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Sesso e femminismo: lo schianto delle eterne insoddisfatte

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varie_femencrocifissodi Anna Poli – Certamente ricorderete il video di qualche anno fa che ultimamente è tornato a circolare per il selvaggio web, un video che ritrae alcune esponenti del gentil sesso (orgogliose e fiere di stare magistralmente calpestando anche gli ultimi miseri residui di quella, un tempo distintiva, gentilezza) inginocchiate sul pavimento della piazza di San Pietro a Roma con le loro femministissime tette rigorosamente al vento, nell’atto di infilare metaforicamente nel loro gentil ano un crocifisso. Quando penso a “il femminismo spiegato nelle scuole”, è esattamente così che lo immagino: edificante quanto una palla demolitrice.

Qualsiasi individuo con un briciolo di onestà intellettuale non potrebbe fare altro che dissociarsi al volo da una scena del genere, si limiterebbe a negare, se vogliamo anche con un po’ di vergogna, ogni suo coinvolgimento ideologico con la situazione e probabilmente si lancerebbe in critiche feroci nella speranza di non essere in alcun modo associato a certa robaccia. Le femministe no. Le femministe temo credano che l’onestà intellettuale sia un gusto di gelato, quello che sta tra “caffè corretto” e “malaga illegale”. Non a caso, contestualmente al ritorno in auge del suddetto video, compare su Letteradonna un articolo in cui una certa Suzannah Weiss, una giornalista, ci spiega (ci sta per a noi, a noi donne), in qualità di giornalista (mi auguro almeno sessualmente esperta), quali sono le pratiche sessuali che non devono farci sentire meno femministe. Come se la cosa ci preoccupasse, a noi donne. Bene, pare che femminismo e libertà sessuale siano da sempre un binomio discusso, poiché da un lato c’è chi pensa che le due cose vadano di pari passo, dall’altro invece c’è chi crede che rivendicare diritti debba escludere una certa disinvoltura. Dal primo lato c’è Suzannah Weiss, colei che giunge in picchiata a fugare ogni dubbio fornendo la lista delle buone pratiche (sessuali) della perfetta femminista.

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donna_maliziaPratica numero 1: sesso occasionale. Non si è meno femministe se si fa sesso un po’ in giro un po’ a caso e un po’ con chiunque, dice, purché sia frutto di una libera scelta. Pratica numero 2: sottomissione a letto. Il ruolo che si riveste sotto le coperte non necessariamente rispecchia un atteggiamento analogo nella vita di tutti i giorni, dice, dunque non si è meno femministe (né tantomeno smaccatamente incoerenti) se nell’intimità si apprezza l’uomo forte, poi nel quotidiano lo si accusa di essere un maschilista e un pezzo di merda. Pratica numero 3: compiacere il partner. Visto che nelle relazioni etero in genere è l’uomo che riceve più attenzioni, dice, e visto che sulla carta è sbagliato, dice, sarebbe meglio evitare (sottintende), però se proprio assistere all’esperienza del godimento del proprio lui piace, le femministe chiuderanno un occhio in nome della sorellanza. Pratica numero 4: esibizionismo. Per quanto il mondo dei media proponga continuamente corpi femminili nudi, frutto della società maschilista che domina anche nel porno, dice, questo non deve far sentire a disagio quelle donne che amano farsi guardare e che non devono certo sentirsi in contraddizione quando da un lato accusano la società di mercificare le loro femministissime carni e dall’altra svendono pezzi di cosce e di culi sui loro social profili.

Veniamo all’onestà intellettuale. Che è il mio gusto di gelato preferito. Vediamo se ho capito bene: quando una donna fa sesso occasionale per libera scelta ha preso coscienza di sé ed è da ammirare, quando lo fa un uomo è un porco e un maschilista. Quando a una donna piace sottomettersi a letto la cosa non ha nulla a che vedere con la sua personalità e con la vita di tutti i giorni, quando a un uomo piace dominare a letto è un porco e un maschilista. Quando una donna vuole compiacere il proprio uomo non c’è nulla di male, questo a patto che si ammetta che l’uomo che vuole compiacere la propria donna non esiste e che quello che viene compiaciuto è un porco e un maschilista. Quando una donna mette in mostra la merce, esibisce, si fa guardare non deve in nessun modo sentirsi a disagio, perché tutto ciò che fa lo fa per sé. L’uomo che la guarda, quello è un porco e un maschilista.

