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In 3.000 a Bibbiano (contro il parere di Mentana e Zingaretti)

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varie_mediamanip2Nonostante tutti gli sforzi messi in campo dalla politica e dai media, l’opinione pubblica si auto-innesca sulla questione degli affidi abusivi avvenuti in Val D’Enza. Troppo gravi sono i fatti contestati, troppo profonda la sensazione che le mostruosità ipotizzate siano la punta di un iceberg per riuscire a persuadere, con l’omissione o l’intimidazione, un gran numero di cittadini a dimenticare la faccenda. Il messaggio della società civile è chiaro: si vuole chiarezza, si vuole che la magistratura vada fino in fondo senza farsi condizionare da nessuno, si vuole che non capiti più niente del genere. E lo si vuole a prescindere dagli scetticismi di regime dei media e dei suoi anchor-man, come Enrico Mentana, ma soprattutto a dispetto delle vergognose risatine con cui Zingaretti ha accolto di recente la domanda di una giornalista su Bibbiano.

Sabato questo messaggio è stato portato a Bibbiano, durante eventi che dal flash mob del mattino si sono protratti fino a una fiaccolata serale, da 3.000 persone, cittadini di ogni sesso, età, orientamento politico. Una trasversalità che fa diventare la mobilitazione dirompente per chi cerca di squalificare la richiesta di giustizia e chiarezza in un tic da analfabeti funzionali o in una presa di posizione strumentale a interessi di partito. Tra quei 3.000 c’era di tutto, politicamente era rappresentato l’intero arco costituzionale, perché la tutela dei minori e delle famiglie, checché ne dicano i propagandisti della sua distruzione, sono valori pre-politici. In Val D’Enza quei valori si è cercato di smantellarli in modo doloso, cosciente e scientifico e, inutile cercare di insabbiare la cosa, c’è una moltitudine di persone che non ci sta.


Foto dalle manifestazioni di sabato 20/07 a Bibbiano


In più di 3.000 hanno detto no, posando davanti al Comune di Bibbiano e alla sede dei servizi sociali dell’Unione Val D’Enza scarpette bianche (giusto contraltare alla simbologia farlocca delle scarpette rosse del femminismo suprematista), pupazzi, giocattoli e illuminando a giorno con le fiaccole la sera di una cittadina finita suo malgrado nell’occhio di un ciclone che non accenna ad arrestarsi, alimentato da un’indignazione che ora, non è chiaro quando autenticamente, contagia anche alcune star della musica leggera (Pausini e Nek). Tremila persone sono tante, è una manifestazione che meriterebbe di essere notiziata, considerando che finisce sulle prime pagine regolarmente anche il più insignificante assembramento femminista, quando accade. Invece, tranne alcuni media locali, della manifestazione non si è saputo né si saprà nulla dai media mainstream.


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facebook_mentanabibDi contro Enrico Mentana su Facebook commenta con un infantile “Ecco qui” la notizia della revoca dai domiciliari per Claudio Foti, titolata “cade un pezzo di mostruosità”, e accompagnata dal repellente e vergognoso controcanto di Repubblica, che subito dedica un paginone di intervista auto-assolutoria per il John Money nostrano. Il tutto mentre eserciti di troll creano sui social falsi gruppi sulla vicenda di Bibbiano dove cercano astutamente di cambiare la narrazione, censurando chiunque colleghi i fatti al Partito Democratico. A corredo, si moltiplicano gli articoli che danno per certi gli abusi subiti in gioventù da tutti gli accusati, quasi a costruire una scusante pre-assoluzione, mettendo invece in dubbio gli abusi da questi perpetrati. Insomma la macchina dell’insabbiamento e della mistificazione minimizzante lavora a pieno ritmo, mano a mano che la mobilitazione dell’opinione pubblica si orienta autonomamente per una richiesta di trasparenza.

Striscia tra i gangli del sistema il terrore di quello che è stato chiamato dagli esperti e dai sociologi “Effetto Trump”: prima delle ultime presidenziali USA i media dislocarono sul campo tutto intero il proprio esercito per evitarne l’elezione, favorendo in modo spudorato Hillary Clinton. Gli elettori USA, saturi della manipolazione, di cui furono pienamente coscienti, andarono in direzione ostinata e contraria, com’è noto. Disobbedirono alla propaganda, lasciandone gli architetti attoniti e terrorizzati, tanto da indurli poi ad attribuire il fenomeno non tanto all’esistenza di una coscienza autonoma della massa, ma a presunte e mai dimostrate ingerenze di “hacker russi”. La verità è che il troppo stroppia, propaganda inclusa. La realtà irrompe e distrugge le costruzioni conformiste, quando questa viene eccessivamente omessa o falsificata. Lo stesso sta accadendo con i fatti della Val D’Enza, e chi oggi si cimenta nello sport della falsificazione e insabbiamento si troverà, si spera presto, con lo stesso muso lungo degli spin-doctors dei radical americani ai tempi dell’elezione di Trump.


La macchina dell’insabbiamento e della mistificazione minimizzante lavora a pieno ritmo.


persone_trinciaAd aiutare questo esito ci sono i mezzi di comunicazione informali: siti meritori come “Radio Spada“, giornali come “La Verità”, blog e pagine indipendenti (cioè prive di réclame) che indagano e analizzano come si dovrebbe fare in un paese democratico e libero. Tra questi va menzionato uno dei pochi che sta facendo giornalismo sulla vicenda degli affidi della Val D’Enza: quel Pablo Trincia noto per essere l’autore, insieme ad Alessia Rafanelli, del meraviglioso e angosciante reportage “Veleno”. E’ sua la migliore risposta possibile alle infantili esultanze di Mentana per la revoca dei domiciliari di Foti. Trincia la posta su Twitter e credo sia doveroso riportarla nella sua interezza, per segnare una volta di più la differenza siderale tra informazione corretta (Trincia) e informazione in malafede (Mentana):

Per correttezza d’informazione, a Claudio Foti sono stati SOLO revocati i domiciliari. Non è ancora stato “scagionato” da niente. Nessuno, nemmeno il suo avvocato, può ancora conoscere le motivazioni della scelta del tribunale del riesame (entro 45 gg). Le motivazioni del riesame potrebbero anche essere puramente “tecniche”. L’accusa di lavaggio del cervello riguarda un episodio del 2016, quando la Procura di Reggio non aveva ancora cominciato le indagini (e quindi non lo stava intercettando). Una ragazza seguita da Foti lo avrebbe accusato di essere stata manipolata da lui contro il padre, accusato di abusi (il procedimento contro il padre sarebbe stato infatti archiviato). Se questa accusa nei confronti di Foti sia caduta o meno non è assolutamente dato saperlo.


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3 thoughts on “In 3.000 a Bibbiano (contro il parere di Mentana e Zingaretti)

  1. mentana ha fatto la cosa peggiore che potesse fare, perdere di credibilità, e per chi? per foti… mah!!!

    1. Mentana non ha perso credibilità: semplicemente non l’ha mai avuta. E comunque lui il suo dovere, cioè difendere gli interessi dei padroni, lo ha fatto… ergo, è ancora credibile agli occhi dei padroni e questa è l’unica cosa che conta… comunque, ora io chiedo all’admin di questo sito di convalidare il mio commento nell’articolo precedente a questo: ringrazio in anticipo per l’attenzione ????

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