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Propaganda LGBT: quando il troppo stroppia

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Si farà fatica a crederci, parrà impossibile, lo so, ma esiste un “indice di accettazione” delle istanze LGBT che viene calcolato annualmente attraverso una campagna di interviste a tappeto presso il popolo americano. Promotore di questo indice è il GLAAD, “un’organizzazione no-profit di attivismo LGBT finalizzata a promuovere e garantire un’accurata rappresentazione delle persone LGBTQ+, allo scopo di eliminare l’omofobia e la discriminazione basata sull’identità di genere e l’orientamento sessuale”. Il GLAAD a questo scopo usa i moltissimi fondi di cui è dotata per pagare un centro studi, The Harris Pool, che appunto cerca di misurare quanto si è vicini al 100% di accettazione del mondo gay e dintorni. Il potentato LGBT, insomma, cerca di far sentire in colpa e ricattare il mondo etero imponendo una specie di parametro di Maastricht arcobaleno: più siamo distanti dal parametro più noi tutti siamo omofobi, transofobi, eccetera.

Dopo anni di cavalcate trionfanti però quest’anno The Harris Pool dà una brutta notizia alle lobby LGBT. Per la prima volta i giovani, da sempre lo zoccolo duro della sinistra estrema sulle istanze gender e dintorni, cominciano a voltare le spalle all’agenda gay mondiale. “I giovani sono sempre meno tolleranti rispetto ai soggetti LGBT, un voltafaccia scioccante per una generazione tradizionalmente considerata aperta e accogliente”, titola allibito USA Today. In effetti i numeri non sono confortanti: i giovani americani tra i 18 e i 34 anni che non hanno problemi a interagire con soggetti LGBT scivola dal 53% del 2017 al 45% nel 2018. Un crollo ancora più evidente se paragonato al dato 2016, che era del 63%. A trascinare in basso la misurazione generale sono, guarda un po’, le donne a proprio agio a interagire con il mondo arcobaleno, nello stesso range di età, crollano dal 64% al 52%, nel confronto 2017/2018.


Il potentato LGBT cerca di far sentire in colpa e ricattare il mondo etero.


logo_harrispoll

“Si è sempre fatto conto sul luogo comune che i giovani siano più progressisti e tolleranti”, dicono imbarazzati da The Harris Poll, concludendo come un centro studi non dovrebbe mai fare, ovvero dando un giudizio di valore non contestualizzato: “questi numeri sono molto allarmanti, sono il segnale di un’incombente crisi sociale in un’ottica discriminatoria”. Ovvero: stiamo tornando indietro (in Italia si direbbe “al Medioevo”), le nuove generazioni stanno diventando tutte omofobe e fasciste. I dati di dettaglio della ricerca campionaria lo dicono in modo quasi imbarazzante: il 36% dei giovani non si sente a proprio agio a sapere che un membro della famiglia è gay, comparato con il 29% del 2017; il 34% si sente ugualmente a disagio a sapere che il proprio medico è gay, comparato con il 27% dell’anno prima; il 39% mostra contrarietà a sapere che ai propri figli sono state fatte lezioni gender a scuola, contro il 30% del 2017. Insomma un disastro: il trumpismo machista, il fascismo strisciante, l’omofobia di riflusso dà segni di vitalità preoccupanti. Ma è davvero così?


In realtà la fascia d’età che si sta ribellando all’agenda LGBT è proprio quella bombardata ogni giorno dall’isterica agenda gay e radicale nella musica che ascolta, negli show TV che segue, nelle sue ricerche su internet, senza contare ciò che è costretta ad ascoltare in ogni lezione a scuola e a vedere nei libri di testo. E se si trattasse dunque di una semplice, autentica e inevitabile reazione al bombardamento propagandistico? Che non è mera promozione dell’accettazione, non si limita a dire che essere includenti “è buono”. Da tempo si concretizza in una propaganda aggressivissima, che cerca di forzare l’accettazione nella gola di ognuno spingendo ossessivamente l’agenda LGBT in ogni aspetto della vita. I giovani non hanno dove voltarsi senza finire bombardati dalle istanze omosessuali radicali. Un estremismo contro cui è inevitabile, finita la pazienza, che si manifesti una reazione. Sia per la sua ossessionante presenza che, soprattutto, per le intime contraddizioni che porta con sé.

varie_atletatrans

I dettagli sull’accettazione del transgenderismo ne sono una prova. L’agenda omosessuale ha fatto proprie, a buon peso, anche le istanze di quel genere di orientamento, creando un cortocircuito esplosivo, che ben viene rappresentato dalle statistiche ma anche dalla realtà. Sono sempre più frequenti infatti le ribellioni di atlete che mamma natura ha fatto nascere genuinamente femmine contro l’inclusione dei transgender nelle varie leghe sportive. Sono sempre di più i giganti colmi di testosterone, ma con rossetto e gonnella, che competono (facendole letteralmente a pezzi) con atlete genuinamente femmine e questo comincia a non essere più tollerato, in barba all’uguaglianza e all’innaturale alleanza gay-trans. Senza contare, registra ancora la ricerca, il fortissimo effetto fastidio per queste atlete di vedersi circolare in spogliatoio colleghi dotati di batacchio invece che della campana.


Fastidio nel veder circolare in spogliatoio colleghi dotati di batacchio invece che di campana.


