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Giustizia separativa: per qualcuno è più giusta che per altri

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

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di Fabio Nestola. Mi vedo costretto a riconoscere la puerile ma profonda saggezza contenuta nei temi dei bambini di Arzano: “la giustizia è uguale per tutti, ma per qualcuno è un po’ più uguale” (Marcello D’Orta, “Io speriamo che me la cavo”). Esiste oggi, e spadroneggia indisturbata, una giustizia che usa i codici per trovare una giustificazione a decisioni preconfezionate, una giustizia autopoietica che usa se stessa per legittimare decisioni grossolanamente inique, funzionali a conservare il proprio prestigio, la propria incontestabilità, la propria incontrollabilità. Il Potere, quello con la P maiuscola. Il termine giustizia si sta sempre più avvicinando a giustificazione dell’inverosimile, purché funzionale agli scopi del sistema. Il nostro attuale sistema-giustizia si conforma alle regole imposte da quella che voglio identificare come giustizia-diritto, mentre la giustizia-equità (che poi è ciò che corrisponde alle legittime aspettative della popolazione) è solo la componente mitologica dell’intero sistema. La giustizia-diritto rappresenta la giustizia formale e quindi l’ufficialità, la giustizia-equità invece rappresenta la giustizia sostanziale, una chimera ufficiosa.

Traslando il concetto all’interno del Diritto di Famiglia, dobbiamo pensare che ai figli verrebbe da ridere, se non avessero seri motivi per piangere, nel vedere ciò che la giustizia-diritto spaccia per loro interesse, loro desideri e loro esigenze. È possibile dimostrare concretamente come quella che oggi viene propagandata come tutela dei minori sia in realtà una neanche tanto nascosta tutela del genitore affidatario ed autopoiesi del sistema-giustizia. Analizziamo nel dettaglio un esempio. Come è noto, l’ex casa coniugale viene sistematicamente data in assegnazione al genitore affidatario, indipendentemente dal titolo di proprietà. Questo significa che la coppia può essere in regime di comunione come di separazione dei beni, che l’immobile può essere stato acquistato da entrambi o da uno solo dei coniugi, che può essere di proprietà di uno dei coniugi anche da data precedente al matrimonio, in ogni caso si avrà lo stesso risultato: salvo che il genitore affidatario non decida diversamente, conserverà il diritto di tenere per se l’immobile e il genitore non affidatario se ne allontanerà entro un periodo da definire, asportando solo gli effetti personali.


Gli enormi sacrifici, anche se unidirezionali, vengono richiesti nell’interesse dei figli.


Il principio applicato in tale decisione è quello secondo il quale i figli nella scissione del nucleo familiare vivono già un trauma da distacco da una delle figure di riferimento, quindi si cerca di evitare che si sommi un ulteriore trauma da distacco dall’intero ambiente nel quale sono abitualmente inseriti: la scuola, le maestre e i relativi metodi di insegnamento, il pediatra, la rete amicale, i compagni di classe, eccetera. Cambiare casa significa anche cambiare vita, quindi la decisione di lasciare i figli nella casa che hanno sempre abitato è dettata dal proposito di lasciare ai minori quanto di più familiare e rassicurante ci sia oltre i genitori stessi. In realtà il contesto abituale dei minori non è un insieme di muri ma un insieme di relazioni, tuttavia una giurisprudenza consolidata ama molto considerarlo in chiave logistica: la casa, la cameretta, il cortile, il quartiere. Nell’immobile risiede chi ne ottiene l’assegnazione ma il titolo di proprietà rimane invariato, quindi anche eventuali residui di mutuo, pertanto la legge lascia intravedere uno spiraglio: in teoria al raggiungimento della maggiore età dei figli il reale proprietario potrà rientrare in possesso del suo bene del valore di centinaia di migliaia di euro, in alcuni casi di milioni. Si tratta di aspettare 14, 16 o nella peggiore delle ipotesi 18 anni, poi si potrà tornare ad abitare nella propria casa. Nella realtà non è così.

È possibile prolungare di diversi anni l’assegnazione del tribunale, almeno fino a quando i figli, pur se maggiorenni, proseguano negli studi e ancora non si siano resi indipendenti economicamente. Tutti i più recenti sondaggi testimoniano la preoccupante tendenza dei figli a rimanere in casa oltre la soglia dei trent’anni (cfr. Annuari ISTAT, Rapporti Italia Eurispes), quindi… Di fatto chi vede la propria casa assegnata all’ex coniuge non ne rientrerà più in possesso grazie ad un diritto riconosciuto in tribunale: non esistono sentenze che impongono al coniuge assegnatario di lasciare l’immobile entro 30 giorni perché “il suo tempo è scaduto”. Si tratta quindi di decisioni che comportano un enorme sacrificio per chi ne viene penalizzato, però è positivo che tali decisioni considerino prioritaria l’esigenza dei figli minori. Uno dei genitori ne gode tutti gli enormi benefici di carattere sociale ed economico; l’altro genitore subisce esclusivamente le ripercussioni negative, sia sociali che economiche, oltre al trauma e alle difficoltà oggettive di essere allontanato dai figli. Però gli enormi sacrifici, anche se unidirezionali, vengono richiesti nell’interesse dei figli. La casa rimane a chi ha i figli poiché sarebbe gravemente traumatizzante sradicarli dall’ambiente a loro familiare, tutto il resto non deve avere importanza.


Le regole vengono applicate a senso unico.


Molti accettano di malavoglia di perdere la casa ed accettano ancora più di malavoglia alcuni effetti collaterali che questo comporta, ad esempio che nella propria casa viva il/la nuovo/a compagno/a dell’ex coniuge, che usi il proprio bagno, il proprio letto, le proprie stoviglie, la propria biancheria, spesso anche i propri figli. C’è però il ruolo degli avvocati che, a monte, fanno abortire ogni proposito di rivalsa sconsigliando i propri assistiti dall’intraprendere azioni legali tese a rientrare in possesso del proprio bene: “sarebbe una inutile perdita di tempo e di denaro, la legge è così e deve sopportare perché è nell’interesse dei suoi figli”. Fin qui la giustizia-equità e la giustizia-diritto coincidono. Dove iniziano a non coincidere più, possono diventare destabilizzanti fino a minare l’equilibrio degli individui. Se, ad esempio, il coniuge affidatario che ha ottenuto l’assegnazione dell’ex casa coniugale intreccia un legame affettivo con una persona che risiede in altra città, proviamo a vedere cosa accade. È libero di trasferirsi nella città del/la nuovo/a compagno/a, portando con se i figli? È libero di sradicare i figli da quel contesto abituale in nome del quale aveva ottenuto l’assegnazione dell’immobile, proprio per evitare che ne venissero sradicati? È libero di decidere autonomamente, secondo le esigenze del momento, cosa sia o non sia giuridicamente traumatizzante per i propri figli? È libero di ostacolare irreversibilmente i rapporti tra i figli ed il genitore non affidatario, mettendo fra loro centinaia di chilometri? La risposta a tutte queste domande è: si, è libero di farlo.

“Ma come”, si chiedono migliaia di genitori non affidatari, “se da casa li sradico io è un evento traumatizzante, se a farlo è il genitore affidatario diventa una procedura normale?”. Non è facile dare una risposta logica perché in queste come in altre decisioni, della logica e della giustizia-equità non esiste traccia. Secondo i più elementari dettami del buonsenso e, soprattutto, visto nell’ottica dei minori, non ha alcun rilievo chi operi delle scelte traumatizzanti, l’importante è che tali scelte non vengano operate da nessuno. Invece il nostro sistema-giustizia si preoccupa di contrastare un comportamento nella misura in cui tale comportamento viene anche solo richiesto da una determinata categoria di cittadini (i genitori non affidatari), mentre è pronto ad avallare identico comportamento se a richiederlo e metterlo in atto è un’altra categoria di cittadini (i genitori affidatari). Con buona pace dell’imparzialità, dei diritti dei minori, delle pari opportunità, del principio stesso di giustizia. È possibile digerire molte decisioni, anche penalizzanti, se però fanno capo ad una normativa equa, valida per tutti gli individui indipendentemente da sesso, religione, etnia e ceto sociale. Se invece ci si accorge che le regole vengono applicate a senso unico, allora diventa estremamente difficile accettare le decisioni che al primo impatto apparivano pesanti, ma giustamente motivate.


