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Doppi standard e privilegi: il caso emblematico di Nicholas Cage

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persone_cagemogliedi Francesco Toesca – Cosa differenzia un privilegio da un diritto universale? Come distinguere un privilegio riservato a determinate categorie da un diritto applicabile a tutti in maniera coerente e insindacabile? Uno spunto di riflessione ce lo può offrire un “piccolo” fatto di cronaca avvenuto negli USA poco tempo fa, occorso all’attore premio Oscar Nicholas Cage. Fatto emblematico che ben evidenzia il rifiuto categorico del pianeta femminista e politicamente corretto ad accettare l’universale e speculare applicazione di ragionamenti e diritti (spacciati per sacrosanti solo se usati a tutela della donna e appunto trasformati in privilegi di casta di tipo monarchico), quando, se fossero principi universali e non privilegi, la coerenza e la logica porterebbero ad applicarli paritariamente anche a un uomo.

Cage si ubriaca come una cocuzza, insieme alla sua “compagna” Erika Koike (che fino a quel momento aveva nascosto a Cage sia una relazione con un altro uomo che soprattutto i propri precedenti criminali e i procedimenti penali in corso), la quale gli propone di sposarsi. Come succede negli USA, il matrimonio viene celebrato immediatamente, sotto gli effetti dell’alcol. Da un articolo in rete si può leggere che “Prima di ottenere il certificato di matrimonio e partecipare alla cerimonia, Cage e Koike avevano bevuto tanto da essere intossicati dall’alcol. Il risultato è stato che quando la Koike ha suggerito a Cage l’idea di sposarsi, lui ha reagito d’impulso, senza capire il significato delle sue azioni”.


Prima di ottenere il certificato di matrimonio e partecipare alla cerimonia, Cage e Koike avevano bevuto tanto da essere intossicati dall’alcol.


separazione_donnauomoQuattro giorni dopo entrambi chiedono l’annullamento (anche perché nel frattempo Cage scopre sia i precedenti penali che la relazione di Koike) e divorziano. Ma… scatta una richiesta divorzile da parte della fresca sposina. Si noti: dopo quattro giorni di matrimonio. Poco importa se viene definita dall’interessata come “risarcimento danni di immagine”. Come vedremo più avanti, ha nascosto sia i suoi precedenti penali che un’altra relazione in corso, dunque casomai sarebbe lui ad aver ricevuto danni di immagine. Ma la sostanza non cambia. Si tratta di una richiesta di denaro da divorzio, visto che come riportato qui lei dichiara di aver perso opportunità di carriera durante la relazione. Solito ritornello, insomma.

Ora, ci sono alcune ovvie considerazioni sull’assurdità dell’assegno divorzile, che i quattro giorni mettono ben in luce ma che a mio avviso attengono a moltissimi casi di divorzio, ossia 1) in che modo in quattro giorni lo avrebbe aiutato a guadagnare il patrimonio che pretende di dividere? 2) Cosa ha aggiunto o aiutato ad aggiungere al patrimonio di una star già affermata? 3) Quali diritti può legittimamente accampare su un patrimonio già esistente al momento del suo arrivo? 4) Specialmente nei casi di persone ricche, davvero vogliamo credere che la moglie si occupi della casa e del ménage familiare, cavallo di battaglia del femminismo che batte cassa al divorzio? Ovviamente Cage avrà già uno stuolo di donne delle pulizie, cuoche ed affini, dunque nemmeno la scusa dell’essersi occupata della casa mentre il marito era al lavoro; casomai la signora si sarà trovata servita e riverita coi soldi di Cage; 5) Immagino che essere moglie di un milionario aggiunga benessere e ricchezza, non che ne sia detrimento. Dunque chi è che perde nel matrimonio tanto da avere diritto ad un indennizzo? Chi deve essere semmai risarcito (se proprio vogliamo considerare il tempo dedicato al matrimonio come un investimento da risarcire in caso di divorzio), chi ha goduto di quel denaro non suo o chi ha speso soldi per la presenza dell’altro?