La risposta della lobby LGBT americana mondiale, pur di fronte alla crisi di rigetto montante, è quella di continuare a forzare in gola a tutti la propria agenda, che include situazioni di inaccettabile imbarazzo e ingiustizia come quelle citate. Che sono il segnale di qualcosa di molto più grande, in termini conflittuali, che si profila all’orizzonte. Oggi infatti i giovani americani stanno ripensando fortemente il proprio atteggiamento verso l’agende LGBT, guidati in questo da un’avanguardia di donne irritate. Magari pure progressiste, ma irritatissime dagli effetti del loro progressismo da quattro soldi sulle loro vite. In attesa che simili trend arrivino anche in Europa, è già chiaro che il crollo ci sarà quando il mondo trans non pretenderà più solo di competere negli sport o di entrare negli spogliatoi femminili, ma anche di avere i diritti e soprattutto i privilegi riservati alle donne. Quel coso pendulo tra le gambe diventerà dirimente allora e nessuna donna vorrà cedere i propri vantaggi a persone che di fatto sono uomini, anche se declamano di sentirsi donne. Sarà in quel momento che l’agenda LGBT diventerà quello che è da sempre: un’inutile e fastidiosa parentesi ideologica nel faticoso scorrere della storia umana.


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38 thoughts on “Propaganda LGBT: quando il troppo stroppia

  1. L’errore è che non si vede la dinamica in atto:
    Prima le donne hanno rotto il patto sociale, dopo gli LGBT hanno approfittato della confusione / debolezza così creatasi – in parte per giuste rivendicazioni, in parte per eccessi.
    C’è in molti l’istinto di fare “il gol della bandiera” ovverosia “siamo stati fregati dalle donne, ma adesso non anche da questi!” ma non è un gol della bandiera, è rinunciare a un’occasione per colpire il vero problema.
    Ad esempio: le trans che stracciano le donne nelle competizioni sportive renderebbero evidente la superiorità maschile, e il concetto potrebbe poi estendersi alla polizia ed alle forze militari. O, addirittura, se viene interpretata come “maggiore competitività maschile”, ben oltre.

    L’ideologia trans è molto pericolosa per i bambini, e vanno protetti dall’influsso della teoria queer nelle scuole, ma è un’arma formidabile in mano a uomini che sono adulti e non hanno incertezze circa la loro identità. E’ esattamente come una pistola: va tenuta lontano dai bambini, ma se la dai a uno che la sa usare, se non è un pazzo squilibrato, di sicuro averla andrà a suo vantaggio, come minimo è più al sicuro.

    Invece si fa come una che conosco io, che svuotava pedissequamente il posacenere anche se c’era una sola cicca, rivedeva la posizione dei cartoni del latte nel frigo (per accertarsi che fosse quella corretta), ma NON lavava MAI il pavimento: è il pavimento che va lavato, è faticoso ma è quello da farsi ed è quello che serve per avere igiene in casa. Il posacenere lo fai dopo ed eventualmente, non è che sia fondamentale, potresti svuotarlo quando è mezzo pieno, o persino aspettare che è tutto pieno. E i cartoni del latte li lasci stare, che in qualunque posizione vanno bene così.

    1. Sono pure d’accordo, ma temo che più di così sarà difficile ottenere. I giovani vanno contro gli adulti, ma i giovani maschi non andranno mai contro le donne, a quell’età per un sorriso femminile si è disposti a quasi tutto… ????

        1. Che poi, è un rapporto inversamente proporzionale: maggiore lo zerbinismo, meno te la vogliono dare (a parte, forse, una volta ogni morte di papa. Come contentino per lo schiavo)

          1. Appunto.
            Più uno fa lo zerbino più dimostra di essere bisognoso e avere geni deboli, meno diventa attraente.
            Credo comunque che quelli che fanno gli zerbini dopo i 20 non siano mai diventati adulti, sessualmente, e abbiano avuto esperienze a intermittenza e molto distanziate tra loro, perché altrimenti dovrebbe essere una cosa automatica: verso i 15-16 anni uno inizia, ed ovviamente è un “try & fail”, poi incomincia ad azzeccarne una, poi due. E’ naturale che uno tenderà a fare le cose che funzionano maggiormente e ad accantonare i comportamenti che non pagano – non serve neanche rifletterci su, viene automatico. Invece probabilmente lo zerbino è uno che si scoraggia al primo rifiuto, si chiude nel suo guscio e resta lì per un bel pezzo, poi quando esce riprova esattamente nella stessa maniera in cui aveva fallito. Può capitare che ogni tanto funzioni, perché non tutte le persone sono uguali, ma è ovvio che è una rarità.
            E lo sai qual’è secondo me l’errore principale? Non voler muovere il culo. Proprio nel senso di fare dei chilometri in auto. E’ ovvio che la fase del “try & fail” la devi fare distante da casa, dove nessuna ti conosce e quindi uno o due o anche dieci “no” non significano nulla e il giorno dopo si dimenticano. Si tratta solo, a quell’età, di trovare gente di un paio d’anni più grande disposta a scarrozzarti in giro, magari perché gli racconti le barzellette nel tragitto e gli offri subito un deca per la benzina senza che lo chiedano, appena sali in auto. Se uno lo fa sistematicamente, il primo giorno in cui ha la patente può già sfruttarla in maniera utile, è già pienamente “operativo”. Io ci arrivai per intuito e il giorno che presi la patente ero già in fase molto avanzata, quasi del tutto pronto, mio figlio invece è partito con oltre un anno di anticipo rispetto a me, ed ha fatto un percorso più mirato perché gli ho spiegato come funziona: quando avrà la patente non lo ferma neppure la 5a flotta americana con tutti i marines.
            E con i siti di incontri al giorno d’oggi è pure meglio: praticamente metti il culo sulla macchina solo quando sai che c’è una più o meno ben predisposta, è come andare a pescare sapendo che alla tal ora nel tal posto ci sarà un grosso pesce affamato, anche se ovviamente devi mettere comunque l’amo giusto e fare le cose nella giusta maniera.
            Il ragazzo ha già detto che al momento della patente vuole una station wagon, vecchia e poco costosa ma che faccia un minimo di figura, tipo una vecchia Volvo: così può trasformarla in un letto e se ci da’ un colpetto in parcheggio non importa…

