Schedature fasciste e aborto a domicilio

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LA FIONDA

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L’On. Augusta Montaruli

di Alessio Deluca – A lanciare insieme l’allarme sono stati la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli e il quotidiano “Il Giornale“: Non Una di Meno coglie l’occasione dell’emergenza coronavirus per schedare e mettere alla gogna pubblica i medici obiettori, ovvero coloro che, per convinzione personale, non sono disponibili a praticare l’interruzione di gravidanza. L’organizzazione terrorista rosa mette in campo, come al solito, risorse notevoli, fornite non si sa bene da chi, per ottenere il suo scopo: le schedature infatti sono messe in chiaro in un sito apposito, denominato “Obiezione respinta“.

Lì si trova una mappa del paese dove le utenti che registrano l’indisponibilità di un medico a praticare l’aborto possono segnalare il reprobo, ma non solo. Com’è ovvio durante un’emergenza sanitaria come quella in corso, ospedali e ASL hanno ridotto i propri servizi, per poter concentrare le forze sulla lotta al virus, pur garantendo i servizi minimi essenziali. In taluni casi anche le interruzioni di gravidanza sono state sospese e questo alle femminaziste nostrane non va giù. Così nella mappa di “Obiezione respinta” vengono messi anche i nosocomi o i servizi sanitari rei di non alimentare più come prima uno dei maggiori strumenti di potere femminile.


Un veleno strisciante e pericolosissimo.


Solo ieri parlavamo della posizione criminale della femminista Sophie Lewis, che ha definito l’aborto “una violenza necessaria, una forma di omicidio” appannaggio esclusivo delle donne, un privilegio che va difeso. Gli atti come quello di Non Una di Meno vanno nella stessa folle direzione della Lewis: è anche criminalizzando chi sceglie di non praticare l’aborto che si rafforza la spinta verso una semplificazione estrema del problema, disumanizzando un dramma che colpisce le nuove vite in formazione tanto quanto le persone che l’hanno concepita. Fedeli alla tutela più estrema e diffusa della libertà di espressione e opinione, ci diciamo contrari all’oscuramento del sito tirato su da “Non Una di Meno”, ma auspichiamo che una sanzione esemplare venga comminata a costoro, un veleno strisciante e pericolosissimo quanto il covid-19 all’interno del sistema linfatico della nostra comunità. In attesa che questo accada, un atto meritorio potrebbe essere intanto andare sul sito e riempirlo di segnalazioni farlocche.

Sarebbe un atto resistenziale probabilmente molto utile, se si vuole evitare che progetti destrutturanti come quello della Lewis possano trovare applicazione. Anche perché non si tratta solo delle parole folli di una femminista in crisi neurologica, ma di un piano di più ampio respiro, che coinvolge livelli decisionali alti e altissimi. Con la scusa del contenimento del coronavirus, ad esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha suggerito la sottrazione coatta: gli “infetti” all’interno delle famiglie dovrebbero essere presi di forza e deportati altrove, sottraendo i minori dal nucleo familiare. Ne risulterebbe uno smembramento preceduto da una selezione che ricorda molto da vicino quello che i nazisti facevano quando gli ebrei uscivano dai treni-merci: stessa disumanità, stessa follia. Una follia da romanzo distopico che però non ha rappresentato l’apice dei tentativi internazionali di prendere per la gola e sopprimere la famiglia, approfittando della pandemia. C’è di peggio.


I pupazzi a livello nazionale obbediscono.


Tedros Adhanom Ghebreyesus- Direttore Generale dell’OMS

Sempre l’OMS, infatti, per bocca del suo Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha fatto sapere che “i servizi relativi alla salute riproduttiva sono considerati parte essenziale dei servizi da prestare durante la crisi da covid-19”. Dunque: “la libertà e i diritti di scelta femminile relativi alla salute sessuale e riproduttiva devono essere rispettati a prescindere che si sospetti o meno un’infezione da coronavirus per la donna stessa”. Tradotto: non ci si azzardi a ritardare o sospendere la pratica abortiva durante la pandemia. Sapevamo che più urgente della crisi era la fame di soldi dei centri antiviolenza. Ora sappiamo, da una centrale decisionale internazionale, che anche l’aborto è più urgente, o per lo meno urgente tanto quanto, rispetto alla crisi sanitaria. L’industria connessa, che negli USA molto più che da noi muove capitali giganteschi, non può e non deve fermarsi, ma soprattutto uno dei maggiori strumenti di potere femminile non deve essere messo minimamente in discussione, nemmeno ci fosse in atto uno sterminio da coronavirus. Le lobby femminista e gender, che da tempo si sono impossessate di ONU e dintorni, ringraziano sentitamente per l’obbedienza.

Peccato che la presa di posizione abbia fatto perdere le staffe a Donald Trump, che ha subito minacciato l’ente internazionale di tagliare i fondi USA ad esso destinati. Essendo gli Stati Uniti il maggiore contributore di quel carrozzone post-bellico che sono l’ONU e le sue agenzie, significherebbe la sua totale cancellazione. C’è chi esulta per il ricovero di Boris Johnson e spera che qualcosa del genere accada anche al Presidente americano. Noi invece diciamo: che politici così il buon Dio li riguardi in lunga e buona salute. Nella speranza che carature del genere si manifestino anche da noi, dove invece emergono i Saviano, le Boldrini e tutte le ONG annesse a chiedere, mentre Non Una di Meno scheda i medici obiettori e dando seguito alla posizione dell’OMS, che si consenta l’aborto “a domicilio”, prolungando di due settimane, da sette a nove, la possibilità di uccidere il feto tramite pillola abortiva. Il meccanismo è quello solito, già visto per il battage dei centri antiviolenza: il livello internazionale dà il via e i pupazzi a livello nazionale obbediscono, cercando di prendersi il dito, il braccio e tutto il resto. Se questi criminali legalizzati e marionette scervellate riusciranno nel loro intento, non avendo un Trump a disposizione in Italia, dipenderà soltanto dall’opposizione delle persone libere e per bene.


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