“Lei da domani deve cercarsi una nuova abitazione”.


Migliaia di ricorsi hanno intasato i tribunali chiedendo che, nell’interesse del minore, venisse impedito all’ex coniuge di trasferirsi portando con sé i figli e quindi togliendo loro tutta quella sicurezza, quella stabilità e quei punti di riferimento che solo poche settimane prima sembravano fondamentali e inalienabili, come stabilito dallo stesso tribunale. È in pericolo anche il valore aggiunto costituito da tutto l’ambito parentale. Cambiando città si diradano inevitabilmente o si perdono del tutto i rapporti dei bambini con quanti erano soliti frequentare: nonni, zii e cuginetti non possono certo trasferirsi in blocco quindi altri valori vengono irrimediabilmente minati. Data la tenacia dei nostri magistrati nel rimanere ancorati al modello di affido esclusivo, si prova quindi a chiedere l’inversione del genitore affidatario dei figli. Se tanta importanza assumono la casa, la scuola e le amicizie, allora si lasci ai bambini la possibilità di non spezzare questi legami rimanendo nella stessa abitazione col genitore che non si trasferisce, lasciando libero l’altro di vivere le proprie esperienze come preferisce, con chi preferisce e soprattutto dove preferisce. A migliaia di persone che, credendo di seguire logica e la giustizia-equità, hanno tentato questa strada, è stato risposto: “per carità, l’affidamento a quel genitore non si tocca! In quanto al divieto di trasferirsi non possiamo neanche parlarne perché si tratterebbe di una grave limitazione della libertà personale; il genitore affidatario è quindi libero di andare dove crede ed i figli lo seguiranno, nell’interesse dei minori”. Ecco il ruolo della giustizia-diritto.

Orientarsi nei meandri dei codici per trovare una giustificazione a quello che è il reale obiettivo del sistema-giustizia: tutelare gli interessi del genitore affidatario, utilizzando il paravento della tutela dei minori. Le acrobazie interpretative tirano in ballo l’impossibilità di limitare la libertà personale, mentre tale principio non ha trovato applicazione al momento di dire al genitore non affidatario che aveva 30 giorni per trovarsi un’altra sistemazione. Anche il non affidatario ha subito una gravissima limitazione della propria libertà, ma in quel caso (perché solo in quel caso?) le esigenze personali devono passare in secondo piano rispetto a ciò che la giustizia-diritto ha deciso essere il prioritario interesse dei minori. L’acquisto della casa rappresenta una tappa di grande importanza nella vita delle famiglie ed è innegabile che al momento di scegliere l’appartamento nel quale vivere una coppia prenda in considerazione diversi parametri: uno è sicuramente il costo, ma gli altri sono la zona servita da mezzi pubblici, la vicinanza con ospedali e farmacie, esercizi commerciali, luoghi di culto, luoghi di svago, infrastrutture sportive, verde pubblico etc., secondo gusti ed esigenze personali. Dire al genitore non affidatario “lei da domani deve cercarsi una nuova abitazione”, oltre ad avere un costo altissimo che in molti casi è impossibile affrontare, mette in discussione tutte le certezze sulle quali si era impostata la propria vita, stravolge le abitudini, i tempi e gli equilibri faticosamente conquistati.


La negazione di ogni più elementare dottrina giuridica.


Abbiamo già appurato che cambiare casa rappresenta una spallata alle abitudini di vita. Tale imposizione costituisce una grossa limitazione della libertà personale che però nessun giudice prende in considerazione quando la misura limitativa viene applicata al genitore non affidatario. L’assurdità e le contraddizioni della Giustizia-Diritto escono allo scoperto: si privilegia l’esigenza di un adulto, il genitore affidatario, a scapito dei diritti dei figli così strenuamente difesi al momento di stabilire a chi doveva essere assegnata una posizione di vantaggio. Tutto avvalora la tesi secondo la quale la tutela degli interessi dei minori non è altro che una cortina fumogena dietro la quale si nasconde la tutela del genitore affidatario. Il genitore affidatario ha interesse ad ottenere l’ex casa coniugale e tutto quanto in essa contenuto? Niente di più facile, la otterrà in nome dell’interesse dei figli. Lo stesso genitore dopo pochi mesi non ha più interesse a rimanere nella casa e vuole trasferirsi altrove per motivi personali, affettivi, lavorativi o altro? Potrà farlo perché ciò che prima era l’interesse dei figli ora non è più tanto importante, prevale l’interesse del genitore stesso e l’interesse dei figli si trasforma, diventa quello di seguire il genitore che parte. Eppure i figli sono gli stessi, è possibile che cambino le loro priorità se cambiano i desideri del genitore affidatario? Può un tribunale permettere, avallare ed incoraggiare una simile strumentalizzazione ? Chi è che alimenta la conflittualità ?

In alcuni casi sarebbe traumatizzante per i figli essere allontanato dal contesto abituale, in altri casi della basilare importanza del contesto abituale non si trova traccia, quindi per garantire libertà di azione al genitore affidatario è più comodo che un’altra cosa diventi traumatizzante per i figli: allontanarsi dal genitore che sceglie di trasferirsi. Non viene mai sottolineato l’evento traumatizzante dell’allontanamento forzato dal genitore non affidatario, del quale viene implicitamente ribadito il ruolo assolutamente marginale nella vita dei figli. Secondo le esigenze del genitore affidatario si stabilisce cosa sia, al momento, traumatizzante per i figli. Potrebbe sembrare una bonaria indulgenza del sistema-giustizia nei confronti di chi ottiene la custodia dei figli, come se affidatario fosse sinonimo di meritevole, rispettabile, probo, insomma “migliore dell’altro”. È da proteggere in un bozzolo, perché è questa la consuetudine ed inoltre è estremamente remunerativo in termini di consenso; contro il genitore non affidatario invece è lecito accanirsi, anche questo è ormai consuetudine ed inoltre garantisce di non innescare grossi scandali in quanto è impopolare solo l’intromissione nel legame figli-genitore affidatario. In realtà è molto più di bonaria indulgenza, perché ancora una volta siamo di fronte alla scelta preferita dai nostri tribunali: due pesi e due misure, la negazione del concetto stesso di giustizia. Sembra essere la negazione di ogni più elementare dottrina giuridica: come se in una rescissione di contratto la penale venisse addebitata alla parte che continua ad onorarlo e non alla parte inottemperante.


Significa perdere i figli, è questa la consapevolezza che lentamente matura.


In un Paese libero ognuno è padrone di prendere le decisioni che ritiene più opportune, ma deve anche sapere che se ne assume le responsabilità e ne dovrà pagare le eventuali conseguenze. Invece per quanto riguarda le separazioni e l’affidamento dei figli minori questo non vale: il genitore affidatario è padrone di prendere le decisioni che crede, le più convenienti per sé anche se nocive per i figli, tanto ha la garanzia che le conseguenze negative saranno sempre a carico dell’altro. E dei figli. Tutto questo, non essendoci il coraggio di chiamare le cose col loro vero nome, viene spacciato per tutela dei minori. È la logica giuridica. Tornando alle similitudini con le inadempienze contrattuali, il matrimonio è un contratto, con tutto il rispetto per chi lo considera anche un sacramento. Un contratto non è vincolante a vita ma può essere rescisso. Comporta una penale per chi decide di non rispettarlo, una sorta di risarcimento per la parte lesa che invece vorrebbe continuare ad onorarlo. Pensiamo alla caparra confirmatoria che viene persa in caso di ripensamento prima del rogito per la compravendita di un immobile, o ai contratti dei calciatori che prevedono penali milionarie in caso di trasferimento prima della scadenza del vincolo con le società che li acquistano. Tutto è rinegoziabile, basta pagare.

