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La storia di Ermete, eroe ed esempio

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varie_uomocontrodonnaLe quote rosa, il divario salariale, il femminicidio… E poi le statistiche sono affidabili o no? ISTAT dice una cosa, i ministeri un’altra, le femministe un’altra ancora, e noi contro tutti. Argomentazioni, dati, fatti, ragionamenti, logica, testa e pancia: la violenza è trasversale o è solo maschile? Esiste la mascolinità tossica, ma che dire di quella femminile? E così si parla si parla si parla senza sosta, ci si confronta e affronta, spesso con toni aspri, non di rado inconciliabili, lontani anni luce da un’idea comune che possa funzionare da catalizzatore per qualcosa di positivo. Ma alla fine, con tutta questa sovrastruttura di discorsi e ragionamenti, qual è l’obiettivo? Perché tutto questo accanimento, questo impegno quotidiano per qualcosa che ognuna delle parti contrapposte ritiene che sia il Bene contro il Male?

Non saprei dire quale sia l’obiettivo della controparte e se mi soffermo a pensarci inevitabilmente individuo scopi poco nobili. Ma sono di parte. Posso solo parlare per me stesso, dunque. E se mi chiedessero qual è il mio obiettivo, con licenza di utilizzare la retorica, risponderei senza timore alcuno: l’amore. Ommammamia che questo blog diventa melenso, si dirà. Non è così, si tratta di un’osservazione oggettiva. Perdere minuti e ore a chiedersi se il patriarcato esiste o sia esistito distoglie soltanto l’attenzione da una strada che è di fatto imperativo percorrere. Faticosa perché in salita e costellata di trappole, ma vera, l’unica possibile per uomini e donne. L’unico modo per rendere questi concetti pienamente comprensibili è appellarsi a un esempio eroico. E l’eroe che indica la via c’è.

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varie_ermeteelsaSi chiamava Ermete, aveva 92 anni, viveva a Genova. Molte decadi prima aveva notato Elsa, bella donna pavese, giunta nel capoluogo ligure per lavoro. A Ermete piacque così tanto da passare ogni giorno da quel marciapiede, per poterla vedere. Se accadesse oggi, con buona probabilità Elsa lo denuncerebbe per stalking e lui passerebbe l’anima dei guai. Nel 1952 però le relazioni umane erano ben diverse: Elsa nota il giovane, accetta la sua corte, si innamorano, si sposano e pochi anni dopo hanno una figlia. Sempre insieme, nella buona e nella cattiva sorte. Uno di quei casi in cui la relazione e il matrimonio sono la formalizzazione di una simbiosi, della fusione in un unico essere di due individui distinti. Non c’è servilismo dell’uno rispetto all’altro, non ci sono rivendicazioni o recriminazioni fini a se stesse: c’è una piena complemetarietà, costruita giorno dopo giorno. C’è il completarsi vicendevole, c’è, appunto, amore.

Elsa è morta martedì scorso, a Genova, all’età di 97 anni. Cito dalla cronaca del Secolo XIX, giornale locale: “è stata la figlia Daniela a dire al padre che mamma non c’era più, che si era spenta e che non sarebbe più tornata a casa. L’anziano ha fatto cenno con la testa di aver capito ma non ha detto niente. Il dolore era stampato sul suo volto. Ha cercato di non piangere. Ma le lacrime sono scese lo stesso. ‘Gli avevo detto che, in caso di cattivo tempo, non sarebbe dovuto venire in chiesa per il funerale. Volevo evitare che si prendesse un malanno’, racconta Daniela. E il genitore ha fatto un altro cenno con la testa. Ma non era rassegnato. Ha passato una notte serena e mercoledì mattina sembrava anche stare bene, tanto che il suo badante gli ha servito il pranzo”. Poche ore dopo la badante trova Ermete, 92 anni, con il capo reclinato. Morto anche lui, di infarto, nemmeno 24 ore dopo la compagna di 64 anni di matrimonio.

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charli-chaplin-tempi-moderniCrepacuore, si dice anche. Il cuore muore perché una sua parte è già morta. Quella consegnata alla propria compagna molti anni prima. E un cuore non vive a metà, non può farlo. Ermete, ne sono certo, ci dà così un esempio di morte felicebella morte. Forse ci suggerisce anche l’esistenza di un aldilà, con quella sua volontà di raggiungere l’amore della sua vita, non potendosi rassegnare di restare senza di lei. “Non si rassegnava”, così vengono etichettati oggi gli uomini che reagiscono male alla perdita della loro compagna. Così, sminuendo quel tipo di vissuto, si stigmatizzano quei pochissimi che perdono la testa. Nessuno si sofferma a cercare di comprendere cosa c’è dietro quell’incapacità a rassegnarsi. Tanto meno nei casi maggioritari in cui l’uomo non reagisce in alcun modo, non fa male a nessuno, però muore dentro pur continuando a rimanere vivo in una vita che da quel momento diventa supplizio.

