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Il fallimento scandinavo: alla natura non si comanda

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Unica tra i media mainstream italiani, “La Stampa” si interroga, in un articolo che purtroppo non ho potuto leggere integralmente (è solo per abbonati e col cavolo che mi abbono a “La Stampa”), sul perché il nord-Europa, Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca, sia l’area geografica a più alto tasso di violenza sulle donne. Non è una domanda oziosa perché proprio in quelle fredde lande si mettono in atto da anni politiche che il nostro pericolosissimo ministro Bongiorno definirebbe “spudoratamente femministe”. Con questo termine si vogliono definire tutte le iniziative volte a raggiungere, per amore o per forza, la parità di genere, partendo dal presupposto che esistano delle disparità.

Non so come l’articolo de “La Stampa” sviluppi il ragionamento, non mi meraviglierei se sostenesse che gli omaccioni scandinavi, offesi da queste strategie femministe, si sono rimessi l’elmo cornuto e, come antichi vichinghi, abbiano preso a malmenare le loro fanciulle. Il media mainstream italiano può arrivare a questo ed altro. In realtà la sociologia e psicologia internazionale è già arrivata a dare ampie spiegazioni dell’inefficacia delle politiche “di genere” nordeuropee, in termini conclusivi definite irrazionali e innaturali.

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Irrazionali perché impongono una parità degli esiti invece che una parità delle condizioni di partenza. Quand’anche esistessero sacche di diseguaglianza tra i generi, l’intervento più razionale ed efficace è imporre un uguale punto di partenza, dopo di che, nella professione, nell’istruzione, nella vita, vinca il migliore. L’esistenza, piaccia o no, è competizione e nella competizione vice appunto il migliore, a prescindere dai suoi cromosomi. Su al nord questo concetto da tempo non piace più: meglio stabilire prima chi vince e quanto vince. Vengono così applicate varie forme di “quote rosa” ovunque possibile. Si livellano gli esiti a una progettazione fatta a monte, così frustrando il vero valore delle persone e dando attuazione a un sessismo istituzionale immotivato.

Immotivato perché uomini e donne, piaccia o no, hanno una natura diversa e complementare. E’ normale, nel senso di naturale, che un genere sia più incline dell’altro a determinate attività. Intelligente sarebbe assecondare tali inclinazioni per trarre il meglio da ognuno dei due, invece gli amici scandinavi vibrano un colpo di falce su tutto. Questo genera da un lato un disorientamento e scarsa efficacia nel favorire le donne, dall’altro genera anomalie e frustrazioni dal lato maschile. Una situazione che, a lungo andare, innesca un cortocircuito. Identità naturali e sovrastrutture socio-culturali devono trovare un bilanciamento e dalla tensione conseguente alla costante ricerca di un equilibrio si hanno l’evoluzione individuale e il progresso collettivo. Se leggi e istituzioni forzano questa bilancia da una parte o dall’altra, soprattutto se lo fanno senza motivo, le conseguenze saranno imprevedibili e quasi sempre porteranno all’insuccesso.

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Da quando i paesi scandinavi hanno preso a galoppare sulla strada delle politiche femministe radicali, non a caso, non si è avuta più parità, ma meno parità, con in più una recrudescenza delle violenze. Teste dure come sono, sebbene la ricerca scientifica mondiale glielo stia dicendo da un po’, ancora non si decidono a fare marcia indietro. E da noi, nei caldi territori mediterranei, nonostante le evidenze c’è ancora chi si trastulla nell’idea che quella nordica sarebbe una soluzione da adottare. Rimane solo da non cedere di un’unghia nella battaglia affinché non si congelino i cervelli delle persone pure dalle nostre parti.
Per approfondimenti (e per chi sa l’inglese):


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18 thoughts on “Il fallimento scandinavo: alla natura non si comanda

  1. le facoltà scientifiche sono piu difficili e piu noiose e non attirano le donne. nei paesi scandinavi esiste una rete sociale di sicurezza che fa in modo che una donna possa fare professioni tradizionalmente piu femminili quali la bibliotecaria o la maestra d’asilo mentre nei paesi in via di sviluppo le donne non hanno questo lusso e devono scegliere una professione scientifica se vogliono mantenersi.