Invece nel matrimonio funziona diversamente, paga (non solo economicamente) chi la decisione la subisce. Vediamo come. La coppia fa delle scelte ed in base a tali scelte imposta la vita della famiglia. Uno dei coniugi, come nel caso raccontato stamattina, vuole andarsene in un’altra città? Lo faccia pure, ma dovrebbe essere chiaro che la sua decisione riguarda lui/lei e basta, non può imporla anche ai figli costringendoli a trasferirsi e a perdere i rapporti con l’altro genitore ed ogni punto di riferimento della loro vita. Non potrebbe, in sostanza, pretendere di fare una scelta imponendo a tutti gli altri di pagarne le conseguenze. Ed invece è proprio questo che accade. Le riduzioni drastiche delle frequentazioni con i figli non vengono subite dal genitore che stravolge il contesto abituale della famiglia, ma da quello che vi rimane, che inoltre deve assumersi gli oneri economici e logistici della frequentazione, seppure drasticamente ridotta. Un trasferimento da Firenze a Latina, ad esempio, significa rendere impossibili gli incontri infrasettimanali. Significa cancellare del tutto la partecipazione a qualsiasi attività scolastica ed extrascolastica dei figli, colloqui con gli insegnanti, la recita di Natale, la mostra di disegno, il saggio di danza. Significa fare centinaia di km ogni weekend e costringere anche i figli a lunghi tragitti, col risultato che dopo qualche replica di tale tortura sono i figli stessi a venire malvolentieri perché passano più tempo in macchina che a casa del genitore allontanato. Sempre se poi il weekend possano venire, se non abbiano impegni domenicali connessi alle attività extrascolastiche, come la partita di pallavolo o il torneo di tennis. Significa averli persi, è questa la consapevolezza che lentamente matura.


Un genitore ha deciso di trasferirsi, che tutti gli altri si arrangino.


Sarebbe almeno opportuno che i tribunali sviluppassero la consuetudine di delegare al genitore affidatario l’onere di accompagnare e riprendere i figli dal loro contesto abituale, vale a dire dalla città nella quale vivevano e dalla quale li hanno sottratti, ops…, trasferiti. In deroga alla consuetudine consolidata, cioè che sia sempre il genitore non affidatario a doversi occupare di prendere e riportare i figli dall’affidatario. Ulteriore sottolineatura, questa, del costante non-detto che permea le separazioni: i figli sono “proprietà” dell’affidatario, l’altro se proprio vuole vederli deve organizzarsi per esercitare il suo diritto di visita. A sua cura e spese. Auto, catene d’inverno, carburante, autostrada; oppure aereo per abbattere i tempi di percorrenza, ove le città di arrivo e partenza siano provviste di aeroporto; altrimenti treno locale da Latina a Roma, poi Freccia da Roma a Firenze sperando che gli orari di Trenitalia permettano le coincidenze. Oltretutto l’esempio Latina-Firenze non è il più estremo, esistono centinaia di casi concreti sull’asse Modena/Brindisi, Torino/Salerno, Bergamo/Frascati, Milano/Sassari, Roma/Trieste, Parma/Roma, Vasto/Gorizia, Catanzaro/Lecce, Monza/L’Aquila, Genova/Napoli, Arezzo/Catania o, come nella situazione terrificante raccontata stamattina, Valle d’Aosta/Campania. In situazioni simili (sono tante, molte più di quanto si possa credere) gli incontri genitori-figli si riducono alle vacanze estive. Un genitore ha deciso di trasferirsi, che tutti gli altri si arrangino: questa è la tutela dei minori nel nostro Paese.

NdR: quanto precede è l’estratto di un libro intitolato “Perché i giudici non sono bambini”, autore Fabio Nestola stesso, nel 2014). Ciò a significare che nel corso di 6 anni nulla è cambiato.

20 thoughts on “Giustizia separativa: per qualcuno è più giusta che per altri

  1. Ho mandato alcune risposte di condivisione totale con ciò che #jenablindata dice e che condivido al 100%.
    Per i molti padri separati con figli voglio condividere alcune informazioni che ritengo molto importanti.
    Io sto attendendo da 2 anni per poter concludere un’accordo con una specie di arpia (madre delle NOSTRE MERAVIGLIOSE FIGLIE);
    dal blog ho imparato molte cose importanti:
    1) dopo essere stato “tradito” (cosa che ritengo senza “normale” in tempi odierni) la mia risposta è stata vuoi andartene?….vai pure per la tua strada se proprio vuoi non aver nulla a che fare con me; si metabolizza “come una delusione amorosa” che oggi affrontano senza problemi ragazzi di 13-14 anni (ne troverò un’altra se proprio voglio….).
    2) non dare retta ad avvocati e professionisti che si propongono di tutelare il “prestigio”, magari mediante un ricorso giudiziale a seguito di tradimento: a distanza di 2 anni ho un legale donna (e madre) e sono ancora in-“felicemente” coniugato;
    3) nonostante sia stato cacciato fuori casa, con cambio di serratura da parte della ex, che non ho mai contestato (per fortuna non abitavamo + nella mia modestissima abitazione di proprietà ma eravamo in affitto, peraltro senza contratto, ma con regolare dichiarazione di comodato); mi sono bastati pochi mesi perché la migliore amica della mia ex, dopo aver saputo che non avrei + pagato neanche 1 mese di affitto irregolare, cacciasse fuori di casa tutti (quelli rimasti: la ex, il nuovo compagno e le figlie, che per fortuna hanno trovato domicilio presso me, e solo parecchi mesi dopo presso il nuovo domicilio della loro mamma che ha ben dovuto rimboccarsi le maniche);
    In questo punto ci tengo a chiarire che ho sempre favorito e mai e poi mai negherei un diritto delle nostre figlie a frequentare liberamente i propri genitori, nei tempi e modi a loro maggiormente congeniali.
    4) per gestire questo periodo ho fatto uso di uno strumento garantito dallo stato italiano a qualsiasi lavoratore, blindato da qualche anno a questa parte ai padri: IL CONGEDO PARENTALE. Si tratta di periodo pari al congedo di 6 mesi garantito alle MADRI, come ai PADRI: si prende minor reddito, si paga meno IRPEF ma l’INPS premia con i contributi figurativi;
    Questo diritto è garantito almeno finché un giudice non riesca a motivare un’affido esclusivo all’altro coniuge.
    Nel mio caso è uno strumento validissimo basta usarlo per il tempo che serve da 2 anni la mia ex lavora 8 ore al giorno ed io 6, così dedico il tempo residuo alla mie figlie, in barba a stato, magistratura, ed ex (inoltre prendo circa il 30% in meno del reddito rispetto a lei).
    Complessivamente, con la modalità d’uso orario, ho avuto a disposizione 180 giorni per mia figlia maggiore (fino a 11 anni e 364 giorni) e per la figlia minore ho a disposizione, ad oggi 147 giorni residui che a 2 ore al giorno diventano quasi 600 e che mi permetteranno di lavorare 6 ore al giorno per i prossimi quasi 4 anni.
    #Jenablindata ha ragione: dobbiamo distruggere questo sistema con astuzia, sul loro stesso piano, con la medesima furbizia, sulla stessa linea del diritto che si arroccano, ed eventualmente con la dovuta forza….. (si sarà imparato qualcosa dalle francia del 1789)?
    Il giudice di aosta e la CTU citati in questo articolo;
    https://stalkersaraitu.com/mille-chilometri-lassurda-condanna-del-figlio-di-mauro/
    vanno accompagnati fuori dal tribunale e dalla porta di questo: servono molte persone che dicano al giudice che è “licenziato” poiché ricopre un’istituzione repubblicana ed ha tradito una legge dello stato italiano. La CTU è libera di andare a zappare i campi, se vuole visto che + di questo, a mio parere non è in grado di fare…..

