La verità di Giuseppe – Nazifemminismo e potere

burattdi G.A. – In che modo il nazifemminismo si colloca nei confronti del sistema di potere applicato dai governanti sui governati, e verso chi ha le leve dell’economia in mano nei confronti di chi non ha mai risolto il problema di sbarcare il lunario? E’ una domanda che mi faccio spesso, perché dalla sua risposta discende probabilmente la spiegazione del patto scellerato di complicità tra un certo potere politico e un nazifemminismo funzionale ad esso. Il paradosso dei misfatti giuridici che si compiono giornalmente a migliaia in Italia in tempo di separazioni, è che si fondano attingendo proprio a quella immagine di donna morigerata, moglie e mamma idealizzata nel passato, tanto avversata dal femminismo, mentre celebrano il requiem dell’uomo-famiglia. Mentre agguerrite amazzoni dichiarano guerra al maschio, nelle sentenze di separazione emerge quella maternal preference a tutela di una figura femminile custode del focolare e foraggiata a suon di assegni dal maschio padre.

L’attacco alle prerogative del maschio, scardinando le sue debolezze, che da sempre hanno bilanciato altre sue caratteristiche di forza nei confronti dell’altro genere, condanna quella collaborazione tra i due generi che da migliaia e migliaia di anni era alla base della civiltà. E non è che, nella storia, siano mancati casi di donne che, inclini più a posizioni di guida, non abbiano mostrato di sapere esercitare il potere in forma anche brutale come e meglio del maschio. Anzi. Ma è questione di punti di vista. Perché la grande massa di individui in realtà non sarà mai ammessa alla gestione del potere ma, grazie allo scardinamento della famiglia, che getta sul mercato dell’edonismo milioni di nuove consumatrici assetate di piccole fettine di potere, si ravviva la competizione e il mercato, perpetuando certo potere politico.

potere_alle_donneAl macero le famiglie monolitiche, già attente alla salvaguardia dei valori sui quali investire le proprie risorse, e che bloccavano i consumi con la loro tendenza al risparmio. Tale nuovo mercato di single votati a consumi raddoppiati e di donne ex mogli detentrici di assegni espropriati è oggi manipolabile e governabile meglio di quanto si potesse fare in passato nei confronti delle famiglie. Piaceri e ambizioni consumistiche, un mercato di polli-single insoddisfatti e privi della protezione naturale della famiglia. Non è quindi la partecipazione delle donne alla gestione della cosa pubblica, il problema di fondo, ma il loro coinvolgimento nella corsa al potere, che ne fa delle fresche ottime alleate. Venghino venghino, lor belle signorine, avevamo giusto bisogno di donne capaci, del resto il potere non guarda al sesso, ma alla spregiudicatezza, al cinismo, alla capacità mediatica di proporre meraviglie, successo individuale, il sogno a portata di mano, una vincita al lotto a colpi di separazioni; e dulcis in fundo disponibilità economica e libertà sessuale per tutte.

L’attrattività del potere è immensa. Ma la riproduzione del potere economico è, oggi molto più di ieri inscindibile, dai processi di controllo e dominio della sfera psichica e psicologica (e ideologica). Per arruolare le nuove leve femminili e distrarre uomini e donne da ogni possibile contestazione al dominio del potere, c’era da risolvere soltanto un trascurabile problemino: cominciare dalla distruzione dell’uomo, non di tutti, ma di quella figura maschile rappresentante della salvaguardia della famiglia, struttura portante della complementarietà e della collaborazione tra i due sessi. Del resto non si fa mistero alcuno che l’obiettivo principe del nazifemminismo è quello non di contestare il potere ma di detronizzare gli uomini che occupano i posti di comando. Incrementando la competizione.

