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Non cessa l’allarme dei femminicidi (inventati)

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verbale-poliziaNon se ne parla, trapela poco, ma il mondo psicotico del femminismo suprematista nazionale è letteralmente in panico. Motivo? Non ci sono abbastanza cosiddetti “femminicidi” quest’anno. Sanno che la Polizia di Stato è in agguato, definizione della Convenzione di Istanbul alla mano, per conteggiare i “femminicidi propriamente detti”, che ad oggi in Italia assommano a circa 13 da inizio anno. Meno che una quisquilia, di molto sotto al livello fisiologico. Ben intesi era così anche prima, ma ora è davvero eclatante. Hai voglia ad aggiungerci omicidi casuali, dettati dalla follia, da moventi economici, dalla pietà. Comunque siamo a un numero talmente basso da poter addirittura promuovere un’uscita dalla Convenzione di Istanbul, di fatto inapplicabile in Italia. E per questi dati di fatto è il panico totale da quelle parti.

Come rivendicare ruoli, soldi, leggi sempre più anti-uomo e liberticide, se gli omicidi di donne per motivi di possesso o dominanza maschile sono così pochi? Un bel problema. L’unica è osare l’inosabile, chiedendo aiuto ai sempre pronti mass-media di regime. Così qualche tempo fa è stata fatta uscire la notizia di un “femminicidio” avvenuto tipo quarant’anni fa, ma di cui si è scoperto il colpevole (teorico perché anch’egli ormai deceduto) soltanto ora. Purtroppo non riesco a recuperare l’articolo, ma la mossa era chiara: incolpare un morto per un fatto avvenuto in un tempo remoto in modo da poter conteggiare oggi il fatto come “femminicidio”. Una roba patetica, da disperati davvero. Che grazie al cielo è finita in nulla: quel fatto non c’è nei conteggi farlocchi tenuti dai vari siti di riferimento della galassia femminazista. Almeno per ora.

varie_hivUn nuovo tentativo di falsare la realtà per aumentare il sentore pubblico sull’emergenza “femminicidi”, pur in totale assenza di numeri reali, è stato fatto di recente, con la notizia per cui sarebbero tali anche quei contagi da HIV veicolati da uomini traditori alle loro mogli e compagne. “Femminicidio silenzioso” è stato chiamato dai media, appoggiandosi a statistiche elaborate da un paio di centri antiviolenza del ternano. Partendo da un paio di casi di “untori”, uomini sieropositivi che avevano avuto rapporti non protetti infettando alcune donne, si arriva a calcolare una media di 64 infezioni all’anno a danno di fanciulle inconsapevoli, portate da uomini brutti e cattivi che vanno a mignotte, non si proteggono e poi “uccidono” la moglie o la compagna attaccandogli la malattia. Sai che sogno poter conteggiare in un botto quelle 64 nella lista dei “femminicidi”? Senza colpo ferire il conteggio salirebbe alla quota media perfetta, quella che consente di utilizzare la formula “una donna uccisa ogni due giorni”. Che già era insensata prima e oggi è proprio destituita di ogni fondamento.

Tuttavia il cortocircuito c’è, ed è duplice. Perché sì, povere moglie e compagne contagiate dal maiale di turno. Che pure avrà preso la magagna da un’altra donna. Ma pietà verso quest’ultima no, zero. E’ malata pure lei, ma chissenefrega. I riflettori restano sulle “donne per bene” ingannate dal marito puttaniere. Che poi sia stato davvero lui a contagiarle è così certo? Chissà. I dati presentati vengono descritti sommariamente, non c’è certezza di nulla. Sono le solite statistiche dell’antiviolenza di professione, quindi resta tutto abbastanza nebuloso da poter dire a priori, non si sa perché, che sia stato il marito infedele ad attaccare il virus alla donna, e non magari qualche amante della donna stessa, pure lei magari infedele e scorretta. No, quella è un’ipotesi che il “femminicidio silenzioso” non contempla. Perché oltre che sempre vittime, per questo genere di narrazione le donne sono anche sempre tutte sante. Senza contare che, anche in questo caso, il “femminicidio” non avrebbe nulla a che fare con la sua definizione ufficiale.

