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Un altro applauso ai non-stupratori della Circumvesuviana

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varie_applausiporticiMentre venivano tratti in arresto dietro l’accusa gravissima di stupro di gruppo, i tre ragazzi di Portici avevano ricevuto l’applauso dei loro genitori. Un gesto che aveva suscitato grande clamore e un’indignazione a reti unificate in tutto il paese. Unico in Italia, posso dirlo con una punta d’orgoglio, questo blog aveva definito quegli applausi una manifestazione di “solidale misericordia” verso ragazzi palesemente incastrati. Forse, avevo ipotizzato, erano applausi anche per il passaggio della bara dove giaceva la giustizia ma, a quanto pare, da quel lato mi sono sbagliato, e ne sono molto felice. I giudici di Napoli alla fine hanno operato come avevo auspicato, sono usciti dalla zona grigia e la verità dei fatti è emersa chiara e limpida.

Non ricostruirò la vicenda, cosa che fanno già molti articoli (il più completo che ho letto è questo su “Il Mattino” di Napoli). Voglio però soffermarmi su alcuni aspetti di essa, ingiustamente trascurati o sottostimati. Il GIP Valeria Montesarchio nell’incriminare i tre giovani ha parlato testualmente di “violenza brutale e animalesca“. Non aveva ancora fatto alcuna verifica sulle parole della presunta vittima né sulla documentazione presentata, tanto meno sui video di sorveglianza. Le aveva creduto sulla parola e ciò l’aveva indotta a usare termini potentissimi nella loro drammaticità. Brutale e animalesca. Un uso irresponsabile delle parole che è parte del modo attuale di narrare la realtà quando c’è di mezzo l’ipotesi (non la certezza, basta l’ipotesi) di una donna vittima e di uomini carnefici. Strage, carneficina, olocausto, mattanza: un linguaggio parossistico indirettamente proporzionale alla veridicità delle situazioni. E’ già grave quando lo fanno i media, ma che lo faccia un magistrato dà la misura di quanto l’infezione dell’estremismo rosa si sia insinuato nel tessuto del sistema.

varie_porticiSi parla poi del quadro clinico della ragazza. Dice l’articolo de “Il Mattino”: “non era emerso, il medico curante (pur sentito dagli inquirenti) non ne ha minimamente accennato”. Ossia siamo davanti a un teste reticente, una persona informata sulla totale inaffidabilità della presunta vittima che tiene per sé un’informazione essenziale a chiarire i fatti. Perché il medico ha nascosto agli inquirenti lo scarso equilibrio della ragazza? Non può esserci altro ragionevole motivo che la paura. Paura di essere sbattuto in prima pagina come un “odiatore di donne”, uno che giustifica lo stupro, uno che diffonde informazioni riservate pur di “colpevolizzare la vittima”. Non è scusabile il medico, ma lo si può comprendere. Oggi vige un vero e proprio regime del terrore su queste vicende: la gogna mediatica significa vita rovinata, finire nelle grinfie delle leonesse da tastiera significa carriera distrutta. Poco importa se tre innocenti vanno in carcere, la pressione del regime ideologico che pesa come una cappa di piombo sul nostro paese l’ha indotto a tenere la bocca chiusa. Se non ci fossero stati inquirenti coscienziosi pronti a chiedere alla ASL la cartella clinica della ragazza, tre giovani innocenti sarebbero ancora in carcere.