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persone_cageSarebbe dunque più onesto ammettere che gli assegni divorzili alle ex mogli non hanno un motivo di indennizzo per il ruolo esercitato nell’arricchimento del marito, ma che sono vere e proprie prebende, ius arbitrari, tasse feudali, nel caso di mariti milionari poi, già ampiamente goduti grazie a uno status non guadagnato ma acquisito per il solo fatto di aver sposato un milionario. Ma veniamo alla questione principale, ossia la differenza tra privilegio e diritto. Cage era completamente ubriaco. Condizione che secondo giurisprudenza e legiferazione internazionale pone l’individuo “non in grado esercitare consenso ragionato”, ossia non si può considerare la scelta di una persona ubriaca come valida poiché si trovava in una condizione alterata. Se non fosse che… tale principio si applica solo alle donne e mai agli uomini. Il che ne fa un privilegio e non un diritto.

Lo abbiamo visto applicato a centinaia di casi di rapporti sessuali poi definiti stupri, con consenso dato e poi ritrattato, ma a quanto pare è una condizione che affligge solo le donne. Pare, a guardare la giurisprudenza, che l’alcol alteri le decisioni delle donne ma lasci intatte quelle degli uomini, che mai vengono considerati non responsabili delle proprie azioni, anche se compiute in stato di alterazione. Se così fosse, una gravidanza indesiderata scappata durante una sbornia sarebbe motivo di esclusione dalla paternità, un incidente d’auto sarebbe impossibile da addebitare a un ubriaco e così via. Ma non è certo questo lo scopo della deresponsabilizzazione da alcol legalizzata. Che io non discuto, anzi. Al contrario, se fosse un principio da applicarsi a tutti, se non creasse un ennesimo doppio standard, potrei anche essere d’accordo. Mentre è ovvio che si sta creando una sacca di impunità e deresponsabilizzazione tutta al femminile. Mai un uomo viene considerato non responsabile di ciò che compie solo perché ubriaco.


Pare, a guardare la giurisprudenza, che l’alcol alteri le decisioni delle donne ma lasci intatte quelle degli uomini, che mai vengono considerati non responsabili delle proprie azioni, anche se compiute in stato di alterazione.


grafica_femminaziSe così non fosse, Cage non dovrebbe subire nessuna conseguenza dal proprio matrimonio; anzi, ogni femminista coerente dovrebbe difendere il suo diritto a declinare una scelta fatta sotto ubriacatura e ritenerlo una vittima di imposizione durante una condizione di svantaggio. Se si trattasse di affermare un principio universale, coloro che difendono il diritto di ritrattare un consenso a un rapporto sessuale perché dato sotto sbornia dovrebbero buttarsi a pesce su questa vicenda difendendo Cage, poiché così contribuirebbero ad affermare un principio. Ma ecco, così non è. E questo lo rende  un privilegio sessista.

Di certo, a sessi invertiti, un uomo che sposa una donna completamente ubriaca e poi la costringe a dividere il proprio patrimonio, avrebbe sollevato una polemica mondiale. Immagino che passerebbe i guai anche l’officiante, uomo, di un matrimonio con una donna ubriaca. E allora ecco che si può parlare di privilegi e non di diritti. I diritti sono di tutti, i privilegi di alcuni. Se poi si pretende di goderne per nascita, per genetica, la storia li ha sempre giustamente chiamati con ben altri termini. Perché in questo caso non lo si vuole ammettere?

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10 thoughts on “Doppi standard e privilegi: il caso emblematico di Nicholas Cage

  1. Soldi non guadagnati sono soldi dannati…

    Questo vale anche per il milionario Cage.

    Quindi ciò è già giustizia.

    Se poi pensate che chi legiferare e fa rispettare le leggi siano degni di attenzione, allora siete fritti!!!

    ????
    ????
    ????

  2. Ci vedo bene, in questo caso, il “mio” ormai famoso hastag (creato anni fa sul Fatto Quotidiano): #datecelisordi

  3. “…anzi, ogni femminista coerente dovrebbe…”
    ma sappiamo bene che non si può essere femministe/i e al tempo stesso coerenti.
    .
    …per la contradizion che nol consente (scriveva Dante).
    .
    Irresponsabilità.
    Si è già rilevata da tempo la mistificazione operata dal femm.o sul tema.
    Si denuncia da 50 anni l’antico pregiudizio patriarcale secondo cui le DD non sono (erano) responsabili di ciò che fanno, in ciò assimilate ai bambini. Offesa e scandalo.
    .
    Nel mentre – …e vai con la contraddizione – hanno rivendicato ed ottenuto ope legis vel ope sententiae l’irresponsabilità radicale dei loro atti nella relazione con gli UU e con i figli.
    .
    Nei loro comportamenti da sobrie.
    .
    Figuriamoci in quelli da brille.

