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L’insostenibile leggerezza dell’essere Nadia Somma

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persone_nasommaSono tante le persone a cui io personalmente ma soprattutto questo blog non siamo simpatici. Ci sta, non ho l’ambizione di piacere a tutti, anzi. Tra le più attive odiatrici, essenzialmente perché impaurite da me e dai miei contenuti, c’è Nadia Somma, “attivista del centro antiviolenza Demetra”, come si definisce sul blog che il “Fatto Quotidiano” le concede sul proprio sito web. Già da sola quella definizione trasforma il soggetto in una netta controparte di questo blog, ed è così che l’ho sempre considerata quando esprime le sue idee, così come tutte le altre/altri sue/suoi sodali. Non mi sono mai spinto, per mia policy, a considerarla altro che una controparte. Pare però che questo galateo del confronto non sia condiviso da Somma. Nella sua insostenibile leggerezza dell’essere, da tempo ha deciso di considerarmi solo e semplicemente un nemico, qualcuno a cui fare una guerra senza quartiere, con mezzi leciti e illeciti (in senso etico).

Lo sapevo già, ma ne ho avuto prova in occasione della faccenda dell’invito RAI che ho ricevuto a parlare del “Codice Rosso”, poi finito in un vergognoso bavaglio. Nella mobilitazione generale femminista per negarmi la libertà di espressione, Nadia Somma è stata in prima linea, senza risparmiarsi. A suo dire, nonostante tre anni di attività, 856 articoli all’attivo (escluso il presente), un libro pubblicato e altri due in arrivo, 12 mila followers su Facebook e più di 100.000 contatti unici al mese sul blog, dove ospito voci autorevoli come Fabio Nestola o Elisabetta Frezza, il tutto senza avere interessi economici connessi o conflitti d’interesse (il blog vive solo dei contributi spontanei dei lettori), io non ho i requisiti per parlare in pubblico di “Codice rosso” o di violenza contro le donne o di relazioni di genere. Nella normalità delle cose, una dichiarazione del genere dovrebbe essere sostenuta da contro-deduzioni in grado di sbugiardarmi e dimostrare come io diffonda dati falsi, analisi infondate, riflessioni non verificate. Così fanno, di regola, due controparti. Invece no, Somma la mette sul personale. Come ha insegnato il buon Schopenhauer, se non riesci a distruggere il ragionamento, distruggi il ragionatore.


Attacca il ragionatore, non sapendo come distruggere il ragionamento.


varie_ventilatoremerdaA più riprese mi ha definito “stalker” su Facebook e Twitter, facendo riferimento a un procedimento cui io stesso ho accennato in un’intervista, ma di cui Somma non sa né sviluppi né esiti. Per non saper né leggere né scrivere, comunque mi definisce impunemente in quel modo, e con lei molte altre ed altri del suo “giro”. Altrove allude anche a miei presunti problemi sessuali. Con l’aiuto di un tizio piuttosto noto (famigerato?) sul web, che ho sempre pensato fosse un suo profilo fake (ma ahimè pare non lo sia), sostiene che io abbia detto che le donne che denunciano vadano bruciate vive, e con ciò io partecipi a un “linciaggio sessista” del genere femminile. Parole che non ho mai pronunciato e pensieri che non ho mai elaborato e chi mi legge lo sa bene. Ma sui social è consentito dire qualunque cosa senza incorrere in alcuna sanzione e così manca poco che mi attribuisca pure il fenomeno del riscaldamento globale.

