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La sporca operazione per seppellire i fatti di Bibbiano

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varie_flashmobibbianoSi diceva giusto ieri di come la spontanea mobilitazione di uomini e donne stia portando alla realizzazione di una manifestazione, sotto forma di “flash mob” a Bibbiano. Colpisce il fatto che essa nasca da persone comuni, senza bandiere associative, politiche o confessionali. A muoverle è la coscienza civica, il desiderio di solidarietà verso le famiglie e i bambini colpiti dagli abusi, la legittima aspirazione a che tutto il circuito  infame venga messo a nudo e giudicato, oltre che la paura che quel “sistema” messo pericolosamente in vista dai magistrati finisca per consolidarsi così tanto da diventare strutturale. Moventi più che legittimi, insomma, non inquinati da aspetti ideologici o di appartenenza. Ed è questo che spaventa da morire coloro che spingono con tutte le loro forze perché ci si dimentichi degli abusi della Val D’Enza e perché colpevoli e mandanti ideologici la facciano franca in qualche modo, salvando così contemporaneamente anche l’intero sistema.

Ed ecco allora che coloro che hanno tutto da perdere da un disvelamento complessivo delle malefatte dei servizi sociali deviati e dal quasi sicuro effetto domino che ne scaturirebbe, mettono in moto la grande macchina della propaganda e della persuasione più o meno palese. Non riuscendo a imporre l’oblio, grazie all’attivismo cocciuto e trasversale di moltissime persone, stanno virando con decisione verso lo stigma e la delegittimazione. Secondo questa strategia, chiunque si faccia portavoce di un incoraggiamento ai magistrati, ai media e alla politica affinché i fatti della Val d’Enza non vengano insabbiati o dimenticati deve essere etichettato in qualche senso deteriore. Deve finire additato e incasellato in una categoria comunemente riconosciuta come di scarso valore, affinché anche le istanze di cui si fa portatore vengano squalificate. E’ il vecchio meccanismo insegnato da Schopenhauer: se non riesci a distruggere il ragionamento, distruggi il ragionatore.


Se non riesci a distruggere il ragionamento, distruggi il ragionatore.


tweet_gipiOggi gli strumenti per farlo sono tanti e potentissimi e sulla questione degli abusi sui minori sono stati attivati tutti. Sui maggiori social, svariati account, tutti riferiti a una specifica parte politica (e molti dei quali fittizi), da giorni riempiono le bacheche con post provocatori dove chiunque cerchi di tenere viva la memoria dei fatti della Val D’Enza viene fatto passare o per analfabeta funzionale o per fascista o per filo-leghista. Ben inteso: non è vero. Non c’è alcun collegamento tra i tantissimi che si stanno spendendo perché non si spengano i riflettori e una qualunque ideologia politica o una qualche limitazione cognitiva. C’è di tutto tra di loro: uomini, donne, madri, padri, nonni e nonne, giovani e giovanissimi, di ogni orientamento, di ogni credo, di ogni fascia sociale. Proprio quella trasversalità tipica delle mobilitazioni civiche e che fa così tanta paura. Eppure basta farsi un giro sul web per collezionare allusioni o riferimenti espliciti al fatto che  chiunque usi l’hashtag #Bibbiano sia pari a chi tempo fa si era fatto una fissazione per “i marò”.

Ma non sono soltanto gli utenti comuni, veri o finti che siano, ad assumere questa linea. Anche molti opinion makers, volti noti della TV o della politica, stanno mettendo il loro peso su questa strategia infame. L’ultimo che ho avuto l’occasione di captare è Enrico Mentana. In un suo post su Facebook denuncia la “speculazione” che si sta facendo su Bibbiano, afferma che al tempo degli arresti i media se ne sono occupati ampiamente, e definisce chi non vuole che la vicenda finisca nell’ombra “mandrie di haters, troll e avvelenatori di pozzi”. Lo fa denunciando la diffusione in rete di un video che, pur rappresentando alla perfezione gli abusi sui minori destinati agli affidi dietro denaro, è stato falsamente o erroneamente attribuito ai fatti della Val d’Enza. Nel suo post però il giornalista pare più interessato a squalificare chi si sta mobilitando sulla questione che non a denunciare la falsità del video, il che fa pensare che esso sia stato diffuso proprio per consentire ai portavoce del sistema di dimostrare quanto tutti noi che vogliamo attenzione e verità piena sul sistema Bibbiano siamo dei boccaloni e in malafede. Il meccanismo è così palesemente in malafede che il web non manca di coglionare subito il noto giornalista.


