Un maschio morto non vale niente

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suicidio-1Recupero una preziosa segnalazione fatta da A Voice for Men Italia. A Niscemi, provincia di Caltanissetta, un giovanissimo di ventitre anni litiga con il rivale in amore. La gelosia gli fa perdere il lume della ragione e cerca di ucciderlo a colpi di pistola, riuscendo però solo a ferirlo a un piede. Fatto ciò, scappa, si rintana e si toglie la vita sparandosi in testa. Un fatto tragico, che assomma un concatenamento di fattispecie drammatiche: il tentato omicidio e il suicidio, il tutto reso più grave dalla giovanissima età dei protagonisti.

E’ inevitabile per me, quando accadono questi fatti, reinterpretare i ruoli e provare a immaginare cosa sarebbe accaduto se uno dei protagonisti fosse stata una donna. Ha senso farlo perché ciò che ha mosso il giovane a impugnare l’arma e a usarla è stata la stessa pulsione che spinge molti uomini a commettere violenza e talvolta uccidere una donna, ovvero la gelosia. Ebbene, proviamo a fare una simulazione, partendo dal dato di fatto che di quanto accaduto a Niscemi non ha parlato alcun media mainstream, fatto salvo qualche miserrimo trafiletto, come quello che ho linkato.

donna-pazza-di-orrore-che-grida-72830710Se a sparare e poi suicidarsi fosse stata una donna, si sarebbe sicuramente parlato di legittima difesa o di una temporanea incapacità di intendere e di volere. Negli ultimi tempi con quest’ultima motivazione molte omicide (di uomini) sono andate assolte e, come se non bastasse, a riprova della sistematicità dei due pesi e due misure, di recente a Roma un ragazzo è stato trovato morto, con una scritta sul petto fatta col rossetto. La fidanzata è stata indagata per omicidio colposo. A parti invertite, il fidanzato sarebbe già appeso per le palle in pubblica piazza, altro che colposo… Dunque anche nel fattaccio di Niscemi, a conferma del trend, se la mano armata fosse stata femminile di certo istituzioni e media si sarebbero sperticati a trovare alibi, spiegazioni, giustificazioni e assoluzioni preventive.

Tutto all’inverso se a prendersi la pallottola, anche solo al piede, fosse stata una fanciulla. I media si sarebbero scatenati, la caccia all’aggressore sarebbe stata seguita in diretta TV, e la scoperta del susseguente suicidio avrebbe aperto le cateratte della maldicenza e della demonizzazione verso il maschio, incapace di accettare il rifiuto, dedito al nuovo sport della caccia alla femmina, da esercitarsi in modo irresponsabile (data la fuga nel suicidio). Qualcuno ne avrebbe subito cinicamente approfittato per farsi un po’ di réclame, come ha fatto Telefono Rosa a seguito di un fatto di cronaca avvenuto a Sapri:

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Non esiste numero da chiamare, in Italia, però, per gli uomini che, con lo stesso movente, si ammazzano tra di loro. E chissà (vale la pena chiederselo) qual è stata la condotta della giovane contesa per far arrivare uno dei due corteggiatori a questo limite estremo. Ma sono domande che non si possono fare, altrimenti si è nazi-fascio-maschilisti patriarcali. Di fatto l’essere donna rende immune, oltre che da una serie di altre accuse, anche da quella di induzione al suicidio, dunque non c’è nulla che valga la pena chiedersi. Resta il fatto che se l’aggredita fosse stata una donna, dal punto di vista delle istituzioni e dei media l’evento avrebbe avuto una risonanza eccezionale.

27060Cosa se ne può concludere? Che in Italia le vittime di omicidi, tentati omicidi, o suicidi che abbiano come movente la passionalità o la gelosia si dividono in due categorie: quelle di serie A e quelle di serie B. Per rientrare nella prima categoria occorre essere di sesso femminile e rientrare nella minore quota statistica tra le cause di morte (le donne uccise sono una netta minoranza rispetto agli uomini sul totale degli omicidi, se poi si restringe il campo al cosiddetto “femminicidio” si arriva allo zerovirgolazero). Con questi requisiti si hanno piena visbilità, solidarietà, retorica, assoluzioni, giustificazioni a pioggia. Per rientrare nella serie B occorre essere uomini, nient’altro. E ritenersi fortunati se, dopo essere stati uccisi o essersi uccisi, non si finisce pure nel tritacarne mediatico votato alla damnatio memoriae del maschio in quanto tale.


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