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Gli esiti dell’indagine conoscitiva sulla violenza verso l’uomo

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violenza_suuominiPartita a metà settembre e conclusasi dopo un mese, la raccolta dati tramite sondaggio online è alla base dell’indagine conoscitiva sulla violenza verso l’uomo, la prima e unica realizzata, dopo quella pubblicata nel 2012 in diverse riviste di criminologia, e realizzata da importanti studiosi nazionali. Da quell’esperienza l’indagine di oggi ha acquisito il questionario, adottando però una metodologia diversa: la raccolta dati è avvenuta appunto online, tramite un sito apposito e con un battage promozionale veicolato essenzialmente tramite social network. Eccezion fatta per la proiezione su scala nazionale degli esiti del sondaggio, anche l’analisi dei dati risulta diversamente strutturata, non limitandosi alle risultanze generali, ma declinandole secondo le diverse profilazioni maschili disponibili: celibe, convivente, coniugato, coniugato in fase di separazione, separato, divorziato e vedovo.

Lo spaccato restituito dall’indagine è emblematico di un fenomeno dimenticato, anzi rimosso: la violenza delle donne sull’uomo. Tre uomini su cinque vittime di stalking, sette su dieci di violenza fisica, quattro su cinque di violenza psicologica ed economica e due su cinque di violenza sessuale. Con una proiezione sul livello nazionale stimata in quasi 8 milioni di uomini vittime di violenza per mano femminile. I più soggetti alla violenza delle donne sono gli uomini in fase di separazione, seguiti da separati e divorziati, a riprova che è nella rottura delle relazioni, che spesso coinvolge i figli, ad annidarsi il male oscuro della violenza. Una violenza che, a seguito di questa indagine, non è più legittimo definire “di genere”, con ciò intendendo quella dove le vittime sono sempre donne e i carnefici sono sempre uomini. Dopo questa rilevazione “violenza di genere” deve assumere un significato equilibrato, finalmente sostenibile. Si torni dunque a parlare di violenza come fattore umano, condizionato essenzialmente dal contesto e non dal genere di appartenenza di chi la fa o la subisce. Una riga netta tracciata su una narrazione sbilanciata, demonizzante da un lato e deresponsabilizzante dall’altro: questo è l’indagine conoscitiva sulla violenza verso l’uomo. Oltre che un’indicazione di massima per orientare interventi finalmente equilibrati che ne contengano, se non addirittura ne impediscano, la manifestazione.

Scarica la relazione esplicativa

Scarica le tavole statistiche


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20 thoughts on “Gli esiti dell’indagine conoscitiva sulla violenza verso l’uomo

  1. Visto. Adesso ho capito il senso della cosa. Per inciso volevo segnalarti che sono arrivato a leggere il tuo blog proprio perché leggo abitualmente Repubblica, ed ero stato inciriosito dall’articolo di censura dell’aperitivo…

  2. Non vi sembra che molte domande abbiano un carattere troppo generico e ampio? per esempio tutta la sezione sulla violenza fisica: leggendole per più di metà ho pensato di poter dare una risposta affermativa, semplicemente al ricordo di come venivo trattato da bambino dopo una marachella, da mia madre… A questo punto credo si potrebbe dire che quasi il 100% degli uomini abbia subito violenza da una donna… Dopotutto chi non ha mai preso un ceffone da bambino?
    Ci sono anche altre domande che sono in maniera evidente scorrelate alla violenza: quella dei preliminari interrotti senza motivo (magari il motivo c’è ma la tua partner non se la sente di dirtelo. È violenza questa?) o del rapporto controvoglia per evitare una reazione (es. di reazione: il partner si sente deluso. Deluso. Punto. Non “ti accoltella” Sarebbe violenza questa?)
    Non contesto l’idea di fondo di dare un inquadramento oggettivo ad un fenomeno che è probabilmente sottovalutato, ma farlo con questo livello di approssimazione (e risultati in proiezione) credo sia controproducente per il fine che vi proponete.

    1. Ciao Mario. Sì, è assolutamente così: le domande sono generiche e sono concepite per far emergere una situazione di violenza anche da piccoli conflitti che violenza non sono.
      Ben inteso: le domande fatte agli uomini sono le stesse che nel 2014 l’ISTAT fece alle donne. L’ho spiegato ampiamente in una parte della mia presentazione di venerdì, nel caso avessi tempo di darci un’occhiata: https://youtu.be/gRQGut-fed8

  3. Uno è passato, completo di link, nei commenti di articolo a buona visibilità.
    E ci resterà, quasi sicuramente: il tapino ha chiesto “…quanti uomini malmenati dalle donne?”
    Se si replica con “a domanda rispondo” e si linka come fonte diventa quasi impossibile per la moderazione rimuoverlo.