In tutta la vicenda c’è poi un aspetto che è il più sottaciuto. Depositata la denuncia, la ragazza è stata contattata e coinvolta dal centro antiviolenza “Dafne – Codice Rosa”, attivo presso l’ospedale Cardarelli di Napoli. Non si sa con quale legittimità, il centro antiviolenza ha quindi rilasciato all’autorità giudiziaria chi dice una perizia medica e chi addirittura un referto medico. Sui cui contenuti i giudici non hanno dubbi, si tratta di un documento “privo di validità scientifica, confondendo le valutazioni sanitarie con quelle riservate all’autorità giudiziaria. Con conclusioni prive di qualunque riferimento alla documentazione sanitaria del Dipartimento di salute mentale. Quindi, parziali e inaffidabili. Inutilizzabili in un qualunque processo”. Dunque il Centro Dafne ci ha provato. Ha tentato di drammatizzare la vicenda, si è schierato a occhi chiusi costruendo documentazione priva di fondamento a favore di una falsa accusatrice. Ha fatto il mestiere tipico e unico della quasi totalità dei centri antiviolenza sparsi in Italia: costruire e supportare false denunce, per poter conteggiare un caso in più, per mostrare quanto i centri antiviolenza siano indispensabili, per poter così ottenere ulteriori fondi pubblici e per portare avanti con cinismo e ferocia la loro battaglia contro l’uomo in quanto tale. In un paese serio il centro antiviolenza Dafne verrebbe ora incriminato, sanzionato, forse anche chiuso. Con onta.

varie_porticivespaNon va dimenticato che queste storture, insieme alle altre che non racconto per brevità e perché già notiziate, hanno portato tre giovani ragazzi innocenti a farsi un mese di carcere e a venire sbattuti su tutte le prime pagine come mostri, bestie feroci, torturatori disumani. Non ha senso che io pubblichi qui di seguito una rassegna di articoli o servizi TV dove si dava già per certo che la ragazza fosse una vittima e i tre giovani i carnefici. Non basterebbe tutto lo spazio web a disposizione di questo blog. Scrivete “stupro Circumvesuviana” su Google, ordinate i risultati in serie storica e avrete davanti agli occhi tutta la barbarie che quella latrina immonda che è l’informazione italiana su questi temi è in grado di produrre. Quella barbarie che intimidisce fino a tappare la bocca di un medico in possesso di informazioni fondamentali a evitare il carcere a tre innocenti. All’apice di tutto sta Bruno Vespa, che intervista la giovane, le dà uno spazio nella principale rete televisiva italiana per poter esibire il proprio essere “bugiarda patologica”. Incassa ascolti, Vespa, così come gli altri media incassano click e lettori, e ora che la verità è emersa tutti si guarderanno bene dal risarcire i tre ragazzi dando loro voce, ma anche solo dal porgere doverose scuse. Che in ogni caso i tre ragazzi non dovrebbero accettare, rispondendo a suon di denunce per diffamazione.

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I media non sono soli, ovviamente. Ad attivarsi su questa vicenda è stata anche l’altra latrina immonda che appesta il nostro paese: i politici opportunisti e demagoghi. Anche qui è impossibile fare una rassegna degli interventi colpevolisti provenienti da ogni punto dell’arco istituzionale. Tutti indignati, sdegnati, spettinati per il fatto prima, per le scarcerazioni poi, e zitti zitti ora. Ora distolgono l’attenzione parlando della carta d’identità per i figli adottati dalle coppie omosessuali o di “Bella ciao” fatta cantare nell’asilo di Bologna: tutto fa brodo pur di far dimenticare le prese di posizione su questa vicenda della Circumvesuviana. Diffamazione cinica e demagogica, che anche qui trova il suo apice nientemeno che nel Ministro Di Maio, capo di una delle componenti della maggioranza. Questo scriveva su Twitter, a inchiesta ancora in corso e acclamato da più di trentamila persone:

tweet_dimaio.jpg

Per Giggino i ragazzi erano colpevoli a prescindere, dovevano stare in carcere, e tanti saluti alla presunzione d’innocenza. Si ha quindi un ministro della Repubblica che entra a gamba tesa sul lavoro dei magistrati con quel tono manettaro tanto caro a gran parte della compagine di Governo che parla di castrazioni chimiche e non, e in special modo ai pentastellati. Dovrebbe vergognarsi e, primo fra tutti, chiedere tre volte scusa: ai ragazzi ma anche alla magistratura e anche a tutti gli italiani se è vero, com’è vero, che sono i suoi parlamentari a bloccare il DDL Pillon, ad aver voluto la Commissione parlamentare sul femminicidio, ad aver inserito emendamenti folli al “codice rosso” (non perdete l’articolo di oggi pomeriggio dove lo si analizzerà nel dettaglio!), a essere espressione tra le più accanite dell’odio pregiudiziale verso gli uomini. Da lui, da Luigi Di Maio, ogni italiano che voglia credere in una giustizia e interrompere questo clima insopportabile dovrebbe pretendere delle scuse. Io lo farò, via email, sui suoi social. Allegherò il tweet qui sopra e gli chiederò di scusarsi pubblicamente con i ragazzi, con la magistratura e con gli italiani. Fatelo anche voi (segreteria.ministro@mise.gov.it).

stalking624Ultima, ma non per importanza, c’è lei, la ragazza che non è stata violentata. Che è il paradigma assoluto di ciò che i dati effettivi, e non le farlocche proiezioni ISTAT, dicono a chiare lettere. Nel 2014 le denunce per stupro finite in nulla sono state l’80%, il 78% nel 2015 e il 79% nel 2016, dati del Ministero dell’Interno e del Ministero della Giustizia. La vicenda di Portici andrà ad ingrassare ulteriormente queste statistiche, dove si trovano donne desiderose di farsi qualche “giro in giostra” ma poi incapaci di reggere con se stesse l’esperienza e dunque rapide a ripensamenti con risvolti giudiziari, o ancora donne desiderose di incastrare l’ex per potergli portare via tutto, o ancora donne che utilizzano l’obbligo dell’azione penale e il clima oppressivo imposto a suon di “believe women” per consumare le proprie vendette. Mentre tutto quel poco che resta di colpevoli ha, numeri alla mano, una nazionalità diversa da quella italiana, checché ne dicano le esponenti dell’estremismo rosa. Che ora hanno almeno la decenza di non attaccare la magistratura, come hanno osato fare di recente. Però si appigliano, grazie ai loro servi nella stampa, ai disturbi della fanciulla per far passare i tre ragazzi quanto meno come cinici mostri che hanno approfittato di un’incapace. Nel salotto di Vespa, nelle sue dichiarazioni pubbliche, nel suo comportamento testimoniato dalle telecamere non appare affatto incapace di intendere e di volere. Tutt’altro. Come molte, troppe donne, è ben consapevole di far parte di una casta oggi privilegiata in Italia e ha tentato di sfruttare questa circostanza fin quando ha potuto. Come lei tante, tantissime, troppe.

Si attendono ora rettifiche e scuse da parte dei media, che tentano di far finta di niente, dopo aver lucrato sulla pelle di tre innocenti. Si attendono scuse istituzionali da parte di Di Maio e del resto della banda bassotti politica che ci troviamo nelle istituzioni. Si attendono sanzioni per chi ha taciuto o falsificato la realtà delle cose. Si attende che i giudici non si facciano impietosire dallo stato poco equilibrato della ragazza né tanto meno dal suo essere donna e dunque agiscano d’ufficio mettendola sotto accusa per calunnia. Se non lo faranno i giudici, siano i tre ragazzi a denunciarla. Se non lo faranno loro, lo farò io con un esposto. Perché lo farò? Perché è giusto, è doveroso. Perché questo clima di terrorismo e odio verso l’uomo, questa ideologia che ha reso l’esser donna un privilegio di casta, questa stortura di agenti disturbatori sul territorio quali sono i centri antiviolenza, sono le componenti di uno scenario privo di fondamento e che deve finire, ad ogni costo, per lasciar spazio a una narrativa più reale, equilibrata e giusta. Anche perché se questo clima non si interrompe si dovranno affrontare conseguenze difficili. Il limite della pazienza è ormai passato da tempo, la temperatura è insopportabilmente rovente, una reazione civica è imminente, e avrà come primo scopo di smontare il tendone di questo orrido Truman Show, ricordando a tutti che questa non è e non sarà mai la Spagna.