Non bastasse, per dare forza alle sue contestazioni presso la RAI, va a pescare uno sfogo che avevo scritto sul mio profilo personale di Facebook relativo alla vicenda di Luigi Tarascio. La lettura delle sue ultime parole mi aveva turbato nel profondo, in esse avevo visto riflesse le centinaia di storie che ho raccolto finora (inclusa la mia personale), avevo sentito tutto il dolore di un mondo troppo a lungo massacrato e demonizzato e sì, lo ammetto: non mi sono tenuto e mi sono espresso molto al di sopra delle righe entro cui abitualmente sono solito esprimermi. Ho così raccolto in un’unica categoria tutte le tante donne che conducono gli uomini allo stremo delle loro forze psicologiche e ad esse, e solo ad esse, non certo a tutte indiscriminatamente, ho attribuito un termine volgarmente offensivo: “cagne”. Una voce dal sen fuggita, frutto del poderoso tormento suscitato dalle ultime parole di Luigi. Errore nell’errore, non mi sono accorto di aver lasciato aperta a tutti la privacy di quel post. Somma ha avuto così buon gioco a fare uno screenshot e a usare uno sfogo temporaneo e irrazionale come prova provata di una mia generale misoginia e inadeguatezza a esprimere pubblicamente delle opinioni.


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persone_tarascioNon voglio cedere alla tentazione di andare a pizzicare Somma negli scivoloni bullisti, denigratori o violenti che fa nel suo profilo personale, non sono come lei. Non posso fare a meno di notare però che a criticarmi per quel post è una persona che non si fa alcun problema a mistificare la realtà. Prima di prendersela con me, infatti, nel suo post dice che Tarascio, morto suicida dopo aver subito inenarrabili violenze psicologiche dalla moglie, diffamerebbe quest’ultima nel suo post di addio, alla faccia del “victimblaming” a cui quelle come lei strillano di continuo. Luigi in realtà non diffama nessuno, semplicemente racconta la verità dei fatti e dei comportamenti che ha dovuto subire. Che poi la verità sia talmente dura da accettare da sembrare diffamazione è un altro paio di maniche: il problema di base è il comportamento della moglie, non il fatto che lui lo racconti prima di togliersi la vita. E sono questa mancanza di rispetto verso la disperazione altrui, specie se maschile, e questa idiosincrasia verso la verità dei fatti, quando contrasta contro la propria ideologia, che davvero danno la cifra del personaggio Somma, che pur con tale poco onorevole background sale sul pulpito per additarmi al pubblico ludibrio per uno sfogo temporaneo ed eccezionalmente “di pancia”.

Somma, che attacca chi non la pensa come lei dandogli del persecutore, del sessualmente disturbato, del misogino, esponendosi a querele a raffica, che però non farò (non la ritengo abbastanza importante per un paio di carte bollate), è anche, come detto, la stessa che viene ospitata sul sito di un quotidiano nazionale dove porta la voce dei voraci centri antiviolenza, di cui lei stessa è attivista e operatrice, dunque in palese conflitto d’interessi. Una sorta di lobbismo riconosciuto a cui il “Fatto Quotidiano” dà spazio, anche quando le riflessioni espresse non hanno alcun fondamento logico o fattuale, e anche quando la realtà dimostra le falsificazioni di cui si fa portatrice. L’esempio più lampante è questo suo articolo di un anno fa. In esso, Somma aderisce anima e cuore all’impostazione di Claudio Foti (parliamo di questo soggetto qui, per il quale avrebbe senso rivalutare Lombroso o il peggior villain di una favola dei Grimm) e Girolamo Andrea Coffari, il primo oggi sotto indagine per i fatti legati agli affidi dell’Unione Val D’Enza e il secondo avvocato difensore dello stesso Foti proprio per quei procedimenti.