Amare davvero anche questo vuol dire: non rassegnarsi. Non concepire una vita senza la persona cui si è dato tutto in termini di affetto, vita, senso dell’esistenza. Non c’è nulla di ossessivo o psicotico in questo. C’è la profonda realtà di sentimenti umani non avvelenati da cattiverie, malizie, informazione deviata e inquinante. C’è solo la matematica del cuore, quella per cui uno più uno dà un uno ancora più grande. Un modo di vivere la relazione che si è persa oggi, tranne in qualche rara e fortunata circostanza. Per una donna moderna perdere il partner troppo spesso significa avere l’occasione di “provarne” una molteplicità di altri, ed è proprio quell’occasione, vissuta come “emancipazione”, che spinge spesso a rompere le relazioni. Per un uomo moderno perdere la propria partner troppo spesso significa dover fare a meno di tutto il senso di una vita, e per questo tende a combattere e a non rassegnarsi con facilità.

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donna_rifiuta_fiori_uomo_arrabbiato-id22725Vengono dal passato le storie di persone, uomini e donne, nobili ed eroici, che sublimano la loro incapacità di rassegnarsi gettando contro la morte la potenza del proprio amore, così sconfiggendola eroicamente. Ci spiegano in parte anche da dove derivino quelle pulsioni disperate che spesso portano a omicidi seguiti da suicidi. Queste storie raccontano che esistono uomini e donne capaci di darsi interamente all’altro e che così dovrebbe essere l’amore. Però così oggi l’amore non è, anzi. Le coppie sono in gran parte mal assortite: uno si dà e l’altro prende e basta. Ed è per questo che al loro termine si hanno conflitti e morti interiori, qualche volta anche morti vere e proprie. Il concetto di amore è attualmente così deviato che solo grazie alla fortuna due persone ugualmente capaci di darsi si incontrano e proseguono il loro cammino fino passare assieme anche l’ultima soglia. Eroi rarissimi che schiaffeggiano la morte fino a renderla bella. Eroi come Ermete ed Elsa non se ne fabbricano più. Il contesto chiede tutt’altro che coppie così. Eppure mancano, nella stessa misura con cui manca una pace e una prospettiva costruttiva tra i generi.


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26 thoughts on “La storia di Ermete, eroe ed esempio

  1. “Se la ami non la uccidi”. Infatti non è lui che uccide lei. E non è lei l’uccisa. Lui è uno zombie, è ciò che resta di colui che forse una volta era un uomo, poveri resti votati alla fossa comune perché indegni di un funerale, anima dannata digrignante i denti, incredulo dopo la trasfigurazione di una lei, una volta venerata e adorata compagna di vita, che getta la maschera e si rivela la più spietata e feroce delle aguzzine, torturatrice dei sentimenti e delle emozioni di lui nel cinico disprezzo dei valori più cari di una unione: fedeltà, amore e sacrificio per i figli da coltivare insieme, gioie e sconfitte della vita da affrontare insieme; tutto distrutto spesso per una riaffermazione di potere nella relazione e fuori, per una ripicca, per una miserevole e nefasta influenza di persone che avendo a loro volta distrutto la propria unione, e avendone ricavato da ciò vantaggio materiale, diffondono la peste della disonestà e della furbizia come unici valori da usare verso il partner.