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17 thoughts on “Un altro applauso ai non-stupratori della Circumvesuviana

  1. Normale Prassi nel nostro Paese (magari anche in altri) quello di scappare per evitare di essere additato come odiatore di donne. Queste gatte da pelare le lasciano al nostro cuore e alle nostre vite.
    Domanda a chi dice che la pazienza è finita… cosa vorrebbe fare? Credo si possa fare poco… ormai la strada è segnata…

    1. Non credo che sia segnata. Sarà difficile da percorrere. E’ una buona ragione per non provarci?

  2. Oramai è chiaro che tutte le donne, in questo paese, vanno considerate un potenziale pericolo. Basta gridare alla violenza sessuale per rovinare qualsiasi uomo come e quando si vuole. C’è poco da discutere. Chi continua a chiudere gli occhi, lo fa a proprio rischio e pericolo. Non è più solo questione di tenersi lontano da matrimoni e convivenze ufficiali, è questione che, oramai, il contattato con una donna, espone comunque ad un ipotetico grave pericolo.
    Ps: notare come ancora una volta, i volti di questi 3 ragazzi siano subito stati sbattuti su giornali e tv, mentre della professoressa/infermiera pedofila di Prato, che ha avuto un figlio da un ragazzino (quindi rapporti sessuali comprovati) non si conosca neanche il nome.

    1. E quello che mi chiedo anche io?! A proposito del nome della ragazza di Prato…sicuramente si tratta di tutelare il minore

      1. No no, si tratta di tutelare la femminuccia di turno oltre al minore. Perché a sessi invertiti il nome del “mostro” uomo sarebbe uscito fuori. Inoltre qualcuno pensa che se dovesse passare la legge sulla castrazione chimica, verrà mai applicata alle donne, soprattutto se incinta?

  3. quando io dico che bisogna veramente stare attenti a certe psicosi, lo dico seriamente.
    da ora in avanti, saranno proibiti gli sguardi. Solo sguardi neutri.

    La Polizia dei Costumi femminista è sul piede di guerra.
    “taci, il nemico ti ascolta !”
    ????

  4. Queste notizie sono acqua per il nostro mulino, perché di fronte all’aumento di disinteresse nell’uomo per la dddonna, avremmo un conseguente abbassamento di cresta da parte delle donne, come del resto sta cominciando ad accadere negli USA dove il metoo rischia di trasformarsi in un boomerang per il movimento femminista (anche se con fatica per ora riescono a tenere tutto nei ranghi… ma sino a quando 😉 ?)

  5. Sono d’accordo su tutto.ma spero anche che i 3 “galletti” abbiano imparato la lezione e se ne stiano a distanza di sicurezza da qualunque signorina che proponga loro incontri ravvicinati.. Questa volta è andata bene, ma la prossima volta le telecamere potrebbero essere fuori uso.. E allora nessuno li salverà dalla castrazione.. Chimica o tradizionale..

    1. bisognerebbe fare grossa attenzione da ora in avanti.
      Ma davvero.
      In ogni luogo: in una stazione, in discoteca, a scuola e sui posti di lavoro. Perchè ormai abbiamo capito che
      di squilibrate è pieno il mondo. Di visionarie è pieno il web.
      tanto per iniziare bisogna stare molto alla larga da sconosciute ubriache, perchè sono bombe innescate
      pronte ad esplodere in false accuse. Queste persone vanno gentilmente accompagnate sotto
      l’uscio di casa e mandate via.
      Inoltre bisogna stare al proprio posto anche con i termini usati.
      I recenti casi del giocatore del Cagliari basket cacciato di squadra per una frase rivolta alla Lucarelli, soggetti imprevedibili come
      Alba Carrillo (ex del portiere del real) dimostrano che l’isteria dilaga e colpisce.
      è chiarissimo che sono incentivata e incoraggiata dal #metoo.
      Alcuni sprovveduti non hanno ancora capito la pericolosità di certe persone.
      è bene che si impartisca una sana educazione in famiglia che insegni a vivere correttamente
      nel rapporto con gli altri: che siano anziani, donne, ragazze, bambini, non cambia nulla.