  2. A me pare che se la propaganda pro gay intesa sta esasperando rapidamente quella femminile assolutamente no e mai nessuno vi andra’ contro.
    La evidentemente differenza delle due propagande è che la prima include quella maschile la secondo son solo femmine. Se fosse solo propaganda solo dal punto di vista saffico nessuno avrebbe battuto ciglio e tuttavia gli effetti del lesbismo sulle donne attecchisce molto piu’ facilmente sulle donne occidentali e del primo mondo (infatti il 95% di presunte eterosessuali ha avuto flirt omosessuali) , non dimentichiamoci che le femminucce hanno una sessualità molto ma molto fluida e spesso si passa da etero a lesbica dall’oggi al domani.
    Stessa propaganda che non influenza gli uomini se non forzatamente per via della loro sessualità nettamente definita , l’uomo è come una lampada on/off o sei normale o sei frocio.

  3. “Quel coso pendulo tra le gambe diventerà dirimente allora e nessuna donna vorrà cedere i propri vantaggi a persone che di fatto sono uomini, anche se declamano di sentirsi donne. Sarà in quel momento che l’agenda LGBT diventerà quello che è da sempre: un’inutile e fastidiosa parentesi ideologica nel faticoso scorrere della storia umana.”

    Manca la parte finale, che dovrebbe essere

    “…i privilegi femminili rimarranno, e noi uomini avremo perso l’occasione che avevamo di infilarci nel buco aperto dalle trans, per disintegrare tutto”

    1. L’identità tra l’ideologia femminista e quella LGBT (che ne costituisce la logica evoluzione) sono sempre più evidenti e qualchen giro di parole non basta a nasconderlo. E non è una novità, risale agli anni ’70 come mostrerà un video che pubblicherò tra poco.
      I trans che disintegrano i privilegi femminili? Pare un’allucinazione o uno scherzo di carnevale. E nei buchi aperti da loro (in senso metaforico si capisce), lascio infilare altri.

      1. Risposta per Forum Coscienza Maschile: eppur si muove.

        Risposta estesa per tutti gli altri:
        Mica ho detto che i trans possono disintegrare i privilegi femminili: ho detto che creano una falla, e qualsiasi uomo potrebbe sfruttare il buco aperto per infilarcisi e distruggere i privilegi femminili.
        Ma lo potranno fare – quando e se i buchi si apriranno in questo paese – solo uomini sicuri di sé, mica gente che pensa di poter diventare gay se solo ti chiedono quale è il tuo orientamento sessuale.
        Immaginare un uomo eterosessuale che si fa eleggere come quota rosa: è già successo in un campus USA, ma purtroppo era solo una posizione nell’università (roba comunque da 20,000 dollari l’anno per lo studente). Ci si è arrivati in UK, ma purtroppo era solo uno zerbino filo-femminista che voleva dimostrare quanto è ingiusto ammettere gli uomini nelle liste riservate alle donne: lo hanno ammesso, ma poi lo hanno beccato perché insisteva che era per protesta. Non si erano nemmeno accorte che aveva dichiarato di sentirsi donna solo di mercoledì.
        QUANTO POTREBBERO SOPRAVVIVERE LE QUOTE ROSA A SIMILI AZIONI, SE RIPETUTE, ED AVENTI UNA CERTA RISONANZA, VENTI, TRENTA, CINQUANTA VOLTE?
        Io dico: non più di 10 secondi.
        Proviamo a immaginare Napoli con l’applicazione delle assunzioni basate sulla promozione della diversità che hanno in UK: ormai in UK devei essere donna o pakistano o LGBT per essere assunto in molti posti, c’è una preferenza esplicita. Prova a farlo a Napoli: ti sfido. Scommettiamo che nel giro di un anno si dichiarano tutti bisessuali? E non gli puoi dire niente se sono sposati con una donna e hanno figli: i bisessuali certe cose le fanno.
        La mia opinione è che bisogna essere veramente deboli, anzi debolissimi, per pensare che quello che, come si dice dalle mie parti, “fa lo scemo per non pagare il dazio”, non debba farlo “perché altrimenti fa la figura dello scemo e magari diventa scemo per davvero”. Un napoletano risponderebbe: “no, niente del genere, è che ca’ nisciuno ‘e fesso!”.

        Io quando arriverò vicino all’età della pensione chiederò l’opzione donna: questo è un fatto, l’unico modo di evitarlo è che io muoia molto prima. L’unica cosa da stabilire è se lo farò “perché in quanto uomo devo avere i medesimi diritti delle donne” o “perché mi sento donna” – questo non dipende da me ma dall’evoluzione della società nei prossimi anni. Preferirei comunque la prima opzione, ma è secondario.

        1. Il problema è che le donne attraverso il femminismo hanno fatto credere che queste discriminazioni sono giuste, a risarcimento, è un problema che va sradicato più alla radice.

          Infatti se uno ci prova…

          https://www.huffingtonpost.it/2018/03/22/in-argentina-un-uomo-ha-cambiato-sesso-per-andare-in-pensione-prima_a_23392696/

          Poi c’ha la società contro: “L’uomo ha provocato l’indignazione di connazionali ed autorità locali”.