donnauomoDefinendo gli uomini inadatti al potere, in quanto abusanti, si apre di forza un varco all’ingresso di nuovi competitor dell’altro genere. Dalli all’attacco ideologico del maschio, quello ancora convinto assertore del suo ruolo, cominciando dalle sue maggiori prerogative in campo sessuale, utilizzando casi esemplari, educativi. Ciò significa che occorre sminuire il maschio in quanto tale, per colpirlo dopo averlo accusato di ruolo dominante nel mercato. Da una parte attaccando la stessa distinzione di genere, ponendo al centro del dibattito mondiale gay, LGBT, uteri in affitto, adozioni gay e lesbismo. Dall’altra criminalizzando certe funzioni naturali del maschio, tramite una fittizia denuncia del loro abuso. Niente di meglio che qualificare come abuso sessuale, stalking, molestie, abuso di potere a fine sessuale, colpendo, complici i pochi casi di stupro, e l’enorme mole di dati falsi, tutto ciò che riguarda il rapporto maschile col mondo femminile, in ogni habitat sociale. Ogni atteggiamento di proposta seduttiva del maschio della specie umana viene bollato, gonfiando con una immane bolla speculativa i casus criminis. Colpendo ai vertici l’uomo stupratore violento da castrare, si ottiene che, ben distratta da casi di cronaca, la massa rivolga la sua attenzione alla guerra di genere. Il nemico non sta mica in alto, è l’uomo che ti sta a fianco.

Ora, l’adescamento non è più un reato penale, ma trasformare la “vittima” di un atteggiamento prostitutivo in accusato, molestatore, o stupratore senza attenuanti, è qualcosa di grottesco. Ancor più oggi, senza l’alibi di combattere ancora, dopo mezzo secolo, in processi per stupro che trasformavano una vittima in donnina consenziente. Non una voce a difesa del presunto reo, già condannato dal sospetto. Posta sul banco dell’accusa, la libido maschile è un reato di per sé, non sarà mai sotto controllo, pronta a emergere al minimo sollecito, rende l’uomo inadatto. Largo alle donne, nuovo serbatoio di voti e rappresentanti del potere. Questo è il messaggio che magicamente lascia quel vuoto di potere da colmare a suon di battaglie di genere.

clintonNaturalmente il lancio mediatico delle novelle sante martiri e vergini di turno, appare immenso quando a farne le spese sono personaggi famosi e potenti, mentre il genere femminile, nel tentativo di identificarsi con protagoniste famose, si autoeduca replicandone le gesta. Il metodo delle accuse a sfondo sessuale sembra il più consono alla natura femminile, pur se sfruttato a indubbio vantaggio anche da uomini occupanti posti di vertice mondiale. E se neanche i presidenti degli Stati Uniti d’America ne sono immuni, emblemi per tantissimi episodi meno noti alla cronaca di un fenomeno ormai di massa, figuriamoci milioni di galletti nostrani votati al martirio del forno giudiziario. Del resto, colpirne uno, il più in alto possibile, per educarne 100.

Giusto vent’anni sono passati dalla nota vicenda della rivelazione dei rapporti sessuali che una certa Monica Lewinsky, stagista, ebbe col presidente americano Bill Clinton al suo secondo mandato. Per la natura del rapporto creatosi tra la stagista ed il presidente, il famoso studio “ovale” di quest’ultimo venne ribattezzato: “studio orale”. Un’amica della Lewinsky intanto registrava con cura le telefonate tra lei ed il presidente, mentre la madre della formosa stagista reggeva il moccolo conservando i suoi vestiti macchiati della prova penosa (dal latino “penis”). All’epoca, orsono giusto vent’anni, l’empeachment del presidente avvenne non tanto per il rapporto extraconiugale consumato, quanto per il fatto che lo avesse negato pubblicamente, e quindi non fosse più sinceramente credibile su tutte le affermazioni fatte come presidente degli americani. La Monica dovette accontentarsi delle battute mondiali sulla sua rilevanza ponderale, ovvero sulla sua avvenenza formosa e cicciottella, pur se indubbiamente dotata di aspetti di sensualità che ne fecero più che altro oggetto di appetiti e proposte tutt’altro che vereconde di giornali per soli uomini.

erotic-heritage-museumMa la storia non finì lì, o almeno sembrava che lo fosse con la fine di Clinton, ma non lo fu, perché la Lewinsky, divenuta famosa, pubblicò le sue memorie in un libro due anni dopo, e aderì alla battaglia femminista imperante, divenendo oggi quale adepta di #MeToo una paladina contro il cyberbullismo sulle donne denuncianti, e altre discriminazioni di genere. Il tutto mentre, nel maggio del 2015, incassava un milione di dollari per l’abito macchiato da Clinton. Questa è la cifra che il museo Las Vegas Erotic Heritage le offrì per assicurarsi l’abito blu che la donna indossava durante il “famoso” rapporto orale con il presidente americano. Si tratta dello stesso vestito che la Lewinski consegnò all’Fbi come prova dei suoi rapporti con l’ex presidente, ora restituitole. La donna affermò con precisione che lo indossava il 28 febbraio 1997 e che su quel vestito ci sono ancora tracce dello sperma di Bill Clinton, come gli esami accertarono.

