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Qualcuno ha detto “Bibbiano”? Sì e in tempi non sospetti

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varie_censura“In tempi non sospetti” è un modo di dire per indicare che una certa cosa era stata segnalata già in precedenza, quando ancora non aveva assunto un’importanza significativa nel presente. Poter usare quella formula significa dare prova che un determinato fenomeno ha radici che risalgono nel tempo, e dunque che molte persone, spesso troppe, ne hanno ignorato o hanno finto di ignorarne l’esistenza. Oggi che le armate mediatiche e internettiane di chi vuole mettere il bavaglio ai tanti che chiedono verità e giustizia sui fattacci della Val D’Enza sono in piena attività, ha grande utilità poter parlare di ciò che si diceva appunto “in tempi non sospetti”, perché svela la malafede di molti nel trattare il tema oggi.

Dunque non si può non richiamare alla memoria la copertina e il relativo reportage di “Panorama”, risalente nientemeno che a dieci anni fa. “Sequestri di Stato” titolava il settimanale, commentando: “In Italia ci sono oltre 32 mila bambini che la giustizia ha tolto con la forza alle famiglie. Non sempre per buone ragioni, come dimostrano i tanti errori dovuti a fretta e superficialità. Ma anche a un business che, secondo alcuni, vale più di 1 miliardo di euro all’anno”. Già in copertina, e ancor più nel reportage interno, c’era tutto. Non si nominavano i servizi sociali deviati della Val D’Enza, perché ancora non era emerso nulla di specifico, ma all’indice finiva tutto intero un sistema che faceva danno in ogni parte del paese. Altro elemento mancante, almeno in allora, è quello ideologico: il furto di bambini alle famiglie veniva attuato, secondo Panorama, per fretta e superficialità, oltre che per business. In Val D’Enza si è mostrato che dietro c’era anche un’orribile e distruttiva spinta ideologica votata alla devastazione della famiglia, della figura delvarie_panorama genitore e dell’eterosessualità. Nonostante questi deficit, Panorama aveva colto nel segno alla grande. Ciò che ne era seguito è uguale a ciò che oggi i vari Mentana, il PD e accoliti vari vorrebbero ancora: silenzio assoluto.

Mah, si sa: Panorama è un settimanale “di destra”, mezzo fascio, mezzo berlusconiano. Poteva essere una sparata giusto per criticare e rompere le scatole alla meritoria attività delle cooperative collegate alla sinistra politica del paese, veri strumenti di progresso nella crescita dei nostri figli e nel supporto alle famiglie in difficoltà… Va bene, ammettiamo pure che sia così. Va riascoltato allora cosa diceva l’allora giudice minorile al Tribunale dei Minori di Bologna (guarda caso), Francesco Morcavallo, intervistato da un’incredula Federica Panicucci. Non era dieci giorni fa, ma il 2013, ossia sei anni fa:

Morcavallo parla chiaramente di “cause di tipo economico e di controllo sociale”, per poi calare l’asso e parlare di “circuito di mercato, il mercato degli affidamenti”. Morcavallo, costretto poi a essere ex giudice, probabilmente proprio per queste esternazioni, riappare nel maggio 2014 in un servizio delle “Iene”, dove esprime sostanzialmente gli stessi concetti, ribaditi poi ancora in un convegno dell’associazione Colibrì nel 2015 intitolato “Famiglia in crisi: evoluzione del concetto di famiglia”. Anche qui parla molto chiaramente di una magistratura “contaminata” e di “circuito d’affari”:


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Dopo queste apparizioni, in cui ancora non si ipotizzava l’inquinamento ulteriore dell’ideologia gender nell’orrore del business sui minori, Morcavallo è andato a fare l’avvocato e non si è più espresso, o più probabilmente è stato convinto a non esprimersi più. Il suo posto è stato preso in parte dalla cronaca che, deviata come i servizi sociali, ha raccontato come misteriosi fatti che in realtà celavano le verità suggerite da Panorama prima e da Morcavallo poi. A svelarne alcune sono intervenuti Pablo Trincia e Alessia Rafanelli con la loro straordinaria inchiesta “Veleno”. L’inchiesta del PM Valentina Salvi, quella che si sta occupando degli abusi dei servizi sociali dell’Unione Val D’Enza, arriva dunque come capitolo finale di una storia lunga dieci anni. Per lo meno “notiziata” saltuariamente da dieci anni, ma che dura dall’approvazione della legge che ha aperto le casse dello Stato alle case famiglia (fine anni ’90).