          1. Ti sfugge l’ultima parte dell’articolo che linki:

            “Tuttavia sarà difficile provare che si tratti di illecito”.

            E

            “In questo modo l’uomo è riuscito a lasciare il suo posto di funzionario erariale a 60 anni compiuti, senza dover attendere il termine degli ulteriori cinque anni previsti per i lavoratori uomini”

            L’ha pensione l’ha presa.

            Appunto.

            E’ ovvio che la società nel complesso si sdegni, lo sappiamo che sono vantaggi dati alle donne per compensare la supposta discriminazione storica, e che la parità non c’entra nulla.

            Ma la società è obbligata a far finta che ci sia la parità, e il buon Sergio ha ottime possibilità di farcela.

            E lui è uno, pensa cosa succede se lo fanno in tanti.

            Non è mai successo che si facciano cambiamenti sociali importanti con la società che ti grida “bravo!”, è normale che si oppongano.
            L’importante è passare, infilarsi nel buco e disintegrare i privilegi femminili.

            1. Noto nei commenti la reazione piccata della femminista lesbomisandrica:

              Livia Madighelli
              “sfruttare le falle nelle leggi contro il privilegio maschile per ribadirlo”

              E mette #anchequestaèviolenza.

              No, è appena l’inizio: dobbiamo arrivare al punto che le donne vanno in pensione DOPO gli uomini. Perché vivono più lungo, e quindi è giusto così, anche da un punto di vista economico: ognuno si gode in media il medesimo ammontare di anni di pensione.

              Solo quando le donne andranno in pensione DOPO gli uomini, allora saremo pari, non “privilegiati”.

        2. Fingersi donna per scardinare le quote rosa? Ma siamo a carnevale o cosa? E io che credevo che qui si parlasse seriamente di diritti maschili….
          Bisessuali, opzioni donna, trans… Ci avete capito qualcosa? Qualcuno vuol provare a infilarsi nei buchi che eppur si muovono?

          1. Aspetto la risposta alla domanda: andiamo a disturbare questa gentaglia la prossima volta che fanno qualcosa di rivolto ai bambini?

            Per il resto:
            Sergio Lazarovich in Argentina è andato in pensione a 60 anni invece che a 65 anni, semplicemente cambiando una dicitura sulla carta d’identità
            E’ sposato (mai divorziato), ha figli e pure nipoti, eccolo qui, ha pure la barba:
            https://www.infobae.com/sociedad/2018/07/04/fin-de-las-especulaciones-el-hombre-que-cambio-de-genero-a-los-59-anos-inicio-el-tramite-para-jubilarse-como-mujer-a-los-60/

            “No había ningún motivo por el cual debería ser denegada su petición.

            “Cabe remarcar que actuamos bajo las normativas vigentes: deben ser 30 años de aportes, sin discriminar el sexo, y deben cumplir 60 años en la mujer y 65 en el hombre. Respecto a este caso no podemos evaluar si está bien o está mal, sólo nos limitamos a la documentación aceptada y presentada”

            Ha creato grande costernazione tra le femministe e i femministi.
            Quindi, si, è meglio non capire se non si può capire, magari in attesa di tempi migliori.
            Campa cavallo.

            1. A me la parte che piace di più è la funzionaria argentina che dichiara “senza discriminazione sulla base del sesso, occorrono 60 anni per le donne e 65 per gli uomini”

              ????

              E poi anche i commenti: in pratica abbiamo un caso di uno in Argentina che “fa lo scemo per non pagare dazio” e un altro in Italia che “fa finta di non capire per essere sicuro di pagare il dazio”.

              Secondo me ci attendono tempi molto interessanti. E divertenti, specie se e quando questa cosa entra in vigore a Napoli…

              Io dico solo una cosa: non solo chiederò di avvalermi dell’opzione donna, ma se mio malgrado mi vedrò costretto a fare come Sergio, anzi Sergia, dichiarerò anche che secondo la mia femminile opinione le donne dovrebbero andare in pensione mooolto prima e gli uomini mooolto più tardi e che non sarebbe affatto discriminazione! ????

              1. Non sto comprendendo se con Eric Lauder sia in corso un dialogo o una polemica, tanto criptici sono i vostri scambi di messaggi. Nel caso si trattasse di una polemica, tengo a precisare due cose: primo, le posizioni espresse dai commentatori sono loro personali e non del blog. Le posizioni del blog devono desumersi solo ed esclusivamente dagli articoli non firmati, che sono sempre del gestore del blog stesso.
                Secondo: i solipsismi e le polemiche fine a se stesse non sono gradite nella sezione commenti di questo blog.
                Dialogo e scambio rispettoso di opinioni, quand’anche animoso e appassionato, ben vengano. Gare a chi ce l’ha più lungo no. Grazie.

                1. Le risposte non sono in sequenza, avendo Eric Lauder postato più messaggi contemporaneamente, per questo non si capisce.
                  Dice che le critiche ai gaypride sono chiacchiere se non li si va a “disturbare” di persona. Poiché ci sono state contromanifestazioni, gli domando se lui (o gli LGBT “nostri indispensabili alleati” come li hai definiti) c’erano, per strada e anche in Parlamento a sostenere Pillon.
                  Purtroppo niente gare a chi ce l’ha più lungo, il nostro accennava a buchi aperti dai trans, espressione che qui solleva meno obiezioni della prima.
                  Il nostro Lauder, mancando di argomenti si smarca in pieno stile femminista-LGBT buttando tutto in caciara, con espressioni come chierichetti attempati. La prossima volta fateci caso.