  2. ho riflettuto, e ho da fare due annotazioni:
    giuridcamente il matrimonio non è un contratto, in quanto non ha come oggetto rapporto giuridico patrimoniale e il matrimonio, formalmente non ha per oggetto un rapporto giuridico patrimoniale ( 1321 cc )o si può far rientrare nella più ampia categoria dei negozi giuridici ( alla quale anche il contratto appartiene ) . Questa annotazione, che pare solo dottrinale, ha un’importanza notevole ed è il motivo per cui i giudici hanno agito impunemente soprattutto nel codice, in quanto la non valutabilità di un eventuale venir meno di uno degli obblighi concernenti il matrimonio non può essere fatta ( malgrado si cerchi di far rientrare nella categoria del risarcimento del danno gli eventuali alimenti conseguenti a addebito della separazione e del divorzio, perché contrastante con gli interessi dei soggetti tutelati dalla magistratura, per dirla in modo brutale ).e soprattutto ha avuto notevole importanza anche per quanto riguarda le separazione ( e gli eventuali divorzi ) in quanto il non adempiere agli obblighi del matrimonio non ha effetti sul collocamento dei figli ( di qualsiasi sia la natura del mancato rispetto degli obblighi matrimoniali )
    la seconda è stato l’indebolimento della figura del padre svuotando i diritti/doveri della paternità a favore di quelli di un altro soggetto, la madre, la quale attenzione, non acquisisce diritti nuovi, ma un privilegio che viene di volta in volta concesso dal magistrato di turno e che potrebbe essere revocato in qualsiasi momento. Insomma si sono create due categorie di soggetti che non hanno alcuna posizione giuridica protetta, ma in balia del volere dei magistrati

  3. e che ho detto io?

    che è ora che ragliamo meno e cominciamo a tutelarci per conto nostro:
    è inutile aspettarsi qualcosa da donne e stato…
    non hanno rispetto nè educazione,

    e non muoveranno il loro immenso deretano verso le nostre esigenze,
    FINO A QUANDO NON SARANNO COSTRETTI:
    cioè fino a quando di uomini disposti ad adempiere la loro parte del patto sociale non ne troveranno più nessuno.

    quando ci saranno mille,centomila “creme della creme”
    che decidono di rivolgersi all’UTERO IN AFFITTO,
    quando ci saranno milioni di MGTOW
    quando centinaia di migliaia decideranno di andare a far famiglia in qualche paese PIU’ CIVILE per noi uomini,
    quando milioni di altri GIOCHERANNO SPORCO come accennavo sopra….
    e quando la maggioranza dei restanti cominceranno a nicchiare OGNI volta che una donna propone un matrimonio, una convivenza,dei figli…

    donne e stato si sveglieranno dal sogno,e si renderanno dolorosamente conto
    che una famiglia si fa in due,
    un contratto sociale pure,
    e dei figli anche:
    e che senza famiglia,senza figli,senza contratto sociale…
    uno stato va in pezzi,
    tasse non se ne pagano,
    il tenore di vita se ne va in vacca,
    e leggi non se ne seguono.

    ALLORA E SOLO ALLORA,saranno costretti a restituirci l’onore,la considerazione e il rispetto che ci meritiamo…
    quando non avranno altre scappatoie.

    altri modi di recuperare quello che abbiamo perso non ce ne sono,e le lagne sono inutili:
    bisogna che stato e donne provino sulla loro pelle,
    quanto fa male sfracellarsi sul muro che han tirato su tra noi:
    io personalmente
    non sarò lì a sentirmi le capocciate…
    perchè ormai me ne sono già tirato fuori.

    1. concordo in tutto e per tutto con te,
      sono un padre di 2 meravigliose bambine e “di fatto separato”. Raccontare la mia storia di separazione iniziata a settembre 2018 sarebbe enormemente lungo, anche perchè il buonsenso della donna che amavo e con cui ho fatto le figlie è andato completamente a farsi friggere.
      Ad oggi mi dovrei ritenere un “ultrafemminista”, nonostante sia iscritto e abbia la volontà di seguire e sostenere, per quanto mi sarà possibile il lavoro di Davide e dell’intera redazione (in particolar modo per la schiettezza degli articoli di Fabio N. ed Anna P, senza nulla togliere agli altri della redazione): ma sono assolutamente determinato e combattivo verso coloro, fra cui il sistema, che ledono le pari opportunità di genere, verso coloro che odiano l’uomo in quanto tale o vedono in esso solo strumento per il proprio personale piacere (durante la vita coniugale) e successivamente strumento da cui ottenere personalissimi privilegi che nulla hanno a che vedere con il “superiore interesse del minore” tanto citato nelle leggi e nelle sentenze.
      Le miei ragazze (figlie di 6 e 13 anni) sono e saranno da me ascoltate più di qualsiasi magistrato, avvocato od operatore di turno: SONO L’UNICO MIO FARO CHE MI Dà LA FORZA DI LAVORARE E SVEGLIARMI OGNI MATTINA, SOPRATUTTO PER LORO, E PER PORTARE A CASA QUEL POCO CHE RISULTA INDISPENSABILE (sono un semplice impiegato, non certo il riccone troppo spesso decantato dai magistrati che sembrano vivere su altri pianeti).
      Poche cose mi hanno sempre detto (e penso alla futura ex-moglie): abbiamo bisogno sia della mamma che del papà; per questo hanno 2 genitori che cmq, per l’aspetto figli e tempi con i genitori le idee (almeno quelle) le hanno trovate (2 anni di mediazione privata dal sottoscritto finanziata).
      La mia ex l’ha capito: bene poco avrebbe potuto storcermi economicamente oltre a ciò che già faccio da 2 anni, (pagare istruzione, libri, vestiario, attività extra, servizio integrativo scolastico, spese sanitarie, tutto in modalità diretta verificabile negli ultimi 3 modelli 730) Il massimo che lei, come altre donne che vogliono ottenere “privilegi” sa bene cosa possa essere (glielo ho spiegato chiaramente):
      1) farmi appioppare un mantenimento non dovuto per lei (è stata lei ad andare a convivere con un nuovo partner), sicuramente avrebbe quello per le figlie;
      2) farmi conseguentemente perdere ogni motivazione (lavoro incluso)
      3) risultato= esclusione, condanna ad uno dei 3: 570, 571 e 571/bis codice penale.

      Quanti altri cadaveri devono ancora passare affinché politica, magistratura ed un certo femminismo si renda conto che stanno scavando una fossa per tutti (figli e loro stessi inclusi)?