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varie_fsmentanaQuel video e il susseguente saggio e autorevole (diciamo così) debunking da parte dell’opinion maker di turno non saranno gli ultimi, ci si può scommettere. Fin tanto che i cittadini mobilitati per la verità piena sui minori sottratti non verranno tutti messi al muro come fasci rimbecilliti, imbevuti di interesse politico contro la sinistra, e dunque da dileggiare e ignorare, lo stillicidio continuerà, calcolatissimo, potentissimo. Il tutto mentre altre testate formali e informali, che non si sono limitate a notiziare gli arresti per poi occuparsi d’altro, continuano a pubblicare aggiornamenti, approfondimenti e rivelazioni sull’operato dei servizi sociali deviati dell’area del reggiano e del bolognese, appoggiandosi su fatti e testimonianze reali, non su falsificazioni che, quelle sì, sono vero veleno gettato nei pozzi. Perché resta sempre più vero ciò che ebbe a dire l’opinionista americano Ben Shapiro: “i radicali (la sinistra) accusano gli avversari politici dei difetti e delle malefatte che sono invece tipicamente loro”. E’ in quest’ottica davvero difficile da smentire che potrebbe essere forse interpretato il post di Mentana e la sua definizione di “hater, troll e avvelenatori di pozzi”.

Ci sono due fatti davvero cruciali in tutto questo. Uno è noto: la Val d’Enza è la punta di un iceberg che ha sotto il pelo dell’acqua un sistema gigantesco e strutturale che coinvolge non soltanto i minori di tutta Italia e le loro famiglie, ma anche anziani, disabili, immigrati e donne. Tematiche sociali da cui il mondo cooperativo amico della sinistra trae da sempre ampio sostentamento, cedendone poi parte al o ai partiti di riferimento. Se è chiaro questo, diventa chiaro anche il contrattacco ferocissimo che, sul piano mediatico e web, si sta portando avanti contro la società civile mista e trasversale che invoca riflettori ben accesi e giustizia attenta e implacabile sui fatti di degli abusi della Val D’Enza. Il secondo fatto è insito proprio nella natura di questa mobilitazione, che è di persone, cittadini appartenenti a ogni parte politica (PD incluso), che non possono tollerare che una realtà come quella ipotizzata a Reggio Emilia e dintorni esista in un paese supposto civile come il nostro. La prospettiva che a esigere trasparenza assoluta e verità totale sia il popolo, senza alcun tipo di connotazione attaccabile, rappresenta il più grande e terrorizzante spauracchio per chi sta cercando senza successo di far calare le tenebre su tutto. In mancanza di quella connotazione, se ne crea dunque una posticcia, un’etichetta brutta da appiccicare a tutti.


“I radicali (la sinistra) accusano gli avversari politici dei difetti e delle malefatte che sono invece tipicamente loro”.


#uomo_guerrieroE’ anche per questo motivo che ritengo indispensabile non cedere di un’unghia sulla pressione che in tanti stiamo facendo sulla questione della Val D’Enza. Verificate sempre con attenzione ciò che condividete, perché se utilizzate qualche fake, probabilmente messo in giro da chi vuole intorbidire le acque, verrete immediatamente blastati o sbranati dal Mentanino di turno, con gravi danni per la mobilitazione generale. Fatte le debite verifiche, però, non smettete, non smettete mai di bombardare chiedendo verità e giustizia. Fatelo senza esporre bandiere, appartenenze, convinzioni personali. Fatelo perché ci sono di mezzo bambini sottratti ingiustamente alle proprie famiglie e dati in affidi inidonei per motivi economici e ideologici. Detta così, è una faccenda che va oltre le appartenenze, attiene alla civiltà e alla cittadinanza tutta, ed è in questo modo che occorre muoversi, ignorando i tentativi di delegittimazione che si sta portando avanti.

Infine, è cruciale farsi vedere. Non limitarsi a digitare indignazione su qualche social. Mostratevi, faccia e corpo, in ogni occasione possibile su questa vicenda. E, di nuovo, facciamolo senza colori di partito, associazione o senza simboli confessionali. Occorre esserci come cittadini e basta, se davvero si vuole fare sufficiente pressione affinché niente venga insabbiato o seppellito e i magistrati si sentano sostenuti. In questo senso, lo ribadisco, l’occasione c’è, ed è fondamentale: il 20 luglio, ore 10.00, presso la statua delle Tre Grazie di Bibbiano, “armati” di scarpette bianche da bambino per un flash mob che diventerà corteo. E dimostrerà ancora una volta ai veri avvelenatori di pozzi che no, stavolta non gli è consentito di farla franca, per quanti sforzi facciano e per quanto supporto possano ottenere dai media mainstream.

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One thought on “La sporca operazione per seppellire i fatti di Bibbiano

  1. Comico il servizio sul Tg2 che svela come possa nascere conflitto di interessi anche all’interno del mondo cooperativo: una madre quattro anni fa aveva chiesto aiuto ai servizi sociali (non spiega il perché, quindi è come se avessimo già la risposta) e loro le hanno messo contro la figlia che ora può venirle tolta. Traduzione: un tentativo di falsa accusa rivoltatosi contro.

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