mie critiche rispetto alla realtà di associazioni e centri antiviolenza. Dunque si può immaginare la mia sorpresa alla notizia che una consigliera regionale di parità e la presidente di un associazione antiviolenza si sono schierate apertamente a favore della presenza maschile nella Commissione Pari Opportunità della Regione Molise. Sorpresa, sicuramente. Ma anche reale soddisfazione nel vedere alcuni dei miei assunti smentiti, sebbene, al momento, in termini di singola eccezione nel panorama nazionale.

La vicenda non è stata granché notiziata, e questo non meraviglia. I fatti sono semplici: una legge della Regione Molise prevede che la pletorica (16 membri) Commissione Pari Opportunità sia composta da sole donne. Lì, come in altre regioni, sa solo il cielo quanti coltelli fischiano da ogni parte per potersi garantire un seggio, magari col connesso gettone di presenza. Va da sé che non c’è nulla di pari in una Commissione composta da sole donne, se non una forma piagnona e revanscista di predominio a mo’ di risarcimento per le presunte estromissioni del passato. Piccolo problema: approcci del genere sono incoerenti con il concetto di parità e, cosa più grave, un pelo incostituzionali.

persone_laselvaDue difetti che, in passato e altrove, non hanno certo frenato gli abusi e i soprusi, in un paese dove equità e buon senso sono rimessi non a un diffuso senso civico, ma all’azione equanime di singoli individui. Ed ecco che sullo sfondo claustrofobicamente rosa di questo contesto si stagliano e giganteggiano due persone: Giuseppina Cennamo, Consigliera regionale di Parità, e Maria Grazia La Selva, presidente dell’associazione antiviolenza “Liberaluna”. Entrambe, in tempi diversi, si appellano al Presidente della Regione Molise, Donato Toma, e al Presidente del Consiglio Regionale, Salvatore Micone, affinché promuovano un rapida modifica della Legge Regionale 23 del 13/04/2000, abolendone in particolare la parte che prevede una composizione solo femminile della Commissione Pari Opportunità, che dunque verrebbe così aperta a una (paritaria, si auspica) presenza maschile.

Il tutto, dice Giuseppina Cennamo , “per non procrastinare ulteriormente la violazione del principio costituzionale” della non discriminazione in base al genere (Art. 3). Chiosa Maria Grazia La Selva: “quando si parla di pari opportunità si pensa che sia un argomento di natura esclusivamente femminile ma non è così. Le pari opportunità sono un principio giuridico inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di qualsiasi individuo connesse al genere, religione e convizioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale e politico”. Lo so, sembra incredibile che queste parole siano state pronunciate da due donne, una nelle istituzioni pubbliche e una coinvolta nell’antiviolenza, ma così è. E non è mai stato così piacevole registrare eventi e dichiarazioni in controtendenza rispetto a ciò che ho sempre visto e sostenuto.

grafica_cappelloSi tratta dell’inizio di una rivoluzione? Non lo so, per ora questo atteggiamento è eccezionale nel vero senso del termine. Qualcosa di non conforme all’andazzo generale che, si spera, diventerà contagioso. E mentre a Giuseppina Cennamo e Maria Grazia La Selva va la mia più profonda deferenza e il mio più profondo rispetto civico prima ancora che personale, dall’altro lato della barricata non sono mancate espressioni di sorpresa e disappunto. Dice la giornalista Viviana Pizzi, commentando i fatti sul sito Alto Molise: “in una regione dove le donne faticano ad imporsi sulla scena politica forse avere una commissione regionale per la parità e per le pari opportunità di sole donne, sarebbe una riserva indiana della quale il sesso che in ambito patriarcale subisce di più il dominio dell’uomo, forse si potrebbe ancora dotare”.

Ecco, appunto, questo ci vorrebbe: una riserva indiana dove rinchiudere però tutte le persone come Viviana Pizzi, quelle miopi, ottuse, retrograde e distruttivamente ideologiche, che ancora usano termini come “patriarcale”… lì bisognerebbe lasciarle a fare il loro inutile cicaleccio, in modo da non disturbare i processi positivi e pubblici innescati da persone di buon senso. Prime tra tutte Giuseppina Cennamo e Maria Grazia La Selva.


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8 thoughts on “Ci sono due Donne in Molise

  1. Bene, brave, bis… ma tanto per fare pure io l’andreottiano (“a pensar male…”), attenzione ché ci sono uomini e uomini. Alcuni zerbini femministi sarebbero più invasati delle originali. Non dico che non sia una buona notizia, ma aspetterei prima di esultare. Tenendomi pronto a un’amara sorpresa.

    1. Il sottosegretario Vincenzo Spadafora ha convocato per il tavolo sulla violenza di genere, oltre alle associazioni femministe, anche alcune associazioni maschili.
      Per intenderci…quelle modello “Maschile Plurale” (qui risate assordanti).
      Se fosse questo lo schema (e non c’è motivo per non doverlo pensare) questa non è una buona notizia.
      Avrebbe la stessa “utilità funzionale” che hanno le finte micro opposizioni dei regimi dispotici.
      Però sto con Davide.
      L’effetto mediatico d’un ribaltamento di paradigma è positivo.
      Vedremo.
      Potrebbe persino leggersi come segnale del superamento d’un limite di guardia, che un certo femminismo più moderato (e più scaltro) comincia a percepire, correndo ai ripari.
      Fosse così, noi (uomini non allineati) bisogna che si cominci ad imparare ad insinuarsi in queste crepe.
      Ma finché gli unici uomini organizzati sono Maschile plurale e similia, possiamo continuare ad ululare alla luna.

      1. Vedo che molti commentano con (legittimi) dubbi sulla possibile composizione maschile di quella commissione. Credo però che ci si debba concentrare su un altro aspetto.
        Le due signore non hanno “gentilmente invitato” una componente maschile dentro la commissione. Hanno chiesto la MODIFICA di una legge regionale giudicata DISCRIMINATORIA da due donne, al fine di renderla conforme alla COSTITUZIONE.
        Se questa modifica verrà fatta, non importa poi chi saranno i partecipanti di sesso maschile. Trovo che porre le tre questioni di principio che ho messo in maiuscolo sia di per sé un fatto rivoluzionario. Non ci sono concessioni, non è un atto di clemenza: è il desiderio di conformarsi alla legge fondamentale dello Stato. E’ dunque un atto di principio generale che, fin tanto che viene rivendicato dagli uomini, resta banale. Se a esigerlo sono due donne, specie nella temperie attuale, è qualcosa di davvero vicino al rivoluzionario.

  2. Se fosse un passo verso l’abolizione di ogni discriminazione verso il maschio, fino alle organizzazioni contro la violenza di genere? Sognare non è proibito!

  3. Come diceva Andreotti è sbagliato pensar male, però ci s’indovina. Conosciamo fin troppo bene l’indole femminile e non vorrei che queste due vogliono uomini non per chissà quale senso di giustizia, ma per pura convenienza mascherata da parità, tipo affidare i compiti più gravosi o le trasferte per missione in zone scomode. Non lo so spero di sbagliarmi.

  4. Che una legge regionale che promuova la parità e che poi imponga che la commissione sia costituita esclusivamente da donne è veramente l’apoteosi del colmo.

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