  4. Carissimo Fabio, per fortuna te sei uno dei pochi che si occupa molto del diritto di famiglia e di tutto l’abuso che la macchina amministrativa ne sta facendo.
    In questo articolo hai saputo enfatizzare, forse con un po’ troppa ironia, due aspetti che caratterizzano una buona parte di tale abuso.
    Hai dimenticato di sottolineare con enfasi che quasi tutto l’abuso amministrativo attualmente in essere è interamente centrato su di un unico aspetto che viene definito come normativo, ma in realtà non è altro che un arbitrio di legge non contemplato in nessun codice giuridico, ed è il seguente: …… genitore affidatario predominante con tanto di diritto esclusivo al collocamento del figlio/a !!!!
    Ecco, questa immane schifezza è stata inventata ad hoc per consentire la prosecuzione di un’altra numerosa serie di abusi amministrativi derivanti, alcuni dei quali hai già ben evidenziato.
    In sostanza, questi due termini, (affidatario e collocamento ) sono assolutamente da eliminare da ogni genere di pratica riferita al diritto di famiglia perché sono i precursori responsabili di tutti gli abusi che poi seguiranno, sia a danno dei minori che del genitore allontanato, ( il padre ) –
    Desidero far presente che tale disegno criminale, ( criminale perché infligge enormi sofferenze alle parti che vengono discriminate e inoltre è anche istigazione al suicidio ) è usato e abusato in quasi tutti i tribunali italiani e non è scaturito da un’ideologia distorta che ha voluto favorire un concetto di maternal-preference.
    Bensì questa pratica abusante è stata studiata a tavolino per poter bypassare la legge 54 che prevedeva il chiaro diritto del minore a mantenere significativi e costanti contatti con entrambi i genitori.
    Il concetto espresso nella legge 54 creò un serio impiccio al vecchio sistema normativo, per tanto, proseguire indisturbati con le vecchie procedure abusanti, significava dover coniare questi due termini utili al restauro del vecchio, continuando così a penalizzare il genitore discriminato e favorire l’altra con una sorta di affido esclusivo goffamente camuffato e dichiarando una falsa condivisione di affido, naturalmente, sempre aggiungendo l’ipocrita locuzione ….. nel superiore interesse del minore !! ….. utile a troncare qualsiasi commento e critica…
    Quindi, di concerto con le varie lobby interessate, al business si sono inventati questo genere di dispositivo arbitrario ufficializzandolo nel tempo, diventata così l’attuale regola !! ed ecco che viene sistematicamente applicata su tutto il territorio.
    Ed è così che il gioco fu fatto.
    Una volta che il genitore, ( sempre la madre al 98% ) – ha ottenuto questo enorme status di favore, tutti i diritti e la logistica che segue a cascata, vengono facilmente abusati mediante le più svariate giustificazioni, sempre aberranti, tipo:
    il caso che hai sollevato te, del genitore (madri, …diciamolo chiaramente ) autorizzate ad allontanarsi dal logo di residenza del minore, in barba ai diritti e doveri, si sentono investite di potere e diritti superiori all’altro perché sono state ufficializzate come le esperte della situazione e le uniche autorizzate a tutto,… anche all’illecito !!!! ?
    Senza ipocrisia, e tanti giri di parole, diciamolo chiaramente:
    di fatto, nonostante la nuova legge del 2006, i tribunali italiani, conniventi con le relative lobby, si sono riorganizzati per continuare l’aberrante pratica dell’affido esclusivo che c’è sempre stato.
    Questa è la sostanza dello schifo, e questa è l’aberrazione amministrativa.
    Questa è la vergogna di un paese considerato moderno e civile.
    Poi se intorno a questo fatto ci vogliamo ricamare sopra con altre 28 pagine, ….. si può fare !!
    Però io sono una persona diretta e spiccia, purtroppo già abusata da tutto questo sistema, quindi vado direttamente al sodo, senza mezzi termini…
    A mio modesto avviso, oggi occorre mettere mano urgentemente alla legge 54 per modificarla a dovere in modo tale che sia blindata e non più abusabile nei concetti e nelle interpretazioni.
    Il disegno di legge del senatore Pillon, ( 735 ) prometteva bene, anche se c’erano diverse cose che si sarebbero comunque prestate ad ulteriori forzature e invenzioni come quelle che abbiamo già visto.
    Ritengo invece più saggio riprendere in mano la legge 54 ed apportare modifiche e integrazioni che non lasciano scampo ad interpretazioni soggettive da parte dei magistrati e soggetti coinvolti nell’amministrazione.
    In breve, i punti che ritengo assolutamente fondamentali per un funzionale e serio esercizio del diritto di famiglia, sono:

    > modificare la legge 54 con integrazioni, specificando chiaramente che è severamente vietato ogni forma di collocamento e affido particolare ad un solo genitore;
    > il tetto coniugale va cassato completamente e introdotto il concetto del tetto del minore;
    > introdurre la figura di un mediatore obbligatorio e gratuito che precede l’accesso della coppia alle prime udienze;
    > l’eliminazione di tutte quelle figure professionali terze, quali c.t.u. – c.t.p. – assistenti sociali e altro;
    > consentire alla coppia, quindi a singoli genitori, di poter scegliere se avvalersi oppure no di un avvocato;
    > ribadire con forza senza possibilità di interpretazioni ambigue il concetto che entrambi genitori hanno il dovere, oltre che il diritto, di occuparsi fattivamente dei propri figli al 50% – sia nella tempistica che nell’aspetto economico;
    > non deve essere concesso in alcun modo di poter allontanare il minore dal suo contesto originario e quindi dall’altro genitore;
    > prevedere una condanna severa e automatica in tutti quei casi in cui vengono accertate delle false denunce strumentali al contenzioso familiare;
    > poi, va normato chiaramente tutto l’aspetto economico e patrimoniale.
    Magari possiamo affrontarlo in un secondo momento perché molto ampio e articolato.
    Comunque se non si procede in tal senso potremmo scrivere altri 10.000 articoli come questo per i prossimi 70 anni… e oltre.

    1. alla situazione che Fabio e Alessandro hanno descritto bisogna aggiungere che anche la parte del ‘ diritto di visita ‘ pattuito con gli ( chiamiamoli così ) accordi non viene neanche rispettato ( a dir la verità anche quando lo stesso non scaturisce da accordi ma da separazione giudiziale ) , tant’è vero che anche un’ esponente della sinistra quale la senatrice uttemberg ( vale la pena ricordare il suo passato di femminista ) ha ritenuto di dover correggere presentando un disegno di legge (rubricato S. 1863 ) di cui riporto qua uno stralcio della relazione introduttiva ( mi esimo da un qualsiasi parere sul ddl, ma solo per far capire che il problema è sentito e in qualche modo, la politica cerca o fa finta di cercare una soluzione ) e che ha come oggetto la modifica dell’ art 709 ter cpc

      …Nondimeno, è esperienza diffusa, tra i genitori separati, divorziati o non più conviventi, che una pur dettagliata regolamentazione giudiziaria dei tempi di frequentazione dei figli con ciascun genitore non valga a escludere comportamenti ritorsivi di un genitore nei confronti dell’altro, diretti a eludere le statuizioni del giudice e ad ostacolare, se non impedire, all’altro genitore il contatto con i figli. Per effetto di tali comportamenti, i minori vengono così privati, anche per lungo tempo, di un sano rapporto con il genitore estromesso, con tutte le conseguenze che comporta l’ablazione di una figura genitoriale, specie se generata dalla volontaria opposizione dell’altro genitore.
      Quale misura di prevenzione e contenimento di tali comportamenti, l’articolo 709-ter del codice di procedura civile, introdotto dalla succitata legge n. 54 del 2006, prevede una sanzione a carico del genitore, per così dire, «?scorretto?»: in caso di gravi inadempienze o di atti che arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, il giudice può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente, ammonire il genitore inadempiente, ordinare il risarcimento dei danni nei confronti del minore o nei confronti del genitore estromesso o condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
      Tuttavia, l’articolo 709-ter del codice di procedura civile, in sede di applicazione giudiziaria, non si è dimostrato un valido deterrente nei confronti dei comportamenti lesivi del diritto alla bigenitorialità. Tali comportamenti affondano sempre le loro radici nell’elevata conflittualità personale tra i genitori e si nutrono delle reciproche rivendicazioni e recriminazioni conseguenti al fallimento della relazione personale.
      Di qui, la ritrosia dei giudici ad ordinare il risarcimento dei danni per sanzionare un comportamento pregresso, che è certamente illegittimo e pertanto meritevole di essere sanzionato, ma di cui l’autore potrebbe non aver percepito compiutamente l’antigiuridicità, a causa del tumulto dei sentimenti provocati dalla separazione dal partner. Per tali motivi, la sanzione economica viene spesso intesa come eccessivamente gravosa in relazione al primo caso di violazione, preferendo dare precedenza alla sanzione dell’ammenda. Quest’ultima, a sua volta, non comporta tuttavia conseguenze pratiche a carico dell’autore del comportamento illegittimo, il quale sa che il genitore estromesso dovrebbe nuovamente rivolgersi a un avvocato e instaurare un nuovo procedimento dinanzi al giudice per ottenere una sanzione più efficace. Da qui, l’idea di prevedere una sanzione – che non sia eccessivamente gravosa all’inizio, ma che è chiaramente suscettibile di diventarlo qualora l’autore del comportamento illegittimo perseveri nello stesso – la quale consenta di interrompere immediatamente la violazione, contenendo la portata del comportamento lesivo. Graduando la sanzione in relazione al contegno dell’autore della violazione, si immagina che il giudice non dovrebbe avere particolari remore nel preferire il ricorso immediato alla sanzione economica, senza passare prima per l’ammenda……
      in pratica riconosce che i magistrati non sono in grado di far rispettare ( o non vogliono far rispettare… il caso di marco albani , che penso conosciate, è uno dei tanti, con la differenza che marco ha la forza di battersi, altri non hanno questa forza e tanti tra questi scelgono la via del suicidio .. ) i loro provvedimenti, il che da una luce sinistra e oscura alla legge 54 e alla magistratura

      1. Egregio Giuseppe, giustamente te hai fatto una foto asettica dell’attuale realtà filosofica che di fatto è il motivo dell’inghippo. Dico filosofica perché fattualmente la realtà è poi totalmente diversa dagli intenti espressi dalla costellazione dei codici.
        Uno dei problemi fondamentali su tutta questa disfunzione sta proprio là dove tu evidenzi il concetto del cosiddetto diritto di visita, oppure i tempi di frequentazione.
        E’ proprio da qui che nasce tutto l’equivoco è l’abuso: …. non devono esistere né diritti di visita e tantomeno frequentazioni fantomatiche stabilite da soggetti potenzialmente predisposti all’abuso.
        Questi due istituti vanno proprio cassati e sostituiti con un unico diritto indiscutibile e non amministrabile:
        la frequentazione del genitore dev’essere incondizionata e paritetica, non manipolata da codici fantomatici e giudizi soggettivi.