persone_mentanaL’orrore è antico, insomma. Si è manifestato “in tempi non sospetti”. Suscitava lo stupore di Federica Panicucci nel 2013 e l’attenzione delle Iene poco dopo, ma oggi arriva come storia nota. Come i socialisti che rubavano a fine anni ’80. Tutti sapevano ma nessuno faceva niente. E’ servito molto tempo perché qualche magistrato coraggioso (in entrambi i casi) decidesse di scoperchiare il pentolone delle nefandezze. E come allora c’era chi definiva i ladri di partito “mele marce”, “mariuoli”, a segnarne l’eccezionalità, oggi c’è chi cerca di circoscrivere il fenomeno, di minimizzarlo e farlo sparire. E c’è anche chi, come Mentana, fingendo di ignorare quanto emergeva già in tempi non sospetti, definisce “hater, troll e avvelenatori di pozzi” quei cittadini che oggi chiedono verità e giustizia a partire dalla vicenda degli abusi dei servizi sociali deviati, ma senza fermarsi ad essa. Probabilmente sono i figli di quelli che negli anni ’90 chiedevano ai magistrati di “Mani Pulite” di non fermarsi a Mario Chiesa e al Pio Albergo Trivulzio. Di sicuro ai tempi Mentana era tra quelli. Oggi che la vicenda colpisce direttamente la parte politica che più sente vicino, ritiene però opportuno delegittimare chi si pone dal lato della giustizia.

Eppure dovrebbe sapere, lui come Zingaretti, come tutti coloro che al momento tengono stretto il buco del culo, un po’ per paura, un po’ per evitare di mostrare al mondo la bruttura che sono stati capaci di creare e nutrire per decenni dentro di sé, che la giustizia arriva. Coi suoi tempi, dopo stragi di anime e di famiglie, ma arriva. E dovrebbero sapere (e lo sanno benissimo) che questa vicenda non muore, per quanti sforzi facciano, per quante minacce di querela avanzino. Anzi monta sempre di più, trasversalmente agli schieramenti politici, agli orientamenti ideali o di ogni altro tipo, perché la tutela dei bambini e della genitorialità è e rimane, vivaddio, una delle poche cose che mette d’accordo tutti. Ed è questo tutti, che esclude i loro pasdaràn prezzolati o folli di ideologia, che gli mette paura. Una paura che è, deve essere, con l’aiuto di una magistratura ben sostenuta dall’opinione pubblica, l’inizio della fine per il sistema scoperchiato da “Angeli e demoni” e per chi lo copriva. Dobbiamo facilitare questo percorso. Per questo è importante farsi vedere, tutti quanti insieme a Bibbiano, sabato 20 luglio, a partire dalle 10, per il flash mob con le scarpette bianche, il corteo, la fiaccolata e tutto quanto è previsto là dove si è materializzato un inferno che sta a noi ricacciare in gola a chi l’ha evocato.


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2 thoughts on “Qualcuno ha detto “Bibbiano”? Sì e in tempi non sospetti

  1. oltre alle abusologhe, cioè quelle che io chiamo i cani da caccia degli abusi,
    ci sono pseudogiudici.
    se chiamate una abusologa e gli mettete ” in mano” un bimbo, vedrete il suo giudizio
    netto e categorico: segnalatori di abuso, il bimbo è vittima.
    Il tutto nel giro di un’oretta. Sovente sono psicologhe ma in certi casi sono
    neuropsichiatre infantili.
    Come facciano a scovare il vero e il falso, specie in un bambino, è un vero mistero.
    il tutto in poche sedute.

    i pseudogiudici sono quelli infilati di straforo nei tribunali dei minori.
    solitamente un esperto di neuroscienze ha altro da fare: pazienti, visite,
    convegni, studio formativo, ecc.
    ecco però questi personaggi fantastici che si infilano non si sa come nei TM
    all’improvviso, e pur avendo (probabilmente) anche loro dei problemi di non poco conto,
    entrano nelle decisioni giudiziarie.
    Un conto è un magistrato ordinario che di solito, se è serio, ha fatto un concorso pubblico
    ha studiato le carte e passato almeno sette livelli di valutazione. Oltre al fatto che il peggior
    giudizio è quello dei colleghi che magari gli stracciano una decisione in appello.

    l’onorario dei TM è uno che spesso viene delegato negli affidi :
    decisioni difficili e tutto ciò che ne consegue.
    Il resto andrebbe seriamente accertato e le persone non in grado
    dovrebbero essere mandate via, a fare altro .

    ho conosciuto una di queste che sta in un tm, e fa la sessuologa
    ne sa di psicologia quanto ne so io di viaggi nello spazio e via Lattea.

    un’altra NPI, si era messa a curare bambini senza rendersi conto
    che era lei bisognosa di aiuto, essendo stata lasciata dal marito canadese
    di colpo, rimanendo sostanzialmente “spaesata” per tre annetti.
    nel senso che non sapeva neanche dove fosse il campo di atterraggio
    🙂

  2. di queste faccende ne parlò in tv Maurizio Costanzo, esattamente nel 2003.
    si parlava di poca serietà , incompetenza dei servizi minorili e degli assistenti sociali.
    sono passati 16 anni, la giustizia è come un treno molto lento, ma arriva

    il mio sogno è che inquisicano la abusologa che ha messo le sue luride mani
    sulla mia famiglia, per ora è in giro a devastare, anzi, l’hanno pure intervistata
    su un quotidiano.
    Ma anche lei prima o poi da buona abusologa in servizio presso un TM
    farà la fine che merita con una bella denuncia –

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