persone_fotiSomma abbraccia Foti e Coffari con estrema convinzione e passione, e da essi prende lo spunto per attaccare tutto e tutti: l’alienazione parentale (che lei chiama strumentalmente PAS), il fenomeno delle false accuse (sminuito fino al ridicolo), il turismo sessuale (come fosse cosa che non riguarda anche le donne). Di contro esalta come guru assoluti, oltre a Foti e Coffari, personaggi come il magistrato Fabio Roia, noto per essere un attivo fiancheggiatore delle ideologie antimaschili e anti-padre espresse dal femminismo suprematista italiano. Ciò che rileva è però la totale assonanza tra Somma e personaggi oggi nell’occhio del ciclone per ipotesi di reato mostruose quali l’abuso sui minori, lo sfruttamento dei minori a scopi ideologici ed economici, la sottrazione di minori, il plagio e la manipolazione della loro memoria e della loro coscienza, e tante altre belle cosine del genere, che speriamo la magistratura si affretti ad accertare. Tra queste, va segnalato che da ieri Foti, un “mago” nel riconoscere i maltrattamenti sui minori, è indagato anche per maltrattamenti in famiglia a seguito di intercettazioni telefoniche. Insomma, pare che tra i riferimenti ideali di Somma manchino solo il Mostro di Firenze, Jack lo Squartatore e Joseph Mengele, poi il quadro sarebbe completo.


Somma abbraccia Foti e Coffari con estrema convinzione e passione.


Se l’accertamento apparirà essere quello che già emerge dalle intercettazioni e da una storia molto controversa, che vede morti e tragedie ovunque Foti e il centro Hansel e Gretel siano passati negli ultimi vent’anni (qui un elenco, per altro incompleto), questa corrispondenza di amorosi sensi di Somma si mostrerebbe per quello che è: una gravissima contiguità ideologica con soggetti abusanti che, me lo si lasci dire, sarebbe ben altra cosa rispetto a un mio singolo sfogo personale su Facebook. E che aggraverebbe anche un’altro versante della questione: a una persona che sostiene soggetti oggi discussi e forse discutibili, che avrebbero operato al di fuori di ogni protocollo internazionalmente riconosciuto a danno di tanti minori e famiglie, viene concesso un palcoscenico nazionale come il Fatto Quotidiano. Tra l’altro proprio la testata che, come se non bastasse, di recente ha iniziato una vera e propria epurazione delle poche voci autorevoli capaci di portare un punto di vista maschile su diverse faccende sempre molto fastidiose per la ghenga di cui Somma è parte integrante.

grafica_uomini-e-donneDue pesi e due misure, al solito. Sintomi di un regime totalitario che penalizza gli uomini in quanto uomini e favorisce le donne in quanto donne. Specie quando, come Nadia Somma, sono scorrette nel loro modo di confrontarsi e in linea generale allineate a ideologie e impostazioni talmente discutibili da finire sotto indagine giudiziaria quando qualcuno le mette in pratica. Nonostante tutto questo, per strano che possa sembrare, continuerò a considerare controparte chi sceglie la strada facilitata di considerarmi un nemico con cui non accettare il confronto ma solo da annientare con mezzucci miserabili, anche raccolti dal lato personale. Dato che alla fine sono i contenuti e gli argomenti che contano, mentre il resto è fuffa strumentale da social network, resto disponibile a un confronto pubblico con Somma e i suoi sodali, quando e dove vogliano, a prescindere dalle loro scorrettezze. E sempre che ne abbiano il fegato.


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18 thoughts on “L’insostenibile leggerezza dell’essere Nadia Somma

  1. A parte che la $omma fa il blog ma la criticano il 90% dei commenti e già questa è una goduria (le altre femministe hanno smesso da un pò, si vede che non avevano centri antiviolenza da difendere)…

    …. vorrei tato fare un sondaggio alle femministe e chiedere loro cosa farebbero se potessero passare una notte con Rocco Siffredi (o Gabriel Garko). Scommettiamo che non passerebbero il tempo ad insultarlo, malgrado la retorica anti-maskio ? 😀

  2. Ragazzi, questa cosa di Bibbiano è gravissima ma perché nessuno nota che il casino è venuto fuori SOLO perché toglievano i bambini alle madri? “Allontanati dalle famiglie” dicono. Sono gli stessi assistenti sociali di merda collusi con il femminismo misandrico che riempiono i tribunali di finte perizie su padri violenti. Però montare false accuse manipolando bambini osr allontanarli dal padre non è mai stato né grave, né un problema, né uno scandalo.. perché siccome i figli restano alla mamma “non è sottrazione”. Supremo interesse del minore.. dicono. O mi sbaglio?