    Un passetto alla volta, si deve riuscire a far passare l’idea che sia una cosa che possa accadere prima che venga preso sul serio dalla maggioranza delle persone, quella è la parte più difficile. E’ una cosa che non ha mai fatto nessuno, le femministe 50 anni fa ebbero un compito molto più facile: l’idea che potesse accadere che un marito picchiasse la moglie era presente quanto oggi, e c’era già l’idea che potesse accadere che il marito esagerasse, quindi ciò che dovevano fare era semplicemente spostare progressivamente il limite di ciò che era inaccettabile. E’ molto più semplice, richiede tempo ma i passi da fare sono tutti piccoli e hanno effetti visibili.
    Qui è diverso: qui non succederà niente, continuerà a non succedere niente, non ci sarà alcun passo in avanti in apparenza, poi una volta che si raggiungerà la massa critica cambierà tutto in maniera repentina.

  4. Mi aspettavo risultati di questo tipo .. ricerca interessante,ma che verrà ignorata come quella del 2012 dai mass media .. ci vorrebbe una ricerca condotta dall’Istat, ma è pura fantascienza anche il solo pensarlo…

      1. Ti avevo scritto del post passato dalla moderazione e pubblicato ma poi rimosso dopo un paio d’ore, che fine ha fatto il messaggio?

          1. Si.
            Ha passato la moderazione, è rimasto pubblicato un paio d’ore, ha beccato tre upvote, poi l’hanno rimosso. Sicuramente segnalato da qualche lettrice femminista e rimosso da moderatrice compiacente.
            Ci riprovo, ma in più ho anche intenzione di provare a fare riferimento all’indagine senza pubblicare direttamente il link: è molto peggio perché così il 90% di chi legge non si da’ la pena di fare ricerca su google per sapere di cosa si tratta, ma almeno si raggiunge qualcuno: se non pubblichi link è impossibile rimuovere un messaggio non offensivo. Ad esempio se scrivo che ho fatto il femminazistometro di Davide Stasi e lo consiglio, passa e una volta che è passato nessuno lo può rimuovere (è un’opnione senza link). Se invece linko il femminazistometro di solito passa ma dopo poco lo rimuovono.

            1. Ma non ho capito se il tuo commento è sparito da questo blog o da un altro. Qui comando io, possono segnalare quanto gli pare, ma decido io cosa passa e cosa no…

              1. Il commento che ho scritto ieri qui, dicendo le stesse cose che ho detto ora, non è apparso e vedo che non lo avevi nemmeno letto, è probabilmente dovuto al fatto che stavo usando il tablet in zona con poco segnale, 2 tacche scarse su 5 e H anziché H+, ci sta che l’invio del messaggio non sia riuscito.
                Invece il commento pubblicato e poi rimosso dopo 2 ore, dove linkavo questa pagina con l’indagine, è stato sul FQ, il bello è che negli stessi commenti c’è pure un utente che si lamenta che il FQ non pubblichi nulla sulla violenza femminile sugli uomini…

                1. Se si lamentassero più persone forse cambierebbe qualcosa… Bene per la tua strategia comunque, speriamo funzioni!

  5. Ho pubblicato il link nei commenti del FQ, ha passato la censura come previsto e pure preso tre upvote, ma dopo un paio d’ore l’hanno rimosso: ovviamente qualche femminista l’ha segnalato e qualche moderatrice compiacente l’ha rimosso.
    E’ purtroppo normale che vengano rimossi commenti non offensivi che avevano avuto luce verde da altro moderatore: qualche giorno fa un commento con link a The Independent (giornale di sinistra) che evidenziava l’altissimo tasso di divorzio nelle coppie lesbiche (2 volte e mezzo il normale) è stato pubblicato per tre o quattro ore, ha beccato una dozzina di upvote, e poi è stato rimosso.
    Certe cose proprio non si possono dire.
    Ma il trucco c’è, e adesso lo faccio, è meno efficiente ma più difficile da rimuovere: basta fare riferimento al sito senza mettere il link diretto.

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