    1. Ma è terribile!

      Oggi pomeriggio sul Fatto Quotidiano i femminicidi nel mondo nel 2018 erano stati 13.000, qui dice 87.000, segno che in queste ore ne hanno scoperti altri 74.000!!!

      LOL
      ????

      Non ce la faccio, ormai è una burla dall’inizio alla fine.

      1. Gruppo L’Espresso = mancanza di serietà. Altrimenti non sarebbero andati appresso a Renzi.

    2. Crispino, Puglisi…ci sono da segnare altri nomi dai quali stare alla larga, nel senso che non vanno lette e non vanno comprati
      i loro libri. Dato che Crispino è definita una “letterata”.

      iniziamo col parlare dei nostri padri, l’8 marzo.
      Niente auguri e niente lecchinerie non richieste.
      Io ad esempio l’otto marzo parlerò di mio padre, un padre-padre, non un rufiano “amico dei suoi figli”
      baluardo di solidità morale ed esempio di vita
      .
      Parliamo di questo e non stiamo dietro il carro propagandistico delle femminarde.

  2. Chiedo scusa se vado fuori tema, ma dalle poche testimonianze storiche giunte fino a noi (per lo più da fonti esterne e/o posteriori, dato che gli antichi scandinavi genericamente noti come “vichinghi” non avevano una forma di scrittura vera e propria, a parte le rune che erano usate per lo più a scopo rituale, e la trasmissione di informazioni,storie e conoscenza avveniva per via orale) risulta che i rapporti tra uomini e donne fossero relativamente più paritari (nel rispetto dei reciproci ruoli) rispetto al mondo cristiano medievale, in quanto tra marito e moglie non vi era un rapporto di subordinazione della seconda rispetto al primo, non esisteva il principio di indissolubilità matrimoniale, e la violenza tra coniugi non era ben tollerata nei casi portati in giudizio nelle “thing” locali (assemblee comunitarie)…per quanto si possa oggi considerare poco evoluta e “barbara” l’antica civiltà norrena, parlare degli scandinavi moderni come “vichinghi” che indossano l’elmo cornuto (in realtà invenzione moderna, anche perchè in battaglia sarebbe stato del tutto controproducente, per quanto non si possa escludere che elmi decorati venissero usati in situazioni rituali) e picchiano le mogli è antistorico e offensivo verso una civiltà antichissima e nobile, che pur con i suoi limiti può insegnarci qualcosa a distanza di oltre un millennio

    1. Questa mi fa morire… ????

      “A study conducted to address the alleged wage gap at Google found that in most cases, it was men who were being compensated less than their female peers.”

      “Google was sued in 2017 by three former female employees, who claimed the Internet giant systematically discriminated against women by paying them less than men.”

      “As a result of the “surprising conclusion,” the Times reports a disproportionate amount of the $9.7 million in additional compensation allotted to employees to address pay disparity will end up going to men.”

      https://freebeacon.com/culture/google-study-to-address-wage-gap-finds-company-is-underpaying-men/
      https://twitter.com/jordanbpeterson/status/1102793723488931840

    2. L’ho notato anch’io ed è da tempo che mi interrogo su questo. È probabile che in società più tradizionali in cui il ruolo maschile non è svalutato, le ragazze siano più portate a maschilizzarsi un po’, almeno a livello di studi e professione. Diversamente nelle società ad alta parità di genere funzionerebbe una spinta quasi opposta. Una ragazza da noi, come modello di donna di successo, avrà più probabilmente Chiara Ferragni che Margherita Hack. Verrà spinta quindi al contrario a femminilizzarsi più del dovuto. In società in cui le donne non trarrebbero invece particolare vantaggio dal massimizzare il sex-appeal (come un paese islamico) potrebbe invece essere vantaggioso puntare su una carriera tecnica o scientifica.

        1. Già trovata. E la uso. Almeno così, se mi denuncia, riesco a entrare in contatto con Vox 😉

  3. voi parlate di paesi del nord insignificanti.
    Vedete piuttosto Regno Unito e Stati Uniti che seguono la stessa filosofia femminista e nonostante l’ondata femminista di questi decenni restano le potenze mondiali sotto tutti i punti di vista.
    La Brexit è un’altra cosa non c’entra niente con il femminismo , la sanità nord.americana stessa cosa etc . . .

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