  3. Davide, sappiamo che le femministe diffamano chiunque dissente dal loro odio contro gli uomini. Speriamo che Bibbiano ponga fine al loro business pedo-criminale

    1. …e proiettano sugli altri il loro odio. Perché non vogliono che si parli dei casi Bibbiano o delle false accuse, o degli uomini acidificati dalle compagne? Perché sotto sotto (e forse neanche tanto, almeno alcune se ne devono rendere conto a livello cosciente) sanno che se si dovesse applicare a questi casi la stessa logica che si applica a quelli in cui il colpevole è uomo, si dovrebbe concludere che le donne sono… insomma quello che loro dicono degli uomini. Ecco perché devono silenziarci in tutti i modi, perché rifiutano stolidamente ogni confronto: perché se si parte dai fatti veri e reali, sarebbero loro stesse, per la loro stessa logica, a essere misogine.

      1. mi scuso in anticipo se il commento apparirà come risposta ad un altro commento, ma la finestra si è aperta qui!
        domanda all’autore dell’articolo: questa paladina dei diritti delle donne sempre e comunque, attiva femminista, sa, o meglio sapere, se ha avuto occasione di riprodursi?
        meglio, ha la capacità di riprodursi?
        solitamente le femministe integraliste sono sterili…..

        1. Non saprei. Sul suo profilo Facebook dice che è sposata. E comunque non generalizzerei in questo senso…

  4. Frequento il blog della Somma sul FQ da molto tempo e mi sono fatto convinto, con il passare degli articoli e delle sue risposte agli utenti, che a lei freghi ben poco delle donne. A lei interessano principalmente i soldi che lo Stato elargisce (senza obbligo di rendicontazione) ai centri antiviolenza. Senza falsa modestia è nato da me l’hashtag #datecelisordi che adesso molti usano a commento dei suoi articoli.
    Attenzione, però, a non cadere nel tranello opposto.
    Foti è quel che è (e la magistratura si sta muovendo), ma parlare di maltrattamenti in famiglia quando si parla di “aver alzato la voce” e “aver buttato per terra un piatto” durante la separazione dalla ex-moglie ci mette sullo stesso piano della Somma. Per adesso il reato di violenza su piatti non mi sembra contemplato dalla giurisprudenza.
    Se siamo garantisti, lo siamo a 360 gradi.

    1. Siamo un po’ allo stesso punto di sempre. Concordo con te che dei piatti rotti (anche se non si parla solo di quello) non dovrebbero portare all’incriminazione per maltrattamenti. Ma come l’idea che così si ragioni se a romperli è una donna. Se è un uomo allora si rischia di fare la fine di Foti e di molti altri. Delle due l’una: o Foti è davvero un maltrattante (lo deciderà la magistratura), e Somma elargisce la sua stima a uomini maltrattanti, oppure non lo è ma è finito incastrato in un meccanismo che criminalizza gli uomini per un nonnulla. Meccanismo di cui Foti per anni è stato parte integrante. Un po’ come quei femministi fanatici sostenitori del #MeToo finiti poi anch’essi accusati per molestie. In ogni caso ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.
      Quanto al blog di Somma, posso solo dirti quello che dito a tutti: smetti di seguirlo. Più regali click e commenti, più il Fatto Quotidiano riterrà profittevole darle spazio. Gli inserzionisti amano le pagine dove si discute e c’è tanta interazione. Se restano pagine morte gli inserzionisti si ritirano e il Fatto Quotidiano toglie lo spazio. Ci sono tante belle cose da leggere in giro, perché proprio il blog di Somma? 😉

      1. Al di là del fatto che ho messo una serie di blocchi alla pubblicità sul FQ, adoro vedere fino a dove può spingersi il pensiero femminardo (che il femminismo era altro).