      1. “Queste persone vanno gentilmente accompagnate sotto l’uscio di casa e mandate via”.

        Io non faccio il tassista, al massimo posso chiamare loro un taxi. E se lo pagano loro, io posso giusto chiamarlo.

  6. Attenzione!!! sta girando una nuova porcata in stile revenge porn. Ho sentito dichiarare alcuni politici che vorrebbero introdurre il reato di stupro per chiunque faccia sesso con persone psicolabili o portatori di handicap!

    Chi è che qualche tempo fa parlave di introdurre le sex worker per i disabili? Contrordine compagni !!

    Vogliono distruggere la vita affettiva e sessuale di povere persone con problemi psichici per mandare in galera più uomini!!!

    Per quanto riguarda l’esposto io avrei un po’ di ritrosia perchè non vorrei ulteriormente schiacciare una poveretta che ha subito una violenza vera dal centro pro-violenza Dafne, però razionalmente ritengo che sia necessario farlo, si, dura lex sed lex.

  7. per fortuna, c’erano le telecamere, che ormai sono piazzate un po’ ovunque.
    Se non ci fossero state le telecamere, sarebbe occorso un lungo processo nel quale,
    ne sono quasi certo, la ragazza avrebbe continuato ad accusare. tenendo ferme le dichiarazioni.
    Perchè? E’ ovvio, perchè ogni tentennamento rispetto alla accusa iniziale la fa cadere in
    contraddizione e le apre le porte al processo successivo per calunnia.
    Ricordiamoci che affinchè possa ipotizzarsi una calunnia (aggravata) occorre che chi accusa
    sia certo della innocenza dell’incolpato.
    Il dubbio sulla consapevolezza della innocenza di colui che, come nel caso, è accusato di grave reato,
    vale per escludere il dolo di questo reato che è sempre contro la giustizia.
    Per fortuna c’era anche il tribunale del riesame, che ha salvato i 3 ragazzi dalla gogna e dall’infamia.
    ricordiamoci che se non c’è un quadro indiziario grave a maggior ragione va esclusa la prova
    piena (così come il più contiene il meno).
    Le foto sono già state pubblicate senza rispetto per la libertà morale degli indagati.
    Ora mi aspetto che il signor Vespa ci faccia vedere anche l’identità della accusatrice, probabilmente
    una paranoide (ma ho troppo rispetto per la sofferenza mentale, per infierire ancora su di lei).

    la stampa dovrebbe farsi non uno, ma cento fossi e nascondersi bene.
    Non vi è ormai alcun livello di controllo della veridicità delle notizie.
    Si rendono conto del danno all’immagine che hanno creato ai 3 indiziati ?
    E devo dire che stavolta Davide ci aveva preso nel post iniziale, anche se poi io
    commentando avevo confuso lo stupro-bufala di Portici con quello gravissimo
    della Sicilia (vittima americana).

  8. Ecco un estratto di un articolo:
    “La ragazza è in cura per un grave disturbo della personalità, secondo quanto scrive Rosaria Capacchione, un disturbo vicino al bipolarismo. La 24enne di Portici è seguita da tempo dai medici della Asl Napoli di Torre del Greco e San Giorgio a Cremano per problemi di anoressia, disturbi psichiatrici. Sarebbe stata in passato protagonista di episodi con “eccessi sessuali” e di bugie patologiche. Pochi mesi fa, la ragazza era stata in cura in un centro in Emilia-Romagna, senza però ottenere miglioramenti.”
    Se le condizioni di salute di questa donna sono conosciute da tempo, perché solamente adesso sono state rese note dai giornali? È per caso dovuto alla normativa sulla privacy? (le condizioni di salute rientrano tra i cosiddetti “dati sensibili”, esattamente come l’orientamento sessuale, il gruppo etnico, la fede religiosa e le idee politiche e sindacali).

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