                  1. Ho troppo poco tempo per leggere le scaramucce nel dettaglio. Mi sincero solo che non ci siano insulti o non sia roba fine a se stessa, come la vostra polemica pare essere. Datevi una regolata.
                    Non credo di aver mai detto che gli LGBT devono essere “nostri indispensabili alleati”. Se l’ho detto, non avevo ancora chiaro cosa fossero gli LGBT in termini ideologici e organizzativi. Ora che mi è molto più chiaro, se davvero ho detto una frase del genere, sono pronto a fare ammenda e a dire che nostri indispensabili alleati è tutto l’ampio mondo omosessuale che non si riconosce nell’ideologia e nelle modalità LGBT.

                    1. Rispetto gli omosessuali come persone, ma non vedo come possano essere alleati, per di più indispensabili. Hanno interessi, situazioni, trattamento giuridico differente quindi nel migliore dei casi la questione maschile non li riguarda.
                      Il loro stile di vita innaturale (se si può ancora dire a piede libero: la natura è natura non è “omofoba”) non può promuovere i diritti maschili nella società (identità seesuale, paternità, ecc.) quindi è giustissimo rispettarli ma metterli sul piedistallo come alleati mi pare assurdo e controproducente.
                      Com’è ovvio i movimenti gay se ne fregano dei padri separati (non vedrei nulla di male in questo), a parte qualche rarissimo PR man, quindi cercare alleanze innaturali invece di occuparsi dei molti problemi delgi uomini è una inspiegabile perdita di tempo.

                    2. Non esiste nessuna “questione maschile” presa in sé e per sé, separata e avulsa da tutto il resto. Se la si considera così, diventa un’ideologia tossica al pari di tante altre.
                      Esiste una “questione umana” più generale, dentro cui sono incluse tante questioni, e che attiene alla giustizia, all’equità, al progresso, all’equilibrio sociale. Tutte le forze non ideologiche sono chiamate a contribuire a quell’equilibrio, ognuna portando il proprio contributo in un’ottica di integrazione. Uomini etero dialogando con donne etero, uomini omosessuali, donne lesbiche e quant’altro. Il tutto purché si faccia piazza pulita delle ideologie e degli interessi collaterali che nulla hanno a che fare appunto con la giustizia, l’equità e il progresso sociale.
                      In quest’ottica la guerra in atto, che va combattuta affinché finisca, non per vincere chissà cosa, terminerà quando diverse parti prenderanno coscienza di diverse cose. Chi è inattivo ora, uomini o donne, dell’emergenza della questione. Chi si sta schierando dalla parte sbagliata, ovvero il mondo gay con gli LGBT, che con la contrapposizione ideologica si ottengono solo conflitti, odio e omofobia di riflusso.
                      Lo scontro non è sessuale o “di genere”, come direbbe qualcuno, ma è uno scontro di civiltà tra ragionevolezza o ragione da una parte, follia, distruzione e violenza dall’altra.
                      Da queste parti la battaglia la si conduce al maschile, senza dubbio. Ma con un’apertura assoluta al dialogo con chiunque voglia davvero dialogare e unirsi alla battaglia. Nessuno escluso.
                      P.S.: avrai visto dell’iniziativa del movimento L.U.I. Il primo che ha scritto chiedendo adesione è un uomo gay desideroso di battersi per la maschilità e contro gli estremismi dell’ideologia LGBT. Sono tutti benvenuti, ma il suo messaggio, va detto, è stato enormemente confortante.

                    3. Davide rivendicare equità e giustizia per gli uomini, specialmente separati, non può essere in nessun caso tossico. Già definire tossica la questione maschile è un’espressione che andrebbe evitata.
                      Evochi equilibrio e integrazione, ma da ottenere tramite gruppi e valori che, anche solo in quanto tali, portano squilibrio e atomizzazione con uno stile di vita sterile, nella quasi totalità dei casi promiscuo e instabile (col frequente corollario di adozioni e/o abusi). Qualcosa non torna.
                      Citi il caso di un gay (uno) che si associa alle nostre rivendicazioni (mentre tutti gli altri socialmente attivi vanno con le femministe).
                      Ma il fatto stesso che partecipi “in quanto gay” ne fa il veicolo di ideologie tossiche, che tu stesso consideri “buone” purché non “estremiste”. L’estremismo di oggi è la norma di domani.
                      A mio parere è una strategia che non paga cercare di convincere la gente che i gay si batteranno per la famiglia, il ruolo e l’identità maschile eterosessuale, la paternità secondo natura. Se anche per mera ipotesi ciò avvenisse, il risultato sarebbe quello dei film del compianto Zeffirelli, in cui dialoghi “conservatori” vengono contraddetti da attori e scenografie affettate.
                      Non so se sei d’accordo, ma per parte mia la ricetta ideale è massima tolleranza per le scelte private, nessuna discriminazione ad esempio sul lavoro, ma nessuna propaganda e sdoganamento giuridico di modelli socialmente nocivi. Chi ha adottato queste politiche (insieme ad altre) ha una società in ripresa demografica, con meno aborti e meno divorzi. Ci sarà una ragione?

