“Come ti ho fatto ti disfo”. Ora è un diritto (ma solo femminile)

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varie_fetoUccidere un essere umano, oltre a essere un reato penale, è moralmente esecrabile, tranne che in alcuni casi ben circoscritti. Per autodifesa, ad esempio: uccidere chi sta cercando di ucciderti può in qualche misura e in determinate circostanze essere accettabile, sia sul piano morale che in quello penale. Altro caso è quando non c’è certezza che la vittima dell’omicidio sia o meno un essere umano, ed è il caso degli embrioni in fase di sviluppo. Qui le teorie e le posizioni in campo sono molte, incluse tra due estremi: da un lato chi considera già i gameti esseri umani in potenza e dunque intoccabili, e chi sostiene che, finché non si esce fuori dalla pancia della mamma e non si tira il primo urlo, non si può parlare di essere umano. In mezzo a questi due estremi c’è una moltitudine di sfumature e distinguo, talvolta supportati da evidenze scientifiche, talvolta no.

Sta di fatto che, mettendo insieme un po’ di fatti, pare sia sensato dire che oggi i bambini non se la passano benissimo. Da neonati possono essere soppressi dalla madre con la giustificazione della depressione post-parto e da chiunque con la copertura della sindrome della morte in culla (SIDS). Se sgraditi, mamma li può scaricare nel cassonetto differenziato e anonimo a disposizione in ogni ospedale (ma se sei il padre, ti pescano, ti fanno il DNA e te lo devi mantenere…). Quando ancora non sono in grado di mettere a fuoco la propria sessualità, possono essere portati dal chirurgo per subire mutilazioni che li aiutino a impersonare il genere a cui gli pare di sentirsi più vicini. Quando i loro genitori si separano, il loro desiderio e i loro diritti valgono zero: nella maggior parte dei casi gli viene tolto un genitore e tanti saluti. E può pure capitare che gli appioppino una famiglia di sole due mamme o di soli due papà. Insomma, vita dura per i bimbi nel mondo di oggi. A meno che non siano ancora nella pancia di mamma. Lì è l’unico posto sicuro, si è sempre detto. Superate le fatidiche 24 settimane dal concepimento, si è in una botte di ferro.

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varie_nysenateSi è? No, si era. Lo stato americano di New York ha infatti approvato due giorni fa una legge chiamata “Reproductive health act” (legge per la salute riproduttiva) secondo cui una donna ha il diritto di abortire fino al nono mese di gravidanza, senza con ciò incorrere nel reato di omicidio, che anzi per questi casi, a seguito dell’approvazione della nuova legge, è stato espunto dal codice penale. Non solo: questo diritto viene apertamente definito come “fondamentale” e per permettere alle donne di giovarsene appieno la pratica abortiva viene liberalizzata: non sarà più necessario un medico per praticarla, potrà farlo chiunque, un parrucchiere, un idraulico, un programmatore informatico. Nossignori, non è Lercio, non è una fake news, è tutto vero: digitate su Google “New York Reproductive health act” e constatate voi stessi.

Non mi voglio infognare nel dibattito sull’aborto, un tema che attiene molto alla sensibilità individuale e che richiede competenze clinico-scientifiche che non ho. Mi basta, in questo senso, ricordare il racconto che mi fece un medico su come avviene la pratica su un feto vicino alle 24 settimane per farmi un’idea. Quello che mi interessa focalizzare qui è la ratio di questa legge, ovvero i motivi profondi per cui è stata concepita e approvata. Vero è che questa estremizzazione della pratica viene prevista solo quando la salute o la vita della donna o del feto sono a rischio, ma un trucchetto sembra esserci. Lo si intuisce dal modo con cui la leader della maggioranza del partito democratico al Senato dello stato di New York, la signora Andrea Steward-Cousins, presenta la nuova legge:

We’re saying that here in New York, women’s health matters. We’re saying here in New York, women’s lives matter. We’re saying here in New York, women’s decisions matter. [Qui a New York affermiamo che la salute delle donne conta. Affermiamo qui a New York che la vita delle donne conta. Affermiamo qui a New York che le decisioni delle donne contano].

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persone_stewardcousinsSe le prime due dichiarazioni sono sacrosante, anche se inutili (qualcuno ha mai sostenuto che la salute e la vita delle donne non fossero importanti?), la terza, messa lì apposta, va fuori dal seminato. Perché quella di procreare non è una decisione unilaterale femminile, ma di coppia. Dichiarare che solo le decisioni femminili contano, significa implicitamente dire, anzi confermare, che quelle maschili non contano nulla. Ciò che la donna decide, così, è superiore a ogni cosa, anche alla vita di un nuovo essere umano, non riconosciuto come tale finché non fuoriesce dalla sua vagina. Quello di sopprimere l’essere vivente che per nove mesi ha fabbricato dentro di sé passa così dall’essere un reato esecrabile a un “diritto fondamentale”, su cui nessuno può mettere bocca. E vallo a spiegare al nascituro che fior di certificati dicono che mamma, se lui nasce, starà male dal lato psicologico: c’è un infinito elenco di sindromi tra cui mamma può scegliere per liberarsi di lui, appellandosi al suo diritto alla salute. O peggio che lui si sta sviluppando castano e lei lo voleva biondo, mannaggia.

James Bond aveva licenza d’uccidere in quanto agente segreto di Sua Maestà. Era un lavoro, un incarico, e fuori dal suo incarico quella licenza non valeva. Qui siamo un passo avanti: siamo alla legalizzazione della licenza d’uccidere riservata alle donne “in quanto donne”. Una possibilità già discussa e discutibile entro i 24 mesi dal concepimento, di fatto inaccettabile nei termini decisi dal Senato di New York. Non è nemmeno solo lo svilimento totale del ruolo maschile e paterno sulle questioni procreative, cosa già ampiamente assodata (ma non accettata, sia chiaro), è proprio lo svilimento totale della vita umana tout-court. Concessa a un solo genere per rispetto delle sue arbitrarie decisioni e con la foglia di fico della libera gestione del proprio corpo e della sua salute. E’ l’istituzionalizzazione del noto adagio: “come ti ho fatto ti disfo”.

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persone_papaLa si pensi come si vuole sull’aborto, cambia poco, perché qui siamo oltre. Siamo alla realizzazione pratica della somma di tutte le più regressive teorie femministe e alla realizzazione del loro sogno più proibito: poter uccidere impunemente. Anzi no, quello possono già farlo. Ora, a partire da New York, possono uccidere legalmente. E se l’ondata ideologica di questo femminismo distruttivo non verrà fermata, è ragionevole pensare che concetti simili, ovvero un tale brusco spostamento della “finestra di Overton”, infetteranno anche altre parti del mondo. Ed è così che, per la preservazione del genere umano prima ancora che dei feti o degli embrioni, ci si ritrova tranquillizzati dalla presenza del Vaticano e dei cattolici nel nostro paese. Sempre che durino e che non si lascino comprare, al momento mi pare l’unica barriera possibile contro un degrado di questo genere.


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