        Semmai, la discussione potrà essere unicamente su come realizzare questa frequentazione paritetica, rispettando sempre la bilancia che dev’essere gestita principalmente dal genitore che ha più difficoltà ad espletare questo dovere per problemi di salute e/o di lavoro. Quindi va data a questo la facoltà di scegliere soluzioni adeguate.

        Invece oggi con l’attuale filosofia si è voluto favorire la piena discrezionalità giuridica sull’intero argomento e quindi è inevitabile che si degrada verso l’abuso per motivi di interesse e/o ideologici.
        Ci sono troppe persone che hanno discrezionalità nel decidere cosa, come, quando e se.

        Se invece tale diritto venisse ricondotto alla stregua di quello che noi tutti abbiamo, poter respirare tutta l’aria che vogliamo, come ci va e dove farlo. E’ un diritto importante e nessuno si sogna di metterlo in discussione.
        Nessuno potrà mai stabilire e/o limitare quanta aria, quale e come ne dobbiamo respirare singolarmente.
        Per fortuna, ancora è così perché non esistono regole, normative, codici, costumi, direttive e quant’altro, come invece avviene nel diritto di famiglia.
        Ecco, questo è quanto andrebbe ricondotto anche nel diritto di famiglia.
        Il concetto che ho introdotto di “casa del minore”, sta proprio ad enfatizzare che questa non dev’essere più intesa come la casa coniugale, bensì il diritto del minore ad avere comunque un tetto sotto il quale i genitori si devono avvicendare nella misura del 50% – senza se e senza ma, senza come, senza quando, senza perché, e senza …… mo’ vediamo.
        Dev’essere un diritto indiscutibile e non modulabile da codici civili.
        Quindi occorre eliminare l’intrusione di terze persone (giudici inclusi ) e ricondurre il diritto/dovere alla sua purezza essenziale e vitale.
        Per far ciò occorre eliminare anche ogni forma e ogni genere di tentazione che possa innescare l’avidità del sapiens, quindi: …. soldi, parcelle, interessi patrimoniali ed altro. Altrimenti sarà inevitabile l’insorgere di forzature e strumentalizzazioni a prescindere da ogni bontà amministrativa. Deve scomparire ogni appiglio che possa istigare al lucro.
        Il magistrato deve intervenire unicamente quando tale diritto viene disatteso da una delle due parti mediante soluzioni amministrative da inserire in un nuovo codice di regolamentazione. Pertanto se uno dei due genitori prevarica o commette reato è lì che il magistrato deve intervenire per ristabilire tale diritto e non prima con tutte le limitazioni che vediamo oggi.
        Per tornare all’esempio, se io e te dobbiamo condividere uno studio, inteso come ambiente, ed io mi permetto di infilarti un sacchetto di plastica in testa, naturalmente con due forellini per farti respirare, tu devi avere la possibilità di ricorrere immediatamente al magistrato e far presente che il tuo diritto è stato abusato. Anche se non sei in pericolo di vita però non riesci più a lavorare e questa faccenda non può essere sanata dopo tre mesi.
        Inoltre, devi poterlo fare anche senza esborso di soldi, perché potresti anche essere in una condizione economica precaria. Eventuali costi poi verranno addebitati a me.
        Pertanto, ogni azione che limita quel 50% di genitorialità inalienabile, dev’essere prontamente rimossa.

        Il 709 ter. come giustamente hai fatto notare, è una grande pagliacciata perché la sanzione è ridicola in confronto al danno causato, e non è affatto deterrente. Quindi va tolta e sostituita con qualche giorno di galera ed un risarcimento del danno assai elevato che dev’essere proporzionato al reddito effettivo, …. ma non inferiore a 35.000 € –
        Bisogna introdurre assolutamente il reato di plagio del minore, anche se sarà difficile che avvenga se la genitorialità è regolarmente al 50% – Attualmente manipolare e plagiare e facile perché c’è l’istituto del collocamento e il diritto di visita è ridicolo e di fatto è sempre un affido esclusivo.
        Altro aspetto da sanare è la tempistica.
        Non è possibile che passano mesi prima di poter arrivare a discutere un eventuale illecito e/o prevaricazione.
        Occorre agire immediatamente: quindi si ritorna all’ipotesi di un mediatore familiare che viene subito interpellato dal genitore abusato e in breve il problema arriva sulla scrivania del magistrato che provvede…
        Altrimenti, se non sarà così, l’eventuale abuso finisce per ingigantirsi, degenera in altri abusi e tutto si complica e diventa poi ingestibile.
        Io la vedo così perché l’ho vissuta direttamente e poi ne ho viste anche tante altre di amici e parenti…
        L’odierno approccio al problema è a dir poco fantozziano, quindi in efficiente.
        Ed è per questo che si presta anche a un enorme abuso amministrativo generalizzato su tutto il territorio.

        1. premesso che anch’io sono d’accordo che non dovrebbe esistere diritto di visita e non si dovrebbe parlare di tempi di frequentazione, se si vuole dare piena attuazione al principio della bigenitorialità ( attenzione non visto come il diritto dei genitori, ma come diritto del bambino ) accolto nel nostro ordinamento con la legge del 2013 ( che chiaramente lo sancisce ancora di più di quella del 2006 e ne fa uno dei fondamenti del diritto minorile ), il mio appunto era rivolto al fatto che la stessa politica si è reso conto che l’approccio inventato dai magistrati italiani alla questione sia lacunoso sotto tutti i punti di vista ( rispetto delle procedure, garanzia di certezza del diritto in primi ) e pertanto ha ritenuto opportuno intervenire o almeno provare a farlo, cercando di dare un equilibrio ( rectius: certezza ) a un procedimento, come quello dell’affidamento del minore nella procedura separativa, che fino ad ora non ha. Ti dirò che la stessa pezza che la uttemberg cerca di apporre ( o forse fa finta di apporre ) non attua certamente ( a mio sommesso pare ) quelle premesse che sono proprie nella relazione introduttiva,, difatti il non aver escluso casi di eccezione o di non averli inclusi espressamente, limitandone così la non applicazione, rende la stessa, come la legge del 2006 ( perchè nulla o quasi è mutato dalla situazione precedente, se non qualche problema burocratico per chi bullizza il genitore non collocatario ) inefficace

          1. Egregio Giuseppe noto con piacere che te sei esperto in materia e quindi ti ritengo un’interlocutore preparato e capace. Concordo con la tua analisi che hai posto qui sopra e posso solo che riconfermare l’assoluta necessità di integrare profondamente ogni singola legge che riguarda il diritto minorile e la genitorialità.
            Va fatto mediante “paletti” irremovibili che specificano ogni singolo punto in modo tale da togliere ogni discrezionalità e fantasia agli operatori che, evidentemente, sono finiti verso una deriva a dir poco criminale…
            Purtroppo le leggi esistenti esprimono solo meri concetti, filosofie, linee guida vaghe e generiche:
            quindi si prestano all’abuso del diritto in 1000 forme.

            Altro cancro di tutta questa situazione sta nel fatto che il CSM è praticamente inesistente e totalmente inefficace:
            io ho denunciato anche qui in modo circostanziato tutte le malefatte che sono avvenute in quel maledetto collegio ma, naturalmente, il sistema fa quadro ed il cittadino non conta nulla.
            Quindi anche qui ci sarebbe tutto da risistemare… ( se dipendesse da me il CSM lo trasferirei con sede a Strasburgo e, a parte il capo dello Stato, tutti i componenti dovrebbero essere pescati in ambito UE e non come accade oggi che sono tutti “compagni di merenda” che si conoscono e magari hanno fatto pure l’università insieme )
            In questo paese stiamo assistendo una tolleranza vergognosa nei confronti dei delinquenti di ogni genere, mentre chi aspetta giustizia …… può attendere.