In una lettera inviata alla Lewinsky, la direttrice del museo spiega ora di voler esporre l’abito in un’esposizione dedicata “all’esame dei rapporti privati degli uomini che sono al potere, e delle dinamiche fra il sesso e la politica”. La Lewinsky, restaurata e dimagrita come si conviene a una soubrette della difesa militante della donna, rammenta a tutti che le difesa dei diritti delle donne è più efficace se passa per il ruolo di vittima della libido del maschio (imbecille). Il movimento #MeToo al quale aderisce, lo stesso di Asia Argento, di fede Boldriniana, non a caso anche lei vittima di ventennale abuso di potere a sfondo stuprativo, è specializzato in accuse di violenza sessuale proveniente da quel potere che se in mano agli uomini finisce per creare molestie stalking e autodistruzione. E che al recente festival di Cannes si è esibita in uno show di accuse agli stupratori presenti nascosti tra il pubblico. Tutto pur di comparire e apparire.

377191_0_0Giunge in questo giorni notizia che il presidente Trump, eletto sicuramente in barba alla propaganda femminista, sia sotto l’ennesimo attacco per vetero-maschilismo, di cui lo ha anche accusato James Comey, ex direttore FBI  da lui licenziato. Una attrice di film porno, tale Stormy Daniels, prossima candidata alla gloria di santa martire e (quasi) vergine, aveva rivelato nella campagna elettorale 2016 di avere fatto sesso con Trump nel 2006. Vero o falso, la cosa poteva nuocere all’elezione, e uno studio legale incaricato da Trump stilò un contratto di riservatezza col quale dietro compenso di 130.000 dollari la signora manteneva il silenzio. Trump diviene presidente, e l’attrice, dilapidati i 130.000, si risveglia in barba all’accordo. “Vogliono chiudermi la bocca ma io dirò al mondo la verità”, dichiara. E assume un legale che mungerà Trump meglio di una pompa idraulica, mentre la bionda morigerata attrice Stormy Daniels parla al mondo cavalcando la vendetta di genere al (quasi) stupro.

In Gran Bretagna è noto il suicidio del ministro Gallese Carl Sargeant travolto dallo scandalo per molestie sessuali, sono note le dimissioni di Michael Fallon, ministro della Difesa, e in Europa non va meglio. I sospetti circondano il Parlamento Europeo, mentre 62.000.000 di donne (statistiche ufficiali) che hanno subito molestie ondeggiano come una furia della natura travolgendo la politica in ogni paese. Ma niente al confronto di Weinstein, caduto in trappola in tempi moderni, mentre i roghi in tutto il mondo occidentale ardono facendo friggere i semplici sospetti molestatori. Indubbiamente in vent’anni di lotte nazifemministe abbiamo fatto grossi passi avanti.

biIn Italia, persino il Berlusca nazionale da potente Presidente del Consiglio, nulla poté contro il reato di eccessi sessuali maschili, mentre i giudici, a dirla come Salvini, anziché indagare sui delinquenti fanno i guardoni dal buco della serratura e, aggiungo io, si occupano di separazioni familiari col pregiudizio che ad ogni lite corrisponda un maltrattamento dall’uomo verso la donna, e mai il contrario. Del resto le ipotesi di reato nuove di zecca coniate in chiave di rafforzamento del potere femminile hanno un solo univoco messaggio: uomini, alla guida della società o verso quella risorsa del genere umano che sono i giovani figli, cedete il potere (ma quale?) subito e senza discutere. Non cederlo è violenza maschilista.

Altro che difesa della donna, qui si gioca duro, c’è la continuità di un potere in ballo. E per quelle donne destinate a non assurgere mai al comando, comunque sono pronti altri vantaggi in forma di notorietà, mance per danni civili, astensioni dal lavoro a stipendio pieno, esclusività su figli destinatari di mantenimento e assegni, donazioni di immobili, considerazione sociale e invulnerabilità giudiziaria. Basta una denuncia per stalking, al limite anche di maltrattamenti e i figli sono già sottratti e scambiati con un bell’assegno che sarà difeso fino alla morte dai movimenti nazilesbofemen. Venghino venghino, lor belle signorine, lo vuole il mercato globale, è il progresso che spazza le famiglie, mica il regresso combattuto ormai solo dai padri privati di averi e figli.


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