    1. ti sei fatto tutto un film: le ex mogli uccise sono tutte nessuna esclusa viscide arpie avide di potere e di denaro, gli assassini sono poveretti da compatire tutti nessuno escluso. ecco Giuseppe, ti ringrazio per aver scritto questa cosa perchè hai dato la rappresenrazione plastica di quello che intendo quando parlo di una visione culturale che giustifica i mariti uccidono le ex mogli, quella visione culturale è la tua e l’hai espressa in questo post. Non sprecherò il mio tempo per dirti che anche se le donne uccise dagli ex fossero tutte come tu le descrivi (e non lo sono) l’omicidio sarebbe comunque ingiustificato, voglio però darti parzialmente ragione su un a cosa: “una volta venerata e adorata compagna di vita”, ecco il problema forse è in parte questo: la “venerazione” si tributa agli dei, alle dee, ai santi, alle sante, agli angeli, a creature soprannaturali, oppure a un ideae astratto; le donne invece sono esseri umani , non sono angeli nè diavoli e neanche proprietà, e un uomo adulto dovrebbe vederle e se possibile amarle in quanto umane. Ammesso e non concesso che tutti i mariti assassini “venerassero” le loro vittime (e non credo) ti dico che la venerazione non è amore, e quando tu veneri qualcuno come fosse un angelo e scopri che non era un angelo ma era un comune essere umano come te, con i pregi e i difetti, le debolezze di un essere umano, te la puoi prendere solo con te stesso. Idealizzare il partner durante la relazione è un grave errore quanto lo è demonizzarlo quando decide di lasciarci come è suo diritto), o tradisce la nostra fiducia (e questo non è un suo diritto ma non è un atto da punire con la violenza). La venerazione lasciamola agli angeli e ai santi per chi ci crede; le persone non si venerano, si amano, e le donne, casomai non si sapesse, sono persone

      1. anche perchè, opinione personale, essere oggetto di venerazione da parte del partner può essere piacevole per un po’ ma alla lunga è noiosissimo. Voglio amare una donna non venerarla e voglio essere amato, della venerazione non me ne faccio nulla

    2. Il fatto e’ che cerchiamo di far sopravvivere un istituzione come il matrimonio che andava bene ai tempi di Ettore e Andromaca, ma non ai tempi di Ned e della sua concubina/persona/cittadina/lavoratrice di sesso f.
      E’ necessario rivoluzionare il matrimonio, sostituendolo con un patto di convivenza e divorzio con clausole chiare e inequivocabili.
      Cio’ che e’ possibile per i ricchi non sprovveduti, ossia un divorzio senza possibilita’ di interpretazioni opportunistiche sulla ripartizione dei beni, deve diventare obbligatorio per tutte le famiglie.

  2. Questo post mi ha fatto ricordare quando Gesù seduto vicino ad un pozzo di acqua disse a una donna samaritana ‘va e torna qui con tuo marito’
    La donna rispose ‘non ho marito’
    Gesù ‘hai detto bene, hai avuto cinque mariti e quello con cui sei adesso non è tuo marito’

    È la storia di una donna dal cuore disordinato che ha avuto tanti mariti ma nessuno è stato amato, sono troppe le donne moderne simili a questa donna di duemila anni fa, uomini usati per convenienze materiali e mai amati, e quando cessa la funzione “utilità”, gettati all’interno dei meccanismi giudiziari di stato per spremere quanto sia possibile.
    Troppe donne moderne non amano e non sanno cosa sia l’amore e non sanno di essere prive del dono più bello, non perché non l’hanno ricevuto ma perché è stato perduto.

  3. Articolo che un po’ commuove, inguaribilmente romantico, ma purtroppo il mondo è cambiato, non è più il 1952, e neppure il 1962, né il 1972, né il 1982, e pertanto è mio dovere morale riportarvi con i piedi per terra.
    Messaggio di Eric Lauder agli uomini che nel 2019 firmano ancora un contratto di matrimonio:

  4. @Ned, che si autoproclama “romantico”.
    sei il grado zero del romanticismo : stai al sesso come Young Signorino alla musica.
    Il romanticismo è un retaggio culturale maschilista, appartiene alla cultura maschilista : è cantato da Omero, Shakespeare, Hemingway … tutti grandi maschilisti saturi di “virilità tossica e visione stereotipata della donna”.
    Lo ritrovi nel cinema maschilista, nella musica maschilista … in ogni attività umana precedente il femminismo, ossia maschilista.
    Perchè tutto ciò che precede il femminismo è maschilista e il femminismo vi si aggiunge come una svolta sbagliata che conduce in un vicolo cieco e sterile.
    Tu non hai nulla a che spartire con la civiltà maschilista : puoi autoproclamarti “romantico”, nel senso che puoi avere qualche opinione bizzarra su te stesso e tentare di spacciarla per buona.
    Ma hai la stessa autorevolezza con la quale potresti raccontarci di aver fatto un viaggio su Marte.