            1. hai centrato il problema, la magistratura, e hai centrato anche la soluzione, ovvero mettergli i paletti in modo da non fargli fare quello che vogliono ). Ora, assodato che da questa maggioranza quello che possiamo ottenere è solo questo ( una modifica del 709 ter cpc ) io dico che possiamo iniziare ad attivarci per ottenerlo ( soprattutto visto che questa maggioranza parlamentare la terremo per chissà quanto tempo ), attraverso due direzioni:
              1) Chiedere al presidente della commissione giustizia ostellari di mandare avanti il ddl
              2 ) chiedere delle modifiche in modo che non si trasformi in un buco nell’acqua
              con chiunque ci stia, io sono pronto !

              1. Vediamo, …. lotteremo.
                Dobbiamo trovare una strategia vincente per emarginare l’attuale femminismo tossico e potente che, allo stato attuale, è capace di affossare ogni iniziativa utile e di buon senso.
                Sembrerà arduo e impossibile, ma prima di giocare altre carte di valore, dobbiamo narcotizzare la bestiaccia altrimenti distrugge tutto come ha sempre fatto.
                Ciao, ci vediamo di lá. A tutta fionda ……
                Alessandro

  5. Mi piace che Fabio abbia indicato la tratta vasto Gorizia, memore del processo che per primo ha parlato ( 2013) della maternal preference!

  6. cavolo ma ci vuole cosi tanto a fare questi ragionamenti a chi emette sentenze al tribunale dei minori?… che poi sembra più il tribunale in difesa del genitore collocatario!!!! i figli questi non sanno nemmeno che faccia hanno e gli a.s. servono solo a stabilire se il padre può esercitare la paternità… hai detto bene, fanno il compitino, seguono la prassi, che non si sa come è diventata la prassi che i padri, ops…, i genitori non collocatari non valgono nulla e possono essere sacrificati in ogni ambito

    1. @anonimo:
      non ci vuole affatto cosi tanto…
      anzi,ci vuole cosi poco che si capisce bene che se ne fregano.

      il matrimonio in occidente tutela solo e soltanto LEI,a scapito del marito e a scapito anche degli stessi figli.
      il divorzio uguale.
      e probabilmente,
      ANCHE le separazioni da convivenza (o anche non convivenza,ma legame “STABILE” come stanno portando avanti)

      quindi che fare?
      niente.
      un bel niente tondo e pulito come un ciottolo…
      non esiste modo di tutelarsi,giocando a questo gioco:
      tutte le regole sono truccate a vantaggio del banco (il sistema)
      e della donna.

      l’unica cosa che si può fare è
      NON GIOCARE…
      oppure giocare sporco,raccontando palle sulle nostre possibilità economiche,
      comprando casa con mutui trentennali e intestandola a lei
      scegliendo lavori in nero o con partita iva in modo da non avere buste paga su cui rivalersi,
      tenendo conti correnti separati e facendo sparire i soldi al primo sintomo di maretta….
      SOLO COSI se va storta si può trattare:
      come dire,
      pago metà delle spese ma SOLO per i figli,SOLO se documentate,SOLO se l’altra metà te la paghi tu,
      ti arrangi per il tuo mantenimento,
      la casa è tua e mi hai buttato fuori,quindi pagatela tu (io devo già pagarmi la mia)
      e SOLO se vedo i figli tutte le volte che voglio,se no i soldi te li scordi..
      E VIA COSI’….
      (non dico di trattarle male:dico di trattarle esattamente come loro…e lo stato,trattano noi)

      OPPURE, GIOCARE TRUCCANDO LE REGOLE A NOSTRO FAVORE:
      cioè
      niente matrimonio,
      niente convivenza,
      niente rapporti stabili ma solo avventure,
      sesso a pagamento più o meno esplicito,
      senza dare alle donne nessuna o quasi importanza nella nostra vita,
      E FIGLI DA UTERO IN AFFITTO,
      fregandosene delle leggi,
      di quello che sarebbe meglio per i figli
      (che tanto alle madri non è mai fregato una fava,quando abortiscono a raffica o si separano all’arma bianca,sbudellando il padre)
      e di quello che pensa la gente:
      dopotutto,
      che potranno mai fare?
      portarteli via e renderli orfani di stato?
      rovinarti economicamente…rovinando anche loro? (sempre se non ti sei messo il culo al riparo,vedi sopra)
      E COSA FARANNO, quando saranno in mille,centomila,un milione a fare questa scelta?

      è triste da dire…
      ma una volta
      Nietzsche diceva,nella vecchierella di zarathrusta:
      “vai dalle donne? non dimenticare la frusta!”
      sono passati molti anni e molta cultura sotto i ponti,
      ma da allora niente è cambiato,nelle donne:

      E’ LA SOCIETA’ che è diventata SOLO la madre della donna,anzichè essere la PATRIA di tutti:

      e come dalla donna di zarathrusta,anche dalla società DOBBIAMO GUARDARCI CON LA FRUSTA:

      ed è importante che ne siamo consapevoli.

    2. Te la faccio facile: i maschi guadagnano SEMPRE di più (credi o meno al gender gap, è così) quando ci sono bambini piccoli di mezzo. Le donne o scelgono di rinunciare alla carriera (quante ne conosci che lasciano i bambini piccoli con qualcun altro o con una babysitter full time per fare la manager o la primaria dell’ospedale?) o tornano vicino ai parenti (e col ca$$o che vanno all’estero o si spostano per lavori ben pagati) o non fanno lavori usuranti (con i bambini? E mica fo la camionista con mio figlio! Purezza&Maternità) oppure (a volte non è nemmeno colpa loro) non vengono assunte perchè sono finite incinte (e non ha colpa nemmeno l’imprenditore perchè assumere una che ti va incinta ti fa spendere solo uno schifo di soldi e ti ritrovi comunque senza impiegato che ti serviva).

      I tribunali e i corrotti dei magistrati lo SANNO BENE, ergo ora arriva la domanda fondamentale: A CHI TI CONVIENE FARE UNA SENTENZA DI M€rd4, SE CI SONO BAMBINI PICCOLI DI MEZZO?

      Risponditi a questa domanda e avrai la corruzione magistrale in questo paese schifoso: al padre. Perchè pagherà mantenimenti spropositati con i quali la controparte pagherà anche i legali e sarà troppo occupato a lavorare per protestare (e deve sopravvivere) e inoltre non oserà niente se tiene davvero ai figli. In più si sentirà DISCRIMINATO INGIUSTAMENTE e farà ciò che questi giudici e tutti gli schifosi che banchettano attorno ai tribunali agognano: DEI FANTASTICI RICORSI!
      CTU, CTP, funzionari, avvocati, giudici e magistrati, servizi sociali, CAV (centri antiviolenza)…. TUTTI ringraziano.

      E allora non hai giustizia ed è un vero schifo.
      Se hai figli maschi, di’ loro di andarsene da questo paese corrotto. O almeno di andare a fare sesso con il preservativo… e portarselo via quando hanno finito.

      1. e che ho detto io?

        che è ora che ragliamo meno e cominciamo a tutelarci per conto nostro:
        è inutile aspettarsi qualcosa da donne e stato…
        non hanno rispetto nè educazione,

        e non muoveranno il loro immenso deretano verso le nostre esigenze,
        FINO A QUANDO NON SARANNO COSTRETTI:
        cioè fino a quando di uomini disposti ad adempiere la loro parte del patto sociale non ne troveranno più nessuno.

        quando ci saranno mille,centomila “creme della creme”
        che decidono di rivolgersi all’UTERO IN AFFITTO,
        quando ci saranno milioni di MGTOW
        quando centinaia di migliaia decideranno di andare a far famiglia in qualche paese PIU’ CIVILE per noi uomini,
        quando milioni di altri GIOCHERANNO SPORCO come accennavo sopra….
        e quando la maggioranza dei restanti cominceranno a nicchiare OGNI volta che una donna propone un matrimonio, una convivenza,dei figli…

        donne e stato si sveglieranno dal sogno,e si renderanno dolorosamente conto
        che una famiglia si fa in due,
        un contratto sociale pure,
        e dei figli anche:
        e che senza famiglia,senza figli,senza contratto sociale…
        uno stato va in pezzi,
        tasse non se ne pagano,
        il tenore di vita se ne va in vacca,
        e leggi non se ne seguono.