    1. Gentile RDV, lei centra il punto. Il femminismo fa delle sue interne contraddizioni uno strumento di lotta. Non si ragiona con questo mostro, lo si combatte solamente riducendolo all’impotenza chiudendo i rubinetti delle sovvenzioni che lo alimentano: ci vuole consapevolezza politica (nei politici e negli elettori) che oggi sembra latitare per il politicamente corretto che “nol consente”. Il cammino è lungo, dobbiamo stare uniti.

      1. Grazie.
        Prendo però spunto dalle sue osservazioni per segnalare che la mia visione delle cose non parte da una prospettiva materialista ma, al contrario, immaterialista.
        Prima venne l’ideoutopia femminista, poi la somma degli interessi materiali e di potere che vi si agglutinarono e condensarono intorno. Questi riguardano ancor oggi una esigua minoranza degli attori sociali. Non sono questi a determinare lo stato delle cose. Ad esempio il voto di milioni di cittadini.
        .
        Il direttore del Bollettino Parrocchiale della Parrocchia di S. Giovanni al Natisone non è sulla busta paga di nessuno. Se scrive che “Il futuro è donna” è perché ha ceduto all’ideoutopia dominante. Così è per ogni aspetto della vita sociale attuale.
        .
        Non pretendo che questa visione sia condivisa.
        Chiarisco qui la mia perché nel corso di questi anni mi sono state attribuite molte volte opinioni che non ho.
        A causa del mio silenzio. Per aver io evitato di esplicitare i fondamenti della mia filosofia.
        Che può anche essere errata.

        1. Infatti hai ragione.
          Il clientelismo femminista muove ovviamente voti, ma non possono essere moltissimi: non si tratta di un sistema tipo Prima Repubblica dove c’era clientelismo a pioggia e dove bastava raccomandarsi a un notabile, anche di piccolo calibro, per ottenere vantaggi materiali. Si tratta di roba che al più può coinvolgere un centinaio di migliaia di persone, anche moltiplicandole per 5 tenendo presente i familiari/amici più prossimi, si tratta di appena 500.000 voti, quindi al massimo il clientelismo femminista muove tanti voti quanto l’UDC (427.152 voti alle ultime politiche) o la metà di +Europa (841.468 voti alle politiche), cioè non più dell’1,5% dei voti in Italia. E ho gonfiato le cifre al massimo, probabilmente muovono appena la metà di tali voti, roba tipo lo 0,7-0,8%.

          In Spagna tale influenza può esser doppia, pure tripla, ma non di più, ci sono proprio limiti fattuali.
          Per questo ho scritto che è impossibile che muovano più della metà dei voti presi da Vox, Ovvero persino in Spagna stanno sotto il 5%, probabilmente al 2-3%.

          1. Proprio così. I numeri – al massimo – sono quelli da te indicati.
            E allora come spiegare a, b, c, …etc.?
            Con la pluridecennale manipolazione che ha conquistato la psiche collettiva.
            Ciò nella dimensione immateriale, ovviamente.

            1. Il successo del femminismo a mio parere non è dovuto alla sua radicale innovatività, ma al contrario alla miscela di innovazione e tradizione. Ad esempio l’uomo è definito secondo caratteristiche tradizionali, ma sono riuscite a dare a tali caratteristiche delle connotazioni negative. Ecco perché, ad esempio, l’uomo può stuprare la donna ma la donna non può stuprare l’uomo: hanno lasciato perfettamente intatta l’idea (a mio parere corretta) che l’uomo abbia più voglia di fare sesso della donna, semplicemente sono riuscite a ridefinire la differenza in luce negativa.

  4. Cinquant’anni di comunismo sono necessari agli americani per correggere le storture che hanno combinato, evidentemente tutto questo denaro nella mani di attori e attrici è moralmente illecito, bravo chi riesce a rubarne un po’. La ricchezza è scandalosa.

    1. Si preoccupa della quantità abnorme del denaro di Cage,Caro amico, senza accorgersi che sentenze come questa creano giurisprudenza. La prossima volta toccherà a lei, povero in canna o meno: non c’è da rallegrarsi. Un approccio del genere porta acqua al mulino delle femminaziste che sono in realtà ancelle del capitalismo sfrenato. Visto che cita il comunismo, dovrebbe sapere che ruolo ha avuto il femminismo nella storia…. o no?
      Dobbiamo stare uniti, anche con Cage se può unirsi a noi in questa lotta: che questa storia possa aprirgli gli occhi.

      Saluti, tovarish…

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