Regalo di Natale della Cassazione: fare i fighi è violenza sessuale

spumante-stappatoForse stappando lo spumante in netto anticipo rispetto al Capodanno e bevendone litri su litri, i giudici della Corte di Cassazione hanno inteso fare un ulteriore regalo all’isterismo imperante che privilegia le donne e demonizza gli uomini. Sentenza n. 55481/17 del 13.12.2017: se ci si porta a letto una donna millantando di essere ciò che in realtà non si è, si incorre nel reato di violenza sessuale. Sì, avete capito bene: chi finge di avere posizioni importanti, un censo più elevato del reale, o si attribuisce qualità che non possiede, traendo in inganno la malcapitata, è un violentatore. Specie se la donna si convince a cedere le sue grazie sperando di ottenere vantaggi da quelle qualità, da quella posizione, da quella ricchezza che in realtà non esistono.

La Cassazione emette questa boiata ricordando che il Codice Penale sanziona la violenza sessuale anche quando questa viene posta in essere “traendo in inganno la vittima per essersi il colpevole sostituito ad altra persona”. Cioè se la donna vuole scopare con Caio e io, Sempronio, le dico di essere Caio pur di portarmela a letto, commetto violenza. Il che, trattandosi di uno scambio di persona, ci può anche stare. Ma i giudici, ebbri probabilmente di spumante forse gentilmente offerto dall’onorata organizzazione “rosa nostra”, hanno pensato bene di applicarla anche alle vanterie, quelle che un tempo andavano sotto il nome di “millantato credito”.

donnericche-696x4641-300x200Chi di noi non ha un po’ esagerato con le proprie qualità per conquistare una donna? Chi non ha fatto il pavone, cercando di ottenere l’obiettivo? Bene, d’ora in avanti bisogna stare attenti, perché nel caso si è borderline con lo stupratore. Intendiamoci: se la donzella in questione sta in realtà puntando non a noi ma ai nostri soldi (che non ci sono), alla carriera che può fare grazie a noi (anche se in realtà non possiamo fare niente per lei), e così via, le cose non cambiano. Non importa che il suo comportamento poco commendevole (di fatto si sta vendendo) abbia un secondo fine e un carattere cinicamente profittatorio: noi risultiamo dei violentatori perché abbiamo simulato e l’abbiamo ingannata, facendo leva proprio sulla sua immoralità. Il che, in linea di principio, dovrebbe determinare una partita pari e patta. Invece no, i cattivi e i colpevoli siamo sempre noi maschietti.

Un paio di elementi saltano agli occhi in tutto questo. Il primo è che i giudici di Cassazione, oltre a smettere di bere, sarebbe utile che contribuissero a guardare alle norme con buon senso, e non solo con un rigore da giuresperiti che finisce per sboccare nel ridicolo. Il secondo è che, così facendo, aiuterebbero a ottenere il riequilibrio di un andazzo che va oltre il  grottesco nel momento in cui eccedere un po’ nell’autodescrizione per conquistare una donna diventa addirittura violenza sessuale. Il prossimo passo è condannare un uomo che si volta per strada a guardare le terga di una bella fanciulla. Meglio ancora: condannarli tutti a prescindere per i pensieri che quotidianamente fanno.

orgasmo-harry-ti-presento-sallyUn terzo elemento riguarda l’oggettiva abilità simulatoria tra uomini e donne. Quella di queste ultime è talmente nota da essere diventata quasi proverbiale. Mi attendo dunque a breve un’altra sentenza che sanzioni severamente le donne che simulano l’orgasmo, facendo credere al proprio compagno o marito che la relazione stia procedendo a gonfie vele, mentre magari di nascosto si sbattono mezzo ufficio, il maestro di nuoto dei figli e il barista sotto casa, con ciò mettendo a rischio un contesto familiare in cui il compagno, ma soprattutto i figli, credono, qualcosa su cui contano e fondano le loro esistenze. Viene da chiedersi, nel caso, quante donne finirebbero alla sbarra.

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8 commenti

  1. Just saying, la sentenza dice tutt’altro. La condotta da te descritta non sarebbe assolutamente attratta all’area della penale rilevanza. Cioè, ma porca di una puttana, nella sentenza un tizio, fingendosi fotografo, ha fatto ubriacare una minorenne e ha con lei girato un video porno. Che cosa c’entra l’esempio da arbitrariamente inventato di fingersi fighi? Guarda, io non nego che ci siano delle cose che non vanno nella legge e in questo tipo di bilanciamenti. Ma tu, con questa becera notizia falsa, perché di questo si tratta, non fai altro che contribuire a far etichettare come misogino chiunque provi ad contro-argomentare alcune opinioni ultra-femministe. Grazie assai.

    Un dottore in giurisprudenza.