        ALLORA E SOLO ALLORA,saranno costretti a restituirci l’onore,la considerazione e il rispetto che ci meritiamo…
        quando non avranno altre scappatoie.

        altri modi di recuperare quello che abbiamo perso non ce ne sono,e le lagne sono inutili:
        bisogna che stato e donne provino sulla loro pelle,
        quanto fa male sfracellarsi sul muro che han tirato su tra noi:
        io personalmente
        non sarò lì a sentirmi le capocciate…
        perchè ormai me ne sono già tirato fuori.

        1. Sarei decisamente più ottimista sul fatto che le donne vogliano muoversi insieme a noi. Va distinto sempre il mondo femminile da quello femminista. Le due cose non coincidono assolutamente, l’abbiamo detto spesso su queste pagine. Ci sono le donne, e sono la maggioranza. Poi c’è uno strato molto ampio di “donne inquinate”, quelle che fiancheggiano silenziosamente il femminismo, illudendosi che esso possa garantire loro qualche tipo di vantaggio. Infine c’è una sparuta ma rumorosa e ben remunerata minoranza di femministe. Chi non muoverà un dito sono queste ultime e parte del “mondo di mezzo”, a cui devono andare i nostri messaggi, per far loro capire che non c’è guadagno per nessuno nel femminismo, solo distruzione generalizzata.

          1. sei più ottimista di me,Davide…
            io ho sempre pensato che la minoranza rompiscatole NON avrebbe potuto fare niente,se non avesse trovato L’ENORME maggioranza silenziosa connivente.
            parlando di matrimonio ad esempio,
            con la riforma del 1975 il legislatore aveva già portato la legislazione matrimoniale
            (che all’epoca era obiettivamente svantaggioso,per le donne)
            ad una effettiva parità.

            ma decine di successive sentenze della magistratura (che in italia fanno giurisprudenza)
            in altrettante cause portate avanti da arpie vestite da ex mogli hanno sempre di più dilatato i loro diritti
            comprimendo i nostri,
            fino al punto che oggi per noi uomini in un matrimonio NON c’è rimasto più niente:
            solo obblighi,impegni e costrizioni.
            molti non se ne rendono conto nemmeno adesso,ma questi bastardi
            hanno preso la cosa più importante che avevamo,come esseri umani….
            (la tua famiuglia,le tue speranze,i tuoi figli,tua moglie,la casa a cui tornare e il luogo in cui morire)
            e ci hanno camminato dentro con scarponi lordi di sterco,fino a quando lo hanno distrutto.

            e questo è stato possibile perchè dietro alle arpie,c’erano le femministe dell’epoca
            a spingere in ogni modo,
            e tutto il corpo femminile in assordante silenzio,
            con gli uomini dell’epoca che per un malinteso senso di orgoglio…
            o per senso di protezione,non hanno voluto parlare a propria difesa.

            la stessa cosa è accaduta
            quando è passato il codice rosso,
            quando abbiamo firmato la convenzione di instambul,
            e sta accadendo adesso,con la forte regolamentazione
            delle convivenze…
            cioè dell’unica,MISERA scappatoia,che era rimasta per non incaprettarsi nelle mani di una donna
            e provare lo stesso ad inseguire il sogno.

            stessa identica dinamica.

            no….
            non ho più fiducia in loro,Davide.
            ammiro il tuo ottimismo,
            ma credo fermamente che fino a quando noi uomini cercheremo di andare loro incontro,
            fino a quando saremo dalla loro parte…
            le cose per noi potranno solo peggiorare.

            è ora che noi uomini cominciamo a tutelare noi stessi…
            altrimenti ci porteranno via tutto:

            e uno dei modi più efficaci che mi viene in mente,
            è comportarsi ESATTAMENTE come fanno stato e donne,
            che se ne fregano di noi:

            fregandocene di loro,delle loro esigenze e delle loro pretese…
            pensando solo a noi stessi e ai nostri interessi,lavorando il meno possibile
            per loro e per lo stato,
            e anzi:
            PRENDENDO i loro diritti,le loro pretese,la loro spocchia
            e le loro leggi di parte….
            e menandoglieli sulla zucca,nel distacco,nella disobbedienza, e nelle leggi fino a rintronare entrambi,
            nei modi che ho descritto sopra.

            quando le donne assaggeranno sulla loro pelle
            quanto è dura davvero la vita,SENZA la larga schiena di un uomo a condividerla,
            quando lo stato si renderà conto che senza di noi..senza il nostro impegno,la nostra forza,il nostro coraggio,il nostro lavoro e le nostre tasse va in malora,
            FORSE CAPIRANNO:
            …e ritorneranno ad essere da una parte donne con cui vale la pena costruire qualcosa,
            e dall’altra uno stato che vale la pena mantenere e rispettare.

            se non lo faranno,pazienza:
            almeno le cose saranno chiarite una volta per tutte,e
            noi uomini troveremo altri modi di andare avanti senza di loro:

            cosa faranno loro…non so.

            1. concordo con te, jenablindata. Come ho già commentato per le mie ragazze (figlie di 6 e 13 anni) ho fatto tutto e + ti tutto ed ancora di + farei, specie per non farle crescere come arpie, prive di responsabilità (che farò crescere, nel tempo, in modo rispettoso delle loro esigenze, ma con i valori che devono contradisinguerci noi padri del blog, rispettosi della diversità di genere).
              Per arpie e sistema giudiziario ingiusto la risposta che darei se venissi privato del DOVERE che ho come padre (non solo economico, come bancomat da cui attingere) la risposta che sarei pronto a dare sarebbe anche di marcire in una galera al 570, 571 e 571 bis, spesato a carico di uno stato che non rispetta PATERNITà SENZA NULLA TOGLIERE ALLA MATERNITà.

          2. In parte hai ragione Davide, non ha cosa il blog è frequentato anche da “donne” che definirei DONNE (con tutte le lettere maiuscole).
            Ci sono 2 persone che stimo molto nella redazione:
            Fabio N. che da sempre è in prima linea per parlare del “sistema magistratura/legale corrotto o sicuramente stereotipato” che parla in ambito squisitamente giuridico;
            Anna P. persona e donna (peraltro separata) che ha ben chiara la strumentalizzazione che gira dietro il famigerato “interesse del minore”, spesso citato anche da Fabio alla stessa stregua.
            Non è solo il “femminismo” la causa di questa distruzione generalizzata, ma un ben più feroce gioco di potere per avere ed ottenere privilegi (ci pensi agli avvocati, uomini e donne, giudici, uomini e donne, politici, uomini e donne) che traggono enormi interessi economici e potere, ben più di una ex-moglie o ex-compagna convivente che ottiene al massimo una casa al prezzo della totale distruzione del padre dei propri figli (di cui ovviamente nulla frega).
            Certo è un sistema che ha le sue profonde radici ANCHE in una cultura femminista autodistruttiva, ma non SOLO QUELLA.

            TI DICO SINCERAMENTE: QUANDO HO VISTO LA CHIUSURA DEL BLOG HO TEMUTO… GRAZIE PER IL LAVORO CHE FATE: QUESTE INFORMAZIONI DEVONO ARRIVARE IN OGNI ANGOLO DEL GLOBO E NON SI DEVE MAI MOLLARE….

            APPENA SARò A CONOSCENZA DEL MIO DESTINO ECONOMICO POST-SEPARATIVO SPERO DI POTER CONTRIBUIRE ANCHE ECONOMICAMENTE, CONFIDANDO CHE ANCHE LA MIA EX OTTEMPERI, ALMENO IN PARTE, AI PROPRI DOVERI DI MADRE, ANCHE ECONOMICAMENTE, VISTO CHE GUADAGNA + DI ME ED HA MAGGIOR PATRIMONIO.

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