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donna_donnauomoConstatare l’incoerenza, la malafede, il pressapochismo, la grettezza, l’individualismo, l’arroganza del sempre caro femminazismo è davvero una carneficina a suon di mitragliatrice sulla croce rossa. Conviene andare alla ricerca (diciamo pure disperata) di qualcosa su cui siamo d’accordo. E qualcosa c’è. “Il problema” conclude l’articolo “è quando passa il messaggio che solo un genere deve essere ammirato e l’altro ammiratore”. Ma senti un po’ da che pulpito… Dalle mie parti si dice: la merda che si rivolta al badile. Il problema è quando passa il messaggio che solo un genere è vittima e l’altro è carnefice. Il problema è quando passa il messaggio che un genere deve sentirsi libero di fare e di sbagliare, perché ogni suo sbaglio sarà sempre giustificato e legittimato, mentre l’altro genere sbaglia a priori anche senza aver fatto un bel niente e questo sbaglio in potenza non è altro che la conferma di un’aspettativa, una profezia che si avvera sempre. Il problema è quando un messaggio è talmente insensato che non passa affatto (il vaglio dell’intelligenza) e allora lo si distorce, lo si tira, lo si manipola e alla fine lo si fa passare con le buone o con le cattive.

Femminismo e individualismo viaggiano a braccetto sul binario di Wile E. Coyote, credono di avere di fronte a sé una galleria luminosa, invece è tutto un trucco: la galleria è solo un disegno e lo schianto inevitabile. Il muro è quello della delusione come status quo, del “meglio single che con un uomo”, del “non ci sono più gli uomini di una volta”. La verità è che gli uomini di una volta non vanno bene, quelli di oggi men che meno e questa spocchia snobista che puzza di zitella acida fin nelle viscere, consacrerà lo stato della femminista perfetta come quello dell’eterna insoddisfatta sempre in cerca di qualcosa, mai felice di quel che trova. Triste, ma mai per colpa sua; vittima, ma con orgoglio; single, ma perché nessuno la merita. E’ un bel disegno. Occhio solo allo schianto col muro.


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4 thoughts on “Sesso e femminismo: lo schianto delle eterne insoddisfatte

  1. dal libro di Ester
    .
    Ester si tolse gli abiti servili e si rivestì di quelli sontuosi.
    Fattasi splendida, prese con sé due ancelle.
    Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l’altra la seguiva sollevando il manto di lei.
    Era rosea nel fiore della sua bellezza: il suo viso era lieto, come ispirato a benevolenza, ma il suo cuore era oppresso dalla paura.
    Attraversate tutte le porte, si fermò davanti al re.
    Egli stava seduto sul suo trono regale e rivestiva i suoi ornamenti ufficiali: era tutto splendente di oro e di pietre preziose e aveva un aspetto che incuteva paura.
    Alzato lo scettro d’oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: «Parlami!».
    Gli disse: «Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio cuore è rimasto sconvolto per timore della tua gloria: tu sei ammirevole, signore, e il tuo volto è pieno d’incanto».
    Mentre parlava, cadde svenuta; il re si turbò e tutti i suoi servi cercavano di rincuorarla.
    Allora il re le disse: «Che cosa vuoi, Ester, e qual è la tua richiesta? Fosse pure metà del mio regno, sarà tua»

  2. “La verità è che gli uomini di una volta non vanno bene, quelli di oggi men che meno e questa spocchia snobista che puzza di zitella acida fin nelle viscere, consacrerà lo stato della femminista perfetta come quello dell’eterna insoddisfatta sempre in cerca di qualcosa, mai felice di quel che trova”

    bravissima.
    solo per questa frase, caro Davide, che considero perfetta, vado a sottoscrivere il contributo (via banca perchè paypal
    è miseramente scaduta).
    Non so a voi, ma a me Anna Poli piace.
    🙂 una ideale stretta di mano e un sorriso (non a te, ad Anna Poli).
    Pur a fronte della terribile constatazione del danno intellettivo, alla vita di relazione, direi un autentico
    danno biologico, creato dalle femminarde sui cervelli delle loro donne “prese in carico”, c’è una speranza
    di onesta riflessione. Una forma riparativa che ci risarcisce delle scempiaggini Weiss style.
    Lo vediamo, questo immenso danno, nelle punte di iceberg di feminazismo che ogni tanto
    affiorano, occultate in mezzo a gattini e altra aria fritta, su certi profil social di queste
    eterne insoddisfatte. Una lotta sorda al maschio egocentrico reo di fare … il maschio.
    Si potrebbe davvero scrivere un libro, su quella immensa illusione ideologica fondata “sul genere”

    ciao

    1. Credo che Anna Poli piaccia a tutti! Ogni volta che leggo le sue parole penso che forse una speranza c’è! Grazie Anna! Con tanta stima, tanta riconoscenza e tanto affetto!

  3. “se nell’intimità si apprezza l’uomo forte, poi nel quotidiano lo si accusa di essere un maschilista e un pezzo di merda”, o meglio denunciarlo per stupro 12 ore dopo, oppure se è un uomo facoltoso e potente, sottomettersi per 20 anni, in modo di avere il tempo di sfruttarlo per benino e poi denunciarlo per stupro per ottimizzare i ricavi.

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