        1. Verso l’infinito e oltre lo spazio della Ragione.

          Il fitopatriarcato è la penultima notizia favolosa di questa estate dopo i capezzoli puntati della tedesca.

          https://www.ilsole24ore.com/art/il-sesso-alberi-perche-maschilismo-vegetale-fa-aumentare-allergie-ACWFGAZ?fbclid=IwAR161KY8qdXpfPQR_8UxziBMKU-fEBWhQY7FuwKUKTp-WUe7ks1viaZwEVk&refresh_ce=1

          Maschilisti del Web attaccano la Sea Watch!!!
          Voglio la prima dell’ESPRESSO!!!!!!

    2. Ha ragione Bob in questa sua osservazione finale.
      (Non concordo sulla prima, giacché è un fatto che prima è dilagato il femminismo e solo successivamente sono nati gli interessi economici connessi alle sue conquiste sociopolitiche. Cmq qs difformità di vedute non è importante).
      .
      Quanto a me, esercito una dura e dolorosa repressione delle mie pulsioni ogni volta che scrivo e parlo del conflitto dei sessi. Mi impongo la gelida lucidità della Ragione, il che consente di essere filosoficamente spietati senza però fornire pretesti al nemico.
      .
      Non cambia nulla rispetto agli attacchi ed alle censure di cui siamo oggetto.
      Il nemico non ha bisogno di pretesti, se li inventa a piacere …superior stabat lupus… ma è sempre meglio non fornigliene di precotti.
      Quella autorepressione non ci salva dalle maledizioni, dall’ostracismo e dal fango ma ci evita di dover morderci le labbra a posteriori.
      .
      Però capisco perfettamente Davide.
      .
      P.S. uso il termine “nemico” in piena avvertenza e con deliberato consenso.
      Non è una scaramuccia. E’ una guerra.

      1. “giacché è un fatto che prima è dilagato il femminismo e solo successivamente sono nati gli interessi economici ”
        Avresti ragione se la Somma fosse una femminista.

  5. In pratica sembrerebbe che Nadia Somma sia, per sua stessa implicita ammissione, una potenziale criminale: solo così si spiega come mai chi attacca una criminale e la chiama cagna per Nadia Somma diventa “uno che diffama le donne, che chiama cagne le donne”.
    Praticamente lei si sente come la criminale in questione, e pensa che tutte le altre donne siano come lei.

    Facciamo un esempio: Pacciani.
    Se io insultassi Pacciani e gli dessi del “cane” o del “porco”, cosa pensereste di uno che mi risponde tutto incavolato “tu diffami gli uomini, li chiami in modo sessista e gli dai dei porci e dei cani?”
    Pensereste che il tizio incavolato ha delle affinità notevoli con Pacciani, non c’è altra spiegazione razionale.

    1. Non necessariamente: non è cosa nuova che sia molto difficile chiamare una criminale donna in tale modo senza ricevere un qualche tipo di backlash da parte di qualcuno.

      Per quanto riguarda le affinità, il tuo discorso vale fintanto che la persona generalizzante sia a conoscenza dei misfatti di chi sta difendendo (il che, nel caso di Nadia Somma, pare essere valido).
      Altrimenti, una possibile altra spiegazione sta nel semplice tentativo di strumentalizzare l’insulto iniziale per perseguire gli scopi di una certa agenda (ovviamente, questa motivazione può coesistere con la precedente)

      Alla fine,ciò che salta fuori dall’articolo, che mi pare tu abbia compreso bene, è che la Somma, una delle criticanti più attive, possiede chiari conflitti d’interesse sull’argomento trattato e l’esaltazione del pensiero di personaggi ora riconosciuti come fautori di gravi reati.
      Ergo, una persona a cui non si dovrebbe dare ascolto senza avere forti, legittimi dubbi.

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