                    4. Io non mi permetto, ché non ne ho l’autorità né l’autorevolezza, di dire chi è buono e chi no. Per lo meno non a prescindere. Nei fatti lo spartiacque lo traccio tra chi è disponibile al confronto ragionevole e chi no.
                      Se di qualcosa mi si deve tacciare, in questo senso, allora mi si tacci di idealismo. Perché, sì, io credo che un uomo di orientamento omosessuale sia in grado di comprendere che pretendere di affidare un minore a coppie dello stesso sesso sia un abuso e allo stesso tempo che i soprusi ai danni dei padri separati vadano superati, e al contempo agli omosessuali va riconosciuto il pieno diritto di intessere relazioni legalmente riconosciute, con tutti i diritti e le responsabilità che ne discendono.
                      Per arrivare alla meta occorre riconoscersi vicendevolmente, non sulla base di una trattativa al ribasso, ma sulla base della ragione e dei fatti. Io voglio un presente dove il padre separato e oppresso si batta per il riconoscimento dei diritti e della dignità degli omosessuali, e gli omosessuali si battano per il riconoscimento dei diritti e della dignità dei padri separati.
                      Stabiliti confini e diversità, la strada può tranquillamente essere unica. Ma serve ragionevolezza e voglia di costruire per tracciare quei confini e riconoscere serenamente quelle diversità.

                    5. Aggiungo: chi mi segue da molto lo sa (anche se si dice poco), il mio sogni, anzi la mia utopia, è quello di portare il modello della riconciliazione di Mandela su questo settore. Tavoli di dialogo tra uomini e donne, etero e non, in ogni città. Con un unica regola: chi porta posizioni ideologiche non siede al tavolo.
                      Sarà folle, ma questo è il mio sogno.

                    6. Non mi riferisco a qualità umane o bontà che non discuto. Credo che lo spartiacque stia tra chi ci sostiene in quanto essere umano e chi “in quanto gay”, ovvero rappresentante di una categoria e di una ideologia che, per avere un riconoscimento giuridico, deve per forza di cose obliterare quello maschile e rifare il mondo a immagine e somiglianza dello spirito LGBT sin dalla culla delle nuove generazioni. Come appunto sta avvenendo.
                      Non si può paragonare una razza umana (i neri di Mandela) a ideologie antiumane.
                      Una femminista non può sedersi al tavolo con i separati per battersi per i “diritti” del femminismo e per quelli degli uomini insieme. Vale anche per i portatori del’ideologia LGBT, che come tutte le utopie è vana e pericolosa.

                    7. “il pieno diritto di intessere relazioni legalmente riconosciute, con tutti i diritti e le responsabilità che ne discendono.”
                      Questo diritto comporta l’adozione, che lo si voglia o no e non si può far finta di non saperlo.

                    8. Questa è una tua interpretazione. Per me è è sarà sempre un no.

                    9. Io l’ho già detto in altra sede: nemmeno che i gay di buonsenso siano alleati è rilevante, perché comunque si tratta di pochissime persone (gli omosessuali in totale sono meno del 3%).
                      Quello che conta secondo me è non focalizzarsi troppo su cose che nulla hanno a che fare con quello che dovrebbe essere il nostro scopo comune, che sarebbe quello di migliorare la vita di ragazzi e uomini, e di riflesso l’intera società. Qui non avviene che si perda completamente la bussola, altrove si: un esempio potrebbe essere la pornografia, tipo se uno si mettesse a fare articoli unicamente focalizzati contro la pornografia dicendo che “tutta la pornografia lede i diritti degli uomini, sempre”, in quel caso per me diventa evidente che ha tutt’altra agenda e usa i “diritti maschili” come paravento: non mi si può dare a bere che un trentenne che si guarda un filmetto, magari insieme alla compagna, per vedere nuove posizioni o per eccitarsi, sta facendo una cosa “contro i diritti maschili” (o anche femminili).
                      Diverso è se uno in un articolo fa un passaggio dove dice che l’esposizione alla pornografia può creare problemi ai minori, specie se parliamo di ragazzini delle medie (a 16-17 anni ho i miei forti dubbi che incida più di tanto, a quell’età di solito hanno già avuto rapporti sessuali), in questo caso è solo preoccupazione per i bambini che viene fuori parlando di altro argomento, va bene anche se non è una cosa specifica dei diritti maschili.

                  2. “Non seguo il manuale delle giovani marmotte o degli attempati chierichetti”, pubblicato dopo messaggi di questo tono

                    “Ma siamo a carnevale o cosa? E io che credevo che qui si parlasse seriamente di diritti maschili….
                    Bisessuali, opzioni donna, trans… Ci avete capito qualcosa? Qualcuno vuol provare a infilarsi nei buchi che eppur si muovono?”

                    Chi è che la butta in caciara?

                    Questo è il messaggio di chi fa finta di non capire e cerca di darsi un tono, quando invece è chiarissimo che c’è un uomo che è andato in pensione 5 anni prima sfruttando un privilegio femminile, e questa è una falla nel sistema, che volendo si può sfruttare.
                    Poi se uno non la vuole sfruttare va benissimo, è una sua scelta, e può anche motivarla, ma far finta di non capire e atteggiarsi a maestrina con quel “ma siamo a carnevale o cosa?” ti pone a livello di Paolo/Ned.

                    1. Cit.: “Quello che conta secondo me è non focalizzarsi troppo su cose che nulla hanno a che fare con quello che dovrebbe essere il nostro scopo comune, che sarebbe quello di migliorare la vita di ragazzi e uomini, e di riflesso l’intera società.”