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    1. Finalmente un commento critico!
      La questione a mio avviso va vista sotto due ottiche, quella giurisprudenziale e quella culturale.
      Dal punto di vista giurisprudenziale, come avrà visto, il ricorrente chiedeva una lettura restrittiva di quanto previsto all’art.494 CP dove si parla di “qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici”. La Cassazione invece ha ritenuto di darne una lettura ampia, facendo rientrare tra quelle “qualità” anche il credito, professionale o di altro tipo, che una persona può millantare per se stessa. I problemi che rilevo, in questo senso, sono due: anzitutto le letture estensive delle leggi sono pericolose. Oggi spacciarsi per fotografo per conquistare una donna apre le porte a un’accusa di violenza sessuale, domani, visto il clima da caccia alle streghe verso il genere maschile, potrebbe esserlo anche spacciarsi per ricchi, per persone sportive, di cultura, esperte di Tai-Chi o di cucina, a seconda delle preferenze e inclinazioni della persona che si vuole affascinare e conquistare. Magari sono solo benestante, faccio qualche corsetta ogni tanto, leggo un paio di libri all’anno, so qualcosa di Tai-Chi e so mettere insieme un risotto, niente di che, e ci sta che gonfi un po’ le cose se questo serve ad attirare una donna che mi piace. Così facendo mi sostituisco a una persona? Millanto “qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici”? E’ qualcosa su cui la dottrina avrebbe di che discutere. E io sono piuttosto certo che una lettura così estensiva sia da un lato espressione del clima di demonizzazione dell’uomo, dall’altro una china estremamente pericolosa.
      Secondo aspetto: la legge è uguale per tutti. Ma a parti invertite la sentenza sarebbe stata diversa. Ricostruiamo: un tizio si spaccia fotografo professionale con una ragazza. Quest’ultima probabilmente ha l’ambizione di diventare una modella o qualcosa del genere e abbocca, omettendo di informarsi o di verificare le credenziali dell’uomo. Quest’ultimo “la fa ubriacare”, come si direbbe sui giornali. Nella sentenza però non si fa cenno a un atto forzato, l’uomo non ha obbligato la ragazza a bere (il che sarebbe stata violenza). Probabilmente le ha offerto un paio di drink, che lei avrebbe potuto tranquillamente rifiutare. Invece se li è bevuti. Poi è arrivata la profferta di girare un video porno che, immagino lei lo sappia, richiede la piena partecipazione dei protagonisti. Se uno dei due è passivo perché messo KO dall’alcol, al massimo l’esito è un documentario sulla necrofilia. Invece diciamo che, con l’aiuto disinibitore dell’alcol, la ragazza ha girato il film con partecipazione. Quello che voglio dire è che c’è stata una proattività da parte della vittima che escluderebbe di per sé il reato di violenza sessuale, configurando magari qualcosa di molto meno grave: molestie, circonvenzione d’incapace o qualcosa di simile. Invece, ipotizzando che la fanciulla sia stata sopraffatta dalla personalità dell’uomo, obbligata a bere e a partecipare a un filmino hard, e interpretando estensivamente le norme a disposizione, l’uomo oggi risulta uno stupratore, e come tale si sta facendo della galera.
      Sono troppo malizioso se ipotizzo che la ragazza abbia accettato le profferte in piena coscienza, pensando e sperando magari di essere capitata con un Weinstein italiano? Scoperto poi che era un pirla qualunque, se l’è presa a male e ha sporto denuncia, e tutto ciò a cui aveva “partecipato” è diventato qualcosa che ha “subito”. Lo so, a pensar male si commette peccato ma…
      E sono portato a pensare male proprio guardando i casi inversi. Come posso sostenere che a parti invertite il giudizio sarebbe stato molto diverso, ben più lieve? Perché è sempre così, e c’è un grande emblema di questo: William Pezzulo è stato reso invalido con l’acido dalla ex, che è stata perseguita per lesioni e non s’è fatta un giorno di carcere, mentre lui è dimenticato da tutti; Jessica Notaro e Lucia Annibali sono state “solo” sfigurate, i loro ex sono stati incriminati e condannati per tentato omicidio e ora sono in carcere, e le due sono state nominate Cavalieri della Repubblica (a buon peso). Dunque la legge non è uguale per tutti: per qualcuno, le donne, è più uguale che per altri…
      Questo è l’andazzo, il trend, la tendenza, la cultura diffusa. Che la sentenza della Cassazione su questo caso asseconda pericolosamente, derogando dal proprio compito di preservare lo Stato di Diritto dalle tendenze estremistiche della cultura diffusa. Ossia prendendo la strada più semplice di accontentare l’opinione pubblica assetata di sangue e vite maschili.
      Ritengo quindi la sua critica giustificabile soltanto se applicata ai toni provocatori e qua e là sopra le righe del mio articolo. Ma questo è il mio modo di scrivere, non so che farci. Nel merito, non credo di essere lontano dalla verità.
      Un dottore in Scienze Politiche.

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  2. Chissà se la Cas(traz)ione condannerà anche qualche donna per essersi fatta invitare a cena indossando reggiseni imbottiti. Non è millanteria anche quella? O anche per il tacco 12 che fa sembrare alte anche le pigmee del Congo. O i capelli di colore diverso da quello naturale (anche bianchi).
    Sarebbe interessante leggere la sentenza a cui si fa riferimento, comunque sia è già tanto se qualche giudice ha cominciato ad applicare il discorso dell’affido al 50%.

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  3. Esattamente, si ritorna alla concezione dello “stupro” pre-illuministica. Quando c’era lo “stupro semplice” lo “stupro qualificato” e lo “stupro violento”. Qui la storia di un caso di “stupro qualificato” https://storicamente.org/giorgia_arrivo_matrimonio_toscana_settecento e qui l’evoluzione del concetto di stupro (cui stiamo tornando, evidentemente, ma non per difendere il concetto di famiglia) http://www.osservatoriopenale.it/wp-content/uploads/2014/03/DI_PINTO_1_204.pdf (p,s, ho appena finito di leggere il tuo libro, complimenti!)

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