    1. pensala quello che vuoi, ma io polemizzo pure contro quella parte del femminismo che ritiene l’amore romantico un “costrutto sessista”, è una argomentazione “femminista” su cui non sono d’accordo, loro vedono la possessività che può portare a uccidere l’ex partner come l’essenza dell’amore romantico e pertanto condannano il romanticismo come maschilista, io sono di un altro avviso, l’ossessione possessiva che porta taluni a uccidere non ha nulla a che fare col romanticismo

    2. “Lo ritrovi nel cinema maschilista …”

      e non sono quasi mai d’accordo con le femministe quando bollano il film tal dei tali come “maschilista” o “oggettificante”, quasi sempre non ci azzeccano anche perchè si basano su quella assurdità pura, partorita da chi non capisce una ceppa nonsolo di cinema ma di narrativa in generale, che è il Bechdel test.
      E difendo pure Omero, Shakespeare ed Hemingway (il “machismo” di Hemingway era, come è quasi sempre, una recita che nascondeva una grande sensibilità e fragilità interiore e Per chi suona la campana rimane un romanzo bellissimo, non mi interessa cosa dicono)

      1. e va da sè che pure gli anti-femministi non ci azzeccao quasi mai quando bollano un film come “misadrico” (questo blog nella sua rubrica “l’angolo di Goebbels” ha bollato come misandrico il film on Paola Cortellesi sulla befana solo perchè nel trailer se la prende con Babbo Natale, sto ancora ridendo)

        1. Perché vorresti dire che in tutto il film non c’è una rappresentazione iper-esaltata della donna in quanto tale? Vorresti dire che il messaggio non è il solito trito e ritrito?

  5. alle donne moderne vai bene solo se gli dici sempre di sì.
    Se avessi il potere di riportare sulla Terra i valori romantici del maschilismo, non lo farei : questa generazione sterile ed inetta non li merita.

  6. Ned, vedo che ti è sfuggito il senso dell’articolo.
    Nuovamente. Lasciami spiegare:

    1 – L’articolo non giustifica in alcun punto gli uomini che uccidono le proprie amate, precisando inoltre che tali avvenimenti sono una minoranza rispetto al quadro generale

    2 – L’amore col ‘femminicidio’, strano termine per omicidio, centra eccome: immagina, a rigor d’esempio, di essere innamorato di una bella donna, e lei pare esserlo altrettanto. Dopo i necessari passaggi, voi due vi sposate o quantomeno costruite una realtà familiare insieme.
    Ad un certo punto, però, a tua moglie non vai più bene: comincia la separazione, che in questo paese va a favore quasi assoluto delle donne. Vedi la persona che amavi e per la quale hai dedicato tanto tempo ed energie sputare sui tuoi sforzi mentre ti deruba di ciò che hai costruito insieme a lei, e non solo. Dubito che tu non ti senta molto arrabbiato in tale frangente.
    Bene, uomini deboli sottoposti ad una tale pressione e dolore, specialmente provenienti da una persona che hanno amato, possono perdere la testa e fare follie.
    Donne così ti uccidono l’anima.

    3 – La società moderna ha consolidato un rapporto sempre più unilaterale dell’amore, come già citato nell’articolo. Dove la donna è vista come la parte sempre ricevente. Dimmi te come si fa a creare un rapporto solido se uno deve essere come lo schiavo dell’altra.

    1. se ho amato veramente quella persona non la uccido, mi ammazzo io e basta nell’ipotesi peggiore, ma a lei non la tocco anche se divesse ridurmi in mezzo a una strada.
      Che poi sembra che per te ogni donna uccisa dall’ex marito sia una arpia assetata di denaro, che lo deruba di tutto e ci gode, guarda che non è così e poi esistono casi in cui vengono uccise le ex fidanzate e lì non ci sono separazioni giudiziali e mantenimenti, vengono uccise solo perchè hanno lasciato quell’uomo e questo non è amore

      1. L’hai detto: sei un romantico e si vede. Augurati di non trovarti MAI MAI MAI nella condizione di morire dentro, come ha giustamente detto il commentatore anonimo prima. A quel punto capirai. Probabilmente non ucciderai né lei né te stesso. Sei troppo intelligente per fare una scemenza simile. Il problema è che non tutti sono intelligenti. Esiste una minoranza che perde la testa e che, pur avendo amato la propria donna più della sua stessa esistenza, non concepisce che la realtà costruita assieme venga sovvertita, magari per futili motivi. Dunque prova a ricrearla nell’aldilà, uccidendo e suicidandosi. Un atto estremo, folle e criminale, ma la logica di base è questa. Il mio articolo non vuole giustificare l’omicidio, solo tu puoi pensarlo. Il mio articolo cerca, nella morte di Ermete, una spiegazione a quegli atti estremi. C’è chi per amore muore di crepacuore, probabilmente felice di raggiungere la propria amata e chi, con la stessa pulsione, vuole replicare nell’aldilà l’amore in cui aveva sperato e investito tutto e che per qualche motivo si è dissolto. Ciò non toglie che sia un maledetto criminale, se lo fa. Ma la pulsione è la stessa che ha portato Ermete a chinare la testa e spegnersi per raggiungere la sua adorata Elsa. E’ la spiegazione dell’incapacità di alcune persone, uomini soprattutto, ma anche donne, a rassegnarsi. Spiegazione, non giustificazione. Testa di legno.