                      Ma l’ideologia LGBT HA a che fare con lo scopo comune degli uomini, perché è dichiaratamente alleata del femminismo e porta ad un clima e leggi antimaschili, a partire dall’adozione ormai riconosciuta un po’ ovunque. I presunti diritti gay si ottengono a detrimento di quelli degli uomini, i cui spazi sono già occupati da PR men che cercano di convincerci con giochi di prestigio che il movimento LGBT è antifemminista. Ma i sondaggi parlano chiaro: la gente non ne può più dell’omosessualizzazione di ogni aspetto della vita civile, dalla scuola ai forum maschili!
                      C’è tutta una corrente di pensiero per cui i diritti maschili passano per l’adesione all’ideologia LGBT (definita variamente “moderata”, non estrema ecc.) in modo da ritagliarsi un posticino nell’arcobaleno e vedersi riconosciuto, forse, uno dei 31 generi sul passaporto (v. Australia).
                      Ma questo non avverrà perché l’uomo, in quanto maschio è una pietra d’inciampo in questa società femminista-arcobaleno che sfalda i legami naturali e corrode l’identità umana fin nella sua fisiologia.

                      Cit.: “Qui non avviene che si perda completamente la bussola, altrove si: un esempio potrebbe essere la pornografia, tipo se uno si mettesse a fare articoli unicamente focalizzati contro la pornografia dicendo che “tutta la pornografia lede i diritti degli uomini, sempre”,”

                      Quando mancano gli argomenti si passa alle favole. Secondo me perdere la bussola è vantarsi su siti come AVFM di educare i figli con le fleshlight, il che dà la misura del livello cui stanno cadendo, senza un cenno di reazione, i diritti maschili.

                      Cit.: “quando invece è chiarissimo che c’è un uomo che è andato in pensione 5 anni prima sfruttando un privilegio femminile, e questa è una falla nel sistema, che volendo si può sfruttare.”

                      Eccola la soluzione miracolosa ai problemi maschili: farsi donne, come ho spiegato poc’anzi. Siamo ai parrucconi di Platinette, alle maschere di cartapesta. Poi dicono che parlo di Carnevale…

                    2. Che i movimenti LGBT siano o debbano essere antifemministi sei l’unico a dirlo.

                      “Educare i figli con le fleshlight” è l’altro tuo cavallo di battaglia: è veramente divertente che uno zitellone come te sia ossessionato da una battuta sul fatto che un 17enne (che aveva già fatto le sue esperienze) gli chiese in regalo una fleshlight.
                      Facciamo così: fai dei figli (se riesci a convincere una a farli con te) e poi ne riparliamo.

                      Certo, infatti cambiare un dato sulla carta d’identità e godere di 5 anni di pensione in più ha fatto diventare Sergio Lazarovich una donna: ha perso la sua “essenza mascolina”.
                      Non ha fatto un atto che ha creato scandalo e squarciato il velo su un’ingiustizia palese, noooo….

                    3. Eccola un’iniziativa cui aderire. Ed ecco cosa sta facendo ai nostri cittadini più giovani e inermi l’ideologia e la lobby LGBT:

                      EMILIA ROMAGNA / CITIZENGO: CHIARIRE RAPPORTI TRA SOSTENITORI DDL OMOTRANSNEGATIVITÀ E INDAGATI SCANDALO AFFIDI IN VAL D’ENZA

                      “La Fondazione CitizenGO Italia, tra le promotrici del Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona, chiede al Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini di chiarire i rapporti tra alcuni dei principali sostenitori del Ddl Omotransnegatività, su cui il Consiglio Regionale tornerà a discutere domani 9 luglio, e alcuni tra i principali indagati nello scandalo affidi in provincia di Reggio Emilia.

                      Su Facebook è infatti presente un post (allegato) datato 8 giugno in cui Fadia Bassmaji, attivista LGBT indagata nello scandalo affidi con la compagna Daniela Bedogni, sponsorizza l’evento Affido e adozioni nel mondo LGBTsvolto nella sede Arcigay Il Cassero di Bologna lo scorso 13 giugno.

                      Il post è commentato con un grande cuore arcobaleno non solo da Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali in Val d’Enza, anch’essa attivista LGBT ed ex compagna della Bassmaji, ma anche da Roberta Mori, Presidente dalla Commissione Parità e Diritti della Regione, ‘madrina’ del Ddl Omotransnegatività e nominata con decreto da Bonaccini referente regionale per la Rete Ready delle amministrazioni LGBT.

                      Com’è noto, fu proprio la Commissione della Mori ad ascoltare e lodare la relazione della Anghinolfi sul lavoro dei servizi sociali in Val d’Enza nel 2015.

                      C’è di più. Nel suo post, la Bassmaji cita anche Margherita Graglia, responsabile del Tavolo inter-istituzionale contro l’omotransnegatività istituito dal Comune di Reggio Emilia con un provvedimento divenuto l’esplicita base politica del disegno di legge regionale in discussione.

                      La Fondazione CitizenGO ritiene che ci siano elementi a sufficienza pe porre una questione politica di primaria rilevanza: che rapporti ci sono tra alcuni dei principali sostenitori del Ddl Omotransnegatività e i alcuni tra i principali indagati nello scandalo affidi ‘Angeli e Demoni’ in Val d’Enza?

                      E ancora: Fadia Bassmaji e Daniela Bedogni sono socie del movimento Famiglie Arcobaleno, sostenitore del Ddl Omotransnegatività? Le Famiglie Arcobaleno hanno ritenuto di doversi esprimere in qualche modo sullo scandalo Angeli e Demoni, per quanto concerne il ruolo di attivisti LGBT riferibili (secondo numerosi elementi presenti sui social network) alla loro realtà?

                      Martedì 9 luglio, il Direttore di CitizenGO Italia Filippo Savarese sarà al Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna per assistere ai lavori che riprenderanno sul Ddl Omotransnegatività, e che ad aprile si erano bloccati a causa dello scontro interno al Pd tra favorevoli e contrari all’utero in affitto”.