survive-institute-crime-statisticsNon c’è alcuna attinenza con la realtà, ma poco importa: i tentativi di gonfiare le cifre del femminicidio proseguono e diventeranno sempre più isteriche mano a mano che ci si avvicina a fine anno. Anzi stiamo tutti pronti perché ai primi di agosto il Ministero dell’Interno rilascerà i suoi dati annuali sul crimine in Italia e avremo il solito giochetto trito e ritrito: i “femminicidi di metà 2018 (agosto-dicembre) verranno sommati a quelli di metà 2019 (gennaio-luglio) facendoli passare tutti per eventi del 2019. La cifra complessiva resterà minimale, ma comunque falsata. Allo stesso modo si spacceranno le denunce per un mezzo utile e fondato atto a misurare la violenza sulle donne nel nostro paese, fingendo di dimenticare che una denuncia non dice assolutamente nulla da quel versante, finché non se ne sa l’esito, ovvero se è stata archiviata o se si è conclusa con assoluzione e condanna. Si sa: le condanne rappresentano il 10% delle denunce. In un anno poco sarà cambiato purtroppo. Compreso il tentativo mistificatorio del femminismo suprematista italiano. A cui ormai, però, grazie al cielo, non crede più nessuno.


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8 thoughts on “Non cessa l’allarme dei femminicidi (inventati)

  1. Rimanendo sul tema rapporti sessuali protetti … la vulgata corrente afferma che sia il maschietto porcello a voler avere rapporti sessuali senza protezione …ma ho saputo in via confidenziale da un amico che durante un incontro intimo era stata la rappresentante dell’altra meta’ del cielo a chiedere di avere un rapporto “nature”, mentre lui ha insistito per un rapporto protetto … secondo voi la rappresentante del gentil sesso era semplicemente un’incosciente, o una volpacchiotta sopraffina che cercava di incastrarlo ..? A pensare male si commette peccato, ma a volte ci si azzecca …

    1. Ascolta, io ho (quasi) 54 anni, per cui non sono esattamente di primo pelo.
      Beh, esattamente 27 anni fa, frequentai per un po’ di tempo una separata (all’epoca 29enne) di Foligno, la quale si straniva soventemente perché io non accettavo rapporti penetrativi… non protetti.
      E di storie del genere, riguardanti amici e conoscenti, potrei raccontarne parecchie.
      La favoletta della povera donna innocente, vittima dell’uomo cattivo, ha veramente rotto gli organi di piacere.

  2. Ho trovato un articolo sul femminicidiofresco di uscita regioni maglie nere , eccovi la citazione ultra allarmante come se l’Italia fosse il Messico d’europa ” . . Una geografia dell’orrore che non conosce confini dunque, e che scavalca qualsiasi luogo comune che vorrebbe il sud dello stivale più prolifico in quanto a delitti commessi contro le donne . . .”
    https://www.cisiamo.info/cronaca/2019/07/08/femminicidio-in-italia/

  3. Faccio notare che non si è contato tanto per fare brodo il femminicidio / omicidio INVOLONTARIO compiuto dal cantante Michele Bravi dove è morta una donna per un sinistro stradale.
    In effetti sembra strano nemmeno la 27esima ora ne ha fatto cenno..

  4. E’ da decenni che va avanti questa storia.
    Già alla fine degli anni Ottanta, inizi anni Novanta, c’era chi accusava gli uomini in generale, di infettare le rispettive compagne.
    (Il contrario già allora era “impensabile” e “improponibile”.)

    E già all’epoca si affermava che un numero “enorme” di uomini aveva rapporti penetrativi non protetti con le prostitute.
    Insomma, la solita caterva di scempiaggini senza fine.
    Basta dire che in quegli anni, le uniche prostitute che – in rare occasioni – accettavano rapporti vaginali non protetti erano le tossiche, ovvero quelle che si facevano di eroina.
    Ma le prostitute “professioniste” si guardavano bene dal fare altrettanto.
    Non solo: in quei periodi era quasi impossibile trovare peripatetiche che accettavano rapporti oro-genitali senza profilattico.

    In merito riporto un dato significativo: nel 1993, il Consiglio Superiore di Sanità, dovette riconoscere che i casi di di prostitute con AIDS conclamata (a meno che non si trattasse di prostitute tossicodipendenti) erano complessivamente, nel nostro Paese, ben… sei!
    Sì, avete letto bene: in base ai dati divulgati dalle stesse autorità sanitarie, le prostitute non tossicodipendenti malate di AIDS erano in tutta Italia 6 (dicesi sei) su una “categoria professionale” valutata prudenzialmente (tra “full time” e “part time”) a 500.000 donne (cioè una percentuale molto inferiore allo 0,0001) e su un totale di malati adulti di AIDS, calcolato, dalle stesse autorità, a 18.455, cioè una percentuale dello 0,03%.
    Negli anni successivi la tendenza rimase quasi la stessa: al 31 marzo 1995, su 27.043 casi di AIDS in adulti, solo 22 riguardarono prostitute non tossicodipendenti.

    Tra l’altro, queste vecchie ossessioni sulle prostitute …”contagiose”, causarono anche tragedie.
    Ad esempio: un povero camionista si uccise, a Verona, perché, sulla base delle “informazioni scientifiche” diffuse all’epoca dalle autorità competenti, s’era convinto di aver contratto l’AIDS da una prostituta issata qualche giorno prima sul suo TIR.
    Né la psicosi riguardò solo l’Italia: il 18 giugno 1987 il Corriere della sera informava che ad Amburgo, in Germania, un portuale aveva fatto irruzione in un bordello ove temeva di aver contratto “la peste del 2000” (così fu denominata in quegli anni), ed aveva ucciso a revolverate alcune ragazze e la tenutaria, sparandosi poi un colpo alla testa.

    ——————————–

    Colgo l’occasione per evidenziare dell’altro.
    Nel 1988 l’andamento della crescita dei casi registrati portò a pensare che i 200.000 sieropositivi allora attributi all’Italia dalle solite “stime” delle autorità sanitarie sarebbero raddoppiati ogni 10 mesi.
    Di quel passo,nel 1994, i sieropositivi avrebbero dovuto essere nel nostro Paese circa 26.000.000…
    Viceversa, nel 1991, con una “incredibile” retromarcia, gli stessi “esperti” valutarono complessivamente i sieropositivi a 150.000 e alla fine del 1993 a “100.000 circa” (…); e così ogni anno fino al 1995, sempre e solo 100.000.
    Vale la pena di notare che gli organi di informazione, in ognuna di quelle occasioni, aggiunsero a queste cifre commenti del tipo:
    “l’infezione è in rapida espansione”.
    Ci si può “consolare” pensando che lo stesso avvenne, con poche variazioni, negli altri Paesi occidentali.
    Per esempio, negli USA le stime sei sieropositivi rimasero a quota un milione dal 1986 al 1996.

    (…)

  5. Leggendo in giro ho trovato che le donne sieropositive sono circa il 23% e il dato viene dipinto come drammatico.
    Del restante 77%, ovviamente, chissenefrega.

    1. Al momento son rimasto basìto.
      Come, il 23% delle donne sono sieropositive?
      Ma è un’epidemia pazzesca! Non è possibile…

      Poi ho realizzato che forse intendevi dire che, tra le persone sieropositive, il 23% è costituito da donne e il restante 77% da uomini (più trans e indefinibili vari? ???? ).
      Pfiuuuu!
      Allora ci sta (e ci sta benissimo anche il tuo sarcastico “Chissenefrega”).

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