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Propaganda che vince non si cambia

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Il 5 gennaio scorso, il Fatto Quotidiano ricicla nella sua homepage un articolo che aveva già pubblicato il 24 di novembre, alle porte della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Si tratta di un compendio stupefacente di falsificazioni e arrampicate sugli specchi per negare i dati ufficiali, che smentiscono la realtà mitologica raccontata da Rosa Nostra e dalle sue centrali affaristiche sul territorio, i centri antiviolenza. L’articolo se la prende con la Polizia di Stato, che nel 2018 ha conteggiato la risibile cifra di 32 “femminicidi” invece dei più di cento contati dalla Casa della Donna di Bologna. Per l’esattezza il report della Polizia dice che “sono 32 i femminicidi propriamente detti“, implicitamente ammettendo che circolano un sacco di “femminicidi” impropriamente detti. Eppure, dicono le vagine armate nostrane, loro fanno riferimento alla definizione data dall’ONU e le istituzioni italiane invece acquisiscono colpevolmente altre definizioni più limitate e meno appropriate: l’ISTAT ne usa una, il Ministero della Giustizia un’altra, quello dell’Interno un’altra ancora. Un’ammissione del fatto che, mancando una definizione univoca, il “femminicidio” di fatto non esiste. O meglio esiste e cambia a seconda delle necessità. Se poi si dà un’occhiata alla citata definizione dell’ONU viene oggettivamente da sorridere.

Femicide is generally understood to involve intentional murder of women because they are women, but broader definitions include any killings of women or girls. Femicide is usually perpetrated by men, but sometimes female family members may be involved. Femicide differs from male homicide in specific ways. For example, most cases of femicide are committed by partners or ex-partners, and involve ongoing abuse in the home, threats or intimidation, sexual violence or situations where women have less power or fewer resources than their partner.

“Si intende generalmente per femminicidio l’uccisione intenzionale di una donna in quanto donna, ma definizioni più ampie includono qualunque tipo di uccisione di donne o ragazze. Il femminicidio è usualmente perpetrato da uomini, ma talvolta anche da membri femminili della famiglia possono venire coinvolti. Il femminicidio differisce dall’omicidio di un uomo in maniera specifica. Per esempio, in gran parte dei casi il femminicidio è commesso da partner o ex-partner e si collega ad abusi domestici continuati, minacce o intimindazioni, violenza sessuale o situazioni dove le donne hanno meno potere o inferiori risorse rispetto ai loro partner”.


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Insomma, gira gira, qualunque donna uccisa da chiunque è femminicidio. Dentro la definizione dell’ONU può rientrare tutto e il contrario di tutto. Sfido io che la Casa della Donna ne conta 120 invece delle 32 della Polizia. Piace vincere facile eh? Fermo restando che in ogni caso resterebbe un numero insignificante e statisticamente fisiologico, le pasionarie italiane non riescono a mandar giù quest’ingiustizia insita nei numeri ufficiali, così si inventano una formulazione che è un capolavoro di nonsense e propaganda: “la violenza basata sul genere è di gran lunga la prima causa di morte violenta per le donne”, un po’ come dire che la rapina è di gran lunga la prima causa di vittime di rapine o che il troppo mangiare è di gran lunga la prima causa di indigestione. Prendendo un micro-gruppo specificamente caratterizzato è inevitabile individuare un trend dominante proprio in quel singolo carattere specifico. Trucchetti dialettici da propaganda un po’ disperata e da quattro soldi.

Si nega anche, con giri di parole magistrali, la significatività dei dati sulle denunce: tutte in calo, specie quelle relative ai cosiddetti “reati civetta”. Viene ovviamente ignorato il fatto che il 95% di esse finisce in archiviazione o assoluzione, quello sarebbe davvero troppo. In ogni caso anche quella tendenza viene negata dalle nostre eroine: tutto sottostimato, la violenza comunque dilaga, le donne subiscono violenze ma non denunciano, quindi le istituzioni sbagliano tutto. Bisognerebbe, dicono, aggiungere i dati provenienti dai pronto soccorso (nota bene: io li ho di tre regioni ed è meglio che non li vedano, avrebbero una pessima sorpresa…), ma soprattutto gli unici dati giusti sono quelli della rete dei centri antiviolenza, punto e stop. Peccato che essi, per loro stessa policy, non rendano pubblici i nomi di chi ha chiesto aiuto, non c’è nulla di trasparente nei loro dati, quindi valgono meno di zero.


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In mancanza d’altro ci si appiglia alle solite trite e ritrite statistiche ISTAT furbescamente costruite nel lontano 2014 da Linda Laura Sabbadini, citata più volte come decana di questa fuffa. E naturalmente si dice che le donne vittime di violenza in Italia sono X milioni e fischia. Non si ipotizza che siano sulla base di stime statistiche raccolte in modo discutibile su questionari farlocchi, ma sono. Argomento già ampiamente affrontato e “debunkato” su queste pagine. Il tutto per arrivare al cuore della questione, affrontato giusto in fondo all’articolo: servono più soldi per i centri antiviolenza e la proposta di legge del Senatore Pillon fa schifo. Tutta la tiritera precedente, con tutto il suo rumore di unghie sugli specchi e virtuosismi dialettico-propagandistici per arrivare lì, a quei due punti fin troppo banali.

Come detto, questo mucchio di sciocchezze è stato pubblicato dal Fatto Quotidiano il 24 novembre, prima della grande kermesse che porta in piazza ogni anno tutta la lobby politico-economica di Rosa Nostra. Insomma, quando è stato pubblicato, aveva un suo senso, sempre in termini puramente propagandistici. Ma perché ricicciarlo il 5 gennaio dell’anno dopo? Semplice, perché la propaganda ha le sue regole e i suoi meccanismi. Il primo dei quali è: ripetere ossessivamente il concetto, specie se è una bugia, senza mai stancarsi. Solo così diventa verità. Dunque anno nuovo, vita nuova, ma stesse bugie. Propaganda che vince non si cambia. I cervellini dei lettori vanno impostati e instradati per bene anche nel 2019. Hai visto mai che si dimentichino della “mattanza” e della “strage” e del “cataclisma” dei ben 32 femminicidi all’anno.


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3 thoughts on “Propaganda che vince non si cambia

  1. probabilmente non è solo questo…. probabile che ricerchi di aumentare il numero di accessi, anche da parte dei pro pillon ( se non sbaglio si chiama click baiting )

  2. come avevo scritto sul FQ, quando ho tempo e voglia (spesso è fatica inutile)
    replico qui:
    < le agitatrici parlano ormai da anni di "violenza maschile sulle donne".
    Mi aspetto loro prese di posizione contro la "violenza nigeriana sulle donne"
    la "violenza kenyota sulle donne", "la violenza romena sulle donne".

    Violenza endofamiliare, invece, ha poco successo, così come violenza nelle
    relazioni di prossimità, perchè poi -eventualmente- tocca loro parlare
    di donne che uccidono uomini e non sta bene, soprattutto "oggi".

    L'oggi era il 25 novembre.
    Intanto qualche altra moglie è stata uccisa (esempio, Alghero) lasciata
    sola dalla fanfara dei CAV-CAM e congressisti vari (quelli chei io chiamo centri antiviolenza da
    palcoscenico; nel frattempo hanno organizzato il loro milionesimo convegno con
    esibizione di sapienza e pasticcini finali, ivi compresi libri da vendere).

    E con buona pace delle abusologhe, che vedono l'abuso anche in una rosa napoletana
    acquistata presso un pakistano, l'altro giorno un padre è stato violentemente
    ammazzato a coltellate dal figlio 14enne.
    Nessun cenno per lui, non era meritevole di dare questa notizia, rapidamente
    sparita in 16 ore nette dalla cronaca nazionale …

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