                      Questo ci porta alla seconda notizia: e cioè il fatto che il Consiglio Regionale Emilia Romagna, a dispetto di un’opposizione sempre più forte, vuole discutere un progetto di legge liberticida. Perché questa fretta? Azzardiamo l’ipotesi che dal momento che a novembre ci sono le elezioni regionali, la paura di un ribaltone storico spinga a cercare di forzare i tempi. Su Avvenire – Nostro Tempo (Modena) del 7 luglio 2019, a firma di Giuseppe Grana, leggiamo:

                      “L’Emilia Romagna sta per approvare una legge regionale tesa sia a vietare la libertà di opinione in materia di omosessualità / transessualità sia ad indottrinare gli studenti al credo gender.

                      Il progetto di legge di iniziativa del Consiglio comunale di Bologna è intitolato: “Contro l’omotransnegatività e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”: una norma

                      – che parla di violenza verbale e psicologica in modo generico,

                      – che prevede privilegi nel lavoro per le persone Lgbt,

                      – che intende vigilare sulle notizie diffuse dai media e indottrinare gli studenti a favore del mondo Lgbt;

                      – una stretta alla libertà di espressione in cui la discriminazione si realizza anche prima che il fatto si compia,

                      – una norma in cui i trans hanno diritti speciali.

                      Sulla proposta di legge il Forum delle Associazioni familiari dell’Emilia-Romagna aveva espresso un parere fortemente contrario mediante un documento consegnato mercoledì 13 febbraio durante l’udienza conoscitiva sulla legge regionale tenutasi nella sala dell’Assemblea legislativa di viale Aldo Moro a Bologna, dove erano presenti anche i rappresentanti di 13 associazioni pro-family che si erano dichiarati assolutamente contrari alla proposta di legge suddetta, motivandone il dissenso.

                      In aggiunta alle considerazioni negative e di incostituzionalità evidenziate dall’Avv. Elisa Rossini, i pro-family avevano poi diffuso l’analisi critica del progetto di legge fatta dall’avvocato faentino Prof. Paolo Bontempi il quale, tra l’altro, segnalava che:

                      – Il famoso Pew Research Center di Washington, ha pubblicato uno studio da cui è emerso che l’Italia si colloca tra le dieci nazioni più gay friendly del mondo, col il 74% della popolazione che dichiara la propria non ostilità all’omosessualità, subito dopo Gran Bretagna (76%) e Francia (77%);

                      – Lo stesso UNAR ha attestato che non risultano casi accertati di discriminazione per l’accesso all’alloggio, nel lavoro pubblico e in quello privato.

                      Da tali dati si evince subito la mancanza di un’esigenza reale e concreta della collettività per una legge a tutela delle sole discriminazioni (anche potenziali o recepite come tali) derivanti dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

                      Le leggi vanno emanate solo quando è necessario soddisfare e recepire reali esigenze della intera collettività e non di singoli interessi settoriali.

                      Dopo tali eventi sembrava che il progetto di legge regionale sull’omotransnegatività fosse stato accantonato.

                      Ci è giunta, notizia, invece, che il prossimo 9 luglio mattina il progetto suddetto verrà votato in assemblea legislativa regionale.

                      Un simile progetto di legge non deve essere approvato!”.

                    4. A prescindere da qualsiasi analisi del contenuto, ti faccio notare che oggi è il 10 luglio, e dice “domani 9 luglio”.
                      Non scherzavo affatto quando ho detto che è difficile sapere le cose in anticipo ed organizzarsi per tempo.

              2. Hai fatto bene.
                La prossima volta che c’è una manifestazione contro cose tipo il “baby pride” pubblica un avviso sul tuo sito che vengo anch’io, e sicuramente verranno anche varie altre persone in più: andarci “di nascosto” ovvero senza avvertire che c’è una contromanifestazione è infinitamente meno produttivo che portare un po’ di gente.

  4. L’errore della lobby LGBTQ+ sta nell’assunto iniziale, cioè che i giovani sarebbero “naturalmente” progressisti e inclusivi. No, i giovani sono naturalmente ribelli e tendenti ad andare contro gli adulti: ecco quindi che la generazione cresciuta in una società tradizionalista, in cui i media seguono l’agenda conservatrice, finisce col creare il Sessantotto; adesso che la generazione del Sessantotto e del Settantasette ha conquistato tutti i gangli fondamentali della società civile, in particolare appunto media vecchi e nuovi, i giovani, piano piano, cominciano ad andare dall’altra parte. Le teste d’uovo del movimento LGBTQ+, e in realtà anche i femministi, dovrebbero rifletterci molto attentamente, anche perché quando questi processi si mettono in moto la massa che ne fa parte non sta troppo a sottilizzare e, purtroppo, la reazione all’eccessiva propaganda e alle eccessive pretese rischia di finire col comprendere un ritorno all’omofobia vera, non quella di oggi in cui anche la più innocente battuta può rovinare l’esistenza di una persona.

  5. Sul mio maledetto Fire mi vedo serie americane per passare il tempo, una sana relazione etero magari adulterina è ormai bandita, ogni serie ha i suoi amanti dello stesso sesso e il loro amore è sempre più complice, affettivo e talvolta eccitante dei nostri matrimoni conflittuali e banali che però mandano avanti il mondo tra contese e sacrifici. Francamente comincio a sentire un certo fastidio per queste storie e mi chiedo se è proprio vero che per un giovane sarebbe più sopportabile la visione del sesso omo. A me dà fastidio.

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