        1. Non capisco perchè continuate a dare corda a un troll, non apporta niente alla discussione, è molesto e inutile.

          1. Non sono d’accordo, Marta. Come ha detto bene qualcuno, Ned rappresenta il “downgrade” a cui un uomo può andare incontro quando cede alla narrazione femminista. Il suo è un esempio prezioso di intelligenza mandata all’ammasso dell’ideologia. Va ammirato e studiato con attenzione massima.

          2. Noi uomini siamo in genere molto più tolleranti di voi donne, lo dico senza intento denigratorio, è semplicemente una differenza.
            Amiamo capire il perché di certe perversioni.

            Ci sono stati uomini che nel 1986 sono entrati dentro la camera del reattore di Chernobyl, perché “volevano capire cosa era andato storto”, cosa vuoi che sia, a confronto, tollerare Ned?

        2. A me Ned/Paolo/Vlad 1984 non sembra particolarmente intelligente: nessun uomo veramente intelligente aderirebbe così acriticamente alla narrativa femminista, perché capirebbe bene che è contro se stesso. In altre parole: la fregatura c’è, e si vede bene.

          1. Io lo trovo intelligente per il suo modo articolato e spesso astuto di argomentare. Non so che mestiere faccia, ma sarebbe un ottimo avvocato e un eccezionale politico. Inoltre è un espertone di cinema e questo per me è un punto a favore. Stimo chiunque abbia saputo andare nel profondo di una passione personale fino a diventarne un esperto. Credo che però questo suo buon potenziale sia inquinato da due elementi: il conformismo e la scarsa autostima. Entrambi portati da una storia personale che non conosciamo, forse. Mi spingo a dire che un polemista come lui “dalla nostra parte” sarebbe utilissimo. Invece il suo conformismo e la sua poca autostima lo inducono a un approccio democristiano: sta un po’ di qua un po’ di là. Né carne né pesce. Ed è un peccato.

            1. Espertone di cinema uno che crede che la Bellucci sia una brava attrice??
              Poi capisco che se riesci a far ragionare lui allora tutto è possibile…
              Facciamo che è un esperimento, finora non tanto riuscito.
              A me comunque i maschipentiti fanno più schifo delle femministe.

  7. sono cose che succedono nelle coppie di anziani che hanno passato insieme tutta una vita, Sandra Mondaini è morta pochi mesi dopo il marito; la moglie del fumettista Jacovitti è sopravvissuta solo poche ore dopo la morte di lui.
    Questo poteva essere uno di quei post con cui avrei concordato quasi senza riserve, sono un romantico, credo nell’amore e storie come questa non possono che toccare le mie corde interiori ma..no tu non hai resistito a parlare del femminicidio che con l’amore non centra nulla, e usi espressioni edulcoranti come “reagscono male” o “perdono la testa” per descrivere chi uccide la donna che diceva di amare (ma non amava) solo perchè non voleva più stare con lui. Se dicessi che quella madre che sbatte il neonato per terra “reagisce male” o “perde la testa”scriveresti millemila post indignati, se scrivessi che le maestre che picchiano i bambini hanno “perso il controllo” perchè ormai anziane o stressate mi sbraneresti (e faresti bene) ma no per i mariti assassini ecco mille parole edulcoranti. Stasi, questa minoranza di uomini non “reafisce male” e non “perde la testa”, compiono dei crimini orrendi, infami e disgustosi che non centrano nulla con l’amore.punto e basta
    Ermete amava Elsa, Sandra Mondaini amava Raimondo Vianello, Floriana Jodice amava Benito Jacovitti, invece chi uccide il coniuge che l’ha lasciato non l’ha amato mai, non sul serio.
    Onore ad Ermete, onore agli uomini che amano davvero; disonore e infamia perpretua per gli uomini che uccidono la ex moglie che mentendo dicevano di amare. Se la ami non la uccidi; soffri per l’abbandono come